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domenica 22 marzo 2020

Appunti ai tempi del covid-19

PS - (In questi tempi di ragione alla rovescia il post scriptum lo metto in cima!) Di tutta questa faccenda resterà anche l'urgenza di fare un corso intensivo di comunicazione scientifica a tutti i giornalisti. È indecente che si contino sulle dita quelli che sanno leggere e commentare una curva, che sappiano interpretare, non dico una esponenziale, ma almeno una percentuale per la miseria. Una percentuale! Le divisioni sono importanti, non fermatevi alle sottrazioni. Quando hai a che fare con una epidemia i contagi crescono. È ovvio che sia così, quello che è importante è quanto velocemente crescono. La differenza la può ignorare il pubblico ma è inaccettabile che la ignori chi fa informazione. Se il pubblico la ignora è perché la ignora chi fa informazione. Fino a quando continueremo a dare la colpa a Croce dell'ignoranza scientifica di questo Paese? Che poi compensassero l'ignoranza scientifica con la cultura umanistica. No, neanche quella.

Ci svegliammo un mattino come in un film americano degli anni '80 dove si narrava di spaventose apocalissi ed invisibili nemici, non facemmo in tempo a renderci conto che era toccato a noi vivere in quel film, era toccato viverlo proprio a noi che eravamo così lontani dal mondo e dai suoi disordini. Sì, ci avevano parlato di altre catastrofi, ci avevano detto dell'ebola, delle fatali influenze, di interminabili guerre e del morbillo che semina morte ma tutto questo accadeva in altri mondi, lontani da noi, lontani dalle nostre domeniche, dai nostri riti e dalle nostre piazze affollate. Poi toccò a noi quel film, toccò a noi l'amaro calice per "riscoprire vecchi valori", toccò a noi gridare all'untore che non era più lontano dalle nostre case ma passeggiava a poca distanza dalla porta di casa, toccava i muri e si soffiava il naso. Toccò a noi riscoprirci umani, fatti di carne e sangue, di merda e anima, i meschini santi di sempre che nessuna catastrofe aveva cambiato per sempre, nessuna epidemia delle tante che avevano lasciato cicatrici su questo granello di sabbia e sui pochi cuori solcati dal feroce aratro della storia, toccò a noi cambiare quel tanto che bastava per sentirci migliorati dalle avversità e per tornare alle nostre faccende quotidiane e alle nostre priorità. Dimenticammo tutto salvo nei giorni della memoria che istituimmo per darci un contegno e aggiungere un'altra tacca al calendario, come si dice facesse il leggendario barone rosso sul suo triplano per ogni nemico abbattuto. (dopo la lettura di un bell'articolo di Paolo Giordano, Quello che non voglio scordare, dopo il Coronavirus, sul Corriere della Sera, 20 marzo)

Se l'epidemia si diffonde non è perché le fabrighette del nord sono aperte, no. È perché qualche ramingo solitario ancora esce di casa. Se le metro sono piene non è perché c'è ancora molta gente che deve andare al lavoro, no. È perché la primavera fa uscire i milanesi nei giorni lavorativi nelle prime ore del mattino. Se un giornale come La Repubblica diffonde un video criminale inquadrando da lontano solitari cittadini che corrono o camminano non è perché l'epidemia si sta diffondendo, no. È perché la ragione è un optional, lo è sempre stato e nei tempi di crisi sono ancora meno quelli che vi ricorrono.

"Questo vi chiederemo ogni giorno quando potremo finalmente uscire e venire in tanti sotto le vostre case.
di Marco Bersani
Perché adesso si possono stanziare migliaia di miliardi e per venti anni avete sempre risposto ad ogni rivendicazione sociale che i soldi non c’erano?
Perché adesso si possono investire miliardi a sostegno di famiglie e imprese e per venti anni ci avete detto che gli aiuti di Stato erano vietati e si potevano finanziare solo le banche?
Perché adesso il patto di stabilità può saltare e per venti anni ci avete detto che era l’unica legge divina e sovrana a cui sacrificare tutto?
Perché adesso si possono requisire le cliniche sanitarie ai privati e per venti anni le avete finanziate smantellando quelle pubbliche?
Perché adesso si possono obbligare le imprese a convertire la produzione e per venti anni ci avete detto che l’unico regolatore sociale era il mercato?
Perché adesso ci chiedete di essere tutti uniti e per venti anni ci avete detto che dovevamo competere perché solo uno su mille ce la fa?
Perché adesso ci dite che siamo un’unica umanità e per venti anni ci avete detto che dovevamo mandare via chi arrivava dal mare?
Questo vi chiederemo ogni giorno quando potremo finalmente uscire e venire in tanti sotto le vostre case. Non riuscirete a fermarci. Perché dopo essere stati costretti a stare soli e distanti ora sappiamo quanto sarà bello essere tanti e vicini."

