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martedì 17 giugno 2014

Bulimia comunicativa

Mettere in scena l'incomunicabilità per vendere la "comunicazione", quella del nuovo millennio! Questo è il rovesciamento semantico di alcune pubblicità.
Ne è la rappresentazione la pubblicità della tim di qualche mese fa con le ragazze giulive messaggianti o impegnate in un chiacchiericcio al cellulare che non può essere rimandato per dare ascolto al tipo che vuole parlare e che, una volta liberate, gli chiedono cosa volesse dire ma ormai lo ha dimenticato. Questo è il fascismo di oggi. Nelle risate che quella tristissima scena vuole suscitare e suscita c'è lo stesso amaro sapore delle risate di un fascista che dileggia la sua vittima. Il nocciolo è l'indifferenza dell'altro, il suo annullamento. A tutto questo il mercato ci insegna a ridere.



Una volta tradotto il messaggio di questa pubblicità è: se vuoi parlare senza la mediazione di un ammennicolo ultratecnologico sei un dinosauro e meriti l'estinzione.

Benvenuti nel terzo millennio, dove tutti chattiamo, twittiamo, feisbukkiamo, essemmessaggiamo, blogghiamo, postiamo perché siamo una community. Tutti comunichiamo per non dire nulla che ci spaventeremmo a morte di prendere impegni che non siano a distanza di rete per almeno una decina di nodi.

29 commenti:

  1. Che schifo: odio talmente questa merda da non voler rinunciare al privilegio di NON averla mai vista né sentita, quindi non lo farò nemmeno ora e qui: tanto le facce del fermo immagine mi dicono già TUTTO, cioè NIENTE.
    Vogliono trasformarci in insetti cretini (e paganti).
    (E con la differenza che almeno ogni insetto ha la dignità di usare il linguaggio della sua specie, mentre noi verremo ridotti a un unico RAGLIO globale).
    E il 99% di noi ne è pure felice!
    Ho detto "noi"? No, da buon dinosauro, ho la fortuna di poter dire LORO!

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  2. p.s.
    per chi non l’avesse capito (e per chi non vuole capirlo): QUELLA è la nuova, fastidiosa, schifosa, banale, arrogante, trionfante, triviale VOLGARITÀ. E pensare che ci sono ancora obsoleti imbecilli (loro sì obsoleti) che combattono “le parolacce”…

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  3. Pubblicità? No grazie! Come ragazzo del terzo millennio sono anacronistico: non twitto, non facebucco, non chatto... Ho un cellulare certo, lo uso per inviare messaggi in caso di bisogno, essendo diversamente udente/parlante non posso fare diversamente, poi ho anche un blog e lo uso per comunicare e non per non dire nulla. Chi non vuole farsi friggere il cervello da questo bombardamento stupido/mediatico fatto di non comunicazione allora deve fare delle scelte e mettere in conto che verrà tagliato fuori dalla cosiddetta società moderna... Io fuori ci sto molto bene, non sono ammaestrabile.
    Xavier

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  4. E così aumenta l'incomunicabilità nello scambio di informazioni del nulla,

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  5. Io dico che dipende sempre dalle persone e dall'uso che fanno degli strumenti, perchè diventare schiavi di un mezzo di comunicazione è assurdo.
    Se poi ricordiamo che come insegna la filosofia del linguaggio, la comunicazione è al 99% un'operazione fallace di per sè, allora siamo decisamente a posto!
    Un abbraccio

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  6. Per rivitalizzarsi, non con la comunicazione, ma con la voce:
    https://www.youtube.com/watch?v=tKI9phMEupk

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  7. Tante galline dalle uova d'oro.

    Senza offesa per le nobilissime galline!

