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martedì 19 aprile 2016

Un mondo esclusivo!

Dopo l'esclusione di alcuni bambini autistici dalla partecipazione a gite scolastiche invito tutti a pensare seriamente che tipo di mondo costruiremo se l'esclusione resterà l'unico criterio di organizzazione delle nostre società. Cosa resterà dentro il recinto da cui saranno eslusi i reietti? Escluderemo gli autistici, i poco produttivi, quelli che non si integrano nel codice condiviso dell'era contemporanea del produttivismo e dell'efficienza. Escluderemo i poveri che non spendono e rivendicano diritti, escluderemo i disabili che fanno aumentare le spese mediche, escluderemo i vecchi che non servono più al mondo del lavoro. Che mondo sarà il mondo dell'esclusione? Sarà un mondo esclusivo! Mentre butto giù questo triste sfogo ascolto la musica scritta da un sordo e nel video scorrono le immagini di un folle. Che mondo sarà il mondo senza la sorpresa di chi non potrà mai essere inquadrabile nello schema che riteniamo normale, efficiente, produttivo? Prima è stato escluso Giulio, pochi giorni dopo una bambina che sarebbe dovuta andare a Mathausen dove tempo fa si celebrò il falò degli esclusi. Che mondo stiamo costruendo?


domenica 10 aprile 2016

Delle trivelle e altro

Il 16 aprile prossimo ci saranno due eventi da ricordare.

Direttamente Onlus organizza una vendita di libri usati presso gli amici della Giufà Libreria Caffè per sostenere le attività della scuola di Nairobi. L’appuntamento è dalle 10.30 alle 17.00 circa, Via degli Aurunci, 38, 00185 Roma (zona San Lorenzo). Se vivete a Roma o siete di passaggio vi aspettiamo numerosi e vi chiediamo naturalmente di fare passa parola.

L'altro evento ha sicuramente maggiore risonanza ed è il referendum del 17 aprile per proporre l'abrogazione della norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre idrocarburi entro 12 miglia nautiche dalla costa italiana sino a esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti. Se il referendum approverà l'abrogazione, le concessioni giungeranno alla scadenza prevista senza poter essere rinnovate ulteriormente. Io andrò a votare e voterò SI' perché ritengo necessario stabilire un limite, sia pure convenzionale, alle attività economiche. Alcuni osservatori fanno notare che in caso di vittoria dei sì le trivelle potrebbero spostarsi poco oltre le 12 miglia. A questa osservazione è facile replicare che con la vittoria del no o con il fallimento del referendum le trivelle potrebbero spostarsi in futuro ben prima delle 12 miglia. Ad ogni modo il messaggio da dare in maniera stentorea è che non tutto è possibile.

Per una informazione dettagliata sulle ragioni del sì leggete questo sito.

***

Da ACT 

Una grande onda, come quella di Hokusai, ma nera, e sullo sfondo una trivella. Questa è l'opera di Shepad Fairey alla Galo Art Gallery, nome d’arte Obey the Giant, ossia uno dei più grandi street artist al mondo e colui ha dipinto il volto di Obama per il famosissimo manifesto Hope.


Marco Grimaldi, consigliere regionale in Piemonte ha scritto una lettera a Obey chiedendo di utilizzare quest'opera per la campagna sul referendum del 17 aprile.

Ha detto sì, come noi diremo sì al blocco delle concessioni per estrarre gas e petrolio entro 12 miglia dalla costa italiana, per difendere il Mediterraneo e il suo ecosistema.

venerdì 8 aprile 2016

Indignazione intermittente

A seguito dell'ondata di indignazione che ha scosso le italiche coscienze dopo l'ennesima trasmissione di porta a porta, propongo la lettura di un saggio di Umberto Eco del 1961. Varrebbe la pena di leggerlo facendo l'esercizio mentale di sostituire al nome del presentatore di quiz quello del presentatore di mafiosi ma soprattutto immaginando che il telespettatore di cui Eco parla sia ognuno di noi. Solo così forse l'italica indignazione avrebbe parvenza di sincerità. Già, perché non riesco proprio a credere nella sincerità di queste indignazioni a intermittenza ogni volta che la merda tracima quando tutto mi dice che nella merda ci sguazziamo come ippopotami nel fango, sempre pronti a seguire un capobranco.

L'italietta borghese ha bisogno di indignarsi di tanto in tanto, giusto per mantenere in esercizio quell'attività in cui eccelle, salvare la faccia in pubblico e intrallazzarsi nella merda e nel petrolio in privato. In questa danza dell'ipocrisia nazionale l'untuosissimo vespa è una figura salvifica, assolve egregiamente il compito di concentrare in sè il lerciume di cui il telespettatore voyer si vuole liberare sprofondato nella comoda poltrona di casa. Tale compito è consustanziale al presentatore di mafiosi e soddisfa la domanda di indignazione della nazione!


Da: Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno. In Diario Minimo, 1961.

L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.

La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.

Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.

Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna.

Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.

Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen ager va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.

Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.

L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.

Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore («Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!»).

Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: «Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?».

Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: «Scusi, signora guardia...») usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: «Signor spazzino, signor contadino».

Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.

Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).

Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.

Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.

Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.

Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... «Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?»). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.

Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: «Cosa vuol rappresentare quel quadro?». «Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?». «Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?».

Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.

Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.

Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello.

Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.


mercoledì 6 aprile 2016

Dallo zibaldino

Secondo alcuni osservatori i problemi della cultura laica e liberale sarebbero riconducibili a visioni totali e distorte del razionalismo e dell’individualismo. Nel caso del razionalismo non mi è chiaro se sia la sua degenerazione o la sua realizzazione a far paura. Per quanto riguarda l’individualismo mi è poco chiaro se sia un disperato tentativo di opporsi all’omologazione di massa o se si tratta di una delle maschere più riuscite della cultura di massa.
Leopardi, nel Dialogo di Tristano e di un amico, afferma, per bocca di Tristano “Gli individui sono spariti dinanzi alle masse, dicono elegantemente i pensatori moderni”. L’individuo “Lasci fare alle masse; le quali che cosa sieno per fare senza individui essendo composte d’individui, desidero e spero che me lo spieghino gl’intendenti d’individui e di masse, che oggi illuminano il mondo.”[1]
Oggi non ci facciamo mancare nulla. Come controcanto alla critica dell’individualismo si leva la condanna alla massificazione e la perdita di individualità. Dal suo “secol superbo e sciocco” la perplessità del poeta, quasi due secoli dopo, aumenterebbe a dismisura e, in assenza di ‘intendenti’, sarebbe stato contento di non dover più leggere libri di filosofia che “siccome costano quel che vagliono, così durano a proporzione di quel che costano.”[2]

[1] G. Leopardi, Operette morali - Dialogo di Tristano e di un amico. Garzanti, 1984, p. 329.
[2] Ibidem

venerdì 1 aprile 2016

A chi segue questo blog

Ci avviciniamo al momento della dichiarazione dei redditi e voglio ricordarvi che anche Direttamente-Onlus può ricevere il 5 per mille.

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Ma quello che rende possibile il nostro sostegno è che il costo giornaliero di un bambino, per tutto questo, è di circa 1 euro, il costo di un caffè.

Grazie per il vostro sostegno.


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