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giovedì 17 dicembre 2015

Felice il paese...


Dopo l'anticorruzione, dopo Expo, dopo la candidatura a commissario di Roma, dopo la candidatura (rigettata) a sindaco di Roma, Cantone gestirà gli arbitrati per gli obbligazionisti colpiti dal crac delle 4 banche popolari. Poi Cantone darà una mano all'agenzia delle entrate, rivedrà le bozze delle leggi prima del Quirinale, darà un sigillo di costituzionalità prima della Consulta, riscriverà le regole di ingaggio dei centravanti e dei difensori, vigilerà sui contratti delle veline e dei presentatori e farà anche una comparsa al bagaglino per una lectio magistralis sullo Stato assente.
Da parte mia non ho nulla da eccepire sulla professionalità e onorabilità di Cantone ma mi torna in mente che anni fa Brecht in un dramma fece dire a Galileo: "Felice il paese, che non ha bisogno di eroi!" Mi chiedo quale sia la stoffa etica e politica di un paese che fa costante ricorso a una sola persona di provata rispettabilità per risolvere il proprio marciume. Oggi, in una edizione aggiornata di Vita di Galileo potremmo dire: "Felice il paese, che non ha bisogno di Cantone!"

martedì 15 dicembre 2015

Negli occhi


i miei genitori, gli ulivi miei fratelli, i muri a secco, un pozzo, un bambino che gioca e io che mi vedo giocare con gli occhi dei miei genitori...

sabato 12 dicembre 2015

La vita indiretta

- Benvenuti a una nuova puntata di La vita è qui, programma di approfondimento culturale dei principali fatti di cronaca del paese. Continuiamo come di consueto a indagare sul delitto Parisio. Ricordiamo che si tratta della barbara uccisione del piccolo Samuele il cui assassino non è stato ancora assicurato alla giustizia. Oggi sentiremo il parroco della piccola comunità di Samuele, il parroco che conosceva bene la famiglia Parisio e che ci saprà dire di più sul carattere e sulle aspirazioni del piccolo Samuele. Don Fernando ci dica, com'era Samuele?

- Samuele era un bravo ragazzo, veniva a messa tutte le domeniche e voleva fare il chierichetto.

Il parroco si commuove, la telecamera zooma sui suoi occhi umidi. Il presentatore interviene con un'altra domanda fintamente formulata per distrarre l'attenzione ma assestata con arte per far notare la necessità di distrarre il parroco che altrimenti avrebbe pianto. Il parroco approfitta della distrazione portandosi rapidamente la mano verso gli occhi per cancellare le tracce di una commozione incipiente.
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Il delitto Parisio era oggetto di discussione ininterrotta da un anno. Il ritrovamento del corpicino senza vita di Samuele con chiari segni di strangolamento aveva scosso la piccola comunità di Orsinia e tutta la nazione. Le indagini fino a quel momento non avevano portato a nulla. Sul banco dei sospettati erano passati la madre, il padre, il fratello maggiore, quello minore, un cugino della nonna e una cognata del marito della sorella della zia. Tutti scagionati da alibi di ferro. 
L'uccisione di Samuele era stata approfondita dalla trasmissione La vita è qui con l'intervento di psicanalisti infantili, criminologi e esperti di strangolamenti. Persino un pentito della mafia condannato all'ergastolo per decine di infanticidi volle dare la sua sentita testimonianza per l'efferato assassinio. Perché non sfuggisse alcun dettaglio nei salotti della trasmissione vennero chiamati la maestra, tutti gli amichetti e le amichette, l'allenatore della nazionale di cui Samuele era tanto tifoso e l'amministratore delegato dell'azienda che produceva il dolce preferito di Samuele. La trasmissione aveva un'audience da fare invidia alle reti concorrenti e il format era imitato persino dai quiz a premi che inserivano domande sul delitto. E' rimasto memorabile il caso della massaia di Paternolo che perse 500.000 euro alla trasmissione Il paccotto perché non seppe rispondere alla domanda se l'ultimo a vedere vivo Samuele fosse stato l'amichetto Giuliano o la fidanzatina Mariella.
Le indagini proseguivano ininterrotte per fare luce su questa oscura pagina che aveva scosso la vita di una tranquilla comunità di provincia.
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Sono passati tre anni da quando l'assassino di Samuele si è costituito e le puntate di La vita è qui che hanno approfondito le cause e le circostanze del delitto sono ormai lontane. Da allora deve essere successo qualcosa di strano nel paese. Nessun delitto, nessuna rapina, neanche un furto in villa con morti accidentali, solo banali scippi e storie di spaccio senza mordente. Prima accadeva un delitto di tanto in tanto, una vecchietta uccisa dal nipote, una donna accoltellata dal suo ex, un padre ucciso per futili motivi dal figlio. Tutti fatti che accendevano l'attenzione della gente. Autentici tesori per trasmissioni come La vita è qui. Ora non accade più nulla di tutto questo e sono ormai tre anni che la trasmissione non fa che parlare dei vecchi delitti. La gente non ne vuole più sapere e non c'è nulla di nuovo che la trasmissione possa proporre per attirare l'attenzione. La gravidanza della velina di turno o il tradimento della valletta che lascia il portiere per il centravanti assicura qualche ascolto ma niente che regga il confronto con un delitto. C'è voglia di sangue.
In redazione si fanno sentire gli effetti dell'audience che crolla. I contratti pubblicitari sono sempre di meno. E' la crisi. La direzione dell'emittente sta pensando di chiudere la trasmissione e di rivedere il ruolo del personale. Il presentatore, un anchorman unanimemente apprezzato da più di vent'anni, attraversa un periodo di crisi che si riverbera in famiglia. Il rapporto con la moglie si fa sempre più teso ma lei comprende le ragioni della crisi e sa che l'uomo che ha sposato supererà quel momento difficile della sua carriera come è già accaduto altre volte.

Da qualche tempo il presentatore è pensieroso. Lui, sempre gioviale, ha perso la sua consueta solarità. Sta studiando una via d'uscita. Non è possibile che possa chiudersi una carriera così brillante per lui che è sempre stato sulla cresta dell'onda. Quando i suoi colleghi giornalisti facevano la fame sulle inchieste politiche, sociali e economiche lui faceva soldi a palate, per non parlare poi degli inviati che si occupavano delle crisi internazionali, che illusi!
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Nel tempo il presentatore e la redazione avevano accumulato una notevole esperienza di omicidi, ne avevano studiato tutti gli inquietanti dettagli, valutato le prove più irrilevanti e gli indizi più innocenti. Sapevano fiutare le tracce da seguire e cogliere in un attimo i punti deboli negli alibi degli indiziati e nelle indagini degli inquirenti. Il presentatore poi aveva un intuito eccezionale, quante volte aveva capito prima degli inquirenti chi fosse l'assassino ma aveva taciuto per il bene della trasmissione. Lui sapeva benissimo che l'interesse per i delitti va scemando quando vengono risolti. Chi più di lui sapeva quale delitto poteva riportare ai fasti di un tempo la sua trasmissione e la sua carriera?
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- Bentornati a una nuova puntata di La vita è qui. Riprendiamo con un altro caso di omicidio dopo più di tre anni dalla soluzione del caso del piccolo Samuele. Lo ricorderete tutti il piccolo Samuele strangolato da un balordo che passava di lì per caso e che non aveva alcun movente per compiere quel barbaro delitto. Quell'uomo che ripeteva ossessivamente di essere un patito fan della nostra trasmissione. Lo diciamo chiaramente noi non vogliamo fan come quell'uomo, quel feroce individuo che si è macchiato del sangue di un bambino. Noi ci dissociamo da telespettatori di quella risma. Ma lasciamo che quel doloroso passato riposi nelle nostre memorie e occupiamoci del presente che purtroppo ha di nuovo mostrato la sua crudeltà.
Come avrete appreso dai telegiornali, tre giorni fa io stesso sono stato colpito da un lutto che mi ha devastato. La mia povera moglie è stata trovata senza vita in un autogrill poco fuori Roma. I segni sul suo corpo lasciano pochi dubbi, si è trattato di un assassinio di una ferocia inaudita eppure nessuna traccia è stata lasciata sul luogo del delitto e gli inquirenti non hanno alcuna linea di indagine ragionevole. Si è trattato di un omicidio per rapina o di un delitto a sfondo sentimentale? Lo scopriremo con i nostri esperti.

