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venerdì 10 gennaio 2020

Na' tazzulella e' cafè

E' imbarazzante dirlo ma molti piccoli numeri sommati insieme fanno un numero grande. Ovvio, direte voi! Certo che è ovvio eppure giova dirlo vista la confusione che c'è quando si parla di piccola e grande evasione fiscale. Certo non sto a dire che il notaio che incassa 5.000 € e ne fattura 3.000 € perché 2.000 € li prende in contanti è uguale al piccolo commerciante che salta uno scontrino ogni tanto però facciamo due conti con il più piccolo dei due e vediamo quanto è piccola la piccola evasione.

Prendiamo come esempio un esercizio commerciale come il bar, solo per quanto riguarda la vendita di caffè. Secondo uno studio del Sole24Ore del 2016 ci sono 149.000 bar in Italia. Prendiamo per buono il numero di bar anche per oggi che siamo nel 2020. Lo studio dice che mediamente ogni bar serve 175 tazzine di caffè al giorno e considerando un prezzo poco superiore a 80 centesimi di euro si calcola che il fatturato annuo per la vendita dei soli caffè è di 6,6 miliardi di euro considerando un giorno di chiusura settimanale. Poniamo pure che il prezzo del caffè non sia cambiato dal 2016.

Consideriamo ora il livello di evasione totale in Italia. Secondo le stime dell'ultimo Documento di economia e Finanza è di 109,7 miliardi di euro all'anno, quasi 3 manovre e mezzo da 32 miliardi di euro come quella appena approvata. Il PIL del 2018 invece è di 1.765 miliardi di euro. Quindi l'evaso è il 6,2% del PIL e considerando un prelievo fiscale medio complessivo del 42% quell'evasione corrisponde a un non dichiarato di 261,1 miliardi di euro all'anno, pari a 14,8% del PIL.

Torniamo al nostro bar. Quante volte sarà capitato di prendere una tazzina di caffè e il barista ha sorvolato sullo scontrino? E' capitato, vero? Poniamo che il numero di volte che sorvola sia proprio del 14,8% dei caffè serviti. Sulle 175 tazzine mediamente servite significa non fare lo scontrino per 26 tazzine. Solo 26 tazzine, le altre 149 tazzine vengono regolarmente dichiarate. Cosa vuoi che sia? Significa che ogni anno dei 6,6 miliardi di euro calcolati per il fatturato non vengono dichiarati 980,8 milioni di euro. In uno solo giorno sono 2,7 milioni di euro non dichiarati. Ogni giorno dei 365 giorni all'anno 2,7 milioni di euro sono non dichiarati, solo per il caffè. Facendo finta che anche queste entrate siano dichiarate e applicando il prelievo fiscale medio significa che per la mancata emissione del 14,8% degli scontrini del caffè vengono a mancare 411,9 milioni di euro all'anno. Solo per il caffè! Ogni giorno, per la mancata emissione del 14,8% degli scontrini del caffè, mancano 1,13 milioni di euro per i servizi pubblici, per pagare la sanità, la scuola, i benefici sociali per chi ne ha bisogno, la ricerca, la giustizia, la sicurezza, la manutenzione delle strade, ecc. ecc.

Ecco come un numero piccolo diventa grande. Ecco come in un paese con oltre 26 milioni di tazzine di caffè servite al giorno una tazzina di caffè da 80 centesimi di euro non dichiarati diventa 1,13 milioni di euro in meno al giorno per i servizi pubblici. E' chiaro ora come un piccolo numero diventa grande? E' chiaro quanto sia superficiale l'assoluzione della cosiddetta piccola evasione?

Ho fatto i conti solo considerando un bar tipo, per il solo caffè. Proviamo solo a immaginare quali cifre al giorno verrebbero fuori se ci mettiamo dentro ogni altro esempio ci venga in mente; tipo il notaio di prima, lo specialista che distrattamente non rilascia ricevuta, il commercialista che fa altrettanto, l'avvocato che fattura cifre forfettarie, l'elettricista, l'idraulico ecc. ecc. Magari non sono esempi proprio fuori dal mondo, o no? Dopotutto non c'è bisogno di lavorare di fantasia, quel calcolo è facile. Se dividiamo i 109,7 miliardi di euro evasi all'anno per 365 giorni dell'anno viene fuori che ogni giorno mancano 300,5 milioni di euro per i servizi pubblici. Ogni giorno.

E' ovvio che, anche per ragioni strategiche, convenga molto di più perseguire la grande evasione rispetto alla piccola evasione. E' anche chiaro che si pongono differenti e sostanziali problemi etici di fronte alle due dimensioni dello stesso fenomeno. Problemi di cui la giustizia e il sistema tributario non può non tenere conto ma non venitemi a raccontare che la piccola evasione non è responsabile di alcun danno perché ci sono i soliti "ben altri problemi". E' vero, ci sono ben altri problemi e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè.



domenica 15 dicembre 2019

Sazi gli occhi e la testa

Sazi gli occhi e la testa
di simmetrie arrangiate dai sensi,
satolli di storie per la sera
andiamo a dormire
con l'assillo che sia tutto vero.

