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mercoledì 30 novembre 2011

Altre note

In quello che segue intendo aggiungere qualche chiarimento a quanto scrivevo in questo post e dare risposta ai commenti ricevuti. Poiché il testo supera le dimensioni di un commento preferisco dedicare un post a sé.

Chiariamo subito un paio di punti. In un sistema democratico i valori non negoziabili sono quelli sanciti nei principi fondamentali delle Costituzioni, risultato a loro volta di una negoziazione storica circa la non negoziabilità degli stessi o le modalità di negoziazione. Il resto discende da quei principi. Qui la negoziazione assume valore più ampio del banale mercanteggiare e include il faticoso e continuo processo di riconoscimento della comune esperienza umana. Per usare le parole di Zagrebelsky “La democrazia è relativistica, non assolutistica. Essa, come istituzione d’insieme e come potere che da essa promana, non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa: nei confronti dei principi democratici, la pratica democratica non può essere relativistica.”, Imparare democrazia, Einaudi, 2007.
Per quanto riguarda il relativismo etico, io lo rivendico come la più grande conquista della coscienza politica e sociale, innanzitutto perché quello che intendo io non ha nulla a che fare con le caricature domenicali delle omelie da balcone e con il “faccio quello che mi pare”, è qualcosa di molto più complesso e impegnativo, e poi perché il contraltare al relativismo è l’assolutismo che porta inevitabilmente alle degenerazioni di uno stato etico. Se ci sono valori non negoziabili, chi sarà l’interprete di tali valori? Quale autorità si assumerà l’incarico di dettarli e renderli obbligatori per tutti? Rispondere a queste domande prescindendo da quella forma di governo discutidora che è la democrazia porta inevitabilmente all’assolutismo etico. Se il freno alla degenerazione del relativismo etico è esattamente quella negoziazione che si vuole negare io non vedo freno all'assolutismo etico che non sia il rovesciamento violento di chi si arroga la prerogativa di ergersi a guida.
Quindi, per farla breve, invece di essere una soluzione la proposta che arriva dai quattro intellettuali per affrontare l’emergenza antropologica che sta alla radice della crisi della democrazia si candida ad essere un raffinatissimo colpo di grazia alla democrazia oltre a sancire la fine della sinistra. Spero di sbagliarmi.

Simone, ha ragione - magari successivamente se mi da del tu lo scambio sarà meno formale! - quando dice che la democrazia è in crisi perche è in crisi lo Stato nazionale di stampo ottocentesco, sebbene io non l’abbia detto esplicitamente citavo il libro di Crouch in cui quella tesi è esposta. Da questo punto di vista meritano attenzione quei fattori transnazionali di natura economica che caratterizzano la globalizzazione, per intendersi, le attività commerciali e finanziarie che sfuggono al controllo politico degli Stati nazionali. Considerato questo lo Stato nazionale ottocentesco, una volta privato del valore che dava ai confini nazionali e di quanto di deleterio discendeva da questo, potrebbe essere preso a modello per costruire una politica mondiale che abbia il primato sull’economia.
Rispondo alla domanda su “chiesa , papi e teologi”. Io considero il dialogo un valore imprescindibile, purché si svolga su temi e con modalità che non neghino il dialogo stesso, quindi sì, sono convinto che i nomi che ho fatto siano interlocutori credibili per uno stato laico. Questo è cosa diversa dal pensare o, peggio, desiderare che quelle persone la pensino esattamente come me riguardo a temi scientifici o etici. So benissimo cosa Küng o Mancuso dicano dell’evoluzionismo darwiniano ma nel loro caso, poiché la loro presenza nel panorama culturale non si limita a questo, posso semplicemente sospendere il mio giudizio riguardo questi temi soffermandomi invece sul resto del loro pensiero. Ancor meno posso pretendere che Giovanni XXIII avesse le stesse posizioni in tema di morale sessuale che ho io ma questo nulla toglie al Papa che ha dato avvio al Concilio Vaticano II. Non è una faccenda di “carisma”, non so proprio che farmene del carisma, si dice che il precedente pontefice ne fosse un campione ma non penso certamente a lui quando penso a una Chiesa che vuole essere voce davvero ecumenica, al di là dei raduni oceanici di giovani inneggianti ai sacri valori della Chiesa e che il giorno dopo lasciano distese di preservativi a imperitura testimonianza del rigore del loro pensiero.
“Infine ma siamo veramente sicuri che sia insopprimibile il senso del trascendente nell’uomo?” Io direi che diversi millenni di storia umana, e non parlo solo degli ultimi due, mi dicono che è così. Tra l’altro ultimamente il tentativo di sopprimere quel bisogno è stato piuttosto fallimentare, lei che ne dice Simone? Qui non c’entrano le mie personali posizioni, non ho alcuna intenzione di fare del mio ateismo una religione, già ne vedo troppe in giro e questa sarebbe la più stupida. Parlando con una mia amica di questi argomenti mi ha consigliato un libro, Del buon uso della religione. Una guida per i non credenti di Alain De Botton, consiglio che rigiro volentieri.
In quanto al trascendente intendiamoci, c’è una trascendenza pre-umana, ovvero un trascendente che precede l’umano, e una trascendenza post-umana, che origina dall’umano. Per quanto io guardi con molto sospetto la prima, di cui ahimè non colgo traccia, ho una enorme considerazione della seconda nella quale ci metto l’arte, la poesia, la stessa religione, il bisogno di conoscere il passato e l’ansia di conoscere il futuro, insomma tutto quello che fa dell’uomo colui che desidera il desiderio, come diceva Hegel. Per cui se qualcuno mi chiedesse se credo in Dio, io risponderei come quel Rubinstein citato in Il pendolo di Foucault di U. Eco “Oh no, io credo... in qualcosa di molto più grande...”, come già ebbi modo di dire qui.