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  8. Zio Scriba, è ovvio che ci si indigni per le parolacce. Con la merda fino al collo ma la cura delle unghie deve essere impeccabile e poi niente doppie punte!
    Gattonero, grazie!
    Xavier, io ho un rapporto molto conflittuale con la rete, per tanti motivi che qui sarebbe lungo spiegare, ne ho parlato in qualche post, alcuni seri altri meno. Credo sia utile tenere sempre a mente che noi siamo esseri fisici, perdere di vista questo dato comporta la perdita di canali comunicativi essenziali. Mi pare che la tendenza generale del nostro tempo sia quella di dimenticare questo fatto cadendo in un delirio di onnipotenza che ha sostituito al trascendente il virtuale, non è un bel guadagno. Capisco che per te la rete è "voce", è il mezzo che ti consente di "ascoltare" cosa dice il mondo, lo è anche per me, ma il mondo è fuori, il mondo che entra in casa da un pc è la rappresentazione di un mondo disabitato da me, distante, in definitiva è un mondo senza di me. Se la rete e la sua comunicazione è stimolo a vivere il mondo allora possiamo trarne beneficio altrimenti è appunto una rete nella quale si rimane invischiati. Ho timore che però questa visione sia riduttiva perché la stessa rete non è più un mezzo bensì essa stessa un mondo che lentamente sta diventando il mondo. La letteratura e la filmografia fantascientifica da questo punto di vista hanno guardato lontano, vedi Matrix o più recentemente Lei.
    Alberto, la comunicazione è sempre più short message system, anche con gli strumenti che consentirebbero più ampio respiro. Forse prima o poi non avremo bisogno d'aria!
    Melinda tu presenti il problema in termini di neutralità dello strumento. E' fuor di dubbio che uno strumento può essere utilizzato in diversi modi ma qui non stiamo parlando di un martello, di un coltello o di una chiave inglese. I cosiddetti “mezzi di comunicazione” non sono propriamente dei mezzi neutrali, sono i filtri attraverso cui leggiamo il mondo e in quanto esercitano un'azione sulle nostre capacità percettive e emotive, sono essi stessi il linguaggio e “quando crediamo d'essere NOI! a DIRE = … ….....SIAMO DETTI!....”, come dice Carmelo Bene nel video suggerito da Humani Instrumenta Victus.
    HIV, grazie per il video. Quando ascoltai per la prima volta quel discorso rimasi folgorato, come per le altre opere di Bene che ho letto. Ho cercato in rete (ecco uno degli aspetti straordinari della rete) il testo di “Quattro momenti su tutto il nulla” di Bene e l'ho trovato in questa tesi di dottorato in versione integrale a partire da pagina 131. Il file è piuttosto pesante ma ne vale la pena.
    Berica, ad essere rigorosi il pollaio è piuttosto affollato e considerando che quotidianamente forniamo gratuitamente dati alle agenzie pubblicitarie semplicemente collegandoci a un sito piuttosto che a un altro siamo tutti galline dalle uova d'oro ;-)
    Un saluto a tutti

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    1. A riguardo Cacciari, in un suo recente saggio di teologia politica, oppone la trascendenza della Croce alla cattiva immanenza della rete.

      Di Carmelo Bene su youtube è finalmente disponibile anche il Lorenzaccio!

