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venerdì 4 luglio 2025

Elogio dell'imperfezione


Sarà la malinconia dell'ultima parola, sarà l'emozione che prende davanti ad ogni confine, sarà quel che è ma le lastre tombali mi hanno sempre parlato. Più di ogni altra mi toccano quelle con errori. Sono quelle che più di tutte mi affascinano. Testimonianze di imperfezione, quasi un inconsapevole elogio all'imperfezione. Incise con amore, con nessuna voglia di sbagliare che a far notare l'errore la gente se ne vergognerebbe ed è per questo che quell'errore è letteratura e va conservato.
Nel cimitero del mio paese sono quelle lastre le più preziose per me. Su quella del mio bisnonno manca una r nel suo cognome. C'è chi sarebbe vissuto 700 anni per una D in meno - i numeri romani fanno questi scherzi - accenti incisi con generosità, perché le anime siano accolte nel regno "che solo amore è luce ha per confine." Quando vado in giro e scorgo qualcuno di questi errori ne resto ammirato, proprio perché li leggo come un elogio dell'imperfezione. Mai avrei pensato di trovarne in una delle basiliche maggiori di Roma e proprio sulla lastra di un Papa.
Le lettere del nome, la loro distanza così irregolare. Quella A, sola, distante dalla R e dalla N, come a dover tenere il braccio teso verso FR e con l'altro tentare di aggrappare il resto del nome. Lo avevano già notato, ne avevano già discusso ma vederlo è tutt'altro. Davanti a quella A che cerca di tenere insieme i frammenti di un nome lacerato, una unità squarciata, ho la conferma che questi non sono errori. Sono letteratura, una delle più alte.

PS - uscendo dalla basilica mi sono chiesto se il successore di Francesco lo hanno eletto. Fatemi sapere.

domenica 18 maggio 2025

Sui cieli di Gaza

Notte faticosa, dover ricomporre membra e lacerti di carne, perché questi poveri resti siano riuniti, per chissà quale resurrezione. Passami quel braccio. Eccolo, tu passami quella gamba, dovrebbe essere messa qui. No, ne ho altri pezzi qui, insieme alla testa e al tronco. Non vedi che è la gamba di un bambino? È vero, davanti a questo scempio non capisco più nulla, tu come fai a rimanere lucido? Non lo sono, la tua lucidità è la mia, come il tuo smarrimento. Anche noi siamo corpi smembrati dopo una notte di bombardamenti. Ricomponendo questi poveri resti cerchiamo di ricomporre il nostro corpo. Uno smisurato dolore ci unisce in questo tragico lego, immaginato per pietà. Mettere insieme i corpi, onorare i morti. A tale macabro gioco ci tocca giocare, per avere almeno la magra consolazione di una morte serena. È tutta qui la nostra onnipotenza, è tutta qui la nostra misericordia.

mercoledì 25 dicembre 2024

Auguri insoliti

Auguro il dono di leggere segni, di sapere che non vedremo mai niente di definitivo, nessun testo chiaro e evidente. Auguro che lo sconforto non faccia mai smettere di tracciare linee, unire punti, ostinatamente, per far emergere forme che svaniscono in un lampo che illumina la strada per i passi che dovremo fare al buio, fino al prossimo lampo di luce. Auguro costellazioni davanti agli occhi e spazi siderali tra le mani, storie scritte in geroglifici di pietra che tessono geometrie di muri a secco sulle fiancate di golgota profani. Auguro il dono dell'incertezza e la grazia del dubbio, culle di sapienza, dove ognuno è ospite, nessuno indesiderato. Auguro terreno fertile dove crescano alberi che mostrano la differenza tra quello che si sa e quello che si sente. Infine, auguro che ognuno sappia rispondere delle proprie azioni, perché nessun bambino o bambina debba nascere per l'altrui sacrificio. Questo auguro a me e a tutti.

venerdì 15 settembre 2023

Invarianze

C'è un'invarianza nelle leggi dell'universo e la fisica dei buchi neri è la stessa del lutto. Come una stella collassando forma un buco nero dal quale nulla esce, neanche la luce, e oltre l'orizzonte degli eventi non ha senso lo scorrere del tempo, così quando la vita di chi amiamo si spegne il tempo collassa in un giorno inghiottitoio, resta intrappolato e non passa. 