Andrea Petrocchi, molto spesso parlare di morte delle ideologie rivela una sofferenza delle idee davvero sconcertante. Sono d’accordo con te, la cosiddetta morte delle ideologie dell’89 è stato uno spartiacque non ancora del tutto elaborato a sinistra, e si tratta dell'elaborazione di un lutto. La sinistra europea si è fatta cucire addosso un vestito di Medea del quale non si è ancora liberata ed è sulla scia di questa operazione assurda che agisce uno psicopatico ormai rancido che blatera ancora di comunisti all'assalto dei beni privati di cui l'Italia sarebbe a questo punto l'ultimo covo! Nel tentativo di togliersi quel vestito la sinistra ha fatto di tutto per abdicare da sé stessa e quell'abdicazione continua ancora. Io la vedo all'opera anche in questi giorni, almeno in Italia, con quel provvedimento assurdo che è il pareggio di bilancio in Costituzione di cui si discute in questi giorni alla Camera dei Deputati. Per sommo paradosso della storia la peggiore crisi economica che si ricordi, provocata dalle dissennate politiche neoliberiste, si tenta di risolverla spuntando gli strumenti delle politiche keynesiane! Ho il sospetto che questo provvedimento costituirà un'ulteriore mannaia per il pensiero di sinistra, e data la sagacia di molti attuali esponenti ci vorranno vent'anni prima che si rendano conto di quello che stanno facendo, anche se qualcuno ha già lanciato qualche segnale di allarme. Ad ogni modo le mie competenze in questo campo non mi consentono di andare oltre il sospetto e l'intervento di qualche esperto in economia sarebbe gradito.
Che l’IdV sia un partito anche lontanamente da considerare a sinistra è la più grossa bufala della cosiddetta seconda repubblica. L’IdV e i partiti di sinistra o centro-sinistra si sono trovati insieme per la necessità di fare fronte comune alla degenerazione del berlusconismo. Fossero altri tempi direi che l’alleanza è il risultato di una lotta comune, come fu tra PCI e DC immediatamente dopo la liberazione d’Italia dal fascismo, siccome i nostri tempi sono quelli che sono direi che si tratta di una amicizia come quelle che nascono in galera, per necessità. Non che in quei contesti non sorgano sodalizi molto forti ma è difficile capire quanto siano caratterizzati dalla gratuità dell’amicizia o dalla necessità dettata dalla contingenza. L’esperienza del Pd continuerà nella misura in cui non si applichi anche alla nascita di quel partito la stessa spiegazione!
Tornare all’ideologia la vedo dura, e forse neanche troppo auspicabile, visto il materiale a disposizione io mi accontenterei di lavorare su alcune idee ben chiare!