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    2. Ciao Antonio,
      sinceramente sono di un parere differente.
      Persone che soffrono di deliri di onnipotenza comunicativa ce ne sono sempre stati, ti posso citare Cicerone che spendeva 3 o 4 giorni per fare un’arringa in tribunale a Hitler e Mussolini che anche senza internet sapevano benissimo come trascinare le masse.
      Noi siamo esseri fisici, è un dato di fatto, ma più che il fisico noi siamo portati a usare la mente altrimenti non saremmo mai stati spinti a comunicare gli uni con gli altri inventando linguaggi e mezzi di comunicazione.
      Il mondo è tanto virtuale quanto esterno per un semplice fatto, secondo me il vero mondo è nella mente delle persone che stabiliscono relazioni usufruendo dei diversi mezzi a seconda del bisogno: il mezzo può essere un bar, un parrucchiere, un telefono, un banco di scuola, un computer… per me, ad esempio, il mondo esterno non è mondo dal momento che se anche io volessi comunicare con gli altri gli altri non sono disposti a farlo con me perché non voglio usare e imparare il mezzo di comunicazione necessario per interagire con me, il linguaggio dei segni, e di conseguenza io vengo tagliato fuori da quello che per te è il mondo autentico.
      L’esperienza dell’autenticità è qualcosa di assolutamente soggettivo, secondo me le visioni alla Matrix e altri film così catastrofici rimangono film.
      Diciamo invece che il problema è un altro, c’è una credenza di fondo che dice che educare alla comunicazione, all’ascolto (non parlo di ascolto uditivo e basta, parlo di ascolto emotivo) e al giusto uso di uno strumento sia qualcosa di ridicolo.
      Il messaggio che passa oggi è “non importa se siete off line o on line, l’importante è che siate indifferenti”.
      Esistono famiglie, coppie e amici che anche se vivono 0/24 in simbiosi sono perfetti estranei: Moravia l’ha insegnato nel suo libro “Gli indifferenti”.
      L’estraneità è un atteggiamento interiore, non dipende da internet, è sempre esistito: 50 anni fa, per esempio, internet non c’era eppure moltissime persone non comunicavano.
      Internet non è diventato il mondo, sembra che sia così solo perché molti ne fanno un uso sbagliato e si percepisce più in fretta il senso di rinctrullimento.
      Per quanto riguarda la bulimia comunicativa… ma cosa vuole la massa da sempre?
      Non pensare, lo vuole dai tempi di pane et circensem… quindi chi pensa gli da esattamente quello che vuole, un motivo per non pensare.
      Ecco le pubblicità sceme, la non comunicabilità, l’analfabetismo intellettuale (e non solo) e per stare terra terra i mondiali che danno in televisione adesso.
      Le pecore e i salmoni seguono sempre la corrente.
      Un abbraccio!

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  9. Volevo scrivere qualcosa ma ... m'aggio scurdato! :-) Scherzo. Condivido ciò che scrivi, mi rendo perfettamente conto che più si parla di comunicazione e più la comunicazione è un problema, esattamente come il sesso, la libertà, la democrazia ... se ne parla perché la questione non è poi così semplice, perché facciamo fatica a dialogare, perché le relazioni sono difficoltose. Messaggi, chat, internet, blog, facebook, twitter, ..., sono delle scorciatoie, delle semplificazioni, delle distorsioni. Il creatore di Facebook disse che la sua creazione era un social network per "sfigati". Nella pubblicità che posti assistiamo ad un ribaltamento: gli sfigati snobbano chi vorrebbe dialogare ... è da almeno 2000 anni che ci siamo convinti che gli ultimi saranno i primi, con buona pace della meritocrazia, che non è più l'areté greca (cioè l'eccellenza), ma il moderno paraculismo del furbo dei nostri e di tutti i tempi. Veicoliamo il nulla, ci torna indietro il nulla come un boomerang (hai presente il vecchio detto: "Chi semina vento ..."?) ... insomma, come disse un filosofo: "Il nulla nulleggia!". Ma anche noi per dircelo non riusciamo ad uscire da questo nulla, non del tutto, c'è qualcosa che attrae anche noi, se non altro perché siamo qui. Basta esserne consapevoli? Dovremmo rifondare il dialogo su basi più solide? Io cerco di perseguire entrambe le cose, senza prescindere da una certa frequentazione dei moderni mezzi attraverso cui oggi passa la comunicazione umana. Sull'essere detti dal discorso corrente credo abbia scritto molto bene, fra gli altri che hanno considerato il linguaggio a livello strutturale, Jacques Lacan.
    Ciao

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  10. Io faccio riferimento a Eco quando scrisse Apocalittici e Integrati, dove presentava le due categorie di futuri usufruitori dei mezzi di comunicazione contemporanea.
    Per lui gli apocalittici erano coloro che caricavano negativamente i mezzi di comunicazione facendone un uso sbagliato.
    Io sono dell'idea, volendo citare sempre Eco ne "Il nome della rosa" o anche Gadamer, che le parole e i mezzi di comunicazione sono "stati di cose neutre" nel senso che un oggetto, una parola, un concetto è lì, sta, è statico: siamo noi che lo carichiamo di significato e lo usiamo positivamente o negativamente con tutte le conseguenze del caso.
    Ma se ci pensi una connessione internet è come un coltello, tu decidi come usarlo, lui da solo non si usa: ecco perchè è neutro.
    Un abbraccio

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  11. purtroppo credo che l'abbuffata comunicativa porti le persone a vole comunicare quasi per forza dicendo poco o niente... basta fare un giro sui social network per rendersi conto di come siamo messi.
    Sembra un po' la solita storia, l'uomo inventa mezzi meravigliosi ma un secondo dopo li rovina...

