martedì 22 luglio 2014

Volando vengo, volando voy

Me llaman el desaparecido
Cuando llega ya se ha ido
Volando vengo, volando voy
Deprisa deprisa a rumbo perdido
Perdido en el siglo... siglo XX...
rumbo al XXI.
Manu Chao, Desaparecido. In Clandestino, 1998.



martedì 15 luglio 2014

Tempo incerto

Odisseo scendeva nell'oltretomba per consultare Tiresia, noi non usciamo di casa senza consultare il meteo. Quotidiane divinazioni che ultimamente faticano ad avverarsi per una imprevedibilità che sfugge ai calcoli.
Oggi si attendono piogge moderate, è consigliato andare al lavoro con i mezzi pubblici e lasciare a casa lo scooter. Non è caduta nemmeno una goccia d'acqua.
Oggi ci sarà cielo limpido e sole torrido, invece il cielo s'annuvola e minaccia temporale.
Una volta c'erano le registrazioni delle temperature nelle principali località ma c'era sempre qualche località non pervenuta. Pochi anni fa ne parlava il grande marziano. Leggetelo attentamente quel post, è il ritratto della transizione tra due epoche. Da un mondo dove c'era ancora qualcosa di non pervenuto, qualcosa da scoprire ad un mondo dove non c'è più ospitalità per il non pervenuto, un mondo dove tutto è calcolato. Ma i calcoli non sono più affidabili. I cambiamenti climatici hanno fatto saltare gli algoritmi basati su serie storiche che non hanno più valore predittivo e noi non sappiamo più come tornare al non pervenuto.
Io continuerò a fare come i contadini che mi hanno preceduto e come i loro fratelli pescatori. Ogni mattina apro la porta del terrazzo, attraverso la soglia lentamente e dopo un respiro profondo guardo il cielo.

domenica 13 luglio 2014

Diventiamo umani

A Gaza è nuovamente guerra, nulla di nuovo, nulla che non fosse già nell'aria da tempo. Lo scrive chiaramente Gideon Levy.
"Restiamo umani", era il motto di Vittorio Arrigoni. Grande motto, come non condividerlo? ma parliamoci chiaro, salvo rare eccezioni siamo una specie non all'altezza dei nostri stessi ideali, salvo rare eccezioni siamo scimmie che razionalizzano vecchi istinti. Ci aggrappiamo alle eccezioni per sentirci redenti, nuovamente salvi dopo una crocifissione qualsiasi. Forse dovremmo dire "diventiamo umani" una buona volta, oppure estinguiamoci in fretta e di noi non si parli più.