C'è un'invarianza nelle leggi dell'universo che va dalle masse stellari al dolore delle creature che conoscono la morte. Come i buchi neri il dolore attrae qualunque cosa nelle sue vicinanze e la distrugge, la porta al di là di un orizzonte degli eventi che non ci è dato conoscere. Le congetture si moltiplicano. Così nascono le religioni e le teorie scientifiche più ardue.

martedì 12 settembre 2023

Tutti a teatro, tutti a teatro


Danzano sul sipario di un filo, danzano davanti agli occhi indossando la nostra maschera. Che fantastiche attrici sono, con quale leggerezza assumono la nostra stessa forma e noi cediamo loro un po' della nostra disgrazia pensandole animate solo dal vento in un teatro affacciato sul cielo, aggrappati a un filo che a malapena teniamo stretto tra le dita consumate dal sole e dagli anni. 

Se c'è una cosa che rappresenta, come in un teatro una commedia, la forma della vicenda umana, sono le mollette di legno del bucato. Le mollette ormai invecchiate di legno gonfio di umidità, deformi nella loro ostinata funzione di tenere fermo un lembo di tessuto con due dita storte aggrappate al filo di ferro. Non hanno più presa, il ferro arrugginito non ce la fa a tenere allineati i legni, per le imprevedibili fantasie del caso un braccio è più annerito e consumato dell'altro e quasi si accusano a vicenda di non essere più all'altezza del compito che un tempo assolvevano con tanta precisione, eppure sono sempre stati insieme, insieme hanno tenuto lenzuola sventolanti sui terrazzi, bandiere di nessuna terra conquistata, tenute da mollette che nulla potevano sapere del loro tragico mestiere. 🌾🌹

lunedì 4 settembre 2023

Itinerario salentino et al

 Qui si comincia dalla pietra!

Il sublime ha strade insospettabili.


A due passi dall'abisso.

 

I chiodi nei muri sono come i fusi del tombolo. Chi ricorda questa antica tecnica del ricamo? Le ricordo le donne sedute d'estate sulla soglia di casa a prendere il fresco intrecciando fili tra le dita che si passavano i fusi con il virtuosismo di Aracne e la responsabilità di Lachesi. Così i chiodi hanno fili invisibili e mani ignare del disegno li tolgono, li infiggono, intreccio da muro a muro, lento, con la pazienza di chi non sa cosa sia il tempo e lo lascia andare come si lascia andare un passante sconosciuto che si incrocia per strada. Non sappiamo chi sia ma dopo averlo incrociato non possiamo più toglierci dalla testa il chiodo fisso che lui ci conosca.
Ci sono chiodi cui è appesa una vita, anche quando la dicono finita.

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Vengono da lontano,
svegli di buon mattino,
salutano l'alba e la tramontana
che ancora dorme,
negli occhi hanno il mare,
in una mano smeraldi
da sciogliere nell'acqua
nell'altra polvere d'oro
da spargere nei campi.
Che il mare sia cristallo
e il grano zaffiro,
cuori di rubino
battono le ore
al ritmo dell'inganno
che continua a essere vero.


"Guardala, stasera è tra Ugento e Felline, non è tanto lontana. Una di queste sere dobbiamo andarci, non ci metteremo tanto." 

 

Si prevedono geometrie euclidee e temporali sparsi.


Nel mio paese la controra dura a lungo, il tempo è sospeso su una fune e le strade sono vuote, così sembrano a occhi distratti. Lo diresti disabitato non fosse per pochi anziani seduti al bar. Qualcuno si sofferma sugli annunci per informarsi degli ultimi saluti. Si gira per le strade pensando al povero diavolo che ci sta sognando, un po' temendo il suo risveglio.

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Il primo mojito di (e con) papà... non ha prezzo! 💞

Due tipologie di persone che non sopportano Barbie: quelli che sanno che una mela selvatica con un bruco è una mela buona da mangiare (evitando il bruco) e quelli che hanno dimenticato l'esistenza delle mele selvatiche e fanno finta di ricordarle.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 😊

Due tipologie di persone a cui piace Barbie: quelli che hanno capito quali sono le tipologie di persone che non la sopportano (vedi post precedente) e quelli che non riescono proprio a capirlo.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 🤗
 
 
Tutti vi ricordo,
tra le zolle di terra rossa
e gli spicchi di limone.
Siamo rimasti pochi a gustare
il sapore acido dei limoni,
memoria aspra che corrode i denti.
Tutti vi ricordo,
ognuno con una teca tra le mani,
gemme nella brace di San Lorenzo
perché il martirio sia vero.
A tavola dividiamo parole di pane
e di parti prematuri
dopo anni di gestazione.
Un filo di fumo, cresima contadina
di doverosi matrimoni e lividi negati,
unge il viso di lacrime non piante.
Salgono voci da sorgenti sepolte
nella terra che si fa succo di limone.