La telecamera zooma sugli occhi del presentatore che si schermisce con un sorriso triste. 

giovedì 10 dicembre 2015

Tante domande

Di recente ho riletto le Favole al telefono di Rodari. Una delle mie preferite è quella del bambino che fa domande assurde. La favola riecheggia la massima di Claude Lévi-Strauss che sosteneva: "scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande". Tuttavia io provo una certa simpatia per il bambino della favola perché se nell'impresa della conoscenza è importante fare le domande giuste è altrettanto importante rovesciare la prospettiva, non essere convinti che non ci siano altri modi di porre le domande. Quelle domande, a prima vista assurde, potrebbero aprire nuovi mondi o rendere visibili cose che prima passavano inosservate.
Chissà, per quanto strano potrebbe essere interessante vedere che un pianeta è aggrappato alle radici di un misero filo d'erba!


Tante domande
C'era una volta un bambino che faceva tante domande,
e questo non è certamente un male, anzi è un bene.
Ma alle domande di quel bambino era difficile dare risposta.
Per esempio, egli domandava: - Perché i cassetti hanno i tavoli?
La gente lo guardava, e magari rispondeva: - I cassetti servono per metterci le posate.
- Lo so a che cosa servono i cassetti, ma non so perché i cassetti hanno i tavoli.
La gente crollava il capo e tirava via. Un'altra volta lui domandava:
- Perché le code hanno i pesci? Oppure:
- Perché i baffi hanno i gatti?
La gente crollava il capo e se ne andava per i fatti suoi.
Il bambino, crescendo non cessava mai di fare domande.
Anche quando diventò un uomo andava intorno a chiedere questo e quello.
Siccome nessuno gli rispondeva,
si ritirò in una casetta in cima a una montagna e tutto il tempo pensava delle domande e
le scriveva in un quaderno, poi ci rifletteva per trovare la risposta, ma non la trovava.
Per esempio scriveva:
«Perché l'ombra ha un pino?»
«Perché le nuvole non scrivono lettere?» «Perché i francobolli non bevono birra?»
A scrivere tante domande gli veniva il mal di testa, ma lui non ci badava.
Gli venne anche la barba, ma lui non se
la tagliò. Anzi si domandava: «Perché la barba ha la faccia?»
Insomma era un fenomeno. Quando morì, uno studioso fece delle indagini e scoprì che quel tale fin da piccolo si era abituato a mettere le calze a rovescio e non era mai riuscito una volta a infilarsele dalla parte giusta, e così non aveva mai potuto imparare a fare le domande giuste.
A tanta gente succede come a lui.
Gianni Rodari, Favole al telefono, 1962

mercoledì 25 novembre 2015

Suggerimenti di lettura

Suggerisco la lettura di queste slide pubblicate nel blog di Aldo Giannuli che merita sempre molta attenzione. Le slide sono una sintesi del libro Tempi decisivi di Alessandro Colombo che mi propongo di leggere.

Le slide e il libro sono un utile strumento per riflettere sulle dinamiche di un'epoca che a mio avviso inizia dalla fine degli anni '80, quando il secolo breve finì per lasciare il posto all'era della crisi permanente.

Oltre all'analisi politica è interessante la considerazione degli aspetti psicologici e cognitivi di fronte alla crisi ma soprattutto è molto interessante come al concetto di crisi si intersechino i concetti di finzione, verità, rivelazione, svelamento. Una sorta di aletheia che mostra la natura dell'ordinamento politico e sociale (o soltanto economico) quando questo, per diversi motivi, viene perturbato. La crisi diventa quindi una prova dei fatti. Il giocattolo rivela la propria natura quando viene scosso o si sta rompendo. Non mi soffermerò sulle mie considerazioni che rimando a una eventuale discussione, se ci sarà.

Per capire il nostro tempo penso sia ancora utile leggere buoni libri e essere meno "social" se questo comporta deliri di onnipotenza virtuale come la pretesa di "taggare i potenziali terroristi", anche perché dopo questi deliri qualcuno potrebbe prendere in parola il proposito e oltre a Bush padre e figlio, Blair, Erdogan, Netanyahu, Sarkozy, Assad, Putin, giusto per citare i primi che vengono in mente, potrebbe taggare anche Obama. Del resto se il concetto di responsabilità vale ancora per un capo di stato, dopo che i suoi aerei hanno raso al suolo un ospedale di Save the children il concetto di potenzialità va a farsi benedire.

mercoledì 18 novembre 2015

Iniziative di Direttamente-onlus

Per i lettori di Roma e dintorni ma anche per chi volesse fare una gita a Roma. Direttamente Onlus annuncia due nuove iniziative per sostenere la scuola di Nairobi che ospita circa 80 bambini tra i 3 e i 9 anni. Troverete tutte le informazioni della Onlus e della scuola nel sito di Direttamente.

 

 

 

Impressionisti al complesso del Vittoriano per Direttamente-Onlus

venerdì 11 dicembre, ore 20:15, (prenotazioni entro il 27 novembre)
domenica 24 gennaio 2016, ore 11:30, (prenotazioni entro il 10 gennaio) 


Visita guidata alla mostra Dal Musée d’Orsay. IMPRESSIONISTI Tête à tête, al complesso del Vittoriano, a Roma. Grazie all’entusiasmo e alla generosità di un’amica di Direttamente-Onlus, siamo lieti di presentarvi questo evento molto particolare e da non perdere! “O si è un’opera d’arte o la si indossa” (Oscar Wilde)…
Continua a leggere per sapere come partecipare...

mercoledì 11 novembre 2015

Né con Dio né con Mammona

Jacopo Bassano, Il buon Samaritano

Prima di leggere questo post è necessario leggere questo articolo di Le Scienze. La recente ricerca di cui parla l'articolo ha osservato che "i bambini che crescono in famiglie molto religiose tendono a essere meno altruisti di quelli che provengono da famiglie non religiose o atee". Dopo aver letto l'articolo, passate a leggere la "dissertazione" di Diego Fusaro sul Fatto Quotidiano. Da qui seguono queste mie brevi note.

