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sabato 19 novembre 2011

Frammenti

"Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
E un Cielo in un fiore selvatico,
Tenere l’Infinito nel cavo della mano
E l’Eternità in un’ora.
"
Incipit da Gli auguri dell'innocenza, William Blake (1757–1827).

Dante e Virgilio entrano nella foresta.
Illustrazione di William Blake della Divina Commedia

Un tempo l’anima era un atto circoscritto, era il respiro, la volontà, la potenza che diviene atto. Poi l’anima venne venduta in cambio dell'immortalità, ciò che doveva estendersi nello spazio e nel tempo della vita ne ha valicato i confini perdendosi nell’abisso che terrorizza l’uomo. Ci voleva un uomo dalle spalle larghe per quello scambio. Apparve un modo come un altro perchè delle misere creature si sentissero al pari del dio che agognavano ma quelle creature non avevano spalle larghe e da quel momento dimenticarono la loro più profonda natura. La tragedia di una dignitosa finitezza fu rinnegata per una volgare messa in scena pensata per essere migliori e forse per esseri migliori.
Molti parlano ancora dell’anima ma non sanno di cosa si tratti, altri non ricordano più l’antico scambio e se ne vergognano.

9 commenti:

  1. L'anima, che avrebbe dovuto fare da tramite e da specchio, s'è persa cammin facendo.
    Cristiana

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  2. Forse é sempre stato così, ma l'importante é tenere accesa una fiammella di speranza, come avviene con le tue belle parole!

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  3. Un tempo l’anima era ciò che ti metteva in sintonia immediata, corporea, non soltanto cerebrale, con gli altri e con tutto il mondo che ti circonda; l’uomo conteneva dentro di sé l’infinitamente piccolo ed era parte dell’infinitamente grande ... credo che l’uomo vitruviano di Leonardo inserito fra macro-cosmo e mcro-cosmo volesse significare questo, e credo che anche il protagoreo uomo “misura di tutte le cose” volesse attribuire all’uomo la misura della natura stessa secondo il “metron”, che è il metro della poesia, quella stessa poesia che sgorga limpida dalla sua anima.
    L’uomo moderno l’ha barattata con l’eternità dici? Ma era essa stessa l’eternità! L’ha barattata, forse, per un po’ di sicurezza (le idee chiare e distinte quando più nulla sembrava funzionare così come era stato per secoli e per millenni e poi l’ha barattata per un senso di potenza, la nuova scienza che misura col metro lineare e chiude i rapporti fra le cose, fra gli eventi e fra le persone in un rigido determinismo, in un bieco meccanicismo, in fondo ci illude di poter prevedere, controllare, plasmare a nostro piacimento sia l’uomo che la natura. Sarebbe difficile oggi per un poeta vedere il mondo in un granello di sabbia ... così come sarebbe difficile vedere “l’amor che move il sole e l’altre stelle” ... oggi le stelle sono masse incandescenti di materia, mosse dalla rotazione dell’universo che si sta espandendo e che si avvia in tutte le direzioni lontano da un punto iniziale chiamato big bang.
    Ciao

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  4. L'immortalità è nelle pieghe dell'Adesso, e in un granello di sabbia c'è Davvero un Mondo!
    Sembrano versi visionari, e invece è la pura e semplice realtà delle cose.
    Ma questa realtà (per fortuna o purtroppo) non è alla portata di tutti.
    Anzi, in un mondo sempre più senz'anima (qualsiasi intuizione si intenda per "anima") è alla portata di sempre più pochi.
    Un saluto e un abbraccio!

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  5. Garbo, la lettura che fai dell'uomo vitruviano è corretta, all'epoca era molto sentito il senso delle proporzioni - e della misura - la cui immagine macrocosmo e microcosmo riflettevano l'uno all'altro.
    Hai ragione quando dici che quella misura "era essa stessa eternità", come sottolinei tu Zio Scriba quando dici che "l'immortalità è nelle pieghe dell'Adesso". Il baratto è avvenuto per una eternità di lega inferiore, molto inferiore, è quello che sostengo nel post. Tuttavia la sottile citazione di Cartesio la condivido meno, o per lo meno la condivido con molte riserve. Nella storia del pensiero scientifico metodo e verità sono stati spesso confusi ma quella confusione non ha risparmiato neanche la filosofia. Se è vero che il determinismo meccanicistico ha rappresentato uno dei momenti del discorso scientifico è anche vero che successivamente quel discorso si è fatto più articolato e meno lineare. Non troppo paradossalmente, almeno per me, l'attenzione si è spostata dalla certezza della soluzione all'incertezza ma questa è una rivoluzione che pochi sono disposti a sottolineare, mostrando come i "difetti" del discorso scientifico risiedano altrove, in qualcosa di molto più antico di Bacone e di Cartesio, pur considerando le critiche all’io ipertrofico del francese!
    Lancio una sfida, il discorso scientifico non aveva e non ha solo valenza epistemologica ma anche etica, quel discorso aveva ed ha l’ambizione di stabilire regole codificate per un linguaggio universale che, attraverso il confronto sul metodo, riducesse al minimo lo spazio dell’incomprensione e dell’equivoco riguardo ai risultati. Intravedo questo nell’etica del discorso di Habermas. Purtroppo sappiamo bene che quell’ambizione era ed è una pia illusione ma se non siamo in grado di intenderci neanche con un linguaggio relativamente semplice e codificato allora, ancora una volta, ritengo che le motivazioni siano da cercare altrove. Se ritrovo qualche vecchio appunto mi soffermerò di più su queste osservazioni.
    Oggi è difficile immaginare un poeta che parla come Dante o Blake, il linguaggio è mutato, ma per fortuna non mancano né i poeti dagli "esili acuminati sensi" né gli scienziati che invocano una "nuova alleanza" tra discorso scientifico e discorso umanistico per capire l’unicità e l’irreversibilità dell’esistente e questo per me è scienza e poesia.
    Zio Scriba, lo sai che nonostante il mio disincanto nutro ancora il sospetto che un mucchio di gente al mondo non aspetta altro che risvegliarsi dal torpore che ha reso una visione quella “pura e semplice realtà delle cose”? Quel risveglio è l’immensa sfida di oggi se vogliamo ancora qualche domani, e questa è una sfida che può affrontare solo il discorso politico.
    Un saluto e un abbraccio a voi.

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  6. Forse la tragedia della nostra finitezza si fa man mano più grande quanto più ci allontaniamo dalla Natura.

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  7. ...o quanto più ci allontaniamo dalla nostra natura, per quanto sia decisamente complicato definire un
    concetto culturale come quello di natura, figuriamoci se lo scriviamo con la maiuscola!

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