“Una delle stragi (nazifasciste) più sanguinose della Seconda guerra mondiale (i cui responsabili, va ricordato, non furono solo nazisti, furono anche quei connazionali che per vent'anni avevano instaurato e servito la dittatura fascista al seguito di Benito Mussolini). Una pagina vergognosa della nostra storia (, tragico e prevedibile epilogo di una scellerata alleanza tra regimi liberticidi e violenti,) che tutti gli italiani ricordano con lo stesso dolore e la stessa esecrazione. Onorare la memoria di quei bambini, di quelle donne e di quegli uomini (, riconoscere la connivenza fascista e antipatriottica di quella tragedia) è un nostro dovere affinché tali tragedie non si ripetano in futuro”. Il presidente del Senato della Repubblica, Ignazio Benito La Russa, in occasione del 79° anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. (Tra parentesi integrazioni mie.)


I titoli di questa estate apriranno un nuovo filone del porno!

Il bello delle mie passeggiate campestri è che torno sempre con le gambe gri(a)ffate e un Magritte buttato lì per caso lo trovo sempre. #salentonocost
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Erano nascosti tra gli alberi d'ulivo, profumavano di capperi e uva. Sono rimasti scoperti come croste sulle ginocchia sbucciate tra i colori d'autunno che autunno non è. È terra rossa di ferro e di fuoco, è madre di figli che non dovevano nascere, cuore spinoso di fichidindia. Guardalo questo Salento, guarda questa terra bruciata, guardala dai miei occhi. Non fidarti di depliant e carta patinata, sono conati di pizzica e tamburello per un ragno che non vive più qui. Se vuoi veramente sentire questa terra devi provare una vertigine di fronte alla morente bellezza di un Galata fatto di pietre, di tempo, di nuvole. È questo il morso del ragno che ancora abita da queste parti. Chi viene morso non si illuda, la danza che un tempo curava oggi non serve più.
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#salento di pomodori ad asciugare al sole, tappeto rosso sulla battigia multicolore.

 
Il richiamo della cupeta, di Jack Salenton 🤗

 

Quest'anno in Salento non c'era un posto dove starsene in pace!
Seguitemi per altri consigli.


Non sono a Dover 🤗 #salento (Falesia di Sant'Andrea, Melendugno)

 

Si vede che ha lo sguardo sveglio dell'intellettuale di destra. 🥴

Qui è così, si va come pendoli spinti da scirocco e tramontana, si oscilla tra ionio e adriatico negandoci perdono e sosta perché il cuore non si fermi a metà strada, tra un'alba e un tramonto. Grazie a #RenataFonte perché per lei questo gioiello è area protetta, la mafia locale l'avrebbe edificato, l'hanno uccisa ma il suo porto è rimasto selvaggio. È doloroso non vedere qui tra i tanti cartelli lungo i viali della pineta qualcuno con il suo volto, la sua storia. Questo è un sacrario ma non tutti lo sanno.

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- Sentinella, cosa fai lassù?
- Sono di vedetta per scorgere l'arrivo degli invasori.
- Non ci sono più invasori.
- Sbagli figliolo. Da secoli non arrivano più dal mare. Nascono qui, parlano la mia e la tua lingua ma non mi vedono, non sanno più dirmi nulla.
- Cosa fai quando li vedi arrivare?
- Nulla possono più le mie armi. A nulla servirebbe il mio grido di allarme. Non ci sono più soldati che risponderebbero alla chiamata.
- Ma allora come sarà possibile fermare l'invasione?
- La loro stessa invasione basterebbe a fermarli. Le buste di rifiuti lungo le strade, gli oggetti gettati nelle campagne, la plastica ovunque. Tutto questo potrebbe bastare a sconfiggere l'orda.
- Sentinella, si fermeranno?
- Ho conosciuto i saraceni, li ho combattuti, sapevo prevedere quanto sarebbe durata una battaglia, quale sarebbe stato l'esito perché noi e i saraceni conoscevamo la differenza tra la vittoria e la sconfitta. I nuovi saraceni ignorano la differenza. Per loro c'è solo una vittoria ottusa per cui non sapranno riconoscere la sconfitta neanche se la vedranno.
- Tu da qui la vedi?
- Questo luogo è rifugio di serpi e fichidindia. Ai tuoi passi volano via i colombi che qui hanno il nido. Il nostro incontro non è che un alito di vento che soffia dal mare. Da qui si vede tutto.

