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sabato 22 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (38)]

“A distinguere l’uomo di scienza non è ciò che crede, ma come e perché lo crede. Le sue teorie sono dei tentativi, non dei dogmi; sono basate su delle prove, non sull’autorità o sull’intuizione.”[1] Secondo Bertrand Russell non è importante l’oggetto ma il metodo. Il credere a qualcosa non è in discussione, in quanto atto originale dell’attenzione non presenta possibili alternative, si tratta di una scelta in fin dei conti infondabile.
La scienza è un metodo che presuppone una buona dose di umiltà e una spiccata capacità di confessare a sé stessi di aver sbagliato, precetti solitamente avocati da sedicenti spiriti ecumenici e scarsamente scientifici. La scienza sa di doversi accontentare di risultati non definitivi[2], non c’è spazio per l’infallibilità, neanche ex cattedra. Ciò che non risponde a questi criteri non è scienza ma frustrazione curata da trasfigurazioni del potere, che tra le sue forme non ignora né quella dello scienziato né quella del pastore d’anime.

[1] B. Russell, Storia della filosofia occidentale, Mondadori, 1984. p. 506.
[2] Karl R. Popper, Scienza e filosofia. Problemi e scopi della scienza, Einaudi, Torino, 1991.


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