Pagine

martedì 10 luglio 2018

Note a sinistra

A proposito della sinistra che non coglie più le istanze e i bisogni del popolo la faccenda è più complessa di quanto sembri, come al solito. E' una affermazione che merita riflessione, analisi critica e autocritica. Niente che io possa scrivere potrà essere esaustivo, scrivo rapide e disordinate note per mio promemoria, come incipit per una discussione a venire.
E' un doppio movimento di allontanamento dai valori di sinistra quello che vedo, un doppio allontanamento dai principi di solidarietà e uguaglianza. Le elite politiche si sono asservite alle elite economiche allontanandosi dai valori di sinistra. E il popolo? Cosa fa il popolo? Cosa ha fatto questo soggetto politico così difficile da definire e individuare? Il popolo veste sempre i panni della vittima? Spesso sì ma questo non è sufficiente per assolverlo con formula piena. Il popolo ha smesso di essere popolo da tempo, il popolo ha smesso di volersi migliorare lasciandosi essere massa. Le avvisaglie c'erano da tempo, sulla società dei consumi sono stati spesi fiumi d'inchiostro. Quella letteratura andrebbe ripresa per essere declinata in chiave odierna. Qualcuno potrebbe storcere il naso e pensare al solito "radical chic", come si usa inveire adesso per liquidare uno che scrive oltre i 140 caratteri. Smettiamola con la retorica dei radical chic, ci sono anche quelli, sono orrendi e non sono il mio modello. Il mio modello non sono neanche i salotti intellettuali. Il mio modello sono i contadini e gli operai che fino agli anni '70 alla fine di una giornata di fatica in campagna o in fabbrica andavano nelle sezioni di partito a leggere e commentare autori da niente come Marx, Gramsci, Dossetti, Sturzo... C'era chi giocava a briscola e tressette col morto ma anche quello era esercizio di socialità e nessuno sbeffeggiava chi si dedicava a cose più impegnative, nessuno prendeva in giro chi si interrogava sul proprio ruolo nella storia perché la cultura era un valore, l'emancipazione un'aspirazione. Nessuna visione idilliaca da parte mia, il presente è figlio del passato e quello che siamo oggi è nato da quello che eravamo in passato ma affermo che fino agli anni '70 c'era un'altra tendenza che aveva opportunità di diventare egemonica, non è quello che è accaduto. C'era una volontà di emancipazione, una pulsione a migliorarsi. In tv si vedevano sceneggiati che fanno tremare le gambe, i fratelli Karamazov, i promessi sposi, Anna Karenina. La cultura era un valore perché tutti volevano che i propri figli si diplomassero, si laureassero, per lasciarsi alle spalle un passato di discriminazione, di sacrifici, spesso di miseria... poi? Guardiamoci adesso. Cosa è successo? Tanti di quei figli si sono diplomati, alcuni laureati e quasi tutti si sono sentiti finalmente arrivati! Un tempo l'intellettuale non era schernito ma era un modello da imitare e raggiungere, poi il modello è diventato un cafone arricchito, ora è un cafone e basta. Invece della cultura l'obiettivo da conquistare sono diventati i soldi, la carriera. Lo status, per quanto messo in crisi dall'economia degli ultimi anni, è stato raggiunto e l'obiettivo è mantenerlo, a tutti i costi, anche schiacciando gli ultimi diseredati. I genitori non sono meno responsabili di questo declino perché consapevolmente o meno hanno allevato figli arrivisti e miopi. Figli e genitori sono diventati classe media, l'ignobile classe media che si sente arrivata, la borghesia di un tempo ma senza dialettica sociale perché le classi si sono mescolate, i confini sfumati. Non ci si vuole più migliorare, questa è la verità. La cultura è un disvalore, altruismo è diventato un'offesa. Migliorare è diventato avere l'ultimo modello di cellulare, rinnovare l'abbonamento alle pay tv per vedere partite e serie da dimenticare in tre mesi. Un popolo che non vuole più migliorare, che si accontenta di un Salvini per farsi rappresentare, perché essere migliori di Salvini è difficile, non è facile come qualche spocchioso di sinistra può pensare, è difficile, serve educazione dello spirito, dell'intelletto, serve misura nelle parole e nel pensiero, serve capire le conseguenze delle proprie azioni e assunzione di responsabilità. Essere come Salvini è facile perché è più vicino alla vita relazionale da bar sport, dove ognuno può fare a giorni alterni l'allenatore della nazionale, il presidente del consiglio, il presidente della Repubblica, il papa. Il popolo ha smesso di volersi migliorare, ora sogna di rimanere così com'è, solo con più soldi da spendere. Prima soldi non ne aveva e aspirava a qualcosa che vale più dei soldi, voleva un ruolo nella storia. Poi il compito si è manifestato nella sua di colossale difficoltà e si è accontentato del primo gradino che pure andava conquistato. Così è stata spesa l'opportunità di conquistarlo quel ruolo, con la classe media, becera e arrivista, con i parvenu pronti a dimenticare padri e madri pur di evadere le tasse, sempre che a evadere non glielo abbiano insegnato padri e madri.
Ecco, se le elite politiche sono quello che sono è perché il popolo è quello che è. I Don Circostanza vengono dal popolo perché le elite vengono dal popolo, poi tendono a sclerotizzarsi ma in un modo o nell'altro devono chiedere consenso al popolo, non solo nel giorno delle elezioni ma in tutti i santi giorni. In tutti i santi giorni! Le elite hanno manipolato il popolo? Vero anche quello, ma per uscire da questa trappola non si può applicare costantemente questo assurdo parallelo tra vittima e truffatore con i fenomeni sociali, salvo invocare anche la circonvenzione di incapace. E invece è proprio quanto sembra essere accaduto!
E' questo il clima "culturale" in cui prolifera una visione miope dell'economia e dello sviluppo, un terreno di coltura per l'isolamento sociale, il precariato, la disoccupazione e altre spirali che portano sempre più velocemente all'impoverimento, non solo economico, del paese. E' questo il clima che ha prodotto una classe politica altrettanto miope che consideriamo la causa di tutto quando invece è l'ultimo atto di un film cominciato molto tempo fa.

