"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
venerdì 4 luglio 2025
Elogio dell'imperfezione
Sarà la malinconia dell'ultima parola, sarà l'emozione che prende davanti ad ogni confine, sarà quel che è ma le lastre tombali mi hanno sempre parlato. Più di ogni altra mi toccano quelle con errori. Sono quelle che più di tutte mi affascinano. Testimonianze di imperfezione, quasi un inconsapevole elogio all'imperfezione. Incise con amore, con nessuna voglia di sbagliare che a far notare l'errore la gente se ne vergognerebbe ed è per questo che quell'errore è letteratura e va conservato.
Nel cimitero del mio paese sono quelle lastre le più preziose per me. Su quella del mio bisnonno manca una r nel suo cognome. C'è chi sarebbe vissuto 700 anni per una D in meno - i numeri romani fanno questi scherzi - accenti incisi con generosità, perché le anime siano accolte nel regno "che solo amore è luce ha per confine." Quando vado in giro e scorgo qualcuno di questi errori ne resto ammirato, proprio perché li leggo come un elogio dell'imperfezione. Mai avrei pensato di trovarne in una delle basiliche maggiori di Roma e proprio sulla lastra di un Papa.
Le lettere del nome, la loro distanza così irregolare. Quella A, sola, distante dalla R e dalla N, come a dover tenere il braccio teso verso FR e con l'altro tentare di aggrappare il resto del nome. Lo avevano già notato, ne avevano già discusso ma vederlo è tutt'altro. Davanti a quella A che cerca di tenere insieme i frammenti di un nome lacerato, una unità squarciata, ho la conferma che questi non sono errori. Sono letteratura, una delle più alte.
PS - uscendo dalla basilica mi sono chiesto se il successore di Francesco lo hanno eletto. Fatemi sapere.
domenica 18 maggio 2025
Sui cieli di Gaza
mercoledì 25 dicembre 2024
Auguri insoliti
venerdì 15 settembre 2023
Invarianze
C'è un'invarianza nelle leggi dell'universo che va dalle masse stellari al dolore delle creature che conoscono la morte. Come i buchi neri il dolore attrae qualunque cosa nelle sue vicinanze e la distrugge, la porta al di là di un orizzonte degli eventi che non ci è dato conoscere. Le congetture si moltiplicano. Così nascono le religioni e le teorie scientifiche più ardue.
martedì 12 settembre 2023
Tutti a teatro, tutti a teatro
Danzano sul sipario di un filo, danzano davanti agli occhi indossando la nostra maschera. Che fantastiche attrici sono, con quale leggerezza assumono la nostra stessa forma e noi cediamo loro un po' della nostra disgrazia pensandole animate solo dal vento in un teatro affacciato sul cielo, aggrappati a un filo che a malapena teniamo stretto tra le dita consumate dal sole e dagli anni.
Se c'è una cosa che rappresenta, come in un teatro una commedia, la forma della vicenda umana, sono le mollette di legno del bucato. Le mollette ormai invecchiate di legno gonfio di umidità, deformi nella loro ostinata funzione di tenere fermo un lembo di tessuto con due dita storte aggrappate al filo di ferro. Non hanno più presa, il ferro arrugginito non ce la fa a tenere allineati i legni, per le imprevedibili fantasie del caso un braccio è più annerito e consumato dell'altro e quasi si accusano a vicenda di non essere più all'altezza del compito che un tempo assolvevano con tanta precisione, eppure sono sempre stati insieme, insieme hanno tenuto lenzuola sventolanti sui terrazzi, bandiere di nessuna terra conquistata, tenute da mollette che nulla potevano sapere del loro tragico mestiere. 🌾🌹
lunedì 4 settembre 2023
Itinerario salentino et al
Qui si comincia dalla pietra!
Il sublime ha strade insospettabili.
A due passi dall'abisso.