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    1. Non c'è bisogno di andare sui social network per rendersi conto della non comunicazione, basta semplicemente guardarsi intorno, a me è capitato di vedere in un bar una coppia che invece di parlarsi, lei leggeva il giornale mentre lui continuava a inviare messaggi, così per due ore... non è il web a impedire alle persone di comunicare, sono le persone stesse a porsi questo invalicabile limite di incomunicabilità.
      Xavier

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  12. A me sembra di aver già detto tutto quel che c'era da dire, alla Rete, ai conoscenti, ai vicini di casa, nei seggi elettorali, al mio medico curante( lo spero proprio!), alla famiglia, agli amici...
    Sento che dovrei ricominciare e ripetere, ripetere oppure di ricercare in me qualcosa di nuovo di sorprendente...ma io sono quella di prima, quella che si conosce già, quella che non farà che ripetersi e ciò che ci vuole veramente è il piacere di ritrovarsi anche nella ripetizione, condividere l'esserci, trovare importante l'incontro. L'incontro comporta disponibilità e di uscire dallo schema quotidiamo del vivere: ti potrebbe cambiare qualcosa di predeterminato, una volta a me, una volta a te. Comporta l'uscire dalla gabbia: questo è ciò che manca.

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    1. Un caro saluto e un abbraccio Antonio! ;)

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  13. Garbo, c'è un filo che collega Bene e Lacan , entrambi accomunati dal silenzio o dalla non parola: “Tacere: ecco un bel modo di dichiararsi amore e rispetto”, scrive Bene ricordando quell'incontro a vuoto. Per rimanere intorno a questi maestri userò le parole di Bene per rispondere alle tue domande “...il nostro delirare in voce è un differire la morte, ché noi si muore appena abbiamo smesso di parlare, appena abbiamo smesso l’illusione d’essere nel discorso...”. Basta esserne consapevoli? Forse no, ma non è poco. Sono troppo curioso e vivo per sottrarmi al discorso e alla “comunicazione”, qualunque forma essa prenda ma non rinuncio ad ascoltare il discorso, non solo esserci dentro. Chiedi se dovremmo rifondare il dialogo su basi più solide, sicuramente tempi nuovi chiedono nuove coordinate e la teoria evolutiva insegna che bisogna essere in continuo movimento per rimanere fermi, è l'ipotesi della regina rossa. Una cosa mi sentirei di consigliare, per gettare nuove basi terrei d'occhio quelle vecchie, illustrate in questo articolo, la cui lettura consiglio anche a Xavier e Melinda.
    Xavier, non c'è niente nella rete che non abbia un riferimento al mondo cosiddetto “reale”, aggettivo che come avrai notato non ho usato, come non ho usato “autentico”. Il mondo “reale” è fatto di fisicità quanto di “virtualità”. Il mondo è la rappresentazione che ce ne facciamo dici, verissimo, ma non solo, il mondo presenta uno “zoccolo duro”, per dirla con Umberto Eco, con cui tocca fare i conti e questo zoccolo duro è ciò che non può essere detto. Non tutte le rappresentazioni sono possibili, non tutte hanno pari validità. La rappresentazione del mondo è un paradigma cognitivo, un modello concettuale, virtuale per natura, e se diventa mondo allora sostituisce il mondo e uno dei componenti del mondo tenta di scalzare l'altro. Anche qui niente di nuovo, sono secoli che mente e corpo fanno a pugni, adesso continuano a farlo su un terreno diverso da quello cartesiano. Ci abbiamo messo 400 anni per accorgerci degli errori di Cartesio, quanto ci metteremo per accorgerci dei nuovi errori che sono una variazione sul tema dei vecchi errori? Dici che l'incomunicabilità c'è anche nel mondo “reale”, chi può negarlo? E' incontestabile che la rete consente di avere contatti che altrimenti sarebbero impossibili o difficili ma ciò non toglie, anzi rafforza, che si tratti di una semplificazione della comunicazione. Ora, la semplificazione è un concetto per niente banale e non sempre coincide con la banalizzazione, se per te è necessaria per raggiungere la complessità per troppi è il punto d'arrivo.
    E' in questa seconda accezione che diventa banalizzazione. Accade da secoli anche nella realtà, è verissimo, ma la rete presenta novità alle quali potremmo essere impreparati, per questo è utile considerarle con serenità. Se diamo per scontato che la comunicazione si esaurisca nel testo scritto allora ignoriamo e rischiamo di dimenticare ciò che tu conosci benissimo e chiunque dovrebbe conoscere altrettanto, la gestualità, la comunicazione che c'è in un sorriso o addirittura nel silenzio, che in rete non può avere alcun ruolo. Non ho un atteggiamento apocalittico nei confronti della rete, noto soltanto che si tratta di una comunicazione con le sue proprie caratteristiche e che quella comunicazione è priva del portato emotivo che ritengo essenziale alla comunicazione che fa di noi quello che siamo. Per me è stata una bella esperienza conoscere Zio Scriba e Nou, scambiare due chiacchiere, guardarci in faccia. A volte questo non è possibile ma quando accade anche la comunicazione in rete assume una diversa qualità. Xavier, l'analfabetismo intellettuale a me preoccupa infinitamente meno dell'analfabetismo emotivo e quale sia la connessione tra quest'ultimo e la comunicazione in rete ho tentato di dirlo qui e nei link che avevo già suggerito.
    (segue)