9 commenti:

  1. Credo di condividere largamente le tue considerazioni, oltrettutto espresse con grande competenza e linguaggio raffinato, su democrazia e etica. Mi sono permesso di riassumere. Di sicuro hai scritto una ineccepibile piattaforma di confronto e di dibattito seri, approfonditi, coinvolgenti.

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  2. Grazie del benvenuto.
    Non sono un grande esperto ma per caso Giovanni XXIII ha mai detto, scritto, fatto, qualcosa che andasse contro i precetti della dottrina morale della chiesa in campo sessuale: scritto fatto qualcosa per il divorzio, il sesso non coniugale, l´uso di anticoncezionali i rapporti gay ecc? Sbagliero' ma non mi risulta. Quindi non vedo come nessuna differenza con il papa attuale. Magari GXXIII in volo per l´Africa non avrebbe detto che l´uso del preservativo aiutanta i rischid ell´AIDS ma lo avrebbe fatto capire con un bel sorriso.


    Per quanto riguarda Küng e Mancuso, il problema non e´la loro posizione sull´evoluzionismo ma la giustificazione teorica di quella posizione, ovvero il fatto che la scienza deve essere sottoposta alla teologia. Poi possiamo dire che esistono sfumature ma il concetto di fondo e´ ben chiaro. Oggi, per puro tatticismo, evitano di scontrarsi con la fisica delle particelle o con la meccnaica celeste, perche' la battaglia sarebbe persa in partenza o non sarebbe interessante per il pubblico non esperto ma Küng e Ratzinger sono degnissimi eredi del Sant´Uffizio che condanno' Galileo.

    Saro' un anticlericale incallito ma io con chi sostiene che solo un uomo religioso puo´fondare un etica non vedo su che cosa posso dialogare.

    Saluti

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  3. PS
    Sul trascendente: forse sbaglio, ma quello che ritengo insopprimibile nella natura umana (concetto difficile e pericoloso) e´la necessita' di attribuire valori alla nostra esperienza fisica. Questo per secoli ha voluto dire avere un sentimento religioso, una visione finalistica del mondo ecc ma questa ritengo sia una solo delle possibilita'.

