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mercoledì 25 novembre 2020

Dialoghi


...

Perché?

Perché li abbiamo messi al mondo figlia mia.

Ma io non ho ancora figli e forse non vorrò averne e tu hai solo me?

Non importa, non è di noi che parlo, non del nostro tempo. È successo secoli fa, millenni fa, forse ancora prima. È successo a ogni donna prima di essere donna. È successo a ogni femmina. Li abbiamo messi al mondo da sempre e da sempre dobbiamo pagare questa bestemmia.

Quale bestemmia? Averli messi al mondo?

Sì, figlia mia. Li abbiamo messi al mondo con la carne e con il sangue, con la benedizione della terra e della luna. Li abbiamo accolti nel ventre e partoriti come la terra partorisce le sue creature.

C’era un modo diverso?

No figlia mia. Lo inventeranno ma finora non c’è stato un modo diverso.

Dovrebbero essere grati, e invece?

Lo sono, a loro modo lo sono ma hanno paura perché se il ventre può dare la vita allora può dare anche la morte. La terra ci accoglie nel suo ventre al termine della vita e amiamo pensare la morte come la gravidanza per una futura rinascita.

Non riesco a seguirti.

Lo capirai, figlia mia. Capirai con il tempo che nascita e morte sono sempre intrecciate. Per questo fin dall’antichità le divinità della terra sono anche legate agli inferi. Sono divinità femmine e anche questo è importante. Ricorda Persefone, la figlia di Demetra rapita da Ade e che diverrà la Signora degli inferi. Ancora prima di lei Astarte la divinità dell’amore e della maternità è anche la dea terrificante della guerra.

Tutte divinità scomparse.

Spodestate da divinità maschili. Nell’antica Grecia sarà Zeus a dominare e dell’immortale Gaia, sua progenitrice, ne parleranno in pochi. Il Dio degli eserciti scatenerà una guerra spietata per disfarsi di Astarte e delle sue sorelle. Di queste grandi divinità benevole e terribili resterà la parte edulcorata passata nelle figure femminili delle nuove religioni. Donne obbedienti, madri per destino e servizio divino. La materia è sostituita dallo spirito. La materia obbedisce allo spirito. La materia è bassa, lo spirito è alto. La materia decade, muore, si decompone. Lo spirito è immortale, eterno. Il materialismo è una accusa. Per dire che una cosa vale diciamo che è un patrimonio. Pochi pensano all’origine di queste parole, la prima da mater la seconda da pater ma le parole sono come fiumi sotterranei, entrano nei nostri anfratti più profondi e scavano il loro percorso. Capisci? Ecco perché. È questa la radice del maschilismo, è questa la radice del patriarcato.

Forse dio è femmina.

Sì forse è così, ma i nostri racconti dicono altro e noi viviamo nei nostri racconti.

Dovrebbero tornare le dee di un tempo.

Non sono mai andate via. I loro attributi benevoli e terribili, il fatto che fossero dee madri adorate e temute, tutto continua a dirci che da sempre i loro figli traggono da loro nutrimento e terrore. Il terrore della morte si rivolta alla fonte della vita e lo fa in modi diversi, dalla supplica all'annichilimento, dall'innalzamento della gloria alla negazione.

Ma i figli di quelle divinità sono sia maschi sia femmine.

Sì figlia mia ma i maschi non partoriscono.

domenica 15 novembre 2020

Oggi sono a casa

«Oggi sono a casa, un giorno di ferie per pulire e per staccare. Ieri un decesso per Covid in PS. Questo virus ha ribaltato anche il concetto di morte nella nostra cultura, parlo di noi del Sud. È assurdo non poter nemmeno salutare per l'ultima volta i propri cari, ma c'è un protocollo sanitario da fare rispettare nella salvaguardia di tutti e intanto vanno a puttane sentimenti e voglia di fare abbracciare alla figlia la propria madre che non è stato nemmeno possibile farle vedere.

Sono più di trent'anni che faccio questo lavoro, a contatto con eventi traumatici e purtroppo con la morte. Ho sempre fatto entrare i parenti e chiuso la porta lasciando più del dovuto che tutto avvenisse nel segno del cuore e delle emozioni, ieri mattina mi sono sentita una merda. Non ho potuto nemmeno farla entrare per farle vedere la madre e purtroppo non la potrà più vedere, nemmeno per l'ultima volta, perché viene "chiusa" una vita in modo irreversibile.» Matilde S., Infermiera in Pronto Soccorso.

lunedì 2 novembre 2020

Ficaligne


Vedi,
qui siamo tutte figlie della stessa madre,
figlie delle nostre figlie,
nate dalle loro braccia cadute.
Passioni tristi
nutriamo della nostra carne,
a voce fioca le raccontiamo
al vento e alle gazze.
Il sesso è un ricordo lontano
che va e viene
tra il peccato e la necessità.
Di figlia in figlia
costruiamo muri di spine e silenzi
intorno ai campi abbandonati
e tesori sepolti.
A volte qualcuno ci fa la grazia
di portarci lontano,
per farci morire altrove,
secondo leggi che ignoriamo.

domenica 18 ottobre 2020

Ti saluto mare


Ti saluto mare,
ti saluto da questo lato dell'anima,
saluto le tue onde e le mie 
che da millenni si inseguono, 
saluto i tuoi pomeriggi caldi e le tue tempeste,
la mia gelatinosa alba e le lacrime salate,
gli incolori tramonti in attesa di sogni a venire. 
Ti saluto mare, 
saluto le tue voci e le tue erbe da succhiare, 
la luna che disegna i tuoi respiri
e i miei abissi che ti vogliono profondo.
Ti saluto mare per chi non può vederti 
e dai miei occhi continua a guardarti.

sabato 3 ottobre 2020

Cruor

Al Museo Bilotti di Roma si va perché c'è la mostra stabile con una ventina di De Chirico ma il museo offre anche mostre temporanee e in questi giorni fino al 10 ottobre ci sono le opere di Renata Rampazzi. Non la conoscevo e l'impatto con le sue opere è netto, forte, chiaro. Il mestruo si fa materia e messaggio e la domanda che assilla davanti alle tele è se un uomo può fare una cosa simile. Il pensiero corre a Burri e a Fontana, e prima ancora ai grumi di colore di Van Gogh ma queste opere poteva concepirle solo una donna che non ha bisogno di attraversare la follia personale o collettiva per conoscere la poetica del sangue, non idealizza ferite che conducono in territori metafisici ma mostra lacerazioni che dalla terra conducono alla terra dopo averne attraversato la materia, perché questo ha dettato la natura, inesorabilmente. Cruor, installazione del 2018 realizzata con tessuti e luci rosse, ci invita a riflettere sulla violenza contro le donne e lo fa facendoci passare in un corridoio di garze rosse ripetendo quell'atto sommamente cruento che è la nascita. L'attraversamento di quel mare rosso di cui quello di Mosè non è che una blanda e debole metafora.


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