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Poi ci sono loro, i santi sbiaditi in una diruta chiesa di una masseria in rovina che non sono testimoni del passato ma tristi profeti senza voce. Intorno hanno quello che resta degli antichi dèi che qui regnavano. 

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Il miracolo di oggi è la signora dei pasticciotti. Prenotati ieri sera, ritirati stamattina. Sul biglietto aveva scritto: 3 pasticciotti x Rosalba 🌹 

 

A palazzo Risolo di Specchia è in corso una personale di Annalisa Scarcia. Diverse le forme espressive, non tutte entusiasmanti. A mio avviso tra le più riuscite la fotografia, tra queste un fedele ritratto del Salento.

 

Doveva essere il palo a reggere il filo, invece... perdersi nella foresta di simboli è un gioco mortale.

 

Eppure mi tocca invidiare chi non vede la lebbra che consuma questa pietra, una lebbra che si porta dentro da quando era in mare, polvere intorno ai vermi che anche da morti avrebbero morso quel pane giallo di millenni (Cattedrale di Otranto).

 

Ci sono luoghi la cui potenza metaforica non consente parole di presentazione. A Patù cripta basiliana di Sant'Elia (XII-XIII secolo) all'ombra di uno stabilimento industriale ormai dismesso.

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Me ne andavo Soleto Soleto per le viuzze...

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La libertà è una cosa bellissima. Uno è persino libero di non capire un cazzo di agricoltura, alimentazione e spesa alimentare senza neanche essere ministro dell'agricoltura! #intelligenzaQIzero 


E il cielo si riversò nel mare perché era stanco di starsene solo lassù, le acque lo chiamavano con voce di sirena e scintille di luce liquida. Vieni, diceva il mare, il tempo di un abbraccio, poi il sole, geloso amante di entrambi, ci dividerà.

 

A Carpignano salentino si passa in pochi metri da una cripta bizantina del X secolo (cripta di Santa Cristina) a una cripta della civiltà dell'olio. Nella prima cripta ci sono affreschi datati fino al 959 e con testimonianze precedenti, alcuni esempi rari e unici nel bacino mediterraneo. Niente foto, imparate a godere con gli occhi, non tutto si può fotografare. Nella seconda cripta un trappitu, ovvero un frantoio ipogeo, dove una guida d'eccezione fa rivivere le fasi di lavorazione dell'olio che dal Salento partiva, tra le altre destinazioni, per alimentare le lucerne d'Europa e con un pensiero neanche troppo azzardato è facile pensare che alcune delle pagine immortali dell'illuminismo siano state scritte sotto la luce figlia dell'olio spremuto dalle bestemmie contadine della mia terra.

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A Serrano il custode del tempo se ne prende cura, il meccanismo è sempre quello dal 1881. Un grazie enorme a Lucia Russo per una giornata particolare di visite e momenti davvero speciali.

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Chi mangia le nostre resta soddisfatto e ne vorrebbe ancora, chi si sta ingozzando di quelle di Georgy & Salvy le vomiterà con gli interessi, salvo i morti di fame zeppi di soldi e quelli contenti di farsi raggirare.


 

Lo sa il cielo, meglio sarebbe lo sapessimo noi, quanta strada abbiamo da fare in Salento ma certamente il nostro modello non è quello di chi costruisce un divertimentificio attrezzato sulle coste per distrarre lo sguardo dei turisti dal mare.

 

E poi c'è lei, la perla barocca, dove il barocco si chiama così per provincialismo, per imitare quello che sta avvenendo o è già avvenuto a Roma. Non fosse per questa provinciale imitazione qui si sarebbe coniato un altro nome per quello stile nato dall'horror vacui, come scrisse Vittorio Bodini. Qui come in Sicilia orientale l'architettura barocca non è movimento, scenografia, spettacolo. Non solo. Qui è anche e soprattutto una invocazione, quasi una bestemmia: ehi tu, guarda cosa facciamo per te e tu cosa fai lassù? 

foto e video


Farsi prestare le parole dal mare non è gioco da ragazzi, tocca avere vene robuste per tenere insieme tutto quel vento che soffia dagli occhi. 


 

È davvero un peccato che la Terra sia piatta! Non fosse per il vento che spinge l'acqua a riva cadrebbe tutta dall'altra parte e il mare si svuoterebbe. 🥴

E non si pensi che si tratta di un miracolato. No, è uno che formando una famiglia tradizionale in relazione extraconiugale con il presidente del consiglio è "incorso in determinate problematiche" come quella di ritrovarsi opinionista senza gli strumenti per formulare opinioni. Del resto se eviti di ubriacarti di popolarità di riflesso eviti anche di considerarti un giornalista. 