Fusaro prende le mosse dai risultati della ricerca aprendo il suo articolo con una affermazione falsa: "E adesso ci insegnano che la religione è nemica dell’altruismo." I risultati della ricerca non dicono questo, semmai affermano che non c'è correlazione tra religione e altruismo o per lo meno che non c'è la correlazione che si suppone esserci.
Fusaro dice di non voler entrare nel merito delle statistiche perché "naturalmente, si basano su dati, ossia su quel mito dell’oggettività e del numero dietro cui troppo spesso si nascondono l’arbitrio e la massima discrezionalità." Quindi secondo Fusaro sarebbe inutile entrare nel merito delle statistiche perché mostrano solo quello che si desidera vedere. La cosiddetta oggettività è un tema di notevole complessità e non è mia intenzione scomodare il costruttivismo per quello che sembra più un imbarazzante esercizio retorico che un assunto filosofico. Sarebbe utile in questi casi essere allenati a individuare l'elemento discrezionale, se nella metodologia o nell'interpretazione dei dati, ma per farlo bisognerebbe entrare nel merito della ricerca, appunto. Fusaro invece preferisce liquidare con due battute la ricerca di cui parla e, sembrerebbe, l'intero discorso scientifico. Torna in mente quella pubblicità tormentone il cui slogan è "ti piace vincere facile?" e sorge il dubbio che i risultati della ricerca siano stati un mero pretesto usato da Fusaro per scrivere quanto aveva già in mente di scrivere, con mal celato "arbitrio e massima discrezionalità".

Riguardo le "considerazioni più generali" di Fusaro, ovvero che "la religione rimane l’ultimo baluardo concreto contro il dilagare della mercificazione totale e del mercato reale e simbolico", anche qui il discorso sarebbe lungo ma bastino alcune domande. Del resto un filosofo come Fusaro dovrebbe essere più avvezzo a porsi domande difficili che a confezionare risposte semplici.
E' proprio sicuro che la religione sia l'ultimo baluardo contro il capitale? Ci sono validi motivi per pensare che la religione contenga in nuce gli stessi principi del capitale e della mercificazione? Si può pensare che il capitale sia la trasfigurazione odierna del fenomeno religioso? E' storicamente possibile individuare nel fenomeno religioso, inteso in termini di potere istituzionale, una "economia" dell'anima e del corpo, delle donne in particolare?
Walter Benjamin affermava che "nel capitalismo va individuata una religione". Indagare la possibile transitività di questo assunto sarebbe un compito all'altezza di un filosofo, magari in un articolo meno disinvolto dal punto di vista argomentativo. 

Ciò che suscita più imbarazzo dalla lettura dell'articolo di Fusaro è l'orizzonte culturale tristemente dicotomico dell'autore: o Dio o Mammona. Mi spiace dirlo perché... insomma un filosofo... non è così. Non siamo costretti tra due alternative esclusive, o la religione o il mercato, e le domande che ponevo potrebbero fornire risposte che fanno pensare a tutt'altro che a alternative che si escludono a vicenda. Ci sono altre vie per evitare la "sdivinizzazione" paventata da Fusaro; c'è il pensiero critico, il valore simbolico delle cose che non è esclusiva della religione, ci sono i diritti, c'è la lotta per l'uguaglianza, l'etica, la solidarietà, la laicità, la comunione con la natura e con le altre specie viventi, la bellezza, l'arte, solo per dirne alcune. Heidegger, citato da Fusaro, sosteneva che "ormai solo un Dio ci può salvare" dalla rovina tecnica. Da parte mia, e modestamente, valuterei se il seme dell'attuale rovina non lo abbia piantato Dio oppure se Dio non sia la forma originaria di quel seme, da sempre presente tra gli uomini, e che nei secoli ha mutato sembiante.

A voler dare nobiltà al discorso di Fusaro torna in mente la celebre citazione di Dostoevskij: "se Dio non esiste, tutto è permesso" ma sarebbe un tentativo di dare nobili radici a un discorso privo di forza. Platone affermava che la politica sorge dall'abbandono degli dèi e allora proprio perché senza déi abbiamo bisogno della giustizia. Se la critica di Fusaro al capitalismo è per molti versi condivisibile,  il suo orizzonte tra Dio e Mammona appare così angusto da pregiudicare il valore stesso della sua critica.

Per concludere, e tornando ai risultati della ricerca da cui questo discorso è partito, suggerisco di rileggere i versi del Vangelo di Luca 10,25-37. Sono quelli della celebre parabola del buon Samaritano. Prima che il Samaritano si fermasse ad aiutare l'uomo malmenato, passarono indifferenti un sacerdote e un levita, due persone molto religiose. Probabilmente i risultati della ricerca non fanno altro che confermare un atteggiamento conosciuto da moltissimo tempo.

venerdì 6 novembre 2015

Il valore degli sconfitti

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce.
A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati.
A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare.
A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde.
E’ un esercizio che mi riesce bene.
E mi riconcilia con il mio sacro poco.
Pier Paolo Pasolini



Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…
Dai Dialoghi con Pasolini, settimanale Vie Nuove, n. 42, 28 ottobre 1961.
Pier Paolo Pasolini

sabato 31 ottobre 2015

Libera chiesa in servo stato

L'epilogo della vicenda di Marino rivela come Roma e l'Italia, nella misura in cui la politica nazionale emana da Roma, siano assoggettate ai vecchi arcana imperi vaticani. Una repubblica a autonomia limitata, una democrazia azzoppata dove qualsiasi ducetto 2.0 può sventolare il vessillo della novità fino al successivo rimpiazzo.
Marino non è mai stato gradito al suo stesso partito. Con Renzi lo scontro, pure dissimulato, era evidente anche ai sassi. Tutto però è collassato quando il papa ha detto di non avere invitato Marino al suo tour negli USA, "io non l'ho invitato, chiaro?" Oggi Marino non è più sindaco di Roma e nessun media menziona questo decisivo episodio nella "rottura" dei rapporti dell'ex sindaco con la città, rottura forse avvenuta da tempo ma senza che questo fosse sufficiente per far decadere un sindaco regolarmente eletto. Nessuno parla di Francesco perché il papa è infallibile e poi questo papa è tanto simpatico!
A Roma, oggi come 150 anni fa, regna il papa re. Renzi ne ha approfittato per sbarazzarsi di Marino. L'Italia resta la stessa provincia dello stato pontificio di sempre, con una borghesia postfascista che ha sostituito la vecchia aristocrazia, una borghesia postfascista da sempre di cui il fascismo non è stato origine bensì culmine. Irretiti nell'autorità pontificia sono quanti non capiscono che questa vicenda prescinde da ogni partigianeria per la persona di Marino e per la sua azione politica ma inficia i fondamenti della democrazia e dell'autonomia delle istituzioni da ogni potere esterno alle stesse. Evidentemente il potere di cui parlo non è esterno alle istituzioni laiche bensì consustanziale, perché di laico resti solo l'etichetta.
Oggi il papa intervistato sulla caduta di Marino potrebbe rispondere irritato: " io non l'ho votato, chiaro?"