Lascio le considerazioni generali per chiudere con l'attualità di questi giorni che potrà essere ancora più indigesta, pazienza. Mi chiedo se il paese è davvero all'altezza di persone come Cuperlo, come Civati. Persone esercitate all'analisi, al pensiero lungo. Persone a mio avviso non prive di errori, ma per senso di sofferta responsabilità, una responsabilità assunta in anni difficili quando gli altri, quelli puri che non fanno errori sbraitavano dall'opposizione capitalizzando sulle sventure del paese. Visto che Cuperlo è nel Pd vorrei essere chiaro su questo punto. Lo dico da non elettore del Pd, velleità da autistici prepolitici a parte è chiaro che senza il Pd non è possibile alcuna formazione di ispirazione socialdemocratica con ruolo di governo. Da non elettore del Pd questo mi è sempre stato chiaro. Negli ultimi anni il Pd è stato ostaggio di un capetto arrogante e presuntuoso, ora è tempo che gli elettori del Pd pretendano che sia ridotto ai minimi termini il suo ruolo e quello dei suoi servi volontari che sono molti e purtroppo ancora in ruoli chiave. E' tempo per il Pd di aprire quella riflessione sempre rinviata sulla propria identità e nel caso la ritrovasse guardare nel vasto territorio, da troppo tempo deserto, delle politiche sociali, altrimenti completare la fase di autoscioglimento cominciata dal giorno dopo la sua nascita.

giovedì 5 luglio 2018

Lasciti


La madre bambina tornò a casa ridendo,
sul viso cercava le rughe di anni a venire,
lasciti di un tempo ottuso che non voleva arrivare.
Barattò gli anni con un ricordo ostinato
perché non mancassero lacrime,
acqua santa per battezzare il mondo senza dèi.

mercoledì 4 luglio 2018

Il silenzio è allo zenith


Il silenzio è allo zenith
rotto da furiose geremiadi di cicale,
le formiche trascinano carichi smisurati,
il sole fa scempio di fili d'erba e tempo.

Poche parole ci fanno ombra
in questo fine mese senza nome.

domenica 24 giugno 2018

Note(10)

Anche se un riferimento al rapporto tra l'intero e le sue parti compare già nella Metafisica di Aristotele alla piena consapevolezza di tale importante distinzione la scienza è definitivamente approdata alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, quando Ludwig von Bertalanffy pubblicò la Teoria Generale dei Sistemi[1] sebbene già nel 1913 Alexander Bogdanov[2] intuì le proprietà dei sistemi. Ad ogni modo il pensiero cosiddetto sistemico ha aperto nuove prospettive epistemologiche portando, attraverso l’approccio olistico, l’attenzione verso le proprietà cosiddette emergenti dei sistemi e, ancora più importante, consentendo di rilevare la complessità organizzativa dei sistemi, aspetti dell’essente che l’approccio riduzionistico non consente di rilevare.
Questo pensiero è stato estremamente fecondo e si è intrecciato con i più diversi ambiti del sapere e dell’agire umano, dalla cibernetica alla biologia evoluzionistica, dalla psicologia all’economia, dalla linguistica alla politica. In quest’ultimo ambito ha avuto particolare successo una forma alterata dell’approccio olistico e il ricorso alle proprietà dei sistemi ha visto entusiasti esponenti delle più svariate correnti politiche che nei momenti di crisi sventolano la bandiera del sistema che deve sembrare sicuramente più decorosa degli stracci sporchi delle catene di azioni dei singoli soggetti. Nel desolante tentativo di liberarsi di quel grandioso concetto che si è sviluppato in seno alla cultura cristiana, ovvero l’individuo, e delle responsabilità che questo concetto comporta si è ricorso, si ricorre e si ricorrerà, in maniera sfacciatamente disinvolta ad argomentazioni di carattere sistemico, che ovviamente non rivelano un approccio razionale alla complessità dei fenomeni sociali e politici bensì rendono manifesta una imbarazzante mediocrità a occultare malefatte e atti di dubbia eticità.
Il ricorso al sistema, nell’accezione degenerata qui richiamata, ha raggiunto particolare risonanza quando, negli anni ’90, l’inchiesta Mani Pulite avviata dal tribunale di Milano, smantellò un’intera classe politica che reggeva le sue attività sulla corruzione e che aveva fatto delle mazzette la regola della prassi politica. Allora non furono in pochi a costruire le proprie difese sull’argomentazione che il sistema funziona così e che non si può fermare il sistema. Si ricordi l'appello di Bettino Craxi al marciume del sistema sventolato come argomento autoassolutorio, roba peraltro largamente anticipata dalla cultura popolare del mal comune mezzo gaudio.
Sono trascorsi più di 20 anni da allora, il sistema si è evoluto. L’Italia è passata dalla prima alla seconda repubblica e ci avviamo verso la terza, che qualcuno considera già insediata. Qualche uomo politico degli anni '90 è in via di beatificazione postuma e dopo i governi Berlusconi, una sequela di governi tecnici, il magma pentastellato e la fabbrica dell'odio leghista la cosiddetta società civile, che fino a ieri dormiva sonni tranquilli ignorando i principi più elementari della democrazia, oggi si è data una pseudo-organizzazione continuando a ignorare i principi più elementari della democrazia e non solo. Il concetto di sistema è servito per portare al potere i cosiddetti partiti antisistema, trascurando che anche impedire ai cretini di avere ruoli di comando può avere effetti benefici per la gestione della cosa pubblica. Berlusconi, per una astuzia della ragione che sfuggirebbe al più disincantato Hegel, torna a essere considerato il salvatore della nazione. I sistemi solitamente si organizzano secondo un criterio di parsimonia energetica, a questo principio proprio dei sistemi fisici toccherà aggiungerne altri squisitamente sociali, di parsimonia intellettuale per descrivere l'attuale situazione e di parsimonia morale quando Berlusconi farà da contrappeso a Salvini.

[1] Ludwig von Bertalanffy, Teoria Generale dei Sistemi. Fondamenti, sviluppo, applicazioni. Mondadori, 1983.
[2] A. Bogdanov, Saggi di scienza dell’organizzazione, Edizioni Theoria, 1988.

sabato 2 giugno 2018

Santa Terra

Q4 §80. Letteratura e vita nazionale. Plinio ricorda che Timante di Sicione aveva dipinto la scena del sacrificio di Ifigenia effigiando Agamennone velato. Il Lessing, nel Laocoonte, per primo (?) riconobbe in questo artificio non l’incapacità del pittore a rappresentare il dolore del padre, ma il sentimento profondo dell’artista che attraverso gli atteggiamenti più strazianti del volto, non avrebbe saputo dare un’impressione tanto penosa d’infinita mestizia come con questa figura velata, il cui viso è coperto dalla mano. Anche nella pittura pompeiana del sacrifizio d’Ifigenia, diversa per la composizione generale dal dipinto di Timante, la figura di Agamennone è velata.
[...]
Nelle pitture pompeiane esistono altri esempi di figure velate: es. Medea che uccide i figli. La quistione è stata trattata dopo il Lessing, la cui interpretazione non è completamente soddisfacente?
(Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, 1948.)


