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venerdì 18 giugno 2021

Frittura


Sono zeppo come un uovo di retorica e salse grasse
Dopo un’abbuffata senza freni ho dolori di stomaco e conati di vomito.
Un virus infame ci ha dichiarato guerra.
Le case sono distrutte da bombe di calore
e per le strade non si contano i cadaveri sventrati,
generosi di frattaglie che i migliori cuochi della nazione
ne farebbero prelibatezze da vincere sfide epocali.
I bambini vanno in giro scalzi e le poche scarpe rimaste
le conservano come reliquie appartenute alla Madonna.
Non abbiamo fatto in tempo a riprenderci dalla terza guerra mondiale
che ha prosciugato i conti in banca e arricchito i piagnoni in doppio petto
che ci tocca morire investiti da un autobus dopo il vaccino.
Ne abbiamo fatta di strada da quando per riprenderci la libertà
toccava salire in montagna e morire a vent’anni.
Oggi è sufficiente togliersi, sprezzanti, la mascherina chirurgica.
Che ingenui che erano prima!
Basta, vi prego.
Non servitemi più aria fritta che non ce la faccio più a mangiarne.
Troppa frittura fa male al fegato e io ho perso mia madre per il fegato.

 

domenica 13 giugno 2021

Acque


L'acqua bolle sul fornello, è pronta per calare la pasta. Altra acqua bolle nel ventre di Maria. O madre santissima, proprio oggi, giorno di Sant'Antonio piccolo che per quello grande toccherà aspettare settembre. Gli uomini alle messi e non abbiamo da festeggiarlo come merita. Scivola tra le gambe l'acqua e bussa forte alle porte del mondo questo bambino. Toccherà mettergli il nome del Santo. Se è maschio ho pensato di chiamarlo Luigi, proprio oggi dovevi nascere figlio mio, questo sgarbo non posso farlo al santo, il suo nome devo darti. Gesucristu meu beddhu, fuciti fuciti ca quai sta se apre u mare! 

Bolliva l'acqua sul fornello, la pasta non fu calata. Altra acqua bolliva nel ventre di Maria.

Di quel secondo nome mio padre non seppe nulla fino all'appello al militare quando non rispondeva presente ai suoi due nomi, ripetuti più volte da una voce sempre più concitata. Dovettero gridarli forte quei nomi, insieme alla data di nascita e paese di provenienza, perché scoprisse che aveva anche il nome di battesimo di Sant'Antonio, per non dimenticare il giorno che era venuto al mondo...o come dice lui, il giorno che ha piantato la bandiera su questa terra. 🌹

mercoledì 9 giugno 2021

La finestra azzurra


La finestra azzurra si affaccia sul mare,
sbircia l'orizzonte dalle ante socchiuse
di bocca aperta allo stupore.
Onde di parole si frangono
sugli scogli che disegna
sull'altro lato della strada.

Vanno e vengono i passanti,
acqua marina di giorni,
carezze di innamorati e spuma di bestemmie.

Vanno e vengono gli sguardi,
lontane albe e tramonti,
gatti cullati sul grembo di una donna.

A Roma ci sono finestre affacciate sul mare.

PS - non potevo fotografarla, amo le finestre ma ancora di più la riservatezza. C'era un viso nell'ombra delle ante azzurre e non potevo fare una foto ma volevo conservarne memoria e ho rimediato come ho potuto.

mercoledì 2 giugno 2021

Le radici e il fiore

Ho l'impressione che sia poco sentita la festa della Repubblica ed è un peccato, certamente meno sentita del 25 aprile. Eppure c'è una innegabile linea genealogica tra le due ricorrenze. Senza la Liberazione nata dalla Resistenza non ci sarebbe la Repubblica. Sicuramente il 2 giugno soffre del peso retorico che devono sopportare le ricorrenze istituzionali, mentre il 25 aprile conserva quell'afflato che è degli eventi corali che nascono senza crismi e benedizioni ma affondano le loro radici nel terreno più profondo dell'anima. Eppure se il 25 aprile rappresenta le radici, il 2 giugno è il fiore della stessa pianta. Sulla scalinata della galleria nazionale di arte moderna di Roma la precedente epigrafe a caratteri cubitali "time is out of joint" è stata sostituita da un'altra, questa volta in italiano, "le radici devono avere fiducia nei fiori". Quante volte quella fiducia è stata tradita? Quante volte già dal giorno dopo la Liberazione? Questa è la domanda che pesa come un macigno sulla festa del 2 giugno. Buona festa della Repubblica 🇮🇹

venerdì 28 maggio 2021

Crepe e altro


Ci sono crepe nei muri e nelle strade che hanno la forza lieve di non essere un attributo del muro o della strada ma la sostanza intorno a cui si addensano le cose che in un caso è un muro, in un altro una strada di campagna, più spesso sono persone, con le loro storie, con le loro crepe. Ecco allora che quello che può sembrare a un occhio disattento un muro o una strada è uno specchio che riflette milioni di persone, di luoghi e tempi diversi, perché anche queste distanze dopotutto non sono altro che un necessario delirio.

Se hai avuto la fortuna di vedere le sacre mani impastare la farina per il pane allora capirai i passaggi che si aprono e si chiudono con la frenesia lenta della storia che i libri ignorano. Portoni chiusi con le pietre, finestre che si aprono e si chiudono al ritmo del respiro lungo secoli, battenti tarlati e rugosi di visi invecchiati nell'attesa di un altro giorno, vicoli che si invaginano per riemergere, fiumi carsici di luce e polvere, pagine di un calendario senza date, cunicoli aperti da decenni si chiudono per riaprirsi e richiudersi, onde di pietra che si sollevano e ricadono alle prime luci del mattino lungo i sentieri dei viandanti che non hanno ancora raggiunto la loro destinazione. Si cammina sugli antichi passi e nessun sentiero ammette ritorni, nuovo impasto copre il vecchio e la pasta si trasforma tra le dita, sempre diversa e sempre uguale. Se hai visto all'opera le sacre mani capisci d'essere farina e acqua nell'impasto del tempo, attesa di lievitazione per un forno già caldo, pasta stesa nella notte al segnale del fornaio, impasto che riposa sotto le coperte per lievitare dopo le preghiere di buona ventura. Il fornaio passa in bicicletta per ritirare l'impasto lievitato sull'asse lungo, in equilibrio sulla spalla. In ordine le forme, segnate da una croce.



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