giovedì 29 ottobre 2015

Ogni volta che mi credo

Ogni volta che mi credo
intelligente vedo
che c'è altri che ha già detto
ciò che avrò modo
di dire dopo
per ciò più non lo dico,
per ciò io mi nascondo
ah, amico mio
v'è tanta gente intelligente a questo mondo!
                                                         [1918]
Fernando Pessoa, in Il mondo che non vedo. Poesie: Poesie ortonime. BUR, 2009.

domenica 25 ottobre 2015

senza titolo, né capo né coda

Portare l'orologio indietro di un'ora è come rifare la piega al lenzuolo sotto il cuscino. Un po' di tempo ripiegato su sé stesso che la sera entri nel letto e ti copri con quel lembo di lenzuolo ripiegato intorno alla coperta per stare caldo.
Portare indietro l'orologio di un'ora è come dire "rifaccio tutto", è il ripensamento sulle cose fatte, è darsi un'altra occasione, è vivere due volte, ritornare sui propri passi, ripetere gli stessi errori. Portare indietro l'orologio di un'ora è nascere due volte, morire due volte.
Tutto nell'intervallo di un'ora, poi torna tutto come prima, come se nulla fosse cambiato, neanche la pagina bianca prima di queste parole.

mercoledì 21 ottobre 2015

Rischi dopo le unioni civili

Premi F5 per leggere i nuovi dannosissimi rischi dopo le unioni civili.

il Giornale, ovviamente!

martedì 20 ottobre 2015

Poche considerazioni e alcune domande


La peculiarità della democrazia è il continuo interrogarsi sui limiti e punti deboli di tale forma di governo, sulle fallacie degli stessi presupposti. A differenza delle altre forme di archia, per assurdo compresa l'anarchia, la democrazia si sostiene sul crinale delle incertezze e si dà da sé i pilastri della propria sussistenza. Da qui la necessità di interrogarsi continuamente se ciò che chiamiamo e consideriamo democrazia sia effettivamente tale e quanto ciò che chiamiamo e consideriamo democrazia approssima quell'ideale che pare aleggiare nei pensieri e nei discorsi.

La vicenda di Erri De Luca pone questi interrogativi in maniera palese. Indagato per istigazione a delinquere per aver detto che la TAV va sabotata, infine assolto perché il fatto non sussiste. Poche brevi considerazioni al riguardo e alcune domande, appunto.

Il reato di istigazione a delinquere viene sollevato raramente quando l'atto di istigazione danneggia le persone, vedi casi di razzismo e discriminazione di ogni tipo, ma non si esita a sollevarlo quando si toccano interessi economici che calpestano la volontà popolare e decisioni politiche prese senza considerare le realtà territoriali, con processi consultivi farsa e studi di impatto inutilmente voluminosi.

Nella rete delle relazioni economiche i grandi interessi economici coinvolgono inevitabilmente e funzionalmente i piccoli interessi economici che entrano a far parte della maglia sociale. Inevitabilmente e funzionalmente per ragioni strutturali di organizzazione delle reti, una rete con molti buchi è debole. I piccoli interessi economici servono da cuscinetto di sicurezza ai grandi interessi facendo “percolare” la ricchezza utile a contenere gli impatti sociali. Da qui lo scontro delle comunità della Val di Susa con le aziende che lavorano nei cantieri della TAV. Evidentemente la percolazione della ricchezza non è un buon metodo per assicurare la tenuta della maglia sociale!

Congelare i movimenti sociali di opposizione nelle regole stabilite(*) significa congelare la storia e significa tradire lo stesso concetto di democrazia se si prescinde dalla dinamica che ha originato i movimenti sociali. L’opposizione delle comunità della Val di Susa alla TAV può dirsi lesiva di un’opera realizzata negli interessi, non solo economici, della collettività? Tale opera, fin dalle sue fasi progettuali, è stata “indirizzata e coordinata a fini sociali”? Oppure è legittimo chiedersi se l'opera è realizzata “in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”?

Sussumere i movimenti sociali di opposizione nel terrorismo, come ha fatto a suo tempo Caselli, è un atto di miopia intellettuale sconcertante.

Ieri Del Rio ospite a 8 e 1/2 della Gruber ha detto che “una cosa è buttare un fiammifero sulla sabbia, altra cosa buttarlo su una tanica di benzina”. Vero, ma chi ha ammassato le taniche di benzina senza rispettare le regole della sicurezza?

Quali azioni restano disponibili alle comunità quando la politica si inchina all’economia e la democrazia diventa mero puntello procedurale al servizio di interessi economici imposti dall'alto? Resta il boicottaggio e in ultima analisi resta il sabotaggio, perché e solo perché non resta altro. Ecco perché la parola contraria di Erri De Luca sussiste e con lui abbiamo atteso di sapere se costituisce reato.  

(*) L’articolo del codice penale per cui Erri De Luca è stato processato risale al 1930. La democrazia non godeva di buona salute in quegli anni!

venerdì 9 ottobre 2015

Note di viaggio in Sicilia

8.12.15
Nelle città come Roma o Napoli il tempo si accatasta. In questi posti il tempo ha un peso, una dimensione fisica che non è solo quella temporale. A Roma il tempo è grande oltre a essere antico e la sua profondità è pesante. A Napoli l'accatastamento del tempo va insieme a quello dello spazio. Ogni casa cresce sopra un'altra e non c'è tempo perché ciò che precede si “sposti”. Se a Roma il passato si sposta negli strati più profondi, a Napoli tutto è compresente, spazio e tempo si accavallano. Tutto si tiene, non c'è nulla che abbia la precedenza. Ma tra tutti i posti che ho conosciuto finora è in Sicilia che il tempo gioca scherzi insoliti. Qui il tempo pervade ogni cosa, da sembrare quasi inesistente. A Segesta i resti di un tempio medioevale sono contemporanei e il tempo che passa è infinitesimo rispetto al tempo che è passato in queste valli. La brevità del mio tempo si misura davanti ai millenni e ne resta sconvolta. Il mio tempo resta attonito, immobile, annichilisce e vuole fuggire. L'immobilità del tempo in questi siti toglie il respiro perché in questa assenza di tempo puoi vedere il tempo. A Napoli nulla è fermo. A Napoli c'è l'attività frenetica di un tempo che nega il tempo, non gli da il tempo di mostrarsi, ma come il Vesuvio, cova ed è sempre pronto a esplodere. In Sicilia l'eruzione è lenta e continua e, come il tempo, la lava incandescente copre ogni cosa e la congela in un manto di fuoco, appiccicosa colla di pietra che tiene tutto in un tempo sempre presente. Il tempo in Sicilia è appiccicoso, infuocato, come la lava dell'Etna, rosso e sanguigno, come pietra fusa. “Precipito in un abisso fatto di tempo...” scriveva Pessoa. Mi chiedo quali sensazioni mi tempesterebbero se dovessi visitare paesi come l'Egitto.


Il tempio di Segesta è incompiuto dal 400 a.C. I soliti lavori a rilento della Sicilia. Lo facessero sapere a Renzi che sblocca i lavori!

mercoledì 30 settembre 2015

La resa dei conti

Mettiamo da parte giudizi di merito sull'operato di Marino come Sindaco di Roma e mettiamo da parte il "rivoluzionario" pontificato di Francesco. Proviamo a guardare gli eventi con occhi sereni e disincantati.