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  4. Sono d’accordo con te in linea di principio sul discorso che sei venuto dipanando, aggiungerò solo qualche considerazione. Il dialogo deve avvenire con ciò che esiste, le pregiudiziali poste a priori potrebbero rappresentare un pericoloso alibi e una democrazia non deve e non può permettersi di dialogare con tutte le parti sociali, anche se dovesse trattarsi di frange integraliste o fondamentaliste.
    Tu dici, mi pare di capire, che è difficile, se non impossibile, dialogare con Benedetto XVI° e con i suoi più fedeli porporati, che non si sono distinti per una grande apertura mentale, tanto che sono d’accordo con te che loro persino per molta parte della chiesa sono soltanto un potere con cui si fatica ad identificarsi.
    E auspichi, mi pare, un dialogo con l’ala cosiddetta “sociale” del cattolicesimo, quella che tu stesso hai citato: Giovanni XXIII°, don Gallo, don Paolo Farinella, Enzo Bianchi, Vito Mancuso, Hans Kung, ecc., con i quali, bene o male, un certo dialogo già esiste.
    La chiesa è, però, una struttura verticistica, l’ultima vera monarchia assoluta con diritto divino che sia sopravvissuta alla storia, uno dei precetti fondamentali è quello dell’obbedienza e mi sembra che sia ancora valido il dogma dell’infallibilità del papa, qualora egli parli ex cathedra.
    In altre parole, alla fine chi decide la linea che terrà la chiesa (politica, sociale, ecc.) è proprio quel papa e i suoi porporati e gli altri (Gallo, Farinella, Bianchi, ..., ) obtorto collo obbediranno a meno che non si riconoscano in quelle linee e decidano di uscire dalla chiesa.
    Il dialogo dovrebbe essere tentato proprio con questi vertici della chiesa, non credo che se ne possa prescindere, finché la chiesa avrà vertici come questi; ma, soprattutto, il dialogo dovrà avvenire con i cattolici, perché un gran partito di sinistra che aspiri a governare in Italia non può prescindere dall’elettorato cattolico, che potrebbe prendere in considerazione vie politiche differenti da quelle tracciate da Santa Romana Ecclesia.
    Un dialogo democratico non può basarsi su alcun “valore non negoziabile”, non possono e non devono esistere valori non negoziabili in un dialogo, altrimenti cessa di essere un dialogo e diventa un’imposizione, in un dialogo non solo si parte da posizioni che si è disposti a negoziare, ma persino la nostra stessa immagine, la nostra identità, noi stessi ne usciremo modificati.
    Se ciò non dovesse accadere, vuol dire che il dialogo è stato, tutto sommato, superficiale e poco incisivo.
    Per quanto riguarda il “relativismo etico”, credo sia utile definirlo meglio e far comprendere come una democrazia ad esempio (ma anche qualsiasi altro tipo di aggregato umano: dalla relazione madre-bambino, alla relazione di coppia, al rapporto fra i membri di piccoli o grandi gruppi) non deve annullare le differenze esistenti, deve rispettarle e valorizzarle, deve costruire edifici politici in grado di accogliere, contenere e dar voce a tutte le differenze ... in questo senso il Pantheon di Roma è un’opera mirabile non soltanto dal punto di vista architettonico, ma soprattutto dal punto di vista della tenuta sociale (non dimentichiamo che gli antichi romani reggevano il mondo civilizzato di allora).
    (segue)

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  5. Il 18 aprile del 2005 il cardinale Joseph Ratzinger (che sarebbe ben presto diventato papa) disse che la “piccola barca dell’umanità era stata travolta dalla dittatura del relativismo” che “non riconosce nulla di definitivo” e che altro non è che un “lasciarsi portare qua e la da ogni vento di dottrina”. Ratzinger in quel discorso fa un’operazione di dubbio valore logico e persino ignobile sotto certi aspetti, perché con malcerti sillogismi arriva a concludere che il relativismo è mancanza di valori tout court e che gli unici veri valori sono quelli cattolici che lui propugna ... fa persino sorridere il fatto che non si renda minimamente conto che è passato impercettibilmente dalla presunta dittatura del relativismo alla certa dittatura del cattolicesimo.
    E’ certamente questa una posizione molto rigida, per certi versi simile a quella che tengono alcuni pazienti paranoici, la chiesa di oggi e i suoi più alti rappresentanti sono più che mai spaventati dalle sfide della complessità, dall’interazione con culture differenti da quella cattolica, dal laicismo (cioè dal semplice fatto che i valori cattolici possono anche non essere condivisi da una larga parte dell’umanità e dalle stesse persone che pure si dicono cattoliche) e questo fa si che ci si chiuda a riccio e che a scopo difensivo si irrigidiscano i confini e si vada a pescare in soluzioni fondamentalistiche e integralistiche.
    Così come un terapeuta alle prese con un paziente con una ideazione paranoidea si pone come antitesi (molto cautamente, confermando le idee del suo paziente, esplorandole e rendendole impercettibilmente sempre più elastiche e di ampio respiro, fino al punto che non si sente più la necessità di chiudersi in queste strutture difensive di cemento armato ideologico).
    Per far questo però il dialogante partito di sinistra (mettiamo il PD, perché l’appello era rivolto al PD di Bersani) deve avere un’identità molto solida, la sua classe dirigente dovrebbe avere capacità di dialogo eccezionali o superiori alla media, altrimenti sarà considerato inaffidabile e inconsistente come interlocutore.
    Non mi pare che oggi il PD e i suoi più alti esponenti possano rappresentare questi requisiti, è persino difficile avere una linea comune, tutte le idee al suo interno sembrano inconciliabili e non si riesce ad addivenire a qualcosa che rappresenti l’intero partito; un dialogo fra l’attuale PD e l’attuale chiesa cattolica sarebbe il dialogo fra uno schizofrenico e un paranoico (se volete godervelo guardate il film di Federico Fellini La voce della luna, dove uno straordinario Roberto Benigni, lo schizofrenico, dialoga con un’altrettanto straordinario Paolo Villaggio, il paranoico).
    Ancora qualcosa sul tema dell’ideologia (mi inserisco nello scambio di battute fra te e Andrea Petrocchi, che saluto), io ritengo che l’ideologia sia stata la più grave malattia del marxismo (e non solo sua), perché esiste sempre uno scarto, una difficoltà di traduzione delle idee e delle teorie nell’ambito del reale.
    Come un buon sarto, l’ideologo dovrebbe modificare le sue idee in modo tale che possano adeguarsi alla realtà anzi, avere delle idee che anticipino e che creino la realtà stessa; mentre, invece, di fronte a problemi anche seri che il marxismo ha incontrato nel suo cammino, piuttosto che modificare queste idee stesse, di renderle più fluide come fluida è la realtà che intendevano spiegare, si sono irrigidite le idee (dichiarandole giuste a prescindere) e si è pensato che dovesse essere la realtà a uniformarsi ad esse.
    In altre parole, l’ideologia marxista (non certo il pensiero di Marx) è diventata il contraltare del dogma cristiano ... non è pensabile e non è possibile costruire un’identità personale o collettiva sulla base dell’ideologia.
    Un saluto a te e ai tuoi ospiti