Anche Bertolaso ha fatto cose buone. Correva l'anno 1936 quando aprì lo Spallanzani!


Non so se mi preoccupa di più questo soggetto di cui nel sito dello Spallanzani non si fa menzione o una testata on line che pure si è data una qualche credibilità che conferma quanto scritto nel tweet. La qualità dell'informazioni in certi tempi di crisi viene meno. Fortuna che in tempi normali è alta!

I campioni delle istituzioni si rincorrono, sciacalli di ogni risma e arrivisti rampanti si danno il cambio sulle testate internazionali per screditare l'Italia, che siano all'opposizione o al governo poco importa, quando si è nati per avere il piede in due scarpe si possono indossare quelle del governo e quelle dell'opposizione, per non contare niente in entrambe."

«Io a questo fatto che oggi qualcuno cerchi di descrivere i cinesi come i salvatori che ci regalano le mascherine, diciamo, non ci casco. Diciamo pure che ci hanno portato il virus». Giorgia Meloni a “Non è l’Arena”, su La7. Per fortuna a Meloni, nota epidemiologa de noantri non sfugge nulla.

Trump tratta per avere il vaccino in esclusiva! C'è bisogno di aggiungere altro?

I buoni amministratori della Lombardia sbagliano l'ordine delle mascherine. Altrimenti come farebbe Fontana a rilasciare insieme a Zaia puntuali lagnanze che il governo non sta facendo abbastanza? Per i contagi la Lombardia è un caso particolare ma la seconda regione più colpita non è il Veneto, è l'Emilia Romagna. La differenza tra Bonaccini è Zaia è impietosa.

Non solo non fa un cazzo da mane a sera, fa pure perdere tempo a chi lavora telefonando di continuo. Ma quanto ci piace parlare?


E' partita in grande stile la retorica del solo cuor, del paese unito, degli eroi e del siam pronti alla morte (altrui). I balconi sono sempre stati un luogo speciale per gli italiani.

Un pensiero accorato a Paolo Fox quale rappresentante di chi a inizio anno pronosticava sulle reti del servizio pubblico uno zodiaco fortunato per il 2020.

Si comincia a confondere una sollecitazione contingente della società con una mutazione antropologica. Ok, questa situazione ci sta facendo "riscoprire" cose che avevamo scordato: il tempo, la socialità e il suo speculare, la solitudine, lo stare in famiglia, il prendersi cura. Ok, questa situazione ci ha cambiato, forse ci ha "raddrizzati". Ma tranquilli, appena finita ritorneremo il legno storto di sempre. Aggiungo che se per riscoprire queste cose serviva una pandemia allora va bene l'estinzione.

De Luca, noto sceriffo campano, ha approvato un'ordinanza per vietare di uscire da casa. Quest'uomo ignora i fondamentali del nostro ordinamento. Non c'è niente di meglio di una emergenza per fare passare le regole per ostacoli. Quest'uomo sta facendo una criminale pedagogia, non contro l'epidemia ma contro i diritti fondamentali e le procedure per sospenderli. Se è intelligente, come sostengono molti campani, lo è come il virus. De Luca si attenga alle prerogative che gli assegna il diritto. Se un pinco pallo qualsiasi impugna quell'ordinanza il giudice l'annulla e allora cosa fa l'eroe? Griderà contro la magistratura come troppi suoi predecessori?

Se c'è una cosa positiva del covid-19 è aver fatto capire a molti che Salvini e Meloni non sanno che senso dare alla propria vita. Lagarde ha fatto di nuovo credere che ne abbiano uno!

È importante, limitare gli spostamenti è una misura necessaria, ne va della salute di tutti ma non è vietato uscire di casa per fare due passi. È un obbligo, questo sì, tenersi a distanza di almeno un metro, evitare assembramenti, lavarsi spesso le mani, ecc. Non passiamo dalla criminale superficialità dei giorni scorsi al coprifuoco forzato. Siamo dotati di buon senso, usiamolo. Gli inviti a stare a casa sono sacrosanti ma ricordo che sono indirizzati a limitare i contatti, non a creare uno stato di prigionia. Ho timore sia di chi prende alla leggera queste prescrizioni, sia di chi coglie l'occasione per esercitare un potere che sfocia nell'illecito.

