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venerdì 11 settembre 2009

Ground zero


Quel giorno di 8 anni fa ricordo che ero al lavoro quando lessi sul sito web di Repubblica quello che era accaduto. Ebbi la precisa consapevolezza che da quel giorno il mondo sarebbe cambiato.

E' stato così, il mondo è cambiato, ma per farlo ha atteso 7 anni, fino al giorno dell'elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Da quel giorno il ground zero ha cominciato ad essere il simbolo che doveva essere per tutti fin dal primo momento, non solo per gli USA. Il simbolo di una profonda riflessione sull'assetto delle società cosiddette sviluppate, una riflessione sulle differenze e sulle ingiustizie che dilaniano il mondo. Una riflessione sulla ricerca di un dialogo tra i popoli senza barriere e verità da imporre, di ordine politico o religioso. Non fu così all'inizio, come sono andate le cose lo sappiamo tutti. Parlare a posteriori è facile ma furono in tanti a parlare allora, inascoltati.

Guerre preventive fondate sulla menzogna, esportazioni di democrazia, scontro di civiltà, sono stati questi i mostri partoriti da quel giorno, mostri del linguaggio che hanno alterato il modo di vedere e di vivere il mondo. Oggi, a 8 anni di distanza, forse le cose sono cambiate, almeno questa è la mia speranza. L'era Bush in America è tramontata ma tremo ancora tutte le volte che vedo osannare Blair come una stella della politica internazionale e tremo pensando che Berlusconi è ancora al potere in Italia.

Ground zero è il simbolo di una ricostruzione che non è mai tardi cominciare.

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