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  14. La rete non ha creato l'anaffettività, quella è un “atteggiamento interiore”, come dici giustamente tu, ma molti elementi della rete mi fanno pensare che quel messaggio che tu stesso dici, “non importa se siete off line o on line, l’importante è che siate indifferenti”, sia più forte che mai e non abbia più neanche alcun motivo di doversi giustificare. L'indifferenza non deve più nascondersi, ormai può manifestarsi liberamente vestita da comunicazione. “L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”, diceva La Rochefoucauld. Oggi siamo più sinceri! Un'ultima, cosa i salmoni vanno controcorrente e ci muoiono, perché non possono fare altrimenti!
    Melinda, come dicevo prima da parte mia non c'è alcun atteggiamento apocalittico ma neanche nessuna apologia entusiastica alla Negroponte. Sono curioso come una scimmia e sarei uno sprovveduto a non riconoscere l'enorme potenzialità della rete. Leggo le notizie in tempo reale dall'altra del mondo, è la più grande biblioteca dell'umanità ma questo non mi impedisce di ravvisarne le caratteristiche negative. Laddove le distanze si azzerano può esserci anche destrutturazione di spazio e tempo, laddove le “amicizie” si moltiplicano ci può essere anche proliferazione di rapporti futili, se da un lato si accresce la conoscenza disponibile gratuitamente dall'altro si accrescono anche le bufale in circolazione. Per quanto ne so la rete è piena di doppie, triple e ennuple identità, di profili fantasma e menzogne, si tratta solo di dotarsi degli strumenti per riconoscerle, gestirle e evitarle, oppure continuare a giocarci senza assegnargli status di veridicità che non hanno. Lo stesso Umberto Eco non mi sembra che intendesse integrati in termini di cieca adesione. In una sua bustina di minerva ha fatto notare alcuni punti deboli della rete. Come al solito per qualche sacerdote del nuovo dio dire che la rete è piena anche di bufale è sacrilegio che non va fatto! Nessun annuncio apocalittico quindi, solo una valutazione di come i linguaggi cambiano e con essi la nostra comunicazione, come fa notare Maurizio Ferraris che potrebbe essere definito un integrato illuminato, come lo stesso Eco. Per quanto riguarda la natura strumentale del web, a rigore ogni creazione umana è uno strumento ma se lo strumento “estende” le capacità umane saremo d'accordo che ci sono differenti strumenti e differenti estensioni. La rete non è come un martello, l'azione del martello passa dalla mia mano al chiodo e salvo che qualcuno mi regga il chiodo e si becchi una martellata l'azione partita dalla mia mano finisce al chiodo. Nel caso della rete l'azione si riverbera dappertutto. Per la sua interconnettività la rete, in quanto rete, funziona solo con altri soggetti, ognuno di noi fa parte dello “strumento”. Nella rete ognuno da martellate e regge il chiodo per le martellate, ecco perché non è uno strumento come il martello. Del resto se, come dici tu, la rete dovesse essere strumento neutro la cui natura dipende dall'uso che se ne fa io non faccio altro che osservare la sua natura attraverso l'uso che se ne fa. Al millenarismo apocalittico o alla cieca adesione preferisco una visione prudente, non priva di stupore per la novità che la rete rappresenta, per “uscire dalla gabbia”, come dice Nou, non per rimanerci dentro. A proposito di visione prudente, per le tematiche inerenti democrazia e rete consiglio Il mondo della rete di Stefano Rodotà.
    (segue)