I chiodi nei muri sono come i fusi del tombolo. Chi ricorda questa antica tecnica del ricamo? Le ricordo le donne sedute d'estate sulla soglia di casa a prendere il fresco intrecciando fili tra le dita che si passavano i fusi con il virtuosismo di Aracne e la responsabilità di Lachesi. Così i chiodi hanno fili invisibili e mani ignare del disegno li tolgono, li infiggono, intreccio da muro a muro, lento, con la pazienza di chi non sa cosa sia il tempo e lo lascia andare come si lascia andare un passante sconosciuto che si incrocia per strada. Non sappiamo chi sia ma dopo averlo incrociato non possiamo più toglierci dalla testa il chiodo fisso che lui ci conosca.
Ci sono chiodi cui è appesa una vita, anche quando la dicono finita.
![]() |
| altre foto |
Vengono da lontano,
svegli di buon mattino,
salutano l'alba e la tramontana
che ancora dorme,
negli occhi hanno il mare,
in una mano smeraldi
da sciogliere nell'acqua
nell'altra polvere d'oro
da spargere nei campi.
Che il mare sia cristallo
e il grano zaffiro,
cuori di rubino
battono le ore
al ritmo dell'inganno
che continua a essere vero.
"Guardala, stasera è tra Ugento e Felline, non è tanto lontana. Una di queste sere dobbiamo andarci, non ci metteremo tanto."
Si prevedono geometrie euclidee e temporali sparsi.
Nel mio paese la controra dura a lungo, il tempo è sospeso su una fune e le strade sono vuote, così sembrano a occhi distratti. Lo diresti disabitato non fosse per pochi anziani seduti al bar. Qualcuno si sofferma sugli annunci per informarsi degli ultimi saluti. Si gira per le strade pensando al povero diavolo che ci sta sognando, un po' temendo il suo risveglio.
![]() |
| altre foto |
Il primo mojito di (e con) papà... non ha prezzo! 💞
Due tipologie di persone che non sopportano Barbie: quelli che sanno che una mela selvatica con un bruco è una mela buona da mangiare (evitando il bruco) e quelli che hanno dimenticato l'esistenza delle mele selvatiche e fanno finta di ricordarle.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 😊
Due tipologie di persone a cui piace Barbie: quelli che hanno capito quali sono le tipologie di persone che non la sopportano (vedi post precedente) e quelli che non riescono proprio a capirlo.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 🤗
tra le zolle di terra rossa
e gli spicchi di limone.
Siamo rimasti pochi a gustare
il sapore acido dei limoni,
memoria aspra che corrode i denti.
Tutti vi ricordo,
ognuno con una teca tra le mani,
gemme nella brace di San Lorenzo
perché il martirio sia vero.
A tavola dividiamo parole di pane
e di parti prematuri
dopo anni di gestazione.
Un filo di fumo, cresima contadina
di doverosi matrimoni e lividi negati,
unge il viso di lacrime non piante.
Salgono voci da sorgenti sepolte
nella terra che si fa succo di limone.
“Una delle stragi (nazifasciste) più sanguinose della Seconda guerra mondiale (i cui responsabili, va ricordato, non furono solo nazisti, furono anche quei connazionali che per vent'anni avevano instaurato e servito la dittatura fascista al seguito di Benito Mussolini). Una pagina vergognosa della nostra storia (, tragico e prevedibile epilogo di una scellerata alleanza tra regimi liberticidi e violenti,) che tutti gli italiani ricordano con lo stesso dolore e la stessa esecrazione. Onorare la memoria di quei bambini, di quelle donne e di quegli uomini (, riconoscere la connivenza fascista e antipatriottica di quella tragedia) è un nostro dovere affinché tali tragedie non si ripetano in futuro”. Il presidente del Senato della Repubblica, Ignazio Benito La Russa, in occasione del 79° anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. (Tra parentesi integrazioni mie.)
I titoli di questa estate apriranno un nuovo filone del porno!
Il bello delle mie passeggiate campestri è che torno sempre con le gambe gri(a)ffate e un Magritte buttato lì per caso lo trovo sempre. #salentonocost![]() |
| altre foto |
![]() |
| altre foto |
#salento di pomodori ad asciugare al sole, tappeto rosso sulla battigia multicolore.