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  6. Simone, ripeto quanto ho scritto: "considero il dialogo un valore imprescindibile, purché si svolga su temi e con modalità che non neghino il dialogo stesso". Non posso pensare che i miei interlocutori abbiano le mie stesse posizioni, sarebbe la negazione del dialogo, quello che considero importante però è la creazione delle condizioni del dialogo e il Concilio Vaticano II avviato da Giovanni XXIII è stato un enorme tentativo da parte della Chiesa di creare quelle condizioni – non è un caso che le componenti più conservatrici della Chiesa, tra cui gli ultimi due pontefici, siano abbastanza ostili alle posizioni conciliari. Non posso pretendere di trovare un documento papale che dica quello che penso io su divorzio, sesso non coniugale, uso di anticoncezionali e rapporti omosessuali, ma, ripeto, è importante l’apertura al dialogo e l’apertura di un dialogo, prova a leggere attentamente Gaudium et Spes per capire quale tensione si stava muovendo nella Chiesa.
    Non credo che Küng e Mancuso si sottraggano a manifestare le proprie opinioni per "puro tatticismo", non amo le letture dietrologiche, io entro nel merito di quello che scrivono cercando di ridurre al minimo possibile i miei pregiudizi, ti assicuro che è un buon metodo - anche se faticoso - per scorgere delle perle come delle emerite cavolate, siano esse scritte in un trattato di teologia o in un commento ad un post. Il fatto che solo un uomo religioso può fondare un’etica è, appunto, un’emerita cavolata.
    Sul trascendente: quella necessità di attribuire valori alla nostra esperienza fisica ha fatto scrivere milioni di libri, io non la liquiderei troppo in fretta.

    Caro Garbo, la tua osservazione è giustissima: "il dialogo deve avvenire con ciò che esiste" ... "dovrebbe essere tentato proprio con questi vertici della chiesa", a poco servirebbe il dialogo con chi già dialoghiamo. Non penso infatti che sia impossibile dialogare con Benedetto XVI o, peggio, che il dialogo non debba essere cercato ma certo non lo inviterei a dialogare partendo da premesse che negano il dialogo, tutto qui. Non credo che agli autori dell’appello mancassero strumenti per affrontare il discorso da un’altra angolatura ma forse hai ragione tu, l’intento "educativo-culturale" di chi ha scritto quell’appello è orientato proprio a far aprire quel paziente paranoide, secondo la tua straordinaria analogia, "confermando le idee del suo paziente", appunto. Peccato però che il partito dialogante non abbia la forza necessaria per evitare un transfert devastante! La tua descrizione del rapporto schizofrenico-paranoico vale più di mille pagine di analisi politica.
    Riguardo all’ideologia, è vero quello che dici per quel che riguarda le degenerazioni socio-politiche, se è per questo io sono un estimatore di Gianni Vattimo che persegue l’assurdo disegno di rendere "debole" il pensiero di Marx (ti consiglio il suo Ecce Comu. Come si ri-diventa ciò che si era.), però non nego il fascino di fronte ad un pensiero che ha l’ambizione di abbracciare tutto. Roba d’altri tempi, forse anche sbagliata, ma ho il sospetto che non è solo per via della mutevolezza della realtà che quel tipo di pensiero è scomparso!