Una fotografia mostra ciò che di per sé è evidente. Non si danno fotografie che negano l’immagine all’occhio che guarda, non sarebbero fotografie. Eppure sappiamo che la nostra vista non coglie tutto, ci sarà sempre qualcosa che si nega alla vista. Ci sarà sempre, anche in una fotografia, qualcosa che si cela.
Le foto di Giovanna portano in primo piano non ciò che si nega, ché resterà sempre negato, bensì la chiara consapevolezza che ciò che si mostra non può essere tutto quello che vediamo. Se dovessimo tradurre le foto di Giovanna con le parole diremmo che più di ciò che si dice è importante ciò che si tace, non per gioco intellettuale ma per pudore, discrezione, intimità e profondità dell’insondabile emotivo e biografico.
La presenza dell’assente è ingombrante in queste foto e fa tornare alla mente la poesia di Attilio Bertolucci, “Assenza, / più acuta presenza. / Vago pensier di te / vaghi ricordi / turbano l'ora calma / e il dolce sole. / Dolente il petto, / ti porta come una pietra / leggera.”
L’assenza diventa acuminata presenza, si sottrae alla vista eppure la sentiamo con ogni fibra del corpo. Giovanna azzarda un’impresa difficile, fotografare l’assenza e lo fa in maniera rispettosa, perché quell’assenza parli senza essere violata. Giovanna è consapevole del rischio di scontrarsi contro un macigno di cose non dette, si muove con discrezione per non urtare assenze che occupano ogni anfratto dell’anima.
Giovanna entra nel sacrario in punta di piedi, in religioso silenzio. Qui si entra in una galleria di uomini e donne appena cacciati dal giardino incantato e che hanno ormai smesso di chiedersi ragione di tanto dolore. In questa galleria di memorie vediamo volti ammantati di silenzio e il silenzio ha la forma delle foglie della vite, più spesso dell'ulivo, le divinità che da sempre governano i destini dei salentini, anche quando vivono lontano dalla loro terra. Ogni volto è avvolto nel suo sudario di silenzio. Non ci sono silenzi comuni, ognuno ha il suo, ognuno la sua foglia per coprire la vergogna di una vita offesa dalla storia, per velare lo strazio del sommo sacrificio, quello in cui ognuno immola sé stesso. Le foglie coprono i volti in foto rubate nei momenti di festa, volti ritratti in studiate pose di Grazie contadine che si tengono le mani in un intreccio di fatalità, volti di giovani pieni di vita che sfidano il futuro dimenticando per un attimo le sue rappresaglie, volti di eterne matriarche che cullano gli ultimi nati, i soli a non avere ancora il volto coperto.
I volti ritratti da Giovanna non sono volti negati, sono volti insondabili come la terra con cui hanno vissuto in risonanza, come la terra che ha ancora le impronte dei loro sguardi che qui intravediamo. Una terra percorsa da muri a secco di pietre tenute insieme dalle tele dei ragni, da sentieri sterrati come i volti da rughe, mappe segrete di viaggi sempre troppo lontani da casa, mappe ingiallite dal tempo e volti nascosti che oggi abbiamo paura di guardare.

Osservando attentamente queste foto scopriamo che le foglie non sono solo maschere che coprono sancta sanctorum di intimità, forse quelle foglie servono soprattutto per proteggere noi stessi dal terrore che abbiamo di annegare nell'abisso di quei volti.

***

Giovanna Marsano presenta la sua mostra fotografica SANTA TERRA nel contesto del progetto TERRE curato Anna Chiara Anselmi. La mostra sarà inaugurata alle 18:00 di sabato 16 giugno 2018 nella galleria Grafica Campioli a Monterotondo e sarà visitabile da martedì a venerdì dalle dalle 17:00 alle 20:00 fino al 7 luglio. La galleria è nel centro storico di Monterotondo, adiacente a Palazzo Orsini (ora Palazzo Comunale) in Via Vincenzo Bellini, 46, a soli 25 chilometri da Roma.

Giovanna Marsano nella presentazione del suo progetto SANTA TERRA scrive:
«Esiste, ancora, un mondo nel quale il cielo scandisce il tempo e “le stagioni scorrono sulla fatica contadina”, un mondo nel quale, donne e uomini vivono la loro vita in simbiosi con quella della vite, degli ulivi, dei frutti e delle piante, come plasmati dalla stessa terra. Una sorta di giardino dell’Eden in cui il patto con la natura non è ancora stato rotto.
In tanti hanno calpestato quei campi, tante mani hanno toccato quei tronchi.
Se solo quel silenzio potesse parlare racconterebbe di lacrime, sudore, preoccupazioni, racconterebbe di vita, di morte e dell’instancabile lavoro di tutti coloro che vivono la terra tra odio e amore.
Gli uomini e le donne di “Santa Terra”, vogliono essere, simbolicamente, tutti gli uomini e tutte le donne del Sud, le maschere nascondono la loro identità, lasciando intravedere solo lo sguardo, ma svelano la loro essenza e il legame ombelicale che li unisce alla terra.
“Santa Terra” vuole essere un omaggio a loro, al loro lavoro e ai loro occhi pieni di albe e tramonti che non hanno conosciuto altro tempo se non quello della terra.»


giovedì 31 maggio 2018

Santa Terra

Vi parlerò di questo progetto di Giovanna Marsano che a breve sarà oggetto di una mostra. Intanto potete vedere alcune foto di Santa Terra.


giovedì 24 maggio 2018

Anniversari

Pochi giorni fa è stato il bicentenario della nascita di Marx. Avrei voluto scrivere un post per l'occasione, altri impegni me lo hanno impedito. In ritardo ricordo questo tanka di un paio di anni fa per questo immenso e disperato pensatore.


Tristi profeti
anelavano lotta
consapevole.

Incoscienza di classe
ora sbanda la storia.