Quest'anno in Salento non c'era un posto dove starsene in pace!
Seguitemi per altri consigli.
Non sono a Dover 🤗 #salento (Falesia di Sant'Andrea, Melendugno)
Si vede che ha lo sguardo sveglio dell'intellettuale di destra. 🥴
Qui è così, si va come pendoli spinti da scirocco e tramontana, si oscilla tra ionio e adriatico negandoci perdono e sosta perché il cuore non si fermi a metà strada, tra un'alba e un tramonto. Grazie a #RenataFonte perché per lei questo gioiello è area protetta, la mafia locale l'avrebbe edificato, l'hanno uccisa ma il suo porto è rimasto selvaggio. È doloroso non vedere qui tra i tanti cartelli lungo i viali della pineta qualcuno con il suo volto, la sua storia. Questo è un sacrario ma non tutti lo sanno.
![]() |
| altre foto |
- Sentinella, cosa fai lassù?
- Sono di vedetta per scorgere l'arrivo degli invasori.
- Non ci sono più invasori.
- Sbagli figliolo. Da secoli non arrivano più dal mare. Nascono qui, parlano la mia e la tua lingua ma non mi vedono, non sanno più dirmi nulla.
- Cosa fai quando li vedi arrivare?
- Nulla possono più le mie armi. A nulla servirebbe il mio grido di allarme. Non ci sono più soldati che risponderebbero alla chiamata.
- Ma allora come sarà possibile fermare l'invasione?
- La loro stessa invasione basterebbe a fermarli. Le buste di rifiuti lungo le strade, gli oggetti gettati nelle campagne, la plastica ovunque. Tutto questo potrebbe bastare a sconfiggere l'orda.
- Sentinella, si fermeranno?
- Ho conosciuto i saraceni, li ho combattuti, sapevo prevedere quanto sarebbe durata una battaglia, quale sarebbe stato l'esito perché noi e i saraceni conoscevamo la differenza tra la vittoria e la sconfitta. I nuovi saraceni ignorano la differenza. Per loro c'è solo una vittoria ottusa per cui non sapranno riconoscere la sconfitta neanche se la vedranno.
- Tu da qui la vedi?
- Questo luogo è rifugio di serpi e fichidindia. Ai tuoi passi volano via i colombi che qui hanno il nido. Il nostro incontro non è che un alito di vento che soffia dal mare. Da qui si vede tutto.
![]() |
| altre foto |
Poi ci sono loro, i santi sbiaditi in una diruta chiesa di una masseria in rovina che non sono testimoni del passato ma tristi profeti senza voce. Intorno hanno quello che resta degli antichi dèi che qui regnavano.
![]() |
| altre foto |
Il miracolo di oggi è la signora dei pasticciotti. Prenotati ieri sera, ritirati stamattina. Sul biglietto aveva scritto: 3 pasticciotti x Rosalba 🌹
A palazzo Risolo di Specchia è in corso una personale di Annalisa Scarcia. Diverse le forme espressive, non tutte entusiasmanti. A mio avviso tra le più riuscite la fotografia, tra queste un fedele ritratto del Salento.
Doveva essere il palo a reggere il filo, invece... perdersi nella foresta di simboli è un gioco mortale.
Eppure mi tocca invidiare chi non vede la lebbra che consuma questa pietra, una lebbra che si porta dentro da quando era in mare, polvere intorno ai vermi che anche da morti avrebbero morso quel pane giallo di millenni (Cattedrale di Otranto).
Ci sono luoghi la cui potenza metaforica non consente parole di presentazione. A Patù cripta basiliana di Sant'Elia (XII-XIII secolo) all'ombra di uno stabilimento industriale ormai dismesso.
![]() |
| altre foto |
Me ne andavo Soleto Soleto per le viuzze...