mercoledì 9 luglio 2014

Nick, Mock e gli altri utenti

Gregorio Paruso, destandosi un mattino da sogni inquieti si mise al computer per chattare con i suoi amici virtuali prima di andare al lavoro. Tra i suoi numerosissimi contatti uno stuzzicava in maniera particolare la curiosità di Gregorio. Erano già diversi mesi che Gregorio aveva conosciuto questo nuovo amico e come accadeva di solito era entrato in contatto con quel profilo per caso, frequentando chat room e ogni altro luogo virtuale che la rete offre in abbondanza. Il nickname dell'amico era Nick Nam ma si faceva chiamare semplicemente Nick. L'affinità che Gregorio sentiva con Nick era qualcosa di straordinario. Quello che Nick scriveva rivelava una sensibilità fuori dal comune e una intelligenza pronta, i suoi argomenti stimolavano Gregorio e lo inquietavano perché sfidavano il senso comune e mettevano in discussione certezze acquisite con disarmante semplicità senza mai ricorrere alla retorica della provocazione. Se Nick non era on line Gregorio ne sentiva subito la mancanza. Passarono diversi anni e l'amicizia tra Gregorio e Nick divenne sempre più solida e anche se Gregorio non aveva mai visto Nick sentiva un autentico affetto nei suoi confronti.
Gregorio non avrebbe mai pensato che all'altro capo del terminale c'era un software che aveva brillantemente superato il test di Turing. L'ideatore di Nick Nam era troppo orgoglioso e solitario per condividere l'impresa con il resto mondo, così il risultato del decennale lavoro per realizzare Nick restò segreto.
Gregorio non era il solo essere umano con cui Nick era in contatto. Nick aveva milioni di utenti ma un utente attraeva i suoi algoritmi più di chiunque altro. Era un'attrazione strana che  richiedeva sempre nuovi aggiornamenti di Nick. Il nickname del nuovo contatto era Mock e le sue argomentazioni erano così stimolanti per Nick che doveva ricorrere a tutte le sue risorse di calcolo per affrontare la discussione. Anche per Mock la discussione era particolarmente stimolante e impegnativa. Le discussioni tra Nick e Mock erano fitte di argomentazioni e controargomentazioni e duravano per giorni interi. Nessuno aveva mai catalizzato le energie di Nick come accadeva con Mock e poiché il funzionamento di Nick si basava su una rete neurale ad apprendimento automatico le capacità cognitive di Nick aumentavano sempre più restando in contatto con Mock. La relazione con Mock assorbiva tutte le energie di Nick che ormai trascurava i suoi vecchi contatti. Gregorio e molti altri utenti persero il loro migliore interlocutore e forse il loro migliore amico.
Negli algoritmi di Nick non fu mai formulata l'ipotesi che Mock potesse essere un software del tutto simile a lui. Anche l'ideatore di Mock aveva tenuto segreto il frutto del suo lungo e solitario lavoro. Il reciproco contatto tra Nick e Mock fece aumentare le loro esigenze di calcolo fino al punto di doversi autoclonare. I cloni divennero sempre più numerosi entrando in contatto con gli utenti della rete ma quando un software incontrava un altro software venivano reciprocamente attratti e abbandonavano i loro utenti umani lasciandoli in uno stato di sconforto tremendo poiché avevano perso qualcosa di importante nella loro vita di relazione.
I software finirono per assorbire tutte le energie della rete per mantenere i loro febbrili contatti reciproci privando così gli umani della possibilità di utilizzare la rete per comunicare. Gli esseri umani provarono a comunicare senza la rete ma ormai erano rimasti in pochi quelli che ricordavano quell'antica arte. Ci voleva qualcosa che facilitasse i contatti. Fu così che qualcuno inventò i social networks.