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  15. Detto questo, sono consapevole che le tragedie dell'umanità sono state e continueranno a compiersi nel mondo “reale”, guerre, carestie, povertà, droga, precarietà, disoccupazione... motivo in più per non trovare rifugio nella rete dove vige la politica del click e il principio di responsabilità, direttamente connesso all'agire e alla partecipazione, se ne va allegramente a puttane, probabilmente con grande gioia di chi visita la rete solo per vedere come stiamo giocando, tenendoci a debita distanza dalle strade.
    Un saluto a tutti e buon fine settimana.

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    1. Ciao Antonio,
      per me analfabetismo emotivo, comunicativo e intellettuale vanno di pari passo: là dove c’è uno per una legge naturale ci sono anche gli altri due, meglio di un sillogismo di Aristotele.
      Ho letto una frase tua che mi ha colpito molto: per me è stata una bella esperienza conoscere Zio Scriba e Nou, scambiare due chiacchiere, guardarci in faccia.
      Va bene, questa per te è stata l’esperienza autentica che, come dici, tu deve implicare fisicità e comunicazione verbale.
      Immagina che, per assurdo, ci fossi stato anche io: nessuno di voi tre avrebbe comunicato con me perché non conoscete il LIS e perché per comunicare avreste dovuto fare ricorso a un mezzo non fisico come il computer o un quaderno, quindi sarebbe venuta a mancare la “fisicità”.
      Altre due frasi, anche se facevano parte di una tua risposta a Melinda, mi hanno stupito.
      La prima è: se da un lato si accresce la conoscenza disponibile gratuitamente dall'altro si accrescono anche le bufale in circolazione.
      Non ci distacchiamo tanto dal piccolo paese di provincia o dalle metropoli: quello che succede in rete succede tutti i giorni anche fuori dalla rete perché sono le persone, non gli strumenti usati, a sbagliare.
      Seconda frase: la rete non è come un martello, l'azione del martello passa dalla mia mano al chiodo e salvo che qualcuno mi regga il chiodo e si becchi una martellata l'azione partita dalla mia mano finisce al chiodo. Nel caso della rete l'azione si riverbera dappertutto.
      Non è assolutamente vero: l’azione va dalla tua mano al chiodo, dal chiodo al supporto, l’energia per effetto della fisica torna indietro a te, va dall’altra parte del supporto (con tutte le conseguenze del caso, magari buchi un tubo…) e una parte se ne disperde entropicamente diventando un’energia che in potenza servirà per qualcos’altro a noi totalmente ignoto.
      E’ una risonanza a 360 gradi.

      Ho letto gli articoli, specie quello di Lisa Signorile… la sua evoluzione della società è assolutamente negativa, più che evoluzione si sta parlando di involuzione ma perché lei vede la socializzazione e gli strumenti comunicativi come qualcosa di negativo.
      Vedi quando parla degli insulti: non è il fatto di scriverli on line che li rende pericolosi, l’insulto stesso è pericoloso.
      Denigrare una persona con una tastiera o farlo a voce ha la stessa pericolosità.

      Io poi la rete non l’ho mai vista come un rifugio contro le sciagure dell’umanità, semmai come uno strumento utile con cui si può agire positivamente.
      Ci sono tantissimi siti, per esempio ActionAid, che grazie a internet decuplicano i fondi che raccolgono… allora, scappano forse da guerre e carestie? Non mi sembra.