![]() |
| altre foto |
La libertà è una cosa bellissima. Uno è persino libero di non capire un cazzo di agricoltura, alimentazione e spesa alimentare senza neanche essere ministro dell'agricoltura! #intelligenzaQIzero
E il cielo si riversò nel mare perché era stanco di starsene solo lassù, le acque lo chiamavano con voce di sirena e scintille di luce liquida. Vieni, diceva il mare, il tempo di un abbraccio, poi il sole, geloso amante di entrambi, ci dividerà.
A Carpignano salentino si passa in pochi metri da una cripta bizantina del X secolo (cripta di Santa Cristina) a una cripta della civiltà dell'olio. Nella prima cripta ci sono affreschi datati fino al 959 e con testimonianze precedenti, alcuni esempi rari e unici nel bacino mediterraneo. Niente foto, imparate a godere con gli occhi, non tutto si può fotografare. Nella seconda cripta un trappitu, ovvero un frantoio ipogeo, dove una guida d'eccezione fa rivivere le fasi di lavorazione dell'olio che dal Salento partiva, tra le altre destinazioni, per alimentare le lucerne d'Europa e con un pensiero neanche troppo azzardato è facile pensare che alcune delle pagine immortali dell'illuminismo siano state scritte sotto la luce figlia dell'olio spremuto dalle bestemmie contadine della mia terra.
![]() |
| altre foto |
A Serrano il custode del tempo se ne prende cura, il meccanismo è sempre quello dal 1881. Un grazie enorme a Lucia Russo per una giornata particolare di visite e momenti davvero speciali.
![]() |
| foto e video |
Chi mangia le nostre resta soddisfatto e ne vorrebbe ancora, chi si sta ingozzando di quelle di Georgy & Salvy le vomiterà con gli interessi, salvo i morti di fame zeppi di soldi e quelli contenti di farsi raggirare.
Lo sa il cielo, meglio sarebbe lo sapessimo noi, quanta strada abbiamo da fare in Salento ma certamente il nostro modello non è quello di chi costruisce un divertimentificio attrezzato sulle coste per distrarre lo sguardo dei turisti dal mare.
E poi c'è lei, la perla barocca, dove il barocco si chiama così per provincialismo, per imitare quello che sta avvenendo o è già avvenuto a Roma. Non fosse per questa provinciale imitazione qui si sarebbe coniato un altro nome per quello stile nato dall'horror vacui, come scrisse Vittorio Bodini. Qui come in Sicilia orientale l'architettura barocca non è movimento, scenografia, spettacolo. Non solo. Qui è anche e soprattutto una invocazione, quasi una bestemmia: ehi tu, guarda cosa facciamo per te e tu cosa fai lassù?
![]() |
| foto e video |
Farsi prestare le parole dal mare non è gioco da ragazzi, tocca avere vene robuste per tenere insieme tutto quel vento che soffia dagli occhi.
È davvero un peccato che la Terra sia piatta! Non fosse per il vento che spinge l'acqua a riva cadrebbe tutta dall'altra parte e il mare si svuoterebbe. 🥴
E non si pensi che si tratta di un miracolato. No, è uno che formando una famiglia tradizionale in relazione extraconiugale con il presidente del consiglio è "incorso in determinate problematiche" come quella di ritrovarsi opinionista senza gli strumenti per formulare opinioni. Del resto se eviti di ubriacarti di popolarità di riflesso eviti anche di considerarti un giornalista.
Dulcis in fundo. E dopo questo che altro fare se non portarsi tutto negli occhi? Nella prima foto, sullo sfondo torre Ospina a Racale, poca distanza da dove sono nato e cresciuto, in primo piano un dolmen. Tra i tre lastroni laterali un menhir adagiato. Non posso escludere che i nonni dei miei nonni dei miei nonni... dei miei nonni... dei miei nonni abbiano toccato queste pietre. Farlo dà i brividi, si scende in un abisso di tempo e risalire non è facile. E poi non sono nemmeno così sicuro che prima ci sia una discesa e dopo una risalita, forse è il rovescio. Alle spalle del dolmen c'è il lastrone superiore, chissà quando è stato rimosso, chissà da chi e chissà perché è su quella lastra di ferro. Spero prima o poi non sparisca da qui per andare in qualche villa di campagna!