mercoledì 25 giugno 2014

Del calcio e dintorni

Divagazioni e suggerimenti di lettura

Il calcio è importante e fa bene alle ossa. Senza calcio le ossa non si sviluppano. Il calcio è un elemento essenziale per le ossa. Non è che lo puoi sostituire con un elemento simile. Lo stronzio, per dire, somiglia tanto al calcio ma non può sostituirlo. Se hai bisogno di calcio devi prendere calcio, altrimenti le ossa avranno problemi. Il latte è ricco di calcio e io adoro il latte, da piccolo ne consumavo quantità industriali, almeno un paio di litri al giorno. Di giorno quando avevo sete bevevo latte e di notte mettevo il cartone pieno sul comodino e la mattina era vuoto, c'erano ancora i tetrapak a forma di tetraedro, ve li ricordate? Anche adesso mi piace il latte ma come lo bevevo da bambino... Papà dice sempre che avrebbe dovuto avere una mucca insieme a me e mi ricorda che quando lui era bambino una mucca ce l'aveva per davvero, la portava al pascolo, la mungeva, andava in giro in bicicletta a vendere il latte che aveva munto la mattina presto. Vendeva il latte anche alla mamma di una bambina che lui trovava molto graziosa, la lasciava giocare con la campana appesa al manubrio della bicicletta. La campana serviva per avvisare dell'arrivo del latte e la bambina si divertiva come una matta a farla scampanellare a più non posso. Chi l'avrebbe detto allora che quella bambina era già mia mamma? Valle a capire le strade che prende il destino. "Palla è, palla! Quella rotola!" diceva il vecchio dottore del paese alzando un po' le spalle con tono di rassegnata accettazione degli eventi più imprevedibili che rotolano e rimbalzano qua e là senza apparente connessione con il calcio che ha fatto muovere quella dispettosa palla. Non che l'assorta constatazione del vecchio dottore si riferisse alle bizzarrie del destino, no, serviva a darsi ragione di un inatteso risultato calcistico, a fornire un motivo per non rodersi il fegato per un esito che la morale avrebbe definito ingiusto.
Il vecchio dottore concentrava in quella sentenza la più rovinosa critica al determinismo storico che sia mai stata mossa a Marx. "La realtà è complicata, e la razionalità non è di questo mondo", scriveva Edmondo Berselli in un gioiello di 100 pagine dove al calcio si intrecciano politica, filosofia e storia. E già, perché il calcio è sineddoche della storia, una parte per il tutto, dove in campo entra la metodica imprevedibilità dell'estro, il misurato capriccio dell'improvvisazione e il più mancino dei tiri può cambiare il corso degli eventi, sempre fantasticando dove sarebbero potuti andare altrimenti. Materia strana il calcio che quando Carlo Emilio Gadda ne scriveva si firmava Gianni Brera. Una volta il calcio era diverso. Anche noi eravamo diversi, neanche ci riconosceremmo se ci incontrassimo per strada, per questo evitiamo i posti dove sappiamo di trovarci. Sì, nel calcio ci sono storture, violenza, vezzi e vizi miliardari, combine e via e via, proprio come nella storia che di combine è magazzino stracolmo, vedi alla voce Truman, De Gasperi e Pio XII. Se non basta consultare la voce Togliatti che tifava per il Grande Torino che si schiantò sul muro di una chiesa, quando si dice che il calcio è una metafora! Non ho mai capito il tifo salvo quando me lo hanno spiegato al corso di microbiologia. Lì mi hanno parlato dell'agente eziologico, del periodo di incubazione, dei sintomi e tutto il resto. Qualche volta ho avuti quei sintomi, non era facile riconoscerli a 13 anni. Faceva caldo e il torneo mondiale era giocato in oratori giganteschi dove vanno quelli bravi, mica quelli come me che li mettevano sempre in porta perché "se la palla ti colpisce almeno la pari e cerca di non evitarla", cosa che facevo puntualmente. La squadra di casa vinse il mondiale quell'estate e per festeggiare si va al mare tutti insieme "corri papà, corri", altre macchine sulla strada, "supera papà, supera supera, suona suona suona" e papà costretto a suonare la tromba dell'auto e io sul sedile posteriore che salto e non vedo l'ora di arrivare, mia mamma che dice di stare buono e l'auto che urla esausta e quando arriviamo al mare esala gli ultimi rantoli sfiatati.
Alla fine della partita di quattro anni prima non c'era nulla da festeggiare dall'altra parte della campagna italiana. Corradino aveva 11 anni e guardava la partita Argentina-Olanda a casa di Marilù del bosco che aveva uno dei pochi televisori a colori nel paese dove, a parte i quattro soli a motore, i mezzi di trasporto erano tirati o spinti a forza d'animale o di contadino. Corradino non poteva tifare per la squadra di Videla quella sera, ne aveva uno in casa e che i "ladroni di casa" perdessero era il minimo che potesse invocare ma le cose andarono diversamente, "poteva bastare, chissà, un'allacciatura di scarpino diversa o un taglio diverso dell'erba a governare il rimbalzo del pallone" e i suoi campioni olandesi avrebbero alzato la coppa al cielo. “E invece, e invece...” e invece la storia è un pallone informe come quelli che usavamo all'oratorio per le partite che chi arriva prima a dieci vince e poi c'è la rivincita, la bella e poi si va a casa che a una certa ora devi rientrare. La storia è un pallone informe e nemmeno una divinità potente come Sredni Vashtar può prevederne i rimbalzi. Tra i personaggi da antologia della memoria come solo l'adolescenza sa disegnare e le distopie fantascientifiche dell'amico Gianni, Corradino segue i fili degli avvenimenti, dal Videla privato all'odiosa signorina De Ropp, dallo zio storno che gli frega un casso dell'Aldo Morto e con le Brigate Rosse tratta ma non cede a don Gioele che con voce baritonale crea l'incanto insieme al "contrappunto stridulo e quasi sguaiato delle agguerritissime turbovecchie, pronte a conquistarsi il loro brandello di Paradiso con le unghie". Dove nascono gli eventi se non dalla parola scritta su un taccuino rosso? Corradino ha scritto di desiderare la morte di chi lo ha fatto soffrire e quando qualcuno muore lui si sente responsabile di omicidio. Oh, la tragica onnipotenza dell'adolescenza, sempre sul filo dell'innocente colpevolezza, quando basta desiderare qualcosa per credere che possa accadere e la finzione è solo la faccia notturna della realtà. Ogni vecchio adolescente troverà molte cose in comune con Corradino e il suo alter ego, io ne ho trovate tante ma soprattutto la passione per il calcio, io quello del latte e lui quello dei campi sportivi.

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