Un giornalista chiede a Papa Francesco se il Sindaco Marino è stato invitato a Philadelphia dal Vaticano. Alla domanda Bergoglio è visibilmente innervosito e risponde concitato: “Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato. Lui si professa cattolico ed è venuto spontaneamente”.

Un capo di Stato di un paese dice, neanche troppo tra le righe, che un uomo pubblico di un altro paese si è imbucato! Infatti tutti i giornali sono un florilegio di "Marino imbucato al viaggio del Papa"! Dai belati corali del giornalettismo italico, su carta e in rete, si discostano poche isolate voci (Quotidiano.net).

Io chiedo in quale altro caso una simile vicenda non sarebbe stata stigmatizzata come un inaccettabile attacco alle autorità nazionali da parte di un paese straniero?
Non mi risulta che il sindaco di Roma prima della partenza per Philadelfia abbia millantato un invito papale. Se è così, ma si portino prove, allora il Papa ha fatto bene a smentirlo, fatto salvo il tono pochissimo istituzionale, ma se non è così ha torto, torto marcio e al suo "io non l'ho invitato" si potrebbe rispondere, con la stessa diplomazia usata da Francesco, "sti cazzi"!

La differenza di vedute, diciamo così, tra Francesco e Marino (medico favorevole all'interruzione di gravidanza e sindaco favorevole ai matrimoni gay) devono essere risolte in qualche modo. Marino non gode di alcuna simpatia al contrario di Francesco.
Questa era l'occasione opportuna per la resa dei conti, come non approfittarne?

PS - Consiglio la lettura di questo articolo estremamente dettagliato per farsi un'idea di questo tiro al bersaglio a Marino che ormai s'è trasformato in un rito sacrificale!

lunedì 28 settembre 2015

E' morto un comunista



XII

Pensammo una torre.
Scavammo nella polvere.

XXIV

Da noi discendete. Da ciò che fummo.
La rosa non ci sarebbe.
Se ci cancelli, s'apre un abisso.

Pietro Ingrao, Da L'accaduto. In Il dubbio dei vincitori, 1986.


EXIT

E un tratto mi perdo, mi sporgo:
da un ciglio stupefatto
i gridi, e duelli, le catene
del conflitto,
l'impallidire degli eventi
l'ondularsi inconoscibile della distanza.
Rari suoni ormai dal labbro, prima del silenzio.

Pietro Ingrao, Da Prediche serali. In L'alta febbre del fare, 1994.

mercoledì 23 settembre 2015

Proiezioni: la guerra degli specchi

Amanti - Luna Hal
Per giorni avevo in testa di aver letto molti anni fa un romanzo in cui un personaggio sente un forte impulso sessuale in prossimità della morte ma non ricordavo né l'autore né il titolo. Ricordavo di aver sfiorato la faccenda in uno scambio con Garbo in uno dei suoi bei post. Garbo stimola la mia riflessione come pochi e non lo fa in maniera narcisistica come accade con i "blogger di successo" che scrivono il loro bel post e poi lasciano che i fidi seguaci li inondino di lodi o contumelie, non importa, loro godono comunque! Garbo ama "conversare" con i suoi interlocutori, come ogni persona educata al dialogo, perché è solo nel dia-logo che il pensiero trova confronto e può svilupparsi, altrimenti resta una katoptromachia (guerra degli specchi), come è stata definita la "comunicazione" dei social in un articolo molto interessante di Vincenzo Romania.
Insomma, per tornare a questa diavolo di citazione ho cercato a lungo il post  e alla fine l'ho trovato, (Un graffio in testa 3, ma leggete anche i precedenti e i successivi. La serie si chiude con il 7) ma neanche lì citavo l'autore che cercavo. La cosa curiosa però è che poco dopo aver riletto i commenti mi è tornato in mente, è Malraux e il romanzo è La condizione umana. Volevo scrivere un post su sesso e morte, chissà, magari anche sul famigerato gender ma ultimamente sono troppo pigro e ho optato per una soluzione più comoda. Ripropongo qui quanto scritto da Garbo con un video da lui suggerito. Il testo è preceduto dalla citazione di Malraux che mi ha fatto tanto penare e da altre a sostegno di quanto affermo.

***

venerdì 18 settembre 2015

Ultime dal libro delle facce

Nuove epidemie - Uno spettro si aggira per l'italia: lo spettro del gender! Si tratta di una nuova forma influenzale, devastante. Pare riduca il cervello in una sorta di materiale spugnoso, come per alcune encefalopatie. Colpisce elettivamente persone che fanno poco uso dell'organo. Si suggerisce esercizio quotidiano per evitare il contagio ma nei casi di infezione conclamata e malattia in avanzato stadio di sviluppo è consigliabile il suicidio. (la Repubblica)

Il Tempo, quotidiano indipendente dalla realtà

 
Dati alla mano - Spiegate con parole semplici il grafico numero 3 a Squinzi (il capo di confindustria fresco di sottili analisi: "L'immigrazione non risolve i problemi, dobbiamo dare lavoro agli italiani") e spiegategli anche che vale in un paese dove gli imprenditori fanno il loro mestiere, investire, anziché campare di rendita e profitti crescenti. (Internazionale)

Sempre colpa del solito Benedetto Croce se gli italiani sono completamente analfabeti con i numeri?


Larghe intese - Amorose corrispondenze tra Ruini e Giovanardi. (Tempi)


In quanto tali? Cosa significa in quanto tali? Non si può dire che a sua eminenza manchi il dono della sintesi ma avrei preferito le solite menate sull'abominio agli occhi di dio, sul contro natura, ecc. ecc.


Giustizia vo cercando - Spaccio di notizie false a mezzo rete per fini di sobillamento e istigazione a delinquere... C'è qualcosa di simile nel codice penale o ognuno può sparare le minchiate che desidera, come e dove desidera? (Giornalettismo)

Invece di parlare di censura a volte bisognerebbe parlare di nettezza urbana.

No, pure Piketty no! - I was just a little puzzled about some sentences! If "There would not be enough people on the planet to absorb such quantity of exports [by Germany]", how could it be possible for other european countries "to draw inspiration" from the "efficiency of Germany’s industrial model"? (The Boston Globe)

...se i paesi del terzo mondo non potranno comprare la merce prodotta nei paesi industrializzati esporteremo su Marte! Deve averlo scritto di fretta, ne sono sicuro.


Paragoni con Mandela e Pertini a parte! - A proposito della condanna di Grillo per diffamazione nei confronti di Franco Battaglia, mi chiedo se la reiterata diffusione di notizie false e menzogne, non sia punibile con lo stesso rigore e con la stessa normativa che punisce la diffamazione. Del resto se sento dire che a Chernobil non è morto nessuno mi sento profondamente offeso. (Il fatto quotidiano)

Battaglia: "non c'è molta scienza da fare su questo"...ipse dixit! (Climalteranti, testo e l'imperdibile intervista)


Previsioni azzardate - Pronto l'annuncio che darà prima della partita. Sorprendendo tutti il primo ministro ha pronunciato un pronostico che ha lasciato tutti sbalorditi per sagacia, lungimiranza, sangue freddo e amor patrio. Con ferme parole, coraggio ineguagliabile e un'ondata di amor patrio che riempie i cor Renzi ha decretato: "L'Italia vincerà!" (Il Messaggero)

Non gli sfugge nulla!


