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lunedì 16 marzo 2009

Questioni di scala

Il più piccolo di tutti[1] si accorse dei suoi undici fratelli ed ebbe subito la sensazione che insieme costituivano una solida maggioranza in quel circolo[2]. Ne facevano parte altri dodici soggetti più grossi, sei erano un po' più pesanti[3] degli altri sei, ma i sei più leggeri erano visibilmente più voluminosi[4]. Bisticciavano tra loro su chi contasse di più nel gruppo.
"Senza di me questo circolo si scioglierebbe", disse uno di quelli più pesanti, che in effetti doveva vedersela a destra e a sinistra con due soggetti voluminosi mentre gli altri cinque simili a lui erano impegnati con uno soltanto di quelli voluminosi e con uno dei più piccoli. I voluminosi risposero in coro: "Non farci ridere, con le tue due braccine non fai che gonfiarti di boria. Guardaci bene, ognuno di noi ha quattro braccia, e senza queste il circolo non sarebbe unito."
I più pesanti, dopo essersi consultati, riconobbero che era vero e uno di loro, con tono conciliante e serio, disse: "La verità è che insieme siamo proprio un circolo di importanza fondamentale e direi, senza tema di smentita, che se non fosse per noi la baracca non si muoverebbe, si fermerebbe tutto."
“Vedo che cominci a ragionare”, risposero quelli con quattro braccia, “abbiamo fatto bene a costituire questo circolo, dura da tanto tempo e tutti dovrebbero riconoscere di dipendere da noi.”
I più piccoli, che oltre ad essere veramente piccoli avevano solo un braccio, erano ancora un po’ restii ad accettare l’argomentazione, per via della consapevolezza che ormai avevano acquisito di essere la maggioranza, ma ritennero ragionevole non opporsi, perchè dopotutto gli altri erano davvero grossi.
Poco più in là, all’interno di un edificio, un gruppo assisteva alla scena. Erano in tanti[5], tutti diversi e seduti intorno ad un tavolo tondo con il centro vuoto popolato da altri tipi[6]. Ognuno passava qualcosa all'altro con l’aiuto di quelli al centro del tavolo. Era una vera e propria fabbrica. A quel tavolo arrivava di tutto e usciva fuori di tutto.
“Ma li hai sentiti quelli là fuori quante arie si danno?”
“Certo che li ho sentiti, non se ne può più. Non si rendono conto che li usiamo per i nostri scopi, noi non facciamo che aspettare che il loro circolo si sciolga per usarli nella nostra filiera di produzione e poi pensano di essere al centro del mondo.”
“Già! Questa è proprio bella, lo vedrebbero pure i ciechi che senza la nostra fabbrica il paese non si muoverebbe.”
In effetti la fabbrica era un modello di efficienza e di coordinamento ma nonostante le apparenze anche lì c’era qualche dissapore. Quelli al centro del tavolo sostenevano che senza di loro non passava di mano in mano proprio un bel niente e la catena di produzione si sarebbe presto interrotta, quelli seduti dicevano che senza di loro la catena si sarebbe interrotta ugualmente e che ad ogni modo erano loro a fornire la materia prima.
Il tipo che ospitava tutti[7] se la rideva di quei battibecchi e disse ai contendenti: “Io non la farei così lunga, se non fosse stato per un mio antenato che si rincantucciò qua dentro, voi non fareste il vostro lavoro con tanta sicumera”.
In effetti era proprio così, tuttavia convennero con l’ospite che insieme godevano di una certa autonomia e che gli altri dovrebbero essere grati a tutti loro.
Un signore magrissimo[8], che usava raccogliersi in se stesso, disse: “Che sciocchi, non si accorgono che sono io a dare avvio a tutte le loro attività”.
Intorno si levò un coro di protesta[9]: “Ma quando mai! senza di noi tu non ti staccheresti nemmeno da tuo fratello e se rimani attaccato a lui col cavolo che dai avvio a qualcosa. Caro, tu avrai pure tutte le istruzioni ma non ti è mai venuto in mente che siamo state noi a fornirtele perché avevi una buona memoria? Sei un ingrato, da libro adesso ti vanti come fossi lo scrittore!”
“Sì”, rispose il signore magro, “certo che ci ho pensato ma questo non toglie che senza di me voi morireste e non potreste riprodurvi!”
Una di loro, che gli era particolarmente vicina rispose stizzita: “Perché tu invece che fine faresti? Se è per questo, avrai pure la memoria dalla tua, ma mio caro sei mille volte più fragile di noi e ogni tanto dobbiamo correre a riparare le tue ferite.”
Lui serio rispose: “E’ vero e ve ne sono grato ma non dimenticate che senza le mie ferite voi non sareste così tanto numerose e poi considerate che voi siete passeggere mentre io, anche con le mie riparazioni, resisto al tempo.”
“Certo che sei sempre lo stesso” intervenne una signora piuttosto grassa[10], “altrimenti non mi saresti stato di alcuna utilità, allora avrei certamente cercato un’altra soluzione per mandare avanti i miei interessi.” Un’altra signora più magra[11], intervenne nervosamente dicendo alla signora grassa “Hai perfettamente ragione, ma devi ammettere che prima che arrivassi io e le mie sorelle a tutte voi mancava l’organizzazione dell’impresa”. L’altra rispose calma: “E’ vero, ma, vista la tua proverbiale memoria non dovresti scordare che anche senza la tua organizzazione siamo andate tranquillamente avanti per molto tempo e tu sei arrivata praticamente l’altro ieri.” La signora magra se ne andò nervosamente rivolgendo uno sguardo di sufficienza all’altra.
“Ma sentile,” disse tra sé e sé un signore molto composto[12] “con tutta la fatica per metterle insieme adesso si contendono il primato.” Una voce interiore[13] acconsentì, aggiungendo con profondità che solo grazie a lei l’universo poteva conoscersi e che lo scopo di tutto era proprio quello.
Da lontano un sussurro, forse una voce, forse solo un pensiero[14] “Se non mi avessero pensato mi sarei risparmiato di pensare a tutta questa bagarre.”
Ancora più lontano nessuno si accorse di nulla[15].

Personaggi
[1] L’idrogeno
[2] Il glucosio
[3] L’ossigeno
[4] Il carbonio
[5] Gli acidi tricarbossilici
[6] Gli enzimi
[7] Il mitocondrio
[8] Il DNA
[9] Le proteine
[10] La cellula
[11] Il neurone
[12] L’organismo
[13] La mente
[14] Il creatore
[15] ...

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