"Anche chi va a piedi deve portare l'autocertificazione." Borrelli, capo della Protezione civile. Le emergenze sono sempre l'occasione per sospendere la ragione!

Ormai non si fa che ripetere "state a casa". Si è persa la ratio, resta l'obbligo. Perché? Perché lo dico io!

Il virus è un complotto dell'INPS per ridurre la spesa previdenziale delle pensioni oppure è una variante del disegno Kalergi degli africani per fare spazio ai migrant, oppure è un virus programmato dagli antichi egizi per eliminare le ingerenze italiane sul caso Regeni e Zaky.... crea anche tu il tuo complotto, non scegliere tra i complotti altrui.

Salvini, 27 febbraio, "aprire tutto, andare in giro, aprire fabbriche, musei…" Abbiamo rischiato che si occupasse lui dell'emergenza.

Il mondo sarebbe un posto migliore se ci fosse un virus che uccidesse solo questi scarti "Rischiano gli anziani, noi siamo giovani, abbiamo le difese immunitarie alte - ripetono Nicole e Valentina, 25 e 26 anni, al bancone del bar del Cinque - stanno facendo terrorismo psicologico, non possiamo mica smettere di vivere"

Appena saputo della zona rossa si riversano a tarda sera nelle stazioni per tornare a sud! No, non siamo capaci di fronteggiare questo rischio, non perché siano insufficienti le misure prese ma per insufficienza di senso civico. Non basta chiedere responsabilità? Cosa dovrebbero fare le autorità, sparare sulla folla? E' la manzoniana fuga di notte.

Zingaretti è positivo. Pochi giorni prima si faceva riprendere durante un aperitivo per infondere serenità. Quando la smetteremo di usare questi cliché retorici sarà sempre troppo tardi.

Supermercati presi d'assalto alle prime avvisaglie di emergenza. Cosa abbiamo imparato da questi comportamenti irrazionali? Che le penne lisce non piacciono agli italiani.

Zaia dice che i cinesi mangiano i topi. Quando si dice la memoria dei pesci rossi!
Luca Zaia, 26 novembre 2018 - Topi messi ad essiccare a Belluno durante "l'an de la fam", l'anno della fame. Questa straordinaria immagine è esposta, insieme a moltissime altre, nella straordinaria mostra documentaria, iconografica e multimediale su Belluno durante la Prima guerra mondiale appena inaugurata a Palazzo Crepadona.
La foto è di Pietro De Cian ed appartiene alla collezione Massenz Baldini della Biblioteca civica. La mostra è visitabile fino al 20 gennaio tutti i pomeriggi dalle 15 alle 18, i mercoledì venerdì sabato e domenica anche dalle 10 alle 12.30 (chiusa il lunedì, il 24-25-31 dicembre e 1° gennaio).#VenetoDaAmare

Un sentito pensiero alla sanità privata che fin dai primi segni di sovraccarico del sistema sanitario pubblico si è precipitata a dare aiuto indispensabile, secondo il consolidato modello lombardo!

I paesi europei sottovalutano il rischio epidemia. Il principio di precauzione è un altro di quei principi a cui si richiama l'Europa e come per gli altri principi viene invocato in proporzione inversa a quanto è applicato. Se così non fosse oggi avremmo il plauso degli altri paesi europei invece del giudizio di sufficienza per l'allarme.