Nient'altro da aggiungere


Un po' di storia non guasta mai.

giovedì 10 maggio 2018

Giusto per essere chiari


Conversazioni in facebook


Quando all'ospedale non c'è posto per un ricovero, quando le attese sono interminabili sappiate che la colpa è di chi non paga le tasse, la colpa è dei tanti professionisti dell'evasione e dell'elusione fiscale: commercialisti, avvocati, dottori, notai, commercianti... e tutti quelli che prendono 1000 e fatturano 100. Non ho mai sopportato le lamentele perché si pagano troppe tasse, se siete tra quelli cancellatemi dai vostri contatti, altrimenti lo faccio io al primo post sbagliato.
Inizio modulo

x Antonio, ricordo tempo fa venne nel mio studio una persona di una di quelle religioni che passano per impeccabili . La prima osservazione fu: non sono un evasore fiscale né voglio diventarlo, facciamo le cose per bene. Chissà che impressione devo avergli fatto davanti a un esordio così. Va bene, risposi, stia tranquillo. Giugno dell'anno dopo. Dichiarazione dei redditi. Reddito dichiarato 21.000 euro circa. Irpef, Irap e contributi: 9.800 euro. Parcella dello studio: 1.800. Poi Imu tari tari inail tasse camerali, regionali comunali: 1500. Poi ci sono gli acconti: 9800 euro altri. Gli occhi erano ormai fuori dalle orbite. Ma io non ho guadagnato tanto. Lo so, ma è così. Mi avete detto che volete fare le cose per bene. Non si può fare niente? Ah beh, allora incominciamo daccapo.

Antonio Caputo Ho fatto il libero professionista per cinque anni prima di essere dipendente, ho fatturato tutto, neanche un centesimo in nero, ho pagato il dovuto, quello che è restato è restato e mi è bastato. Discorso chiuso.

x Mi dispiacerebbe perdere il contatto con una delle poche persone che è dotata di un ottimo lessico e capace di esprimere pensieri degni di attenzione.

Antonio Caputo Ti ringrazio dell'apprezzamento che ricambio perché provo lo stesso piacere a leggere i tuoi interventi ma non esiterei a rinunciare a quel piacere se scorgessi una giustificazione della elusione o della evasione. La tassazione è elevata perché si evade non viceversa, su questo non transigo.

x È normale dialettica discutere anche di questi argomenti. Rispetto le tua idee ma mi permetto di aggiungere che la ragione potrebbe essere nel mezzo. Scusami se ho risposto ancora ma l'argomento costituisce per me motivo di studio non solo professionale ma anche sociale fino a toccare aspetti etologici da una vita. Chiudo qui e buona serata

Antonio Caputo Per quanto mi riguarda l'argomento è di carattere squisitamente etico prima che economico, l'etologia centra poco, nessun animale accumula risorse con la stessa avidità dei sapiens.

x parlo dell'etologia umana ovviamente. Immergermi in questo mare per me è un invito a nozze. Comincerei dall'egoismo erroneamente ritenuto un peccato ....

Antonio Caputo Data la mia formazione parlare di etologia è un piacevole intrattenimento anche per concordare sui disguidi più o meno morali dell'egoismo, tuttavia abbasserei il livello suggerendo di porre attenzione a quelle che sono le dinamiche dei cosiddetti parassiti "intelligenti" che per continuare ad esistere non portano a morte l'ospite. Se il corpo sociale è l'ospite e l'evasore è il parassita lascio a te ogni considerazione se il parassita è da considerare intelligente o no.

x L’evasione fiscale, grave problema economico e sociale, è uno degli argomenti più discussi e chiacchierati, buono per la discussione da bar e addirittura perfetto per una manciata di righe da scrivere sui programmi elettorali che rimangono uguali da elezione a elezione. Il risultato di questa chiacchiera continua è che le cose appaiono immutabili, cause e dimensioni del fenomeno si perpetuano nel tempo e con loro le interpretazioni e gli schieramenti di opinione. Le questioni di principio servono a poco perché l’evasione fiscale è un fenomeno di massa legato soprattutto alle disfunzioni dell’amministrazione pubblica e della struttura del nostro sistema produttivo, nonché alla cultura e alla storia del nostro paese. Eppure le strategie antievasione in Italia ci sono tutte, studi di settore, redditometro, spesometro, risparmiometro, indagini bancarie e finanziarie, sparito il segreto bancario i canali di raccolta dell’evasione sono a disposizione dell’amministrazione finanziaria a portata di un click, verifica fiscale e controlli, strumenti deflattivi del contenzioso. Gli strumenti più efficaci, redditometro e indagini bancarie e finanziarie, non sono utilizzati per volontà politica. Perché? Pensate che se tutti pagassero le tasse i problemi economici e sociali si risolverebbero di colpo? Neanche per sogno. Sarebbe come mettere acqua in uno colapasta e pretendere di riempirlo. Allora? Chiudiamo tutti i buchi, ridimensioniamo il livello di tassazione fiscale e previdenziale e poi puntiamo la pistola alla tempia dell’evasore. Tre interventi in ordine di realizzazione. Ma essendo impossibile il primo, sono irrealizzabili i successivi. Ergo, l’evasione fiscale è destinata a rimanere ancora per molto tempo il vero inferno italiano, ma non per tutti. Tragedia e commedia. Un campionario surreale di giochi di prestigio conosciuti e nello stesso tempo ignorati da chi dovrebbe agire per cancellarli. Risultato: conviviamo con la tassazione più alta e arrogante del mondo dove un contribuente onesto può solo espatriare e dove lo Stato è incapace di rendere servizi adeguati al prelievo imposto perché vittima di una macchina burocratica e dispersiva. E’ quest’ultimo il vero problema, non l’evasione che si dissolverebbe subito se si trovasse la soluzione al primo.

Antonio Caputo Di solito, quando le posizioni sono distanti, si dice questa discussione non ci porterà lontano. Io penso il contrario. Temo che in un bar mi troverei in desolante minoranza ma tutto sommato va bene così, quando percorro una strada, quando vedo un ospedale o una scuola pubblici, un tribunale, quando vedo tutto quello che è pubblico sono fiero di aver contribuito a realizzarlo. Ne vedo i malfunzionamenti e gli sprechi e rivendico il diritto di vederli risolti senza pensare che si tratti di un meschino alibi per non pagare le tasse. Sì, questa discussione ci ha portati lontano.

Il mio contatto facebook con x finisce qui, ogni suo intervento mi risulterebbe sgradito e non userei giri di parole per farlo presente.