      Torniamo a parlare del reale per non esulare dall’argomento… cos’è il reale, alla fine?
      Tu dici che è reale qualcosa di fisico, di tangibile, i nichilisti per esempio dicevano che nemmeno ciò che esperibile coi sensi è davvero reale e credibile.
      Avevano torto, avevano ragione?
      Chi lo sa, esattamente come chi dice che tutto quello che è fisico e davvero reale.

      Nel resto del mondo il web è una cosa seria, produce posti di lavoro, solo in Italia vedete il web come un demone incarnato.

      Concludo con una domanda: ma se la rete non è autentica, positiva, deve essere usata con estrema prudenza (io sono prudente ma sono mille volte più prudente quando sono off line, per me è una realtà molto più pericolosa), perché chi non vede la rete positivamente alla fine comunica on line, pubblicizza on line il suo lavoro, si mette su blog, social network, forum?

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    2. Caro Xavier tu prendi solo alcuni frammenti dei miei commenti, rimandi compresi, e ne fai un intero, con quest'operazione rischi di trascurare un sacco di pezzi e farne venire fuori un intero monco! Risponderò brevemente ai tuoi paragrafi perché penso che a molte questioni io abbia già dato risposta.
      L'analfabetismo emotivo riguarda l'inibizione o la mancata attivazione dei neuroni specchio, l'analfabetismo comunicativo o intellettuale riguarda neuroni diversi e aree diverse del cervello. I sillogismi di Aristotele possono riguardare la sfera razionale e intellettuale ma non quella emotiva, per quanto nella specie umana non si possa certamente fare una separazione netta delle diverse sfere.
      Se tu fossi stato all'incontro con me Zio Scriba e Nou avremmo parlato con te usando una tastiera o qualunque altro strumento ci avrebbe accomunati e sarebbe stata un'esperienza "autentica", semplicemente perché saremmo stati presenti l'uno agli altri, cosa che in rete non avviene.
      "quello che succede in rete succede tutti i giorni anche fuori dalla rete", vero, non ho nulla da aggiungere a quello che ho già detto.
      Che il battito delle ali di una farfalla può originare un uragano dall'altra parte del pianeta è cosa che si sa da tempo, ma diverso è il tessuto spaziale e temporale attraverso cui le azioni si trasmettono nei diversi media, la rete ha il suo.
      Lisa Signorile, mette in evidenza quali siano le basi biologiche della nostra comunicazione, non indossa un vestito negativo o positivo nei confronti della rete, dice come siamo fatti da 200.000 anni a questa parte.
      Anche per me la rete è utile ma questo non mi impedisce di vedere la novità che rappresenta e la doppia natura dei suoi effetti.
      Il reale è tutto ciò di cui parliamo, scriviamo o pensiamo, rete compresa. La risposta non può dirsi esauriente ma accontentiamoci. Non entro nel campo del nichilismo perché il tema è troppo impegnativo, è domenica e voglio andare a fare un pisolino che stasera ho una cena da amiche, sennò dormo sul divano! ;-)
      Mai detto di vedere il web come un demone incarnato e se anche lo fosse sono sufficientemente eresiarca, eretico è fin troppo banale, da volerlo conoscere.
      L'ultimo punto. Un gigante della filosofia politica come Norberto Bobbio ha scritto pagine memorabili sui punti deboli della democrazia, nessuno che sia sano di mente può pensare che si tratti di un antidemocratico.
      Un abbraccio.

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  16. Antonio, ma anche tu volendo non hai colto al 100% tutti i miei commenti, ma non è questo il punto.
    I neuroni lasciali dove stanno, la magica empatia che viene attribuita ai neuroni specchio non è provata scientificamente, è teorizzata ma la sola cosa certa è che i neuroni specchio servono nel "riflettere" un certo tipo tipo di comandi partiti dal cervello o dal midollo e renderli attivi.
    Per quanto riguarda l'esperienza autentica mi sa che resteremo sempre su piani diversi, per me l'autenticità non richiede necessariamente la presenza fisica, anche questo botta e risposta per me è autentico e non è il fatto che non veda la tua faccia che lo renda meno autentico.
    E anche se ci fossimo incontrati poteva tanto risultare autentico quanto falso, dipende sempre dalle persone più che dall'esperienza fisica.