Per chiudere bene - C'è anche bella gente in Italia. (La Repubblica)

mercoledì 9 settembre 2015

La storia con i se...

Salvo una sola eccezione in questo blog non c'è nulla che riguardi il mio lavoro.
Mi piace distinguere in maniera nettissima ciò che riguarda la mia attività professionale e ciò che faccio per... otium.
Farò un'altra eccezione invitando alla lettura di un paio di post pubblicati in Climalteranti:

Perché sono diminuite le emissioni di gas serra in Italia?



Riconosco che non è una lettura facile ma in sintesi nel primo post ho tentato di spiegare l'andamento delle emissioni atmosferiche di gas a effetto serra con una analisi che consente di "scomporre" l'andamento di un parametro nei suoi fattori determinanti. Se le emissioni atmosferiche dipendono dalla crescita economica, dalla popolazione, dai combustibili fossili, dall'efficienza ecc. ecc., allora quanto conta ciascun fattore?
Nel secondo post invece ho tentato di rispondere alla domanda: "se la crisi non avesse ridotto il prodotto interno lordo quale sarebbe stato l'andamento delle emissioni di gas serra? Negli ultimi anni c'è stata una notevole crescita delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomasse, ecc.) e l'Italia ha mancato per poco gli obiettivi del Protocollo di Kyoto ma come saremmo messi se la crisi economica non avesse colpito la nostra economia?
Nei due post trovate la risposta a queste domande. Buona lettura.

martedì 1 settembre 2015

Bicchieri per versi

- Versa un altro bicchiere di vino.
- No che poi te 'mbriachi.
- Che importa è buono, è di Marino.
- Te lo verso se me scrivi na poesia.
- Accordo fatto e così sia,
  ma poesia è parola grossa
  per quella bisogna averci le ossa
  se scrivere mi tocca
  accontentati di una filastrocca.




- E mò che t'aspetti? Na cosa seria o na cosa allegra?
- Un po' e un po', come so' io
- E come sei tu?
- Come so'? So' na lacrimuccia che nasconno
  dentro na risata nfaccia ar monno,
  un piatto de pasta condito de carezze,
  un bicchiere de vino che m'hai 'mparato a beve
  e addio pensieri bui, addio tristezze.
  So così, me faccio marmo pe nu esse neve.
- A Ba' e mò che a poesia che volevi in pegno
  te la sei scritta da sola,
  io non so che dire per mantene' l'impegno
  che se metto due rime in fila è grasso che cola!


mercoledì 5 agosto 2015

Roma, tra grande bellezza e sacro GRA

"Ma chi ha riportato lo spirito della Legge tra gli uomini? Eh?
La Chiesa vi contribuì (sempre farisea o sadducea)

Tuttavia, sia pure a parole, non si è mai dimenticata,
essa Chiesa, della carità. Anzi, ci son esempi (tra i piccoli:
no, no, non certo qui in Vaticano) di pura carità.

La Chiesa vi contribuì dunque perché? Perché essa è, diletti figli,
istituzione!!
Benché la carità sia il contrario di ogni istituzione!!
Però la carità sa che le istituzioni sono anch'esse commoventi,
cari laici - laici intelligenti, stupendi, che strillate
per rivendicare all'uomo il diritto alla completa, assoluta,
irriducibile, libertà (responsabilità)
Voi volete essere orfani, senza più Padri e Madri?
Orfani dolenti e spaventati, ma eroici?
Eh! Eh! E invece le istituzioni sono commoventi
e commoventi perché ci sono: perché
l'umanità - essa, la povera umanità - non può farne a meno.
Essa li desidera, i Padri e le Madri: è perciò che commuove.
Vi dirò: anche il Partito Comunista, in quanto Chiesa, è commovente.
(Aòh, non vi scordate che ci sta la scomunica)"

Pier Paolo Pasolini, da L'enigma di Pio XII. In Trasumanar e organizzar, 1971.

***

Inutile dirlo, Roma non è una città come le altre. Altrove il tempo scorre, qui si accatasta. Fare un ritratto di Roma in poche pagine è compito duro, anche perché, piaccia o no, è il ritratto dell'Italia, sempre oscillante tra le gran cose di Machiavelli e il particulare di Guicciardini. Se vogliamo usare una metafora contemporanea il ritratto di Roma oscilla continuamente tra La grande bellezza di Sorrentino e Sacro GRA di Rosi. La Roma di oggi è un pendolo che oscilla continuamente tra Fellini e Pasolini. A volte oscilla freneticamente a volte sembra fermo.


Un amico londinese in visita a Roma mi ha sollecitato a riflettere sulla situazione sociale e politica d'Italia in generale e di Roma in particolare, sulla trascuratezza di questa città, sui turisti che divorano le sue bellezze con sguardi rapidi, sui migranti invisibili, sulle mura coperte di Lazio merda e l'immondizia per le strade, sulla metropolitana sporca e affollata, sui senza tetto che dormono per strada, sull'attuale saccheggio di Roma. Ne è venuto fuori il testo che segue che pubblico con il desiderio di suscitare altre riflessioni. Ringrazio Andrea, osservatore attento della vita di Roma, per lo scambio di opinioni e per i suoi numerosi suggerimenti.

martedì 4 agosto 2015

Incontri ravvicinati di un certo tipo

Sfoglia un libro e lo ripone. Lo sguardo è spento, il viso è bolso. Abbigliamento fintamente sciatto, studiato quanto basta per fare dispetto alla famiglia che alla forma ci ha sempre tenuto.
Qualche libro lo trova interessante, qualcun'altro meno. Ne sceglie uno.
- Quanto viene questo?
- Dipende da dove lo hai preso. Da questa parte ci sono quelli da 1€, da quest'altra quelli da 3€.
- Non ricordo bene dove l'ho preso, forse da qui.
Con la mano indica con un movimento circolare la zona da 1€. Il libro è in inglese e quelli in lingua straniera sono nella zona da 3€. Fa niente, la cosa importante è dire il motivo di quella vendita di libri usati.
- Questi sono libri in vendita per sostenere una scuola frequentata da bambini senza genitori.
- Si lo so, l'ho letto su facebook. Allora ne prendo un altro ma trattami bene!
Non c'è ironia nella voce, riabbassa lo sguardo a cercare un altro libro. Nessuno conosce quel tipo ma si sa come vanno i passaparola, si manda una mail agli amici, quelli la fanno girare, qualcuno mette l'annuncio su fb e da lì non sai più dove andrà a finire e chi lo leggerà.
- Trattami bene? Goffo pitocco, come vuoi essere trattato? Vuoi che organizzo una colletta in Kenia per farti comprare un po' di libri che ti siano graditi? E' già misericordia d'avanzo se non ti prendo a pedate per impedire la crudeltà di portare via un libro in cambio di un risciacquo di coscienza al prezzo di 1 o 3 euro che ti serva in famiglia per fare bella figura con chi t'ha messo al mondo con la missione di trasformare tonnellate di ossigeno in anidride carbonica e se non avessimo acquisito quella pessima abitudine igienica di farsi chiudere in una cassa magari per fare concime che vista la stazza la terra ringrazierebbe di vedersi restituire un po' della biomassa che le avrai sequestrato per un tempo sicuramente eccessivo.
Le parole però esplodono solo nella fantasia, seppellite dietro un sopracciglio corrucciato, pensando che sia un moto interiore che nessuno coglie.

sabato 18 luglio 2015

Il bipolarismo di Tim e Pif

Nel primo video la TIM, testimonial Pif, invita a riciclare gli oggetti. La campagna pubblicitaria andava nel periodo natalizio 2014 e a Natale, si sa, tutti sono più buoni!

