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lunedì 14 settembre 2009

La turpe voglia

"poi chiusa la soglia do sfogo alla mia turpe voglia... ascolto Bach!" Mi sono sempre piaciuti questi versi e la canzone Via Paolo Fabbri 43 di Francesco Guccini. L'ascoltavo quando ancora non ci capivo niente, piacevolmente trascinato da mia zia di cinque anni più grande di me e nel pieno della sua scoperta di un mondo da cambiare. Quel fiume denso e lento di parole che non capivo mi travolgeva. Adesso, a diversi anni di distanza anch'io dopo una giornata difficile chiudo la soglia e do sfogo alla mia turpe voglia.

Amo le variazioni Goldberg di Bach e le interpretazioni di Glenn Gould e per quanto possa sembrare assurdo, non so dire se ascolto di più Bach o Gould quando ascolto le variazioni. Sì, perchè Gould da qualcosa di particolare alla musica che suona. I tasti del pianoforte nelle mani di Gould diventano cristalli puri che si rompono al contatto con le dita del pianista, il suono che ne emerge è un improvviso scoppio che si spegne immediatamente, ogni nota è immersa in un oceano di silenzio. Gould non usa mai il pedale per gettare un ponte tra le note ma solo per fare intravedere lo sforzo delle note di raggiungersi, senza mai riuscirci. Per quanto le sue esecuzioni siano estremamente veloci, quasi spasmodiche all'inizio della sua carriera, ogni nota è circondata da un abisso che la separa dalle altre, ogni nota urla la disperata solitudine della sua purezza e sembra quasi non avere alcun legame con le note che la precedono e che la succedono, salvo il legame che l'autore ha desiderato per loro e che io, ascoltatore, non posso fare a meno di percorrere. L'emozione, tutta particolare, della musica di Gould mi costringe a percorrere quella strada da una nota all'altra saltando tutte le volte l'abisso di silenzio che le separa.
Ascoltare Glenn Gould è un'esperienza fisica e alla fine non so distinguere se ho ascoltato la musica sullo sfondo del silenzio o il contrario. Gould suona il silenzio che l'udito percorre saltando di nota in nota.

Questa esecuzione delle Variazioni Goldberg è del 1981, ad un anno dalla morte del grande pianista, forse il più grande. Aveva 50 anni quando fu colpito da un ictus.


Nel video che segue c'è l'esecuzione del 1955. Due esecuzioni assolutamente differenti, non solo per il tempo che le distingue. Nell'esecuzione del 1955 sentiamo la rapidità di un fulmine su una tastiera vittima del suo pianista alla ricerca frenetica del suono perfetto, con l'esecuzione del 1981 Gould raggiunse quella "specie di quiete autunnale" che tanto desiderava.

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