    (Detto tra parentesi i nomi che ho fatto, come Andrea Gallo, Paolo Farinella, Vito Mancuso e Hans Küng si sono mostrati pochissimo inclini all’obbedienza in molte occasioni, ma non è questo il punto, avrei potuto fare il nome del Cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, il discorso non sarebbe cambiato.)
    Un saluto.

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  7. @ Antonio:

    Io leggero' anche la Gaudium et spes (non a breve sono reduce dalla lettura delle 700 pagine del Catechismo e per un po´ne ho abbastanza dello loro idiozie) ma torno da dire:
    G XXIII e B XVI hanno mai con scritti od opere fatto qualcosa che facesse capire anche lontamente che hanno idee diverse in ambiti come la morale sessuale?

    A me non risulta! Quindi su un punto per me fondate sono identici quindi nessun dialogo posso istaurare con gente del genere.

    Ma magari io sono troppo intransigente (sara' che gente come questi due figuri hanno condannato a morte gente come me per secoli???-sono gay-) e torno a chiedere: ma tutto questo dialogo che tu auspichi quali risultati ha prodotto??
    forse che qualche conquista del mondo moderno (liberta' di coscienza, libera' di pensiero, riunione, demcorazia ecc)non sono state conquistatre dopo lotte furibonde contro la Chiesa?
    Se te, vuoi sedere al tavolo dei carnerfici e dei loro eredi liberissimo basta che poi non ti lamenti se i risultati sarenno scarsi.

    Su Küng e Mancuso non sto facendo dietrologia sto semplimente riferendo dei fatti. Oggi se devono attaccare un risultato scientifico prendono l'evoluzione, ma il punto non e' quello: come ho gia' scritto non si tratta di cosa dicono contro una data teoria scientifica ma il motivo per cui lo dico e il motivo s' sempre il solito: la scienza deve sottostare alla teologia ieri era per i pianeti oggi per l´origine delle specie domani sara' per altro ma il punto rimane sempre quello.Se non piace tatticismo chiamalo come ti pare ma Küng e Urbano VIII sono solo due faccie della stessa medaglia.

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  8. Simone, non ho intenzione di aprire alcuna polemica, tu hai le tue posizioni e le tue buone ragioni per averle ma permettimi di dirti che non è inutile fare distinzioni, non stancarsi mai di fare distinzioni, come diceva qualcuno tutte le vacche sono nere di notte!
    Anziché perdere tempo con il catechismo - e ti capisco che hai bisogno di una camera iperbarica! - ti lascio questo link, leggi gli articoli di tanto in tanto, vedrai che ci sono voci che meritano di essere ascoltate.

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  9. Caro Antonio,

    io non ho mai sostenuto che non serva fare distinzioni. Io ho sostenuto che tra Giovanni XIII e Benedetto XVI non ci sono, su moltissimi temi(potrei dire tutti ma non voglio esagerare), differenze significative.
    Non mi pare tu abbia portato dati che dimostrino il contrario.

    Stessa cosa su Küng e Mancuso: mi vuoi indicare un testo che neghi quello che ho scritto ovvero che entrambi sostengono che la teoria dell´evoluzione non va accetta in quanto teologicamente fallace?

    Sull´ultimo punto io ti so indicare uomini di chiesa che negano quanto dicono Küng e Mancuso ad esempio l' ex direttore della Specola vaticana George Coyne...che infatti ora lo hanno rispetto a casetta....

    (ho iniziato ha leggere la Gaudium et spes....lettura interessante....avere elle conferme fa sempre bene)

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