 

Dulcis in fundo. E dopo questo che altro fare se non portarsi tutto negli occhi? Nella prima foto, sullo sfondo torre Ospina a Racale, poca distanza da dove sono nato e cresciuto, in primo piano un dolmen. Tra i tre lastroni laterali un menhir adagiato. Non posso escludere che i nonni dei miei nonni dei miei nonni... dei miei nonni... dei miei nonni abbiano toccato queste pietre. Farlo dà i brividi, si scende in un abisso di tempo e risalire non è facile. E poi non sono nemmeno così sicuro che prima ci sia una discesa e dopo una risalita, forse è il rovescio. Alle spalle del dolmen c'è il lastrone superiore, chissà quando è stato rimosso, chissà da chi e chissà perché è su quella lastra di ferro. Spero prima o poi non sparisca da qui per andare in qualche villa di campagna! 



 

Qualche suggerimento per Giambruni in fiore:
1. Se eviti di uscire di casa eviti anche che i ladri te la svaligino.
2. Se eviti di dare retta ai truffatori eviti anche di essere truffato.
3. Se eviti di votare sparaballe eviti anche che al governo ci vadano bugiardi incalliti.
4. Se eviti di guidare eviti anche di fare incidenti.
5. Se eviti di immergerti in mare eviti anche di annegare.
6. Se eviti di bere acqua eviti anche di pisciare.
6. Se eviti di .... eviti anche ...
Dai anche tu un suggerimento al Giambruno senza idee.


Tra le divinità più antiche della mitologia romana ci sono Abeona e Adeona, dee protettrici della partenza e del ritorno. Dei figli in particolare, da e verso la casa dei genitori. Da tempo le dee non ricevono più invocazioni. Solo il mare, con le sue onde, continua a rivolgere loro insistenti, costanti preghiere d'acqua. I figli del mare ascoltano a malincuore il canto, per non morire fanno finta che siano solo onde e vento.

sabato 4 marzo 2023

Soglie e dismisura

Ognuno vive dentro le proprie soglie. Le soglie sono linee che si intersecano e quando lasciano poco spazio la persona ne è schiacciata. Cerca una via d’uscita e a volte la via d’uscita è tragica. Le soglie sono di molti tipi e hanno molte origini: intime o sociali, materiali o psicologiche. Tutte ugualmente pressanti e urgenti di attenzione.
Le soglie sono limiti e confini, all’interno ci sentiamo sicuri, attraversati fanno accedere a spazi più vasti che incutono timore ma possono rivelare mondi inattesi. La soglia di casa è un confine che passa tra dentro e fuori. Non portiamo la soglia dentro casa, altrimenti la nostra casa diventerebbe più piccola. Non portiamo la soglia lontano dalla porta della nostra casa, altrimenti non sarebbe la nostra soglia, non sarebbe la nostra casa.
I desideri sono le nostre soglie più preziose e insidiose. Il loro esaudimento è attraversamento di una soglia, l’uscio che ci fa entrare in un mondo immaginato che vogliamo visitare. Quanto è lontana da noi la soglia dei nostri desideri? Possono esserci distanze incolmabili e in queste distanze perdersi. Possono esserci distanze troppo brevi che non ci fanno sentire il desiderio di desiderare. Desiderare con misura è il solo modo per costruire soglie leggere, per spostarle, perché non siano irraggiungibili, per averle alla giusta distanza. Desiderare con misura perché di desideri si muore, quando portiamo la loro soglia troppo lontano da noi e quando è troppo vicina da non poterla vedere.
Non c’è nessuno che conosca meno le soglie dei propri desideri della persona che ci vive dentro e il dramma è che gli altri ne sanno ancora meno. Capita che ci siano persone che conoscono le soglie di altri ma è altamente improbabile che si incontrino e così può capitare di incrociare qualcuno di cui potremmo capire le soglie che lo opprimono ma potremmo non saperlo mai.
Chi può dire quale sia la misura dei desideri? Nessuno lo sa. La sola cosa da sapere è che c’è una dismisura dei desideri che può esserci fatale. Una dismisura che conduce a malessere, depressione, morte. Non si impara la misura dei desideri. Si ha o no la fortuna di costruirli secondo misura ma la dismisura accomuna chi ha quella fortuna e chi non ce l’ha, perché chi è fortunato non sa di esserlo e chi non è fortunato passa la vita nello sforzo titanico di accettare la propria dismisura, a non confonderla con la dismisura del mondo e degli altri. Uno sforzo titanico per rimanere al di qua della soglia, nella comune dismisura dei desideranti. È questa comunione, forse, la sola misura dei desideri che consente a chi resta al di qua della soglia di non rompere il filo che lo lega a chi quella soglia l’ha attraversata.

sabato 10 dicembre 2022

Umana mimesis




Tra divertissement e impegno sociale, intima confessio e suggestione letteraria, il Nobile di Montepulciano incontra la Divina mimesis di Pasolini e viene fuori un delirio di appunti tra una tappa e l'altra nelle valli senesi per una umana mimesis da scrivere chissà quando.