Nel secondo video la TIM, testimonial Pif, invita a buttare via, proprio buttare via, il vecchio cellulare. La campagna pubblicitaria va nell'estate 2015 e con il caldo, si sa, tutti sono più coglioni!





***

Nasci, consuma, muori. Questa è, in estrema sintesi, la "filosofia" del mercato. Va bene tutto e il contrario di tutto, purché si venda.

martedì 14 luglio 2015

Non è bastata tanta vita...

Non è bastata tanta vita
a illuminare la notte.

Il partito dell'amore universale
dice no, qui non puoi entrare.
Ancora un bacio arde
nel cuore del vecchio inquisitore.

Il prigioniero si allontana...
Danzano nove coribanti bambini
intorno all'innesto di un limone.

Non ha angoli sconsacrati questa terra
per i suoi sacerdoti.

giovedì 9 luglio 2015

La democrazia e i democratici

Braccio di Michele Emiliano. Questa è l'interessante fonte.
Come è noto alle recenti elezioni regionali in Puglia ha vinto il PD con Michele Emiliano candidato alla presidenza della regione. In quelle elezioni Sergio Blasi, candidato nella circoscrizione di Lecce, è stato votato da oltre 16.000 elettori risultando il candidato più votato in Puglia. Sergio Blasi, già consigliere regionale, è stato il primo segretario regionale dell’allora neonato Partito democratico ma soprattutto è stato il sindaco di Melpignano che molti ricordano per aver ideato e creato nel 1998 quello che attualmente è un evento internazionale come «La notte della Taranta». Il risultato elettorale di Sergio Blasi è stato l'esito di una attività politica intesa nel senso più alto, come servizio alla comunità, attività per costruire cultura e bellezza. Grazie a questi presupposti Sergio Blasi ha potuto contare su molte persone che si sono impegnate in prima linea per fare campagna elettorale perché lui fosse votato, una campagna elettorale porta a porta fatta di passione e con passione, una passione che oggi sembra quasi incredibile e che ancora mi commuove indipendentemente dal mio orientamento politico, che essendo di sinistra non può trovare accoglienza nel PD, soprattutto dopo l'avvento dell'era renziana.

Ho avuto modo di vederla quella campagna elettorale. L'ho vista da vicino, in famiglia. Giovani che non sarebbero andati a votare o che non avrebbero votato per il PD sono stati persuasi a votare Sergio Blasi, vecchi compagni (sì, ancora ce ne sono per fortuna) che non votavano più da tempo hanno accettato di votare e lo hanno fatto "pe Santu Sergiu", perché l'onorabilità di Blasi è nota dalle mie parti.

Ebbene, dopo le elezioni ci si aspettava che Sergio Blasi facesse parte della giunta regionale di Emiliano ma le cose non sono andate così. Emiliano ha deciso di "dare la parola agli elettori" secondo i più moderni dettami della telecomunicazione digitale e della democrazia virtuale e lo ha fatto con l'iniziativa "la giunta che vorrei". Chi ha contribuito a redigere il programma di Emiliano durante le cosiddette Sagre del programma contribuisce anche alla formazione della giunta regionale. La mattina di lunedì 6 luglio scorso i tremila iscritti delle Sagre hanno ricevuto una comunicazione via mail con cui poter accedere ad un link, registrarsi ed esprimere on-line il loro voto. In alternativa potevano votare di persona all’hotel Parco dei Principi a Bari. I votanti, in base al curriculum dei candidati, hanno potuto esprimere fino a 5 preferenze, abbinando le deleghe assessorili ai profili prescelti. Iniziativa lodevole e democratica direte voi. Certo, se non fosse che l’elenco dei nominativi e delle deleghe sul quale i partecipanti hanno potuto pronunciarsi è stato stilato da Emiliano stesso senza considerare l'esito delle elezioni, ovvero ignorando le consultazioni democratiche, quelle vere!

Nell'elenco dei candidati alla giunta stilato da Emiliano non c'era Sergio Blasi. A questo punto molti elettori salentini tra quelli chiamati a questa "consultazione" hanno rifiutato di esprimere la loro preferenza per la giunta di Emiliano.

A livello locale gli elettori hanno fatto sentire il proprio disappunto, Sergio Blasi ha affidato ad un comunicato stampa le sue considerazioni sulle modalità di formazione della giunta regionale ma il messaggio arrivato a livello nazionale è che Emiliano ha fatto le "consultazioni popolari", che in giunta ha tante donne, che ha nominato tre esponenti del movimento 5 stelle, a loro insaputa!

Questa è la democrazia di Emiliano. Questa è la democrazia del PD.

Delle oltre 16.000 persone che sono state convinte a tornare in cabina elettorale dopo anni di astensionismo quanti torneranno a votare? Che ne sarà della passione politica che ho avuto modo di vedere e che non vedevo da quando ero bambino?

PS del 10 luglio - Fatevi un'idea sul tempismo dei tweet di Emiliano! Leggi questo articolo.

mercoledì 1 luglio 2015

Non si è ancora fatto sera

Da Humani Instrumenta Victus, Humachina
Per un giorno intero ho pensato se proporre o meno la lettura di questo articolo di Franco Berardi Bifo, perché la responsabilità di quanto si mette in rete passa anche da qui. L'analogia tra un passato atroce dell'Europa e quello odierno può far rabbrividire ma, come ho sostenuto in altre occasioni, quel brivido è un modo per rimuovere la "banalità del male", l'indigesta lezione di Hannah Arendt.
Penso che quanto scrive Berardi Bifo meriti lunga riflessione, sul passato, sul presente e sul futuro di una Europa tedesca anziché di una Germania europea, incubo che già nel 1953 spaventò Thomas Mann.
Qualunque cosa succederà con il referendum greco, qualunque sia l'esito della crisi greca, resta il fatto che questa Europa ha fallito. Questa Europa è così lontana dal suo stesso progetto che parlare di Europa Unita oggi è anacronistico ma non nel senso che si è soliti dare al termine. Parlare di Europa Unita oggi non riguarda il passato ma il futuro. Un futuro da preparare, partendo dai suoi fondamenti, come fossero compiti da realizzare per un dopoguerra che verrà.

martedì 23 giugno 2015

Laudato si'

Invito a leggere la Laudato si’ di Francesco, l’enciclica pubblicata pochi giorni fa, dedicata alla “cura della casa comune”. Ho pensato a lungo a cosa scrivere in questo post ma alla fine ho deciso che non scriverò nulla di quanto avevo pensato. Rimanderò ogni considerazione di dettaglio alla discussione che spero seguirà.
Qui dirò poche cose che ritengo essenziali.

