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venerdì 4 giugno 2010

Educazione civica (riformata)

Ricordo che quando frequentavo la scuola media si insegnava educazione civica e c'era ancora quando ho fatto la scuola superiore, adesso non so se fa ancora parte dei programmi e se sì non riesco proprio ad immaginare con quale faccia gli insegnanti si presentino davanti ai ragazzi a parlare di quelle cose così importanti e così distanti dai modelli disponibili nella vita quotidiana.

Per quanto difficile fosse l'argomento i professori si impegnavano molto per rendere accessibili i principi fondamentali dell'organizzazione dello Stato. Ci parlavano dei diritti, della Costituzione, del Governo e del Parlamento. Ecco! quando ci parlavano del Parlamento ci dicevano che è il posto dove si esercita il potere legislativo, che è rappresentativo di tutti i cittadini di un paese e i parlamentari si riuniscono lì per fare le leggi e discutere degli interessi nazionali. I professori ci dicevano che i parlamentari sono eletti dal popolo e che fanno un lavoro molto importante che riguarda tutti noi, e io naturalmente ci credevo.
Sono passati molti anni da allora e se adesso qualche professore mi dicesse le stesse cose che mi diceva allora penso che perderei la pazienza, gli chiederei se sta mentendo spudoratamente oppure se è talmente cretino da non essersi accorto che le cose non stanno affatto così oppure, magnanimamente penserei che mi sta parlando del mondo delle idee di Platone, povero illuso! Chissà, magari i ragazzi di adesso che pensiamo essere meno educati di quelli di un tempo sono soltanto più svegli e non si fanno più prendere per il naso facendosi raccontare cose che non sono credibili.

E sì, adesso farei davvero molta fatica a capire come si possa far passare per interesse nazionale le conseguenze patite da una famiglia per il sequestro di uno yacht da parte della Finanza tanto da farlo diventare materia di interrogazione parlamentare.
Nella fattispecie l'interrogazione alla Camera, presentata da Pietro Laffranco (ex AN, ora pidiellino), chiede al governo se “non ritenga necessario assumere iniziative immediate per porre riparo alle conseguenze ingiustificatamente patite dai familiari del signor Briatore e per rimediare al danno di immagine arrecato al Paese”. L'iniziativa dell'onorevole Laffranco arriva buona seconda dopo quella analoga del senatore Riccardo Villari (Partito Radicale) presentata al Senato qualche giorno fa.

Sarebbe bello sapere quali iniziative auspicano l'onorevole e il senatore per alleviare le sofferenze della famiglia Briatore e ripristinare i diritti calpestati dai finanzieri con quel brutale arrembaggio degno del feroce Barbanera. Dissequestro immediato dello yacht? Fornitura di yacht di cortesia fino ad accertamenti fiscali avvenuti? Scuse formali della Guardia di Finanza con trasferimento dell'ufficiale che ha operato il sequestro alle isole Cayman? Quale sarà lo strumento normativo invocato dai parlamentari, un'eccezione alle norme vigenti o si scriveranno leggi ad amicus curiae quale naturale evoluzione delle leggi ad personam?

Se all'onorevole Laffranco e al senatore Villari avanza tempo dopo le loro importantissime interrogazioni ci piacerebbe anche proporre a entrambi di presentare un'interrogazione a sé stessi per chiedersi se sono a conoscenza delle conseguenze patite dalle famiglie dove è stato perso il lavoro, ci piacerebbe che Laffranco si chiedesse se i milioni di disoccupati sono un danno all'immagine dell'Italia cui riparare con altrettanta solerzia di quella mostrata per la vicenda dei Briatore, ci piacerebbe che Villari si chiedesse se pensa che sia una questione di diritti lesi anche il lavoro precario, sottopagato e senza garanzie. Ecco, magari l'onorevole e il senatore potrebbero cominciare a porsi queste domande e, chissà, potrebbero trovare persino interessante rivolgerle al governo, tanto per sapere cosa ne pensa la maggioranza che guida il paese!

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Quando da piccolo ascoltavo le lezioni di educazione civica ricordo che mi piacevano molto. Sentivo parlare dei parlamentari eletti e pensavo ad una sorta di investitura celeste poi crescendo l'investitura è diventata un laico riconoscimento civile poi, con l'età della ragione e dopo ancora con quella del disincanto, mi viene in mente mio padre e mia madre che, nonostante la naturale diffidenza dei contadini nei confronti del potere, pensano ancora che gli onorevoli e i senatori siano persone rispettabili e ancora non sanno che molti non sono degni di baciargli i piedi.
Peccato!
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