lunedì 16 marzo 2020

Covid-19

In questi giorni si rincorrono ipotesi su ipotesi sulla differenza della letalità (decessi su casi positivi) da Covid-19 tra noi e altri Paesi. Certamente ci sarà tempo per elaborare i dati quando la pandemia rientrerà. Lo faranno gli epidemiologi, i virologi in parallelo con esperti di altri settori della ricerca. La differenza del dato nazionale (7,3% al 15 marzo) e quello della Korea del sud (0,8%) è sorprendente. Considerando che questa patologia colpisce in maniera fatale le fasce d'età più alte la struttura per età è uno dei fattori che spiega la differenza ma ancora più determinante è il criterio con cui sono eseguiti i tamponi, da noi solo per chi manifesta sintomi, in Korea anche per gli asintomatici. Lo scarto di letalità tra noi e la Korea del sud fornisce informazioni sui casi asintomatici e positivi che potrebbero esserci al momento in Italia (circa 230.000 al 15 marzo, secondo questo calcolo), motivo in più per evitare spostamenti che facilitano la diffusione del contagio.
Una delle ipotesi emerse per la differente letalità riguarda la possibile correlazione con la concentrazione di polveri sottili nell'aria. Ipotesi da testare quando ci sarà un quadro più completo. Al momento, considerando che i criteri di esecuzione dei tamponi in Italia sono simili per le diverse regioni e che nelle regioni del sud i numeri sono fortunatamente bassi e quindi suscettibili di enormi variazioni, emerge una differenza della letalità tra le regioni che merita molta attenzione.


PS - con dati aggiornati al 16 marzo, ore 18:00

Non è tempo di cantare vittoria. I contagi non si fermeranno se si allenta la presa sui comportamenti da rispettare. Nulla dice che nei prossimi giorni non ci sarà un effetto negativo dei recenti "viaggi" nelle regioni del sud, per tacere del rischio che il contagio rientri dagli Stati europei che finora hanno preso troppo alla leggera il rischio.
La Protezione Civile comincia a dare qualche segnale positivo ma questi segnali, ancora timidi, non vanno considerati come un messaggio di emergenza finita. Non è così.
Aggiorno il precedente grafico. Ho preferito mettere il numero dei decessi invece del numero dei positivi. Faccio notare quanto dicevo prima a proposito della suscettibilità al cambiamento dei numeri bassi; in Molise si registra un decesso che ha fatto schizzare la letalità da 0% a 4,8%.


Quanto ai segnali positivi sto seguendo da giorni l'andamento ma mi ero autocensurato per non essere responsabile, neanche in minima misura e indipendentemente dalla mia volontà, di suscitare comportamenti irresponsabili come hanno fatto colpevolmente alcuni politici e cosiddetti intellettuali.
Nei grafici è riportato l'andamento della media mobile di tre giorni del rapporto tra positivi del giorno x e positivi del giorno (x-1). E' una statistica semplice, dice quanti nuovi contagi ci sono in un giorno. Se in un giorno il rapporto è uguale a 1 vuol dire che non ci sono nuovi contagi rispetto al giorno prima. L'avvicinamento a 1 è quindi una buona notizia, anche se non bisogna fare l'errore di pensare che 1,1 sia molto vicino a 1, c'è una distanza enorme! Significa che in un giorno c'è il 10% in più di contagiati rispetto al giorno prima e siccome stiamo viaggiando su numeri alti quel 10% significa più di 3000 nuovi contagiati, fino a ieri. Il numero dice che il contagio sta decelerando, non che si sta fermando.
Ho fatto tre grafici diversi, per la Lombardia, per il gruppo di regioni con più contagi (Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Marche) e per tutte le altre regioni.


Su ogni punto è riportata la media dei contagiati per tre giorni. Le curve stanno continuando a crescere, fanno paura ed è se avere paura ci fa evitare i contagi è meglio avere paura, ma la loro velocità sta diminuendo.


Un ingrandimento del grafico con le medie mobili dall'inizio di marzo rende chiara la diminuzione della velocità anche se ci sono ancora preoccupanti differenze del valore assoluto tra le diverse regioni. Sebbene i numeri assoluti al Sud siano bassi si registrano incrementi giornalieri maggiori rispetto alle aree del Nord.