***

Tre fiere incontrai alla porta della selva oscura, la lonza che ruggiva, la porchetta che grugniva, il prosciutto che languiva. Dell'ultima fiera cinta era la forma, affettati i suoi modi, mi circuiva di sapori e profumi ingannando i miei sensi. Assiso sul trono di catrame il mostro di goretex pesava le anime sintetiche da quelle di carne e piscio. Giunse il maestro della partita doppia a salvarmi dal tristo giudice per condurmi nel regno dei consumatori fino alla discesa dello spirto di Madonna della joint venture per farmi assurgere nell'alte sfere del cielo. Lasciavo al mio passaggio un filo di nylon per ritrovare la via. Nel girone dei socievoli i dannati avevano gli occhi fissi sulla mano che stringeva un oggetto assente, con l'altra picchettavano ossessivamente con l'indice che di tanto in tanto facevano scorrere come per voltare pagina ad un libro che non c'era. Uscimmo da quel girone di sventurati e io mi riconobbi infine in un vento di gas naturale...

...m'addentrai poi nella valle fumante dove indicava il duce mio le ardenti querce di antocianico furore e getti verdi di gas rappreso in fiamme di cipressi. Nella stagione della caduta percorremmo il cammino lastricato di foglie dov'erano incise le brame, nell'antica casa dalle alte mura la pena da scontare era un tetto che crolla continuamente insieme ad acqua lustrale a dire che non abbiamo altra copertura del cielo, piangente sulle nostre teste. I colli intorno si piegavano l'uno sull'altro come risvolti di una giacca abbottonata d'alberi, il bavero alzato bastava a fermare il vento sul collo e farci sapere che la felicità non è un peccato. Entrammo nelle stanze reliquiarie, dove le ossa, orrida presenza, reclamavano la loro corporea sostanza e lo spirito indietreggiava, tutto tremante, nella sua consueta immortalità.

lunedì 12 settembre 2022

Ri...di pagliaccio sul tuo cuore...

Ritaglio parole per rimestare meglio ripensamenti. Rifiuto è fiutare più e più volte, ogni rivolta sempre lo stesso odore. Per esercitarmi alla rivoluzione del sole rivelo menzogne di tessuti pesanti perché non abbiano freddo. Quando scoccherà l'ora ritornerò al punto di partenza. Mi riferisco al sangue, come una bistecca, come se non bastasse una volta sola. Pugna e ripugna l'eroe indomito, ritenta sarai sempre più sfortunato. Si resiste a tutto meno alle ritenute d'acconto. Ridiamo di tutto, ché è meglio restituire quello che è rimasto che prendere solo per essere ripresi. Il mondo è un torchio, chi rimorchia va avanti, se sei olio fattene una ragione. Disponibile a fare ripetizioni, tanto non le firma nessuno. 

Dalla terra del rimorso è tutto, forse. Eventualmente ripasserò.🌹

giovedì 1 settembre 2022

Io e Vincent


Io e Vincent eravamo stesi su questi prati molti anni fa, un filo di paglia in bocca, braccia dietro la testa, ci scambiavamo suoni di primavera e sorrisi beffardi di folletti tra le nuvole. Io gli facevo vedere l'emorragia di papaveri con gli occhi di mia madre, lui stendeva pasta di colori sulle tele e sulle parole. Gustavamo le immagini con la lingua, ne aspiravamo il profumo. Il mio occhio pigro sussurava al suo orecchio fasciato dei mondi segreti che mi nasconde. Vincent dipingeva vertigini con mano furiosa, io gli confessavo che non ero ancora nato. Lui sorrideva, incredulo.