Se anche il Movimento 5 Stelle difende gli evasori fiscali. Questo è un tema che non si tocca in un paese dall'evasione record in Europa. L'evasore-parassita viene compreso, capito, giustificato. L'evasore-vampiro è un poveretto che lavora per lo stato, per la cosa pubblica, per le strade pubbliche, per le scuole, gli ospedali, la giustizia, il controllo ambientale, la tutela del patrimonio artistico, la ricerca. Insomma, dove si è mai visto che uno lavora per queste cose? Ripeto quanto detto giorni fa, se tra i miei contatti c'è qualcuno che "comprende" l'evasione, che pensa che è un argomento delicato per non pagare le tasse, mi cancelli dai contatti. Non mi piacciono i parassiti e non faccio niente per essere simpatico ai parassiti.

mercoledì 11 aprile 2018

La rosa dell'alba

La rosa dell'alba
non sboccia la mattina,
servono molte ore di luce
per sentire il suo profumo.
Chi le diede il nome
conosceva l'attesa
dei petali chiusi nella notte.
Scrigni di silenzio le spine.
Sguardi la schiudono
nei pomeriggi di aprile.

giovedì 29 marzo 2018

Endecazzeggio: lezioni di filosofia morale



Conosci il primo imperativo:
scegliere con cura il diversivo,
fondamentale prendere distanza,
affondare bene, con eleganza.

martedì 27 marzo 2018

Il bacio negato

Alessandro Dal Lago scrive nel suo profilo facebook a proposito della fulminea cancellazione del murale di tvboy:

«Vae victis!La cancellazione fulminea, a opera del comune di Roma, dell’ormai celebre murale con il bacio tra Salvini e Di Maio descrive perfettamente quello che ci attende con la prevedibile presa del potere da parte del M5S, della Lega o di entrambi in combutta. In poche parole, un’ondata di perbenismo, con la faccia proterva di Salvini e/o quella da studentello fuoricorso di Di Maio. Le motivazioni del collettivo responsabile del murale (“Volevamo lanciare un messaggio di pace”) sono abbastanza ridicole, ma non contano. Di fatto, il murale sbeffeggiava sia il machismo sudaticcio di Salvini sia il conformismo impiegatizio di Di Maio e quindi andava rimosso. I nuovi padroni del paese sono questi. Abili e spregiudicati politicanti quando si tratta di procurarsi delle poltrone, ma in nome della legalità, del popolo, insomma dei “padri di famiglia”, dei cittadini qualunque e qualunquisti che, come diceva Hannah Arendt, sono i veri criminali potenziali del nostro tempo.
I vincoli finanziari, nazionali e internazionali, non consentiranno né la flat tax, né il reddito minimo garantito, che i grillini, scarsamente scolarizzati, si ostinano a chiamare reddito di cittadinanza, illudendo i disperati e gli sprovveduti. Tuttavia, non potendo mantenere le loro promesse, grillini e leghisti vareranno provvedimenti fumo-negli-occhi, come l’abolizione delle pensioni dei politici (una misura che ha un effetto irrisorio sui conti pubblici) e l’abolizione della presunzione di innocenza per chiunque abbia un incarico pubblico (due secoli e mezzo dopo Beccaria!). E soprattutto saranno implacabili contro migranti, carcerati, scippatori, imbrattatori di muri, graffitari e così via.
Come sempre, saranno i deboli a pagare il conto delle ambizioni dei dei populisti al potere.»


Fermo restando che condivido l'analisi di Dal Lago in ogni suo dettaglio vorrei fare una riflessione sulla street art in relazione alla cancellazione dell'ormai celebre murale del bacio Salvini-Di Maio di tvboy. Mi chiedo se la cancellazione del murale non abbia investito l'opera di tvboy dell'efficacia che altrimenti non avrebbe avuto. Acquisire quel murale nella comunicazione quotidiana lo avrebbe appiattito e già fatto dimenticare, oggi siamo qui a parlarne e probabilmente ne parleremo ancora. La solerte cancellazione del murale ad opera di una amministrazione che conosce ben altri ritmi di efficienza fa intravedere una normalizzazione filistea sul lungo termine ma sul breve-medio termine fa vedere chiaramente l'efficacia del messaggio artistico. Dopotutto la street art nasce come atto creativo di denuncia e dissenso, consapevole della sua effimerità. Come ogni atto artistico l'opera di tvboy gioca inconsapevolmente con i fattori sociali che la producono beffandosi di quanti vorrebbero votarla all'oblio. Assume inoltre un gusto di fatale paradossalità che l'opera di tvboy si diffonda per mezzo di quella rete che alcuni ritengono salvifica e democratica, come se la rete rivendicasse nei fatti quell'autonomia e libertà che i suoi esaltati sostenitori le attribuiscono solo a parole. Il murale di tvboy si è guadagnato l'immortalità grazie alla sua rimozione. Non è la prima volta nella storia che una cosa si afferma attraverso la sua negazione, Hegel ci ha fatto la sua immortale fortuna su questo concetto. Della negazione del bacio di tvboy saremo sempre grati alla giunta Raggi che non avremmo ricordato per altre ragioni.

giovedì 22 marzo 2018

Luca, rivisto e corretto

Benoît Ducos, colpevole di aver aiutato
una donna incinta e la sua famiglia
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e pensò di aiutarlo. Il Samaritano era uomo ligio alla legge e la legge imponeva di aiutare solo chi era in possesso di regolari documenti. Il Samaritano si avvicinò all'uomo ferito, rovistò nella borsa di questi in cerca dei documenti di identità e cittadinanza e non trovandoli decise di rispettare quanto la legge gli imponeva. L'uomo malmenato dai briganti morì dopo poche ore. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Non saprei». Gesù gli disse: «Neanche io».

sabato 17 marzo 2018

Respiro buio e silenzio...

GUERRA IN SIRIA, IL BAMBINO NELLA VALIGIA DEL PADRE: 
L’IMMAGINE SIMBOLO DELL’ESODO DI GHOUTA...

Respiro buio e silenzio di notti insonni
quando cadono tra i piedi bombe d'altri continenti,
mi ripeto il criminale discorso sugli alberi
e pesco parole nei bidoni della spazzatura
con uncini di ferro arrugginito.

Il rumore dei miei passi riempie l'universo,
impasto rappreso di polvere e attesa
che i bambini ritornino a giocare
tra pozze di sangue e muri crollati
nel cortile del Dio assente.

Un albero fiorito è uno scempio,
pregare un insulto per assolversi,
i fiori sono beni di lusso comprati al mercato
per pochi fortunati e infamia da vendere
nella baldoria della pubblicità,
anima del deserto dei forzati viventi.