Chi vede chiaramente la rottura degli equilibri naturali e sociali per le attività predatorie di un mercato avido e senza etica non può non rivolgere attenzione all'appello di Francesco a prendersi cura della casa comune. Il documento è una sintesi di ampio respiro in cui trovano spazio la promozione della democrazia diffusa, la tutela dei beni comuni, la lotta alle disuguaglianze economiche, alla crisi socio-ambientale, al riscaldamento globale, la protezione della biodiversità, la promozione dei valori urbani, la denuncia della piaga del precariato e dello sfruttamento dei lavoratori, il richiamo ad “accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo”. Tutti concetti di cui si è nutrito chi ha sensibilità ambientale e sociale. Tutti concetti per cui quelli come me si sono arrabbiati come cani vedendo l'indifferenza e la sufficienza con cui venivano scaricati da quelli che guidavano, guidano e purtroppo continueranno a guidare le sorti del pianeta (anche se spero di sbagliare). Non ci sono novità assolute nell'enciclica di Francesco ma non si può negare che si tratti di un lavoro di sintesi che merita riflessione, un atto politico di forza notevole anche per la risonanza planetaria che avrà il documento. Con qualche forzatura si può dire che le istanze ambientaliste e di giustizia sociale assumono dimensione (inter)nazionalpopolare! Chi ha a cuore quelle istanze dovrebbe essere contento di ritrovarle in una enciclica. Se questa enciclica cambierà il corso degli eventi è altro argomento. La denuncia del sistema economico che crea disuguaglianze era già nella Evangelii Gaudium di Francesco e la denuncia della dittatura del mercato era già arrivata, e anche piuttosto forte, con la Caritas in Veritate di Benedetto XVI. Era il 2009, le disuguaglianze continuano ad aumentate, le orgasmiche invocazioni di crescita economica si sono moltiplicate e se la Terra prende respiro è perché milioni di persone sono state lasciate senza lavoro e senza reddito! Il modello di sviluppo non è cambiato granché, forse perché la sete di accumulo e dominio non è una faccenda di “antropologia cristiana” male interpretata ma di antropologia senza alcun aggettivo che precipita nei dettami religiosi, nella tecnica, nell'economia, nella scienza, insomma dove è più comodo precipitare.

La Laudato si’ richiama alla cura della Terra, madre e casa comune per tutte le specie viventi, presenti e future. E’ un tema sul quale è necessario e auspicabile l’incontro di credenti e laici perché, dalla mia lettura, il rispetto della Terra e di chi la abita è un atteggiamento etico che conserva il suo valore etsi Deus non daretur (anche se Dio non fosse dato). Questo è il punto di forza del dialogo possibile e allo stesso modo il punto debole delle premesse dell’enciclica, almeno per un lettore laico. Sarebbe tuttavia assurdo, oltre che inutile, pretendere che una enciclica papale prescinda da premesse teologiche creaturali e da queste deduca conseguenze dottrinali (su interruzione di gravidanza, identità sessuale, famiglia tradizionale). Resta vero che nessun laico o non credente è tenuto ad accettare né le une né le altre e nessun cattolico (o membro di altre confessioni) ha il diritto di imporle ad altri. Vivere sulla Terra non è una faccenda di logica matematica in cui date premesse diverse si percorrono traiettorie logiche differenti per arrivare a conclusioni differenti. Curiosamente accade che si abbiano premesse differenti, che si arrivi a conclusioni differenti, eppure con traiettorie in buona parte identiche. Dovere dei viventi è percorrere la traiettoria comune. Il resto verrà.

martedì 16 giugno 2015

Quando la Storia eravamo noi

Una storia di donne e uomini dell'Italia contadina del dopoguerra. Si partiva dalle macerie e si arrivava, quando si arrivava, ad altre macerie. Povera gente che accoglieva i figli di povera gente.
Dove c'è da mangiare per uno c'è da mangiare per due, così si diceva un tempo e così ancora dice qualche anziano dalle mie parti. In molte case c'era poco da mangiare, in altre non ce n'era affatto. Chi aveva poco da mangiare non diceva a chi non aveva niente "aiutiamoli a casa loro". Ci si aiutava com'era possibile, appena possibile. Quando qualcuno ha bisogno di aiuto non c'è tempo per chiedere dov'è casa sua.

«Era l'inverno del 1945. L'Italia da nord a sud aveva sofferto per i bombardamenti, la miseria e per la violenza degli eserciti stranieri, nemici o alleati che fossero; un'Italia stremata, affamata, ma con un'incredibile voglia di rinascita e fame di futuro.
Era un'epoca di emergenze per far fronte alle quali, immediatamente dopo la Liberazione, in ogni città sorgevano comitati per risolvere i problemi contingenti come la distribuzione dei viveri, lo sgombero delle macerie belliche, la tutela dell'infanzia. Tanti infatti i bambini abbandonati a se stessi, orfani o, come in gran parte del meridione, residenti in zone distrutte dalle bombe, da calamità naturali, soggette ad epidemie, dove la fame e la disoccupazione erano quotidianità.
A Milano Teresa Noce, battagliera dirigente comunista e partigiana da poco rientrata dal campo di Ravensbrük, intuisce che solo un gesto di solidarietà può risolvere almeno temporaneamente la drammatica situazione di bisogno dei bambini. Con ciò che rimane dei Gruppi di difesa della donna, poi confluiti nella nascente Udi – Unione donne italiane, la Noce chiede ai compagni di Reggio Emilia, realtà prevalentemente agricola e quindi con maggiori risorse alimentari rispetto a Milano, di ospitare in quei mesi alcuni bambini.» (ANPI, 1946, i bimbi dei treni della felicità.)

E' la storia dei "treni della felicità". Un'iniziativa che nasce nei comitati comunisti, gli invisi comunisti, quelli che mangiavano i bambini! Una storia di donne soprattutto, di donne "che avevano tessuto la Resistenza e svezzato la Repubblica" (ANPI). Dall'indomani della Liberazione migliaia di bambini del centro-sud partiranno soprattutto per l'Emilia Romagna e Toscana, alcuni andranno in Liguria e nelle Marche.
Il 19 gennaio del 1946 parte il primo convoglio con 1.200 bambini. Migliaia di bambini partiranno fino al 1950. Alcune stime parlano di 70.000 bambini, altre di 100.000; vengono da Napoli, dalla Puglia, dalla Basilicata. Decine di migliaia di bambini furono ospitati dalla popolazione nel centro-nord grazie anche all'appoggio del PCI, dei CLN locali, delle sezioni ANPI, delle amministrazioni.

Questa era l'Italia contadina del dopoguerra. Guardatela oggi l'Italia. Guardiamoci oggi cosa siamo diventati.

Giovanni Rinaldi, I treni della felicità. Ediesse, 2009.
Alessandro Piva, Pasta nera. 2011 (film documentario).
Rai Storia, I treni della felicità, 2015 (documentario).
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