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domenica 22 marzo 2009

Vero all'alba

Se mi presentassi ad un gruppo di persone affamate e dicessi loro che il cibo non è sufficiente per risolvere il problema della fame ma serve anche una consapevole coscienza del valore intrinseco del cibo, del suo valore simbolico oltre che energetico, qualcuno sicuramente potrebbe guardarmi con sospetto. A favore della mia argomentazione potrei addurre che il cibo non elimina i problemi della fame ma anzi è portatore di gravi disturbi di origine alimentare, si pensi al diabete, al colesterolo e alle mille malattie legate all'obesità del mondo occidentale. Il sospetto nei miei confronti probabilmente crescerebbe ancora.
La cosa stupefacente è che, per quanto possa destare perplessità, quanto vado affermando ai miei confusi interlocutori è vero ed è altrettanto stupefacente che il mio stupore di non essere compreso cresca in misura proporzionale alla veridicità delle mie tesi.
Per uscire da questa impasse, volendo rimanere nel contesto della verità, dovrei fare esercizio di onestà intellettuale e riconoscere che, per quanto vere le mie argomentazioni, sono condizionate all'interno di un ordine di priorità che può essere decisamente diverso tra me e i miei interlocutori. La verità è uno specchio andato in mille frantumi ed è sempre importante capire quali pezzi si stanno guardando e in quale ordine si stanno guardando di volta in volta. Questa è una tesi che a qualcuno potrebbe sembrare di natura relativistica e per questo aborrita, eppure a volte è grazie a questa tesi che un argomento semplicemente vero in alcuni contesti può non essere scambiato per un crimine in altri.

Prendendo per buona una visione umanistica, che in virtù della mia formazione di biologo trovo ingenua oltre che presuntuosa, si può essere d'accordo che l'uomo è libero dalla cogenza degli istinti. In altre parole tra i vari vessilli della supposta unicità umana ci sarebbe la possibilità di dire 'no' alle esigenze biologiche (tra gli altri vessilli che si sventolano e che non avrebbero riscontro nel resto del mondo animale c'è l'uso di un linguaggio sintattico, il possesso di una mente simbolica, la presenza del ministro Brunetta tra i membri della specie, e tante altre cose!). Che piaccia o meno tra gli istinti umani c'è il bisogno alimentare come quello sessuale. Dire 'no' a tali istinti è appunto una possibilità che ha valore caratterizzante l'umano se pronunciato in libertà e che, se resta fedele a sé stessa ne rimane anche vittima, potendo essere quindi rifiutata e proprio in virtù del rifiuto di un rifiuto tale possibilità può essere rivendicata ancora di più quale peculiarità umana.

In Africa, come ovunque, il desiderio sessuale è una peculiarità umana, ma qui più che altrove i milioni di donne che partoriscono figli a volontà (altrui) non godono di quel naturale desiderio come il maschio. L'educazione all'utilizzo del preservativo in Africa quindi non riguarda solo ed esclusivamente la gravissima trasmissione dell'AIDS e i dati sulla inutilità del preservativo al riguardo sono tutt'altro che incontestabili (presumo che su questi temi i rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità abbiano più valenza degli articoli di Avvenire).
Se è vero, come dice il Pontefice, che "la soluzione per combattere questa malattia può solo essere una umanizzazione della sessualità, un rinnovo spirituale e umano", allora potrebbe essere altrettanto vero che quel rinnovo passi attraverso la doppia negazione che dicevo e allora l'uso dei preservativi non sarebbe stato così inutile come si sostiene, da ambienti esperti suppongo!

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