giovedì 27 febbraio 2020

Sulla nuova peste

Trionfo della morte, Palazzo Sclafani, 
Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo (1446).
A proposito di quanto sta accadendo in questi giorni propongo un articolo molto interessante e ben scritto di Mattia Madonia. Al di là di trovare una primogenitura nella letteratura distopica o storica è condivisibile l’analisi di fondo della natura umana. In questi giorni sono molti i titoli che tornano alla mente, uno su tutti il Decameron di cui va per la maggiore una lettura frivola e ridanciana, dovuta più alla superficialità dei lettori che all’intento dell’autore che pareggia Dante laddove questi scrisse la commedia divina e lui scrisse la commedia umana, fatta di inganni, mezzucci, espedienti, cattiveria frammista a sapienza e amore, e l’impossibilità di distinguerle, come i tre anelli di Melchisedech. Lui, Boccaccio, la peste la vide per davvero e di quello che scrisse nell’introduzione alla prima giornata fu testimone oculare «...pervenne la mortifera pestilenza: la quale, per operazion de’ corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’inumerabile quantità de’ viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata. [...] E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.». Nella sua scarna prosa c’è già tutto quello che della natura umana hanno detto autori immensi come Manzoni, Camus, Saramago, ma non dimenticherei Huxley con il suo mondo nuovo o Golding con il suo signore delle mosche. Camus e Saramago hanno una peculiarità che non appartiene agli altri non solo perché fanno una disamina antropologica più che storica (e qui non sono d’accordo con Madonia che confina Camus a un periodo storico), lo fa anche Golding, ma perché entrambi prendono le mosse da una visione umanistica di sinistra. Una visione disillusa (il pessimismo della ragione) che pure s’aggrappa con le unghie e con i denti alle istanze sociali nel tentativo di dare una spiegazione e una soluzione (l’ottimismo della volontà) per raddrizzare il legno storto dell’umanità, come lo chiamava Kant. Noi ci siamo chiamati sapiens perché per un accidente evolutivo abbiamo ricoperto di neocorteccia gli strati più bassi del nostro cervello privilegiando un quantum evolutivamente marginale facendone la totalità e affermando addirittura che abbiamo perso gli istinti. È falso. Non c’è niente di più falso e non averne coscienza è il peccato originale di arroganza che ci fa cadere dalle nuvole vedendo episodi come quelli di questi giorni. Episodi di cui partecipa la politica (con i soliti bulli che non è neanche igienico nominare), l'informazione (altro che "un po’ colpevoli" come diceva ieri sera un autoassolutorio Severgnini. Tanto colpevoli!), la stessa scienza (con l’insostenibile protagonismo di professionisti pur esimi come Burioni). È tempo di autocritica, per tutti, ma non ci sarà. Saranno i soliti inascoltati pochi a farla, inutilmente peraltro perché se la fanno è perché l’hanno già superata, sulla loro pelle, come Camus. Gli strati più bassi del cervello, che non significa inferiori, continuano a lavorare e guai se così non fosse e quegli strati alti possono essere facilmente silenziati. Gli strati più alti sono recenti, abbiamo scoperto che vanno educati, formati, custoditi, anche frenati (per non finire nel mondo nuovo di Huxley o in quello di Orwell). Abbiamo inventato la scuola per questo. Abbiamo fondato filosofia, etica, scienza, politica. Tutte cose che chiedono continua cura, per non essere dimenticate, per non tornare allo stato selvatico in cui vince la forza bruta. Dove sono tutte queste cose? Che fine hanno fatto tutte queste cose? Solo con quegli strumenti possiamo guardare al di là del nostro naso, solo con quegli strumenti possiamo pensare al mondo dei prossimi decenni e non solo all'amuchina che troveremo tra cinque minuti.

martedì 28 gennaio 2020

Ritorni

Tornarono per trovare un paese sconosciuto, gli uomini con il cappello in mano, le donne nelle gonne larghe dalle molte pieghe, nuvole di bambini al seguito scendevano da sentieri sterrati butterati di roccia, gli zoccoli dei cavalli sprizzavano fuoco, l'alba si offriva impaziente agli alberi giovani e secolari. La fiumana colava lenta lungo le vie del pane e del vino. I santi e le madonne si affacciavano dalle cappelle di campagna per salutare i viandanti, indicavano la strada nella bruma del mattino dietro tralci nodosi della vite e foglie argentine degli ulivi. Ad ogni passo masticavano preghiere e bestemmie e le sputavano lungo il cammino per trovare la strada di casa. La gente che incontravano aveva l'aria familiare ma parlava una lingua che non potevano capire. Tornarono indietro quando si accorsero che il loro viaggio era un ritorno.

venerdì 10 gennaio 2020

Na' tazzulella e' cafè

E' imbarazzante dirlo ma molti piccoli numeri sommati insieme fanno un numero grande. Ovvio, direte voi! Certo che è ovvio eppure giova dirlo vista la confusione che c'è quando si parla di piccola e grande evasione fiscale. Certo non sto a dire che il notaio che incassa 5.000 € e ne fattura 3.000 € perché 2.000 € li prende in contanti è uguale al piccolo commerciante che salta uno scontrino ogni tanto però facciamo due conti con il più piccolo dei due e vediamo quanto è piccola la piccola evasione.