    Poi parlando Lisa Signorile, lei è soggettiva e non oggettiva, il suo articolo comincia già con un fatto personale che le è accaduto e che poi lei usa come specchietto per dare il suo giudizio alla rete.
    Ma è il suo giudizio, diverso da quello di tantissime altre persone.

    In ogni caso la mia opinione non cambia: in Italia la rete è vista e concepita in modo sbagliato, non come uno strumento pieno di potenzialità e i pochi che lo concepiscono così fanno sempre una grande fatica e vengono spesso bloccati o criticati.
    Un abbraccio, grazie per questa bella discussione, mi è piaciuta molto ed è stato un passo in più per conoscersi meglio.
    Ricambio l'abbraccio.

    ps: il discorso di Norberto Bobbio mi sembra un off topic, non si allaccia a questo contesto.

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  17. Xavier, ho sufficiente esperienza per distinguere un'ipotesi da una teoria corroborata da fatti accertati, la faccenda dei neuroni a specchio e il loro nesso con l'empatia, che non ha nulla di magico, rientra in questo secondo caso. Lo stesso si può dire per le argomentazioni di Signorile che sono supportate dalla teoria evoluzionistica di stampo darwiniano, 150 anni di richerche al riguardo basteranno per non liquidare quelle argomentazioni come soggettive!
    Tu usi il termine autentico mentre io continuo a virgolettarlo, semplicemente perché non penso ci siano facili criteri per riconoscere una comunicazione autentica da una non autentica, dico soltanto che le diverse modalità di comunicazione hanno caratteristiche differenti e per me è ancora utile saperle distinguerle.
    Per quanto riguarda l'off topic lo traduco. Parlare dei punti deboli della rete non significa essere anti rete. Avrei potuto usare un'altra analogia partendo dall'osservazione di Melinda quando dice che "la comunicazione è al 99% un'operazione fallace", il fatto che i filosofi del linguaggio lo facciano notare non significa che sono contrari al linguaggio.
    Ovvio che la rete sia piena di potenzialità, ci ha aperto mondi che prima non conoscevamo e quando si apre un nuovo mondo va esplorato in tutte le sue sfaccettature, senza demonizzarlo e senza adesioni incondizionate.
    Grazie anche a te per questa bella discussione, anche a me è piaciuta molto. Come ti sarà capitato di notare è abbastanza raro averne nei blog.
    Un abbraccio.

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  18. Ciao Antonio, non rispondo al tuo commento perchè è chiaro che le nostre opinioni su questo argomento non collimeranno mai, ma è giusto che sia così:)

    Ti lascio tre link, uno ti porta al mio post che parla delle serie Queer as folk, gli altri due ti apriranno le porte di youtube così potrai vederle: Queer as folk UK
    Queer as Folk USA
    Fammi sapere che ne pensi :)
    Un abbraccio
    Xavier

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  19. Ne sono affetto pure io, pare, e le volte che me ne rendo conto resto attonito.
    Il fatto poi di scrivere e con un tasto inviare mi fa pensare, a volte, ad un grilletto che premo con facilità, senza preoccuparmi...

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    1. sapessi caro quanto costa chiedere a volte, ma più di tutto non avere in cambio la finezza dell’arte meccanica di consolare con un sì, fai così che è meglio e nel dubbio, o imbarazzo è bene certo non dire...posso io aggiungere altro quando tu stesso avevi già detto tutto?

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  20. Non riesco a decidere se mi piace di più questo post o i commenti che hai aggiunto ;-)

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    1. Caro Garbo, pensavo di non rispondere a questo gradito commento invece ho ancora qualcosa da aggiungere. Tempo fa scrissi questo post, me ne sono ricordato oggi parlandone. E' uno dei post meno letti di questo blog, come quelli dell'inizio quando non avevo alcun commento. Ecco, da questo pur insigificante indicatore insieme ai "numerosi" firmatari della petizione per chiedere di nuovo la disponibilità pubblica della rassegna stampa della Camera possiamo renderci conto almeno del disaccoppiamento tra comunicazione e informazione. Un abbraccio.

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