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mercoledì 14 novembre 2018

Sacra bestemmia

Luciano - «Tenebrosi pensieri, mani pronte, succhi efficaci, ora propizia, stagione seconda, e nessuno per vederlo. Tu, negra mistura, spremuta a mezzanotte o da erbe selvatiche, tre volte maledette da Ecate, tre volte infette; tu, magica pozione, somministrata dalla natura, che tanta terribile forza possiedi, spegni immediatamente questa florida vita.» (Versa il veleno in un orecchio dell’addormentato)
Amleto - Ei lo avvelena nel giardino per carpirgli il dominio. Ha nome Gonzago; la storia esiste ancora scritta in buon italiano. Vedrete fra poco come l’uccisore si acquista l’amore della moglie di Gonzago.
Ofelia - Il re si alza.
Amleto - Che! atterrito da un fuoco falso!
Regina - Che avete, signore?
Polonio - Sospendete la rappresentazione.
Re - Fate lume... andiamo!
Tutti - Lumi! lumi! lumi! (Tutti escono, fuori di Amleto e di Orazio.)
William Shakespeare - Amleto - Atto III - Scena II - Traduzione di Carlo Rusconi (1901)

Infiorata a Spello, i gigli a Nola, Madonna della Bruna a Matera. Questi tre eventi hanno una cosa in comune, al termine della festa le grandiose opere realizzate con ossessiva cura vengono distrutte, a volte selvaggiamente depredate dalla furia della gente che si scaglia sull'opera. Ho assistito all'infiorata di Spello e ne scrissi tempo fa ma c'era qualcosa che mi sfuggiva. Nelle manifestazioni sacre e devozionali in cui si distrugge l'opera che si edifica con certosina dedizione c'è qualcosa della rabbia popolare che mette in scena quanto accade all'opera-vita di ciascuno. Per anni si costruisce con cura e fatica una vita perché venga oltraggiata da sofferenza e morte. Nel momento della distruzione dell'opera, in quell'esatto momento, si mostra a Dio cosa accade alle nostre vite al termine di quello che a occhi disattenti può sembrare una festa. In quel momento si mostra a Dio di cosa è capace la sua onnipotenza.

Secondo altri filoni interpretativi queste manifestazioni evocano la distruzione che propizia la rinascita, oppure catalizzano la violenza della collettività sull'oggetto feticcio. Reminiscenze di riti sacrificali antichi, quando si offriva al Dio una vita per saziare la sua fame e risparmiare altre vite. Un agnello sgozzato, un montone bruciato. Una vita per risparmiare vite. Riti crudeli? Sì, certo. Riti che rispecchiano la crudeltà del Dio che si vuole placare. Poi in offerta si dà l'opera, l'impegno per realizzare un simulacro di vita ma queste letture non bastano, non sono sufficienti. Ci sono altre letture possibili, sottese, coesistenti.

La mia lettura pone Dio nel ruolo del Re di Shakespeare nell'Amleto. Come può Dio reggere la rappresentazione di quello scempio? E' una messa in scena, come quella che Amleto concepisce per rivelare il crimine dello zio. Il re non regge la rappresentazione, fugge via. E' questa la forza drammatica della tragedia barocca, mette in scena una bestemmia con i paramenti della preghiera.

lunedì 12 novembre 2018

Cerco parole

Cerco parole, come il minatore pepite, l'archeologo segni di civiltà sepolte, parole calde e antiche, parole che hanno un volto, parole da assaporare pronunciandole quando chiedo indicazioni per la strada che ho perduto, parole mendico come un barbone all'ingresso di una chiesa dove la gente viene a fare spesa di salvezza, parole per comprare illusioni scontate, cerco parole usate, parole dimenticate nelle cantine umide, parole che si trovano solo quando dobbiamo traslocare, dopo aver sollevato pacchi pesanti colmi di niente, parole perdute da anni nelle pieghe dei vestiti, tra i solchi delle mani, tra le pagine dei libri a ingiallire vecchie foto, cerco parole che impetrano, rovesciano clessidre e accendono candele, parole da piegare nelle valigie leggere da portare nei lunghi viaggi, parole che scaldano le mani e impastano l'anima come impasto del pane, parole che danno forma al buio, a volte pesanti come piombo, a volte leggere come bolle di sapone, cerco parole colata di ferro fuso per il calco di una voce che di notte cantava canzoni napoletane per cullare il tempo. Che fai Rosalba, canti? Eh sì, sennò questo tempo non passa mai...

sabato 10 novembre 2018

Vorrei essere queste nuvole

Vorrei essere queste nuvole, guardare la città invecchiare con le sue case antiche e quelle nuove, le strade che nascono come rughe e la gente che si muove, chi nasce, chi muore, chi si giura amore per sempre facendo sorridere il sole, chi non vede la rovina che lontano si prepara. Vorrei essere nuvola che il sole dirada e non sapere che dopotutto non sono altro.

venerdì 9 novembre 2018

La casa

La casa giaceva come giace la carcassa di un animale in decomposizione, con le costole scoperte e i pochi lacerti di carne ai fianchi che attendono il lento lavoro del sole e del vento con la rassegnata pazienza che è dei morti.

giovedì 8 novembre 2018

La luce dorata del tramonto

La luce dorata del tramonto entrava nella stanza disabitata da anni, confidando nella serena stanchezza del giorno per conquistare la complicità degli scuri provati dalle intemperie che le numerose stagioni avevano inciso sul legno. I segreti un tempo custoditi dalle stanze non valevano più la resistenza delle finestre che lasciavano ormai passare i raggi del sole come una città inespugnata da secoli lascia infine passare un esercito invasore che dopo ripetuti assalti ha fiaccato le difese di abitazioni esauste di vita e di tesori da razziare.
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