Prendiamo come esempio un esercizio commerciale come il bar, solo per quanto riguarda la vendita di caffè. Secondo uno studio del Sole24Ore del 2016 ci sono 149.000 bar in Italia. Prendiamo per buono il numero di bar anche per oggi che siamo nel 2020. Lo studio dice che mediamente ogni bar serve 175 tazzine di caffè al giorno e considerando un prezzo poco superiore a 80 centesimi di euro si calcola che il fatturato annuo per la vendita dei soli caffè è di 6,6 miliardi di euro considerando un giorno di chiusura settimanale. Poniamo pure che il prezzo del caffè non sia cambiato dal 2016.

Consideriamo ora il livello di evasione totale in Italia. Secondo le stime dell'ultimo Documento di economia e Finanza è di 109,7 miliardi di euro all'anno, quasi 3 manovre e mezzo da 32 miliardi di euro come quella appena approvata. Il PIL del 2018 invece è di 1.765 miliardi di euro. Quindi l'evaso è il 6,2% del PIL e considerando un prelievo fiscale medio complessivo del 42% quell'evasione corrisponde a un non dichiarato di 261,1 miliardi di euro all'anno, pari a 14,8% del PIL.

Torniamo al nostro bar. Quante volte sarà capitato di prendere una tazzina di caffè e il barista ha sorvolato sullo scontrino? E' capitato, vero? Poniamo che il numero di volte che sorvola sia proprio del 14,8% dei caffè serviti. Sulle 175 tazzine mediamente servite significa non fare lo scontrino per 26 tazzine. Solo 26 tazzine, le altre 149 tazzine vengono regolarmente dichiarate. Cosa vuoi che sia? Significa che ogni anno dei 6,6 miliardi di euro calcolati per il fatturato non vengono dichiarati 980,8 milioni di euro. In uno solo giorno sono 2,7 milioni di euro non dichiarati. Ogni giorno dei 365 giorni all'anno 2,7 milioni di euro sono non dichiarati, solo per il caffè. Facendo finta che anche queste entrate siano dichiarate e applicando il prelievo fiscale medio significa che per la mancata emissione del 14,8% degli scontrini del caffè vengono a mancare 411,9 milioni di euro all'anno. Solo per il caffè! Ogni giorno, per la mancata emissione del 14,8% degli scontrini del caffè, mancano 1,13 milioni di euro per i servizi pubblici, per pagare la sanità, la scuola, i benefici sociali per chi ne ha bisogno, la ricerca, la giustizia, la sicurezza, la manutenzione delle strade, ecc. ecc.

Ecco come un numero piccolo diventa grande. Ecco come in un paese con oltre 26 milioni di tazzine di caffè servite al giorno una tazzina di caffè da 80 centesimi di euro non dichiarati diventa 1,13 milioni di euro in meno al giorno per i servizi pubblici. E' chiaro ora come un piccolo numero diventa grande? E' chiaro quanto sia superficiale l'assoluzione della cosiddetta piccola evasione?

Ho fatto i conti solo considerando un bar tipo, per il solo caffè. Proviamo solo a immaginare quali cifre al giorno verrebbero fuori se ci mettiamo dentro ogni altro esempio ci venga in mente; tipo il notaio di prima, lo specialista che distrattamente non rilascia ricevuta, il commercialista che fa altrettanto, l'avvocato che fattura cifre forfettarie, l'elettricista, l'idraulico ecc. ecc. Magari non sono esempi proprio fuori dal mondo, o no? Dopotutto non c'è bisogno di lavorare di fantasia, quel calcolo è facile. Se dividiamo i 109,7 miliardi di euro evasi all'anno per 365 giorni dell'anno viene fuori che ogni giorno mancano 300,5 milioni di euro per i servizi pubblici. Ogni giorno.

E' ovvio che, anche per ragioni strategiche, convenga molto di più perseguire la grande evasione rispetto alla piccola evasione. E' anche chiaro che si pongono differenti e sostanziali problemi etici di fronte alle due dimensioni dello stesso fenomeno. Problemi di cui la giustizia e il sistema tributario non può non tenere conto ma non venitemi a raccontare che la piccola evasione non è responsabile di alcun danno perché ci sono i soliti "ben altri problemi". E' vero, ci sono ben altri problemi e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè.



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