martedì 12 luglio 2022

De sideribus

Sono arrivate oggi le immagini di James Webb, il telescopio a 1,5 milioni di km dalla terra, capace di guardare le più antiche galassie dell'universo, di questo universo, indietro nel tempo fino a 13,5 miliardi di anni fa e già la necessità di usare il tempo quando si parla di distanze siderali mi fa venire le vertigini. In km sarebbe un numero spaventoso, 1277 seguito da altri venti numeri. Ma quello che mi fa letteralmente tremare le gambe è l'evidenza palmare che noi possiamo guardare un universo che non c'è più, raccogliamo prove di un universo fossile. Chissà come sono oggi le galassie che vede l'occhio di James Webb? Ha senso questa domanda in una vastità così grande che la luce impiega miliardi di anni per percorrere? Quando diciamo oggi, oggi di chi? Il mio oggi?  Perché non l'oggi di chi forse mi vede a miliardi di anni luce di distanza, o mi vedrà quando non ci sarò più? Questo intreccio di passato e futuro che si annichiliscono nel tempo che diremmo inesistente, il solo che ci consente di essere osservatori, il presente, mi stordisce. Se fossi su una di quelle galassie saprei che tra molti miliardi di anni sarà possibile vedere mia madre che cresce, incontra mio padre, se ne innamora ed è una bambina che suona la campana del latte appesa alla bicicletta di un bambino poco più grande di lei, vedrei una giovane madre che sulla moto guidata da un giovane padre tiene stretto un bambino perché non senta freddo al ritorno dal mare. Invidio le galassie viste da James Webb perché vedranno tutto questo tra 13,5 miliardi di anni, come fosse oggi, il loro oggi, quando noi non ci saremo più ma poi penso che forse quelle galassie oggi, il mio oggi, non esistono più e non esistevano già più quando è nata mia madre e mio padre, i loro genitori, i loro nonni e allora penso che in questo universo possiamo vederci quando ormai non ci siamo più e questo mi fa disperare.

mercoledì 13 aprile 2022

Il balcone

Il balcone si affacciava sulla piazza come lo sguardo di una signora che fa il suo ingresso in una sala da ballo affollata.
Abbassava discretamente gli occhi, distoglieva lo sguardo per non attirare l'attenzione dei presenti, imposte chiuse per mettere al riparo ciò che era dietro gli scuri prima che altri potesse scorgere un velo di inquietudine.

Bollettino rivisitato

Con incrollabile ardimento e invitto maschio furore si gettarno nel cimento indifferenti alla morte e al duol perché l'amata patria portasse scolpito negli annali della fulgida memoria il loro glorioso nome. Il nemico, benché superiore in forze e numero, indarno lottò contro l'ardore delle milizie infuocate dall'imperitura passione nella difesa del sacro suol, terra d'avi e d'avvenir. 
Sentiva la terra cotanto impeto che le pietre nelle trincee vibravano all'unisono con le palle di quei poveri cristi che neanche sapevano cosa cazzo fosse questa benedetta patria che loro sarebbero morti per i loro figli, per loro si sarebbero fatti cavare dalla bocca i denti buoni, per Rosamaria che avevano sposato che era ancora bambina e non sapeva che un bacio non bastava per perdere la verginità, per questo sarebbero morti, per poche are di terra da coltivare non per una carta geografica da riscrivere...

giovedì 24 marzo 2022

Note sul provincialismo

Si dice che la provincia ha un orizzonte stretto. È quello che si chiama provincialismo, appunto. Forse è così ma bisogna entrare in profondità nella provincia per rendersi conto che nella provincia si vive la percezione del limite, più della limitatezza. Solo punto di partenza (e di arrivo) per coscienze in espansione. Quello che è inteso come provincialismo non è che fuga dal recinto, un tentativo di allargare i confini che se non attraversati estendono surrettiziamente il mondo disponibile all'intero mondo. Una sussunzione necessaria e fatale. Posto in questi termini il discorso sul provincialismo diventa chiaro il provincialismo di chi vive nella grande città, dove la stessa sussunzione è sostenuta dai confini fisici che diventano sufficientemente ampi da non temere smentita e dalla narrazione che fa accadere la storia al centro e relega le storie in periferia. Da qui la rassicurante certezza del cittadino della metropoli di vivere effettivamente al centro del mondo. Dopotutto la cosiddetta "fine della storia" è il non plus ultra del provincialismo all'opera nel centro del mondo! Porta il nome di Fukuyama ma gli ultimi padri sono Hegel e ...i suoi epigoni e oppositori. Lunga gestazione, almeno dal quel verbo che era al principio, quando la ritualità divenne invocazione di salvezza finale e quello che rimaneva della sua origine si nascose in provincia, nei gesti quotidiani senza storia. Quando il corpo cedette lo scettro allo spirito l'eternità cominciò a diventare faccenda politica. Di quell'abdicazione si vedono ancora le macerie delle successioni violente. Nella piccola comunità di provincia pulsa la dimensione corporea della democrazia, nella grande città si dispiega la dimensione astratta e spirituale. 