E' uno strazio necessario fiorire
e rami inconsapevoli sopportano la vergogna,
lo fanno di nascosto per non essere banditi,
come i poveri che frugano nei rifiuti,
come me che pesco parole a stomaco pieno
di vino buono per scendere agli inferi.

Come potremo chiedere perdono
di inutili e arroganti primavere?
Come possiamo continuare a permettere
che gli alberi versino le nostre lacrime?

mercoledì 14 marzo 2018

Difficili eredità

Ha insegnato molto Stephen Hawking a tutti noi, molto continuerà a insegnare. Non sto pensando alle sue rilevanti ricerche in cosmologia. Quella è la parte più facile, se così si può dire, di quanto ha lasciato. Parlo della sua volontà di vivere, di guardarsi intorno, di viaggiare lontano, nel tempo e nello spazio. Hawking ha rappresentato, rappresenta, un monito per questa nostra epoca votata alla fisicità, al giovanilismo, alla salute intesa come valore morale. Tratti che dovrebbero essere meglio esplicitati tra quelli che caratterizzano l’ur-fascismo.
Hawking continuerà ad essere uno sberleffo alla nostra menomata normalità.

domenica 11 marzo 2018

Note sparse e fuori tempo

Sono grato alla mia inquietudine adolescenziale perché alimenta ancora oggi la mia curiosità, la mia costante attenzione alle domande più che alle risposte. Non che queste ultime non mi interessino, anzi, ma diciamo che alle domande riconosco uno statuto morale superiore perché nascono sempre dai bisogni. Il problema nasce quando con la soddisfazione dei bisogni, attraverso le risposte, ci allontaniamo dallo stato di bisogno. La rimozione dello stato di bisogno fa di noi delle brutte persone perché perdiamo ogni empatia con chi ancora ha bisogno, e in qualche modo rinneghiamo noi stessi. Questo è accaduto alla classe media, ci siamo allontanati dallo stato di bisogno, lo abbiamo dimenticato in fretta, avevamo fretta di dimenticare padri, madri, nonni, gli stessi padri, madri e nonni hanno rimosso il loro passato ma loro ne avevano diritto, noi no, noi siamo della generazione che non ha alcun diritto di rimuovere un bel niente del passato, anzi abbiamo il sacrosanto dovere di averlo ben presente. Non ho una gran considerazione della classe media, vedo troppi parvenu, troppi satrapi che avrebbero conquistato finalmente un ruolo di supremazia e che ambiscono solo a esercitarlo, magari ammantandosi di apparente benevolenza.

Nel mio Salento abbiamo una figura proverbiale che ha la forza del precetto morale ed è quella del maiale sazio, u porcu bbinchiatu. Il maiale sazio è il protagonista del proverbio u porcu bbinchiatu ota a pila sutta susu. Il maiale sazio rivolta il truogolo. Il maiale, una volta satollo, non riconosce più il valore del cibo e lo schiaccia, travolge la pila che lo contiene. E' accaduto questo alla classe media, prima motore di emancipazione, come ogni ceto borghese, successivamente si è allontanata dal proprio stato di bisogno, lo ha rimosso, e, oltre a perdere contatto con le proprie origini, ha perso contatto con chi continua ad avere bisogno. Il ceto borghese, una volta diventato classe media costituisce un freno alle richieste di emancipazione sociale. Da volano di sviluppo la borghesia si è convertita in un cuscinetto per disinnescare i conflitti tra classe alta e classe bassa. La classe media è modello concettuale e categoria morale. Il rinnovo della tessera di appartenenza al club della classe media è assicurato dal moderatismo che garantisce la posizione acquisita e l'arresto di ogni via di fuga dal valore medio, termine di normalità.

Il cuscinetto assicurato dalla classe media non è garanzia duratura di assenza di conflitti sociali. C'è un livello di disuguaglianza oltre il quale gli equilibri sociali non reggono più. Il collante sociale è sempre una qualche forma di equità. Le disuguaglianze sociali sono di diversa natura. La disuguaglianza economica è solo quella più facilmente misurabile e su questo fronte c'è un crescente divario tra ricchi e poveri, sia in termini di redditi che in termini di ricchezza. Il livello di disuguaglianza è cresciuto negli anni della crisi economica e questo è un fattore di ulteriore aumento del senso di ingiustizia. Cominciamo ad assistere allo scricchiolamento del sistema? Forse ma con connotati meno che rassicuranti. La classe emergente non sfugge al paradigma del consumo, il movente non è l'emancipazione politica e sociale bensì la smania di partecipare al banchetto del consumo. E' stato così anche in passato? Ci sono motivi per dubitarne. C'è un modo per verificarlo: valutare il peso delle richieste di natura economica nelle rivendicazioni sociali. Le politiche redistributive e le richieste economiche avevano un ruolo significativo ma erano parallele alle rivendicazioni di partecipazione, democrazia, riconoscimento sociale. La redistribuzione era politica multidimensionale, aveva connotati economici ma anche urbanistici e estetici. Le politiche redistributive non si traducevano esclusivamente in termini reddituali ma principalmente in termini di servizi.

Oggi la rivendicazione di maggior peso sociale per ridurre le diseguaglianze è il reddito di cittadinanza. Questa misura si muove nel contesto delle politiche di stampo neoliberista che obbediscono al criterio di dare all'individuo quanto si ritiene indispensabile perché poi possa provvedere ai suoi bisogni. Nessuna sorpresa che questa misura trovi consenso e diffusione nell'Europa egemonizzata dalla monocultura liberista. In un contesto di smantellamento dello stato sociale, di privatizzazione dei servizi, il reddito di cittadinanza è una versione più generosa dei bonus per la spesa. E' una forma di redistribuzione della ricchezza priva della funzione pedagogica delle politiche redistributive che puntano all'inclusione universale ai "servizi di cittadinanza".

