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giovedì 29 novembre 2018

Dell'immaterialismo astorico

I miei amati muretti a secco entrano nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell'umanità in quanto rappresentano... Un attimo, un attimo, aspetta un attimo. Immateriali? Che significa immateriali? Non conosco niente di più materiale. Sono carne e sangue quei muretti, sono sudore, se non hai occhi attenti, mani sensibili, non li senti. Quando cammini per i campi li ascolti, ne senti l'odore, il sapore. Li devi toccare per capire. Patrimonio, patrimonio... dal pater... non bastava dirli immateriali, dovevano essere patrimonio immateriale. Dovevano essere spogliati della materia, privati della loro sostanza, messi in formalina, sotto spirito. Ecco, dovevano essere conservati sotto spirito. Lo spirito conserva la materia... Continua la guerra mossa da logos a mater. Esultiamo gente, i muretti a secco, mater(ia) che partorisce logos, diventano patrimonio immateriale. Logos si sostituisce a mater che lo genera... Logos dimentica di essere figlio di mater... "Vergine madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d'etterno consiglio, / tu se' colei che l'umana natura / nobilitasti sì, che 'l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura." Fattura? Macché fattura che poi tocca pagare le tasse, facciamo tutto in nero così paghi meno e siamo contenti entrambi...
Comunque sia, c'è da essere felici di questo riconoscimento, perché grazie a questo riconoscimento la mater(ia) dei muretti a secco può continuare a generare logos. Che almeno il figlio non dimentichi la madre.

3 commenti:

  1. Concordo con te: perché definire i muretti a secco "bene immateriale"? Non ha senso perché per farli ci vuole intelligenza, conoscenza della materia, fatica e sudore. Te lo dico io che in Liguria, dalle mie parti, i muretti a secco sono ovunque.

    Del lavoro in nero hai detto e spiegato bene: una piaga che si rigenera in continuazione. E che il riconoscimento riesca a creare qualcosa di buono (almeno quello).
    Un salutone

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  2. Mi piace molto passare per quelle stradine di campagna, sterrate, delimitate da muretti a secco, sono orgoglioso quando qualcuno inizia un'attività legata al turismo o alla produzione agricola ristrutturando vecchie masserie e rialzando antiche mura a secco diroccate, ho odiato il fatto che fin dagli anni ottanta venivano sostituite quasi ovunque con muri di mattoni e cemento e che di conseguenza i "mastri murasseccari" siano quasi del tutto scomparsi.
    Non ho idea del perché l'Unesco li definisca beni immateriali, partendo dalla spiccata verve burocratica che tendono ad assumere tutti gli enti di ogni genere, provo a dire le mie riflessioni. I muretti a secco sono muri nella cui costruzione vengono usate soltanto pietre, magistralmente incastrate fra di loro e poste in modo tale che il telaio esterno trattenga il contenuto interno su cui poi il muro stesso poggia. Ora, può capitare qualche crollo qua e la dovuto alle intemperie all'usura o al tempo, in tal caso alcune pietre originarie possono rompersi o rotolare in posti difficilmente accessibili, per cui vengono sostituite da altre pietre, del tutto nuove. E' come se l'Unesco avesse tutelato l' "idea" del muro a secco, ben sapendo che nel tempo la struttura materiale viene cambiata quasi radicalmente, a volte. Ora se il Duomo di Lecce, ad esempio è un bene materiale da tutelare, perché al massimo puoi fare piccoli interventi di restauro lasciando intatta la forma e la sostanza che lo compone, forse per i muretti hanno voluto aggiungere il termine "immateriale" perché venga salvaguardata solo la forma, il modo di fare quei muri, non potendo salvare anche la sostanza. Magari ho scritto una cavolata, ma le mie conoscenze in muratura antica e in enti e agenzie delle Nazioni Unite sono alquanto limitate :-)
    Ciao, un abbraccio

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    Risposte
    1. Questi sono i siti italiano dell’Unesco relativi alle definizioni di patrimonio mondiale e di patrimonio immateriale. A livello di definizione il discorso filerebbe anche liscio, per carità, se non fosse che la stessa definizione è soggetta a stilemi culturali che meritano più di qualche riflessione. Del resto al tempo delle suffragette in un contesto di soli uomini le ragioni addotte per negare il voto alle donne potevano sembrare ineccepibili, così come ai tempi di Aristotele dovette sembrare ineccepibile dire che la mater(ia) è inerte e che “il maschio è portatore del principio del mutamento e della generazione” mentre “la femmina di quello della materia”. Questa è la radice della guerra alla mater(ia), al disprezzo del materialismo (inteso come vizio, praticamente la caricatura del materialismo), da qui paradossalmente l’elevazione dello spirito e dell’idealismo dei secoli a venire. Curioso rovesciamento per un filosofo che nella scuola di Atene di Raffaello punta il suo dito per terra a differenza del suo maestro che lo punta in alto, verso il mondo ideale. Storia complessa quella del pensiero dove niente di tutto quello che si dice è mai tutto, per fortuna. Un abbraccio a te.

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