Qualche suggerimento per Giambruni in fiore:
1. Se eviti di uscire di casa eviti anche che i ladri te la svaligino.
2. Se eviti di dare retta ai truffatori eviti anche di essere truffato.
3. Se eviti di votare sparaballe eviti anche che al governo ci vadano bugiardi incalliti.
4. Se eviti di guidare eviti anche di fare incidenti.
5. Se eviti di immergerti in mare eviti anche di annegare.
6. Se eviti di bere acqua eviti anche di pisciare.
6. Se eviti di .... eviti anche ...
Dai anche tu un suggerimento al Giambruno senza idee.
Tra le divinità più antiche della mitologia romana ci sono Abeona e Adeona, dee protettrici della partenza e del ritorno. Dei figli in particolare, da e verso la casa dei genitori. Da tempo le dee non ricevono più invocazioni. Solo il mare, con le sue onde, continua a rivolgere loro insistenti, costanti preghiere d'acqua. I figli del mare ascoltano a malincuore il canto, per non morire fanno finta che siano solo onde e vento.
sabato 4 marzo 2023
Soglie e dismisura
Le soglie sono limiti e confini, all’interno ci sentiamo sicuri, attraversati fanno accedere a spazi più vasti che incutono timore ma possono rivelare mondi inattesi. La soglia di casa è un confine che passa tra dentro e fuori. Non portiamo la soglia dentro casa, altrimenti la nostra casa diventerebbe più piccola. Non portiamo la soglia lontano dalla porta della nostra casa, altrimenti non sarebbe la nostra soglia, non sarebbe la nostra casa.
I desideri sono le nostre soglie più preziose e insidiose. Il loro esaudimento è attraversamento di una soglia, l’uscio che ci fa entrare in un mondo immaginato che vogliamo visitare. Quanto è lontana da noi la soglia dei nostri desideri? Possono esserci distanze incolmabili e in queste distanze perdersi. Possono esserci distanze troppo brevi che non ci fanno sentire il desiderio di desiderare. Desiderare con misura è il solo modo per costruire soglie leggere, per spostarle, perché non siano irraggiungibili, per averle alla giusta distanza. Desiderare con misura perché di desideri si muore, quando portiamo la loro soglia troppo lontano da noi e quando è troppo vicina da non poterla vedere.
Non c’è nessuno che conosca meno le soglie dei propri desideri della persona che ci vive dentro e il dramma è che gli altri ne sanno ancora meno. Capita che ci siano persone che conoscono le soglie di altri ma è altamente improbabile che si incontrino e così può capitare di incrociare qualcuno di cui potremmo capire le soglie che lo opprimono ma potremmo non saperlo mai.
Chi può dire quale sia la misura dei desideri? Nessuno lo sa. La sola cosa da sapere è che c’è una dismisura dei desideri che può esserci fatale. Una dismisura che conduce a malessere, depressione, morte. Non si impara la misura dei desideri. Si ha o no la fortuna di costruirli secondo misura ma la dismisura accomuna chi ha quella fortuna e chi non ce l’ha, perché chi è fortunato non sa di esserlo e chi non è fortunato passa la vita nello sforzo titanico di accettare la propria dismisura, a non confonderla con la dismisura del mondo e degli altri. Uno sforzo titanico per rimanere al di qua della soglia, nella comune dismisura dei desideranti. È questa comunione, forse, la sola misura dei desideri che consente a chi resta al di qua della soglia di non rompere il filo che lo lega a chi quella soglia l’ha attraversata.
sabato 10 dicembre 2022
Umana mimesis
Tra divertissement e impegno sociale, intima confessio e suggestione letteraria, il Nobile di Montepulciano incontra la Divina mimesis di Pasolini e viene fuori un delirio di appunti tra una tappa e l'altra nelle valli senesi per una umana mimesis da scrivere chissà quando.