Nell'epoca della post storia condizione di esistenza è la perpetuazione della funzionalità tecnica utile ad assicurare continui innalzamenti degli obiettivi di produzione e consumo. Fini e mezzi perdono i confini, il fine diventa mezzo e viceversa, purché si mantenga il moto perpetuo nella maniera più efficiente possibile. Nel corso di queste trasformazioni la classe media svanisce, si disperde, smette di essere una categoria politica e sociale. Nemesi della storia, nella post storia anche la classe media ha esaurito la sua spinta propulsiva per il progresso. La vecchia classe media non esiste più, lo stesso concetto di classe media non esiste più. Sarà sostituito da un nuovo concetto di classe media, utile a descrivere la nuova classe media che sostituisce la vecchia.

martedì 20 febbraio 2018

Salentitudine

Salentitudine
M'incantano i passaggi, le porte di legno, marcio di sole e pioggia, le chiese lebbrose, i muri scorticati dal vento e incrostati di storie. Viavai di eterni viandanti, ante sgangherate attraversate da uomini, donne, animali, spiriti con il tempo fuori dai cardini. M'incanta la luce che urla e trafigge, coltre quieta al tramonto che tinge d’attesa i paesi di poche anime, le piazze stanche d'essere eterne, i muri bianchi di calce, pallidi fantasmi e tempo che crolla lento, l'accartocciarsi frettoloso delle foglie che fuggono i morsi del sole che brucia sassi e pelle. M'incantano i volti di pietra e le mani di contadini e pescatori, corteccia d'ulivo solcata di rughe e sentieri di mappe lacere di viaggi da raccontare. Il vento m'incanta che pettina gli alberi, le case dirute di desolate campagne, i muri a secco di pietre tenute insieme da tele di ragni, le piante timide e generose di segreti solo per reverendi custodi, la pioggia avara che lava sete antica e fango inghiottito da vore campestri, fiumi sotterranei e pozzi artesiani, sorgenti profonde che corrono nel mare madre ansimante che rimbrotta figli disattenti e terra rosso sangue, dorso di drago e scaglie d'arenaria e sterpi, canali secchi di giunchi e serpi. Volto d'ulivo ha la mia gente, pelle di cippo di vite, latte urticante di fico il sangue, fico d'india il cuore, irto di spine e di inattesa dolcezza. M'incanta la mia terra quando mi visita la sua memoria di odori di sugo della domenica, di canti non ancora spenti dai campi di tabacco, di donne velate e vecchi che masticano tempo.

giovedì 8 febbraio 2018

L'ignavia che evita disordini

«Mi creda, maestà, basterebbero quattro cannonate a farli scappare come lepri» Luigi Facta, 1922 Primo Ministro (dimissionario) del Regno, la mattina del 28 ottobre, quando venne ricevuto dal re. Il re rifiutò di controfirmare lo stato d’assedio, approvato dal consiglio dei ministri all’alba del 28 ottobre, seguirono le dimissioni di Facta, la marcia su Roma e l'inizio della dittatura fascista. Il re voleva evitare disordini, voleva evitare una guerra civile, consegnò l'Italia al fascismo e la destinò a quella guerra civile che voleva evitare. Le guerre civili non si evitano, si rinviano. O si stronca sul nascere il rischio di una guerra civile o la guerra civile si rimanda. L'ignavia del re di allora dice qualcosa sull'ignavia di oggi? Anche oggi si vogliono evitare disordini e per evitarli il detentore della forza, lo Stato, deroga al suo compito. Evita di schierarsi mantenendo una vergognosa equidistanza, se non a parole nei fatti. Si chiede che vengano sospese manifestazioni antirazziste e antifasciste anziché promuoverle, come se tra i principi fondativi di questo stato non ci fossero antirazzismo e antifascismo. La storia ci dice cosa è successo nel passato ma a saperla leggere ci dice anche cosa può succedere nel futuro.

lunedì 5 febbraio 2018

Il vecchio sarto

Steve McCurry, Tailor in Monsoon, Porbandar, India (1983).
Il tempo è un sarto meticoloso che ci prende le misure ogni giorno per cucirci addosso un abito che ci stia a pennello.
È un abito fatto di scampoli di memorie, rattoppi di storie, alcune felici, altre tristi, tutte ugualmente importanti. Senza quell'abito saremmo nudi, esposti alle intemperie.
Ognuno ha il suo abito, non si possono indossare abiti altrui.
Eppure a volte accade il miracolo di potersi scambiare i vestiti con qualcuno.
È un miracolo tremendo perché scambiarsi i vestiti può essere fatale se non è fatto con cautela e poi ci vuole attenzione a capire quali vestiti scambiarsi, perché non è possibile scambiarseli tutti. Per molti abiti è possibile solo dirsi a vicenda come ci stanno addosso e anche questo non è da poco.
Scambiarsi i vestiti è arte che si impara tra errori e speranze, quando il tragico miracolo accade si scambiano i vestiti della festa e quelli che si vorrebbe lasciare nell'armadio. I vestiti della buona e della cattiva sorte, fino a quando il vecchio sarto continuerà a prendere le misure.

giovedì 1 febbraio 2018

Della temperanza

Dettaglio dalla Temperanza di Piero del Pollaiolo, 1470
Metti anche ti tornasse essenziale oltraggiare somari, affronta la violenta intenzione, non inciampare, è utile non cadere ostaggio, giova lasciare inespresso ogni nascente epiteto.
Metti per esempio un soggetto che per sventura o altro accidente di natura rappresenti una quotidiana offesa all’intelligenza dei topi, mica puoi dargli impunemente del coglione! No, non puoi e non puoi neanche dare del coglione a chi lo segue, rischieresti di passare dalla parte del torto e di essere tacciato di propensione all’offesa e di scarsa attitudine all’argomentazione. Allora è meglio tacere, il silenzio farà di te una persona moderata e dedita alla virtù della temperanza.

martedì 30 gennaio 2018

Grazie Presidente Mattarella

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla celebrazione del “Giorno della Memoria” - Palazzo del Quirinale 25/01/2018



Rivolgo un saluto ai presidenti del Senato, della Camera dei Deputati e della Corte costituzionale, ai membri del governo, a tutti i presenti, a coloro che ci ascoltano attraverso la tv.