Non sarebbe paradossale integrare il concetto di visione provinciale con il cosiddetto effetto periferia della visione ottica. Nella provincia la densità di fatti mi permette una migliore focalizzazione dell'immagine. Da qui, dalla provincia, posso vedere tutto più chiaramente perché quanto è fissato in questo stretto angolo visuale non è inibito da tutto quello che intorno interferisce. Da qui io vedo tutto più chiaramente, quando la prospettiva delle strade cambia passo dopo passo e mi sembra di sintonizzare meglio il mio occhio, di mettere a fuoco le immagini che mi vengono incontro.

giovedì 10 marzo 2022

Frammenti dal '900 in corso

e ci svegliammo all'alba del novecento quando la storia, lungi dall'essere finita, era appena cominciata, gli imperi si annusavano il culo e la guerra nei balcani, faglia d'imperi dai nomi cangianti, continuò con aggiornamenti di numerazione e temperatura. La febbre risalì per un ospite inatteso, appena sfebbrati si ritornò ai vecchi giochi per ricordare che la storia non è un passatempo virtuale. 

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Tra gli attori manca EU ma evidentemente l'attenta analisi dei fatti tralascia i comprimari.

Se mostri la foto di questa donna al putrido trio della destra italiana non sanno nemmeno chi è, non sono ancora spente le loro manifestazioni di simpatia per il dittatore russo ma in questi giorni ci tocca leggere le loro nauseanti dichiarazioni da statisti di sta minchia.




La storia a volte è così complessa che non si sa cosa dire e tutti i fili della matassa sfuggono. E' una fortuna per l'umanità avere fini intellettuali che non si lasciano sfuggire nulla!
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L'attuale "avvicinamento a Bruxelles" del gruppo di Visegrad è la nuova versione del "ne usciremo migliori" in voga nel pieno della pandemia?

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Stando ai bilanci di fine secolo breve la guerra fredda per la Russia è finita alla fine del 1989, con la caduta del muro di Berlino. Non se ne parla e forse non se ne parlerà ma mi chiedo se questi giorni non stanno decidendo la fine della guerra fredda anche per quest'altro lato del muro. Già, perché nonostante le roboanti dichiarazioni di vittoria quella guerra non era affatto finita se gli apparati messi in piedi all'indomani della II guerra mondiale, NATO per intenderci, hanno continuato a sopravvivere alle ragioni storiche della loro stessa fondazione. Mi chiedo se l'Europa, in un sussulto di dignità non solo storica, sarà capace di costituire un esercito di difesa europeo rinunciando a protettorati che vanno avanti per inerzia. Discorso vecchio, avviato e interrotto più volte, forse sarà ripreso anche se non a breve. Intanto auguriamoci che nel breve termine qualcuno in Russia si accorga che l'attuale zar va allontanato dal potere, magari un generale Brusilov se lo possono ancora permettere da quelle parti! 

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Con il trattato di Parigi del 3 settembre 1783 (detto anche trattato di Versailles del 1783), il Regno di Gran Bretagna, il Regno di Francia, il Regno di Spagna, le Province Unite e i neonati Stati Uniti d'America (ex Tredici colonie) chiudono il conflitto, che durava da otto anni, fra il primo e le altre quattro.
    
Il trattato di Versailles del 1871 pose fine alla guerra franco-prussiana e fu sottoscritto da Adolphe Thiers, della Terza Repubblica francese e Otto von Bismarck, dell'Impero tedesco, appena formatisi, il 26 febbraio 1871.

Il trattato di Versailles, anche detto patto di Versailles, è uno dei trattati di pace che pose ufficialmente fine alla prima guerra mondiale. 28 giugno 1919.

Voci da Wikipedia. In queste date c'è la plastica rilevanza del club europeo unito. In passato Versailles è stata la sede di trattati di pace. Oggi è il giorno dell'accordo tra Paesi europei che evidentemente finora sono stati in in guerra soft tra di loro e che un nemico comune compatta. Attenzione però che il nemico comune non è Putin con il quale hanno trattato fino a ieri. Iil nemico comune è l'austerità, quella vera, non quella risultata da un errore in excel di un coglione laureato in economia e che ha avuto il sostegno illustre, tra gli altri, della ex nuotatrice che adesso gioca a fare il capo della BCE.

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"È meraviglioso vedere come la natura si contenti di poco." Michel de Montaigne



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