Tre fiere incontrai alla porta della selva oscura, la lonza che ruggiva, la porchetta che grugniva, il prosciutto che languiva. Dell'ultima fiera cinta era la forma, affettati i suoi modi, mi circuiva di sapori e profumi ingannando i miei sensi. Assiso sul trono di catrame il mostro di goretex pesava le anime sintetiche da quelle di carne e piscio. Giunse il maestro della partita doppia a salvarmi dal tristo giudice per condurmi nel regno dei consumatori fino alla discesa dello spirto di Madonna della joint venture per farmi assurgere nell'alte sfere del cielo. Lasciavo al mio passaggio un filo di nylon per ritrovare la via. Nel girone dei socievoli i dannati avevano gli occhi fissi sulla mano che stringeva un oggetto assente, con l'altra picchettavano ossessivamente con l'indice che di tanto in tanto facevano scorrere come per voltare pagina ad un libro che non c'era. Uscimmo da quel girone di sventurati e io mi riconobbi infine in un vento di gas naturale...
...m'addentrai poi nella valle fumante dove indicava il duce mio le ardenti querce di antocianico furore e getti verdi di gas rappreso in fiamme di cipressi. Nella stagione della caduta percorremmo il cammino lastricato di foglie dov'erano incise le brame, nell'antica casa dalle alte mura la pena da scontare era un tetto che crolla continuamente insieme ad acqua lustrale a dire che non abbiamo altra copertura del cielo, piangente sulle nostre teste. I colli intorno si piegavano l'uno sull'altro come risvolti di una giacca abbottonata d'alberi, il bavero alzato bastava a fermare il vento sul collo e farci sapere che la felicità non è un peccato. Entrammo nelle stanze reliquiarie, dove le ossa, orrida presenza, reclamavano la loro corporea sostanza e lo spirito indietreggiava, tutto tremante, nella sua consueta immortalità.
lunedì 12 settembre 2022
Ri...di pagliaccio sul tuo cuore...
Dalla terra del rimorso è tutto, forse. Eventualmente ripasserò.🌹
giovedì 1 settembre 2022
Io e Vincent
Io e Vincent eravamo stesi su questi prati molti anni fa, un filo di paglia in bocca, braccia dietro la testa, ci scambiavamo suoni di primavera e sorrisi beffardi di folletti tra le nuvole. Io gli facevo vedere l'emorragia di papaveri con gli occhi di mia madre, lui stendeva pasta di colori sulle tele e sulle parole. Gustavamo le immagini con la lingua, ne aspiravamo il profumo. Il mio occhio pigro sussurava al suo orecchio fasciato dei mondi segreti che mi nasconde. Vincent dipingeva vertigini con mano furiosa, io gli confessavo che non ero ancora nato. Lui sorrideva, incredulo.
martedì 12 luglio 2022
De sideribus
mercoledì 13 aprile 2022
Il balcone
Bollettino rivisitato
giovedì 24 marzo 2022
Note sul provincialismo
giovedì 10 marzo 2022
Frammenti dal '900 in corso
Voci da Wikipedia. In queste date c'è la plastica rilevanza del club europeo unito. In passato Versailles è stata la sede di trattati di pace. Oggi è il giorno dell'accordo tra Paesi europei che evidentemente finora sono stati in in guerra soft tra di loro e che un nemico comune compatta. Attenzione però che il nemico comune non è Putin con il quale hanno trattato fino a ieri. Iil nemico comune è l'austerità, quella vera, non quella risultata da un errore in excel di un coglione laureato in economia e che ha avuto il sostegno illustre, tra gli altri, della ex nuotatrice che adesso gioca a fare il capo della BCE.
"È meraviglioso vedere come la natura si contenti di poco." Michel de Montaigne










