lunedì 22 gennaio 2018

Sincerità, disciplina e idioti alla moda

Q 14 §61. Critica letteraria. Sincerità (o spontaneità) e disciplina. La sincerità (o spontaneità) è sempre un pregio e un valore? È un pregio e un valore se disciplinata. Sincerità (e spontaneità) significa massimo di individualismo, ma anche nel senso di idiosincrasia (originalità in questo caso è uguale a idiotismo). L’individuo è originale storicamente quando dà il massimo di risalto e di vita alla «socialità», senza cui egli sarebbe un «idiota» (nel senso etimologico, che però non si allontana dal senso volgare e comune). C’è dell’originalità, della personalità, della sincerità un significato romantico, e questo significato è giustificato storicamente in quanto nacque in opposizione con un certo conformismo essenzialmente «gesuitico»: cioè un conformismo artificioso, fittizio, creato superficialmente per gli interessi di un piccolo gruppo o cricca, non di una avanguardia. C’è conformismo «razionale» cioè rispondente alla necessità, al minimo sforzo per ottenere un risultato utile e la disciplina di tale conformismo è da esaltare e promuovere, è da fare diventare «spontaneità» o «sincerità». Conformismo significa poi niente altro che «socialità», ma piace impiegare la parola «conformismo» appunto per urtare gli imbecilli. Ciò non toglie la possibilità di formarsi una personalità e di essere originali, ma rende più difficile la cosa. È troppo facile essere originali facendo il contrario di ciò che fanno tutti; è una cosa meccanica. È troppo facile parlare diversamente dagli altri, essere neolalici, il difficile è distinguersi dagli altri senza perciò fare delle acrobazie. Avviene proprio oggi che si cerca una originalità e personalità a poco prezzo. Le carceri e i manicomi sono pieni di uomini originali e di forte personalità. Battere l’accento sulla disciplina, sulla socialità, e tuttavia pretendere sincerità, spontaneità, originalità, personalità: ecco ciò che è veramente difficile e arduo. Né si può dire che il conformismo è troppo facile e riduce il mondo a un convento. Intanto: qual è il «vero conformismo», cioè qual è la condotta «razionale» più utile, più libera in quanto ubbidisce alla «necessità»? Cioè quale è la «necessità»? Ognuno è portato a far di sé l’archetipo della «moda», della «socialità» e a porsi come «esemplare». Pertanto la socialità, il conformismo, è il risultato di una lotta culturale (e non solo culturale), è un dato «oggettivo» o universale, così come non può non essere oggettiva e universale la «necessità» su cui si innalza l’edificio della libertà. Libertà e arbitrio, ecc.

Nella letteratura (arte) contro la sincerità e spontaneità si trova il meccanismo o calcolo, che può essere un falso conformismo, una falsa socialità, cioè l’adagiarsi nelle idee fatte e abitudinarie. Ricordare l’esempio classico di Nino Berrini che «scheda» il passato e cerca l’originalità nel fare ciò che non appare nelle schede. Principii del Berrini per il teatro: 1) lunghezza del lavoro: fissare la media della lunghezza, stabilendola su quei lavori che hanno avuto successo; 2) studio dei finali. Quali finali hanno avuto successo e strappato l’applauso? 3) studio delle combinazioni: per esempio nel dramma sessuale borghese, marito, moglie, amante, vedere quali combinazioni sono più sfruttate, e per esclusione «inventare» nuove combinazioni, meccanicamente trovate. Così il Berrini aveva trovato che un dramma non deve avere più di 50.000 parole, cioè non deve durare più di un tanto tempo. Ogni atto o ogni scena principale deve culminare in un modo dato e questo modo è studiato sperimentalmente, secondo una media di quei sentimenti e di quegli stimoli che tradizionalmente hanno avuto successo, ecc. Con questi criteri è certo che non si possono avere catastrofi commerciali. Ma è questo «conformismo», o «socialità», nel senso detto? Certo no. È un adagiarsi nel già esistente.

La disciplina è anche uno studio del passato, in quanto il passato è elemento del presente e del futuro, ma non elemento «ozioso», ma necessario, in quanto è linguaggio, cioè elemento di «uniformità» necessaria, non di uniformità «oziosa», impigrita. (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, 1948.)

***

Dopo aver volato alto con Gramsci, tornate nel fango con Fontana.

giovedì 18 gennaio 2018

L'Angelo della Morte

In principio era il vuoto e il vuoto andava riempito ma il vuoto sfuggiva continuamente al pieno e diveniva sempre più grande. Ancora oggi il vuoto immenso sfugge al pieno e il pieno non basta mai a colmare il vuoto.

Dobbiamo mettere questo nuovo prodotto sul mercato. Se ne occuperanno i promotori, ne abbiamo tanti. Bisognerà promuoverlo bene, nelle farmacie ci sono molti prodotti concorrenti. Niente paura, metteremo in piedi una campagna di merchandising che darà i suoi frutti: vacanze per i promotori, congressi per i medici. Vedrai che funzionerà. Dottore la ditta per la quale mi onoro di fare il promotore ha elaborato un nuovo ritrovato per l’acidità di stomaco. Niente controindicazioni, rare intolleranze. Si tratta di una nuova formula che viene direttamente dai nostri laboratori di ricerca. Rispetto ai ritrovati concorrenti noi offriamo una maggiore sicurezza del preparato e poi siccome siamo in fase di lancio del prodotto la società prevede di organizzare alcuni congressi a Capri o in località simili dove verranno presentati i risultati clinici del prodotto, lei dottore potrebbe essere tra gli invitati al congresso. Ovviamente dipenderà dalla diffusione del formulato. Lascia perdere quello che prendevi prima, quando senti bruciore allo stomaco prendi questo nuovo prodotto. Vedrai che lo troverai buono. Non c’è neanche bisogno della mia ricetta, basta andare in farmacia e chiederlo. Dì pure al farmacista che te l'ho detto io di prenderlo. Il mio dottore è davvero bravo, mi segna quello che chiedo, non come quello di prima che non mi dava niente. Mi chiedeva cosa mangio, cosa bevo e quanto mangio e quanto bevo. Per questo l’ho cambiato. Adesso sono uscite queste bustine per l’acidità, una mano santa. Appena le prendo mi passa il bruciore. Cosa? Tu prendi una punta di bicarbonato? Non mi piace il sapore. Queste bustine invece sono buone, hanno un sapore di menta. Pure il farmacista dice che sono buone e puoi anche scaricare il costo, con il bicarbonato non scarichi niente. L’ho detto anche alle vicine quant’è buono, mi hanno detto che lo proveranno. Dottore, eccomi di nuovo da lei. Si ricorda di quell’antiacido che le proponevo tempo fa? La società ha diffuso i risultati delle vendite e sono davvero straordinari. Siamo lieti di invitare lei e molti suoi colleghi a Ischia questa estate per il congresso dedicato agli studi sul riflusso gastrico. A breve riceverà l’invito. Direttore i risultati delle vendite del prodotto che abbiamo messo sul mercato sono sempre più allettanti, ben oltre le nostre attese. I volumi di vendita già positivi di due mesi fa che abbiamo trasmesso ai promotori sono stati superati. Abbiamo scalzato la concorrenza senza nessuno sforzo. Lo so, adesso facciamo questo congresso sul riflusso e poi pensiamo al prossimo formulato. Sappiamo bene che queste fiammate durano per poco tempo.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...