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venerdì 19 giugno 2009

Le parole sono pietre

Il fumo fa male, questo è noto ma non sempre si comprende realmente quali siano i suoi veri danni. Ieri per esempio mentre fumavo una sigaretta, durante una pausa al lavoro, ho avuto modo di ascoltare una conversazione tra tre individui, anche loro in pausa. Accento vagamente milanese, entusiasmo imprenditoriale, aspetto giovanile, vestito curato e immancabile cravatta d'ordinanza. Il soggetto della conversazione era un locale a Milano dove si poteva mangiare bene, a loro avviso. Non nomino il locale per non fare pubblicità tra i miei venticinque lettori!

Tra una boccata di fumo e l'altra sento pronunciare una frase che mi ha lasciato senza respiro: "un posto molto fashion, davvero trendy, un po' glamour". Tre colpi, uno dopo l'altro, la perfetta regolarità e coincidenza con le loro parole di 'apprezzamento' mi ha convinto che ci fosse una indubitabile relazione tra il mio arresto respiratorio e quella frase e naturalmente con la mia decisione di fumare una sigaretta! Devo proprio smettere di fumare.

Mi è tornata alla mente la celebre scena di Palombella Rossa di Nanni Moretti e sinceramente avrei desiderato prendere a ceffoni quei tre sventurati ma poi ho rinunciato all'idea di farmi arrestare per un raptus di follia. Mi sono allontanato immaginando quale potesse essere il pensiero politico di tre tipi che parlano così. Naturalmente per pensiero politico non intendo il partito per il quale votano ma qualcosa di molto più complesso, quali siano le loro categorie sociali, che tipo di patto sociale possano avere in mente se ne hanno uno, quali siano le loro idee sui principi cardine di libertà, uguaglianza, solidarietà, insomma se hanno una vaga idea di società giusta in cui desiderino vivere. Mi voglio rovinare, userò anch'io una parola straniera, mi sono chiesto se hanno una qualche Weltanschauung.

Ecco, ho pensato che questa è una cosa davvero importante. Prima di chiederci come vota la gente è utile chiederci dove e come mangia, dove e come desidera mangiare, come parla dei posti in cui ha mangiato e dei piatti che ha assaporato. Ci sarà chi parlerà dei sapori, delle emozioni, del calore dell'accoglienza e ci sarà chi invece parlerà come quei tre miserabili che tra l'altro parlavano della "solita cotoletta che non è per niente male"!


Probabilmente potrebbe non esserci una relazione chiara tra il modo di parlare ed il partito votato, tre cretini restano tali indipendentemente dal partito scelto, ma capire come la gente parla ci chiarirebbe sicuramente molte cose sul tipo di partiti che esistono in un paese. Sulla loro Weltanschauung, appunto.
Se, come sosteneva Heidegger, il linguaggio è la casa dell'essere e nella sua dimora abita l'uomo, ci sarà un bel da fare per ricostruire queste nostre case diroccate.

M. Heidegger, Lettera sull'"umanismo". Adelphi, 1995

5 commenti:

  1. Tratto da "1984" di G. Orwell:

    "La Neolingua era la lingua ufficiale in Oceania ed era stata inventata per venire incontro alle necessità ideologiche della “Società dello spettacolo”. ...Era sottinteso come, una volta che la Neolingua fosse stata definitivamente adottata, e l'Archelingua, per contro, dimenticata, un pensiero eretico (e cioè un pensiero in contrasto con i principi della “Società dello spettacolo” sarebbe stato letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso. Il suo lessico era costituito in modo tale da fornire espressione esatta e spesso assai sottile a ogni significato che un membro della “Società dello spettacolo” potesse desiderare propriamente di intendere. Ma escludeva, nel contempo, tutti gli altri possibili significati, così come la possibilità di arrivarvi con metodi indiretti. Ciò era stato ottenuto in parte con l'invenzione di nuove parole, ma sopratutto mediante la soppressione di parole indesiderabili e l'eliminazioni di quei significati eterodossi che potevano essere restati e, per quanto era possibile, dei significati in qualunque modo secondari. Daremo un unico esempio. La parola libero esisteva ancora in Neolingua, ma poteva essere usata solo in frasi come "Questo cane è libero da pulci" oppure "Questo campo è libero da erbacce". Ma non poteva essere usata nell'antico significato di "politicamente libero" o "intellettualmente libero" dal momento che la libertà politica ed intellettuale non esisteva più, nemmeno come concetto, ed era quindi, di necessità, priva di una parola per esprimerla. Ma, a parte la soppressione di parole di carattere palesemente eretico, la riduzione del vocabolario era considerata fine a se stessa, e di nessuna parola di cui si potesse fare a meno era ulteriormente tollerata l'esistenza. La Neolingua era intesa non ad estendere, ma a diminuire le possibilità di pensiero; si veniva incontro a questo fine appunto, indirettamente, col ridurre al minimo la scelta delle parole...
    ... si comprenderà che in Neolingua l'espressione di opinioni eterodosse al di sopra di un bassissimo livello era praticamente impossibile..."

    Ernesto

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  2. Pietre o codici, le parole rappresentano la realtà che viviamo o vorremmo, che vediamo o immaginiamo, ciò che siamo o crediamo d'essere. Insomma hanno in sé una forza dell'assoluto e un limite del relativo.
    E' vero però che certe volte verrebbe da dire: parla come mangi! Ma anche questo, pare, sia cambiato. Le parole quindi cambiano; se ne aggiungono di nuove al nostro dire anche di straniere e di inventate. E' come se ci fosse bisogno di unicità nel linguaggio e non della ripetizione. A volte poi si dice tanto per dire e si usano parole appiglio verso il nulla. Come accade quando fumi una sigaretta, facendo una pausa, e ascolti qualcuno che parla della solita cotoletta, con non curanza?

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  3. Vincenzo, mi era sfuggito il tuo commento. Ne approfitto anche per esprimere apprezzamento per la bellissima citazione di Ernesto. Il problema non è "parla come mangi", quei tre cretini, li ricordo ancora, parlavano esattamente come mangiavano, mangiavano male e parlavano male. Forse l'adagio dovrebbe essere "impara a mangiare e taci"!
    Le parole sono sì un appiglio verso il nulla, pioli di una scala, il problema è verso quale nulla ci porta la scala.

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  4. Credo che Heidegger vada diluito con Rilke, dove dice “e sia buono con chi rimane indietro… ami in essi la vita in altra forma…”
    Non illudiamoci: a dare (immeritato?) lustro all’umanità è una minoranza di eccezioni. Il resto è sempre stato e sempre sarà un sottofondo di gargarismi imitazionali e scorregge.
    Il problema, semmai, è riuscire davvero a imporsi di “essere buoni” con certe bestioline, specie quando diventano rumorose e arroganti: a volte il loro ragliare a centomila decibel si fa davvero insopportabile…

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  5. Zio Scriba è proprio così, il proposito di "essere buoni" con certe forme di vita è davvero un compito sovrumano!

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