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giovedì 21 marzo 2019

Nei giorni sanguinanti

Nei giorni sanguinanti
di ferite aperte dalle lame del prima e del dopo
lungo gli oltraggiosi sentieri equinoziali
fiorisce il ghiaccio e la rosa.

Il dolore mette foglie nuove,
un profumo d'assenza abita i campi,
solcati di luce e formiche in fila.


PS Marzo è fitto di giornate celebrative. Ieri era la giornata internazionale della felicità. Oggi, tra le altre, si celebra la giornata mondiale della poesia. Non è casuale l'accostamento tra la primavera e la poesia all'ombra di un malinteso che vuole la primavera evento lieto e la poesia portatrice di letizia. Poesia è poiesis, creazione, atto che scaraventa nel mondo la materia dormiente. La primavera, circolare nella sua corsa astrale, è una ri-creazione, una pausa vertiginosa nella quale si viene facilmente trascinati. E' il sacrificio ri-corrente di chi vuole eternare quell'atto violento che è poiesis. Ogni sacrificio ha le sue vittime tra equivoci e semantici inganni, come quello che vuole la sagra della primavera di Stravinskij dimentica della sua originaria radice che è il sacrificio della primavera e dei dormienti che non si risvegliano.

mercoledì 20 marzo 2019

L'ode per l'eroe

Dell’eroe indomito aveva il piglio
Fiero il petto forte il cipiglio
“Mi volete processare, io me la rido”
Dice al nemico con alto grido

Due giorni dopo consulta l’avvocato
e a più miti toni riporta il latrato
“vi prego, salvatemi dalle spire al collo
l’ho fatto per voi, io non mollo”

Pareva un leone ed è un leprotto,
a dirla tutta il capitano è un cagasotto.


PS. Non è neanche nuova, su fb la proposi a gennaio, in occasione del voto alla Camera dei Deputati per salvare il soldato Salvini.

lunedì 11 marzo 2019

Ci voltammo dall’altra parte del sangue

Ci voltammo dall’altra parte del sangue
dove i venti soffiavano attesa e tempesta.
Tra le crepe dei muri si annidavano voci
di aria filtrata e odore disinfettante.

L’avremmo strappato a morsi un altro giorno
se quei volti non ti avessero sorriso.
Non ci mancava il fegato di morire per errore.
Il mondo continua a girare come niente fosse
e niente accade al mondo che non sa degli abissi.

Viaggiatori clandestini di un granello di sabbia
attraversammo la notte scambiandoci i silenzi,
all'alba ti aspettava il cavallo di carta pesta
per portarti dove cominciò la sua corsa.

Confitti nella carne custodisco i tuoi occhi,
ansimante dopo neanche mezzo giro di valzer.


domenica 3 marzo 2019

Parole

Ci sono parole di sapore intenso, parole che mastico lentamente in ogni angolo della bocca. Sono parole aghi di bussola per trovare sentieri perduti nelle notti senza stelle, magneti che scrivono i campi di forza da percorrere. Sono parole altare, per inginocchiarsi e pregare chi le ha pronunciate, mappe per camminare le strade di ieri e di domani, luoghi da abitare in silenzio per non disturbare i muri intrisi di voci. Parole che arrivano dagli altrove dove le parole creano parole. Parole con il crepacuore, sole e abbandonate agli angoli di strade desolate, invase dai rifiuti lasciati dopo feste roboanti, parole forti come certe donne che chiudono dolori antichi in scrigni incastonati di sorrisi e tarsie di sogni, parole fragili di vetro soffiato da vento caldo e lungo tramonto nelle piazze imbiancate di calce dove vecchie sentinelle ruminano tempo, sputano malasorte e hanno parole buone per parlare con i morti, volti solcati da canali secchi d'acqua dove impetuose scorrono storie di miracoli e di prodigiosa povertà. Ci sono parole intrise di umidità notturna appese ad asciugare al filo di un sibilo assordante. Parole strozzatura di clessidra per contare il tempo nella notte, grano a grano, in attesa di un'alba che non lascia scampo.

venerdì 22 febbraio 2019

Impastatrice

Impastatrice
Antico Regno V Dinastia
2510 a.C. - 2350 a.C.
Il dolore va impastato bene, come si fa il pane. Serve pazienza, forza e metodo. Se non impasti bene la cottura lo rovina, le bolle nell'impasto fanno scoppiare la crosta, il pane resta duro in alcuni punti, morbido in altri. Impasta bene che il fornaio è passato nel cuore della notte, "temperaaa". Questa notte sarà breve. È ancora buio, tra le mani si sollevano onde di acqua e farina, come anni e destini travolti nel fortunale tra le dita. Impasta bene che deve lievitare. Lo metterai sotto una coperta, nel letto, dove dormi, come un bambino da tenere al caldo, battezzato d'acqua, cresimato con un segno di croce. Il fornaio passerà tra poco per ritirare il bambino che hai cresciuto questa notte, passerà per infornare il pane. Domani ne mangeremo tutti.
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