Scivoliamo,
così,
docilmente,
nella bolla della clessidra
dove cadere non fa più male.

A quale catastrofe sapremo mai resistere?
Tutto passa, diceva, e se ne va.

domenica 1 dicembre 2019

Buoni consigli, cattivo esempio e nuove Weimar

Alcuni appunti da sinistra alle sardine sono da accogliere nel confronto e sono certamente utili per riflettere ma se a sinistra si ritiene ancora utile la partecipazione allora a quanti da sinistra danno buoni consigli suggerisco di non dare anche il cattivo esempio. Venite in piazza, portate gente e idee, idee non bandiere e simboli di partito. Portate le idee di sinistra ma per ora venite in piazza che fa bene ed è anche più divertente di un talk show o di un post su fb. Per una volta a sinistra si sospenda la gara a chi è più di sinistra, che va a finire che fa il paio con l'opzione della destra becera a chi ce l'ha più lungo!
Lo dico da persona di sinistra, non facciamo quel gioco al massacro di chi vede più lontano nel futuro per poi brancolare per l'ennesima volta nel buio quando ci addentriamo nel nostro passato. "Scenario, verrebbe da dire, vagamente weimariano", scrive Marco Revelli. Sicuramente non mancherà chi arriccerà il naso dicendo che il paragone è esagerato.

Sardine a Roma in piazza San Giovanni, sabato 14 dicembre dalle 15:00
#sardine

Black Friday

- cos'è questo blec fraidei?
- niente papà, fanno gli sconti.
- allora andiamo a prendere le cipolle, che mancano.
***
- papà hai visto che la pubblicità del blec fraidei c'è pure oggi che è sabato?
- e a noi che c'importa? ormai le cipolle le abbiamo prese.
***
Mettere a nudo l'armamentario di isteria collettiva con un piccolo dialogo in due puntate.

venerdì 22 novembre 2019

La sardine fanno bene alla salute

Faccio miei un paio di documenti diffusi dagli organizzatori delle "Sardine". Una lettera-manifesto e una carta dei valori. Li condivido pienamente e ringrazio gli organizzatori e quanti vedono in questo movimento non solo la legittima protesta verso l'imbarbarimento di una politica fatta di slogan, di toni di dileggio quando non aggressivi nei confronti degli avversari, una politica che alimenta l'odio sociale, che calpesta il diritto nazionale e internazionale e che si alimenta di proclami più che di proposte, una protesta contro la politica che mira solo al consenso. La protesta è legittima, ogni movimento nasce da un disagio, per contrastare qualcosa che non va bene ma in ogni movimento di massa con la componente "contro" è implicita anche la componente "per". Non è solo protesta, non è solo "contro", è anche "per". Per tutti quei valori che vengono quotidianamente calpestati dall'imbarbarimento contro cui si protesta. Per la gentilezza, per il dovere di dire la verità, di dare conto delle proprie affermazioni. Per la politica come servizio per gli altri, per il rispetto dei fatti e dell'altro, per l'argomentazione anche accesa e appassionata ma che si sottopone al vaglio della verifica, per tutti quei valori riconosciuti e sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
Grazie a Mattia Santori, a Roberto Morotti, a Giulia Trappoloni, a Andrea Garreffa e a quanti insieme a loro hanno dato fatto suonare questa sveglia necessaria.

PS -  Mi è capitato di leggere e ascoltare valutazioni di sufficienza per il movimento delle sardine, non a caso da ambienti di sinistra. Per chi trova quello che segue puerile, semplicistico e quant'altro ispira un gusto politico più raffinato del mio suggerisco che è possibile continuare a farsi del male in molti modi, non c'è solo quello di considerare con sufficienza i movimenti che nascono dalla piazza.
 
***

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.
Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.
Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.
Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.
Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.
Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.
Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.
“E’ chiaro che il pensiero da fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

LA CARTA DEI VALORI DELLE SARDINE

1. I numeri valgono più della propaganda e delle fake news, per questo dobbiamo essere in tanti e far sapere alle persone che la pensano come noi che esiste questo gruppo;
2. E' possibile cambiare l'inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto;
3. La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico;
4. Le persone vengono prima degli account social. Perché? Perché sappiamo di essere persone reali, con facoltà di pensiero e azione. La piazza è parte del mondo reale ed è lì che vogliamo tornare;
5. Protagonista è la piazza, non gli organizzatori. Crediamo nella partecipazione;
6. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Siamo inclusivi;
7. Non siamo soli ma parte di relazioni umane. Mettiamoci in rete;
8. Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici;
9. Le azioni mosse da interessi sono rispettabili, quelle fondate su gratuità e generosità degne di ammirazione. Riconoscere negli occhi degli altri, in una piazza, i propri valori, è un fatto intimo ma Rivoluzionario;
10. Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio.
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