Pagine

sabato 23 ottobre 2010

La patata dematerializzata

Personaggi:
  • Consulente A
  • Consulente B
  • Contadino C
A - Come vanno gli affari?
C - E come vuoi che vadano? La terra è avara.
B - Noi portiamo buone notizie.
C - Ah sì!
A - Certo, possiamo suggerire un nuovo modo di coltivare la terra, un modo per ottimizzare la produzione e far aumentare i suoi guadagni.
C - Ottimizzare la produzione?!
B - Sì, ottimizzare, ottenere il massimo con il minimo sforzo.
C - Interessante! Io mi sono sempre ammazzato di fatica per ricavare poche briciole.
A - Ma adesso ci sono nuovi metodi per lavorare la terra. Dobbiamo puntare verso una produzione dematerializzata.
C - Che cosa significa?
B - Si produce utilizzando meno materia e aumentando la quota dei servizi.
C - Ma io coltivo patate! Come faccio a farle crescere senza sostanza?
A - Ah, ah, si vede che non ha studiato.
C - Eh sì, è vero.
B - Per questo ha una visione superficiale delle cose!
A - La produzione agricola va in perdita perché non è efficiente.
C - E io che pensavo che il motivo fosse dovuto al fatto che i prodotti agricoli vengono valutati poco alla produzione.
A - Ma questa è una visione ingenua e semplicistica che non tiene conto della complessità dell'economia.
C - Ve l'ho detto che coltivo patate, non faccio mica l'economista.
B - Dobbiamo dematerializzare la produzione, fare leva sui servizi.
C - E le mie patate?
A - Questa è bella! I servizi servono proprio a produrre più patate e ad aumentare i ricavi.
C - Non riesco a immaginare come.
B - Ascolti con attenzione cosa le proponiamo. Noi elaboriamo delle linee guida sulla corretta coltivazione delle patate e lei si attiene a quelle indicazioni.
C - Ma io le patate le coltivo come m'ha insegnato mio padre e a lui suo padre e poi non sono istruito e le vostre linee guida potrei non capirle.
A - Che caro che è lei con la sua visione naif!
B - Qui entra in gioco il discorso della leva finanziaria con effetto moltiplicatore dei proventi.
C - Voi parlate difficile.
A - Ma no, niente paura, mi ascolti. Lui scrive le linee guida sulla corretta coltivazione delle patate e io scrivo le linee guida sulla corretta lettura delle linee guida per la corretta coltivazione delle patate. Vede questo è l'effetto moltiplicatore che fa aumentare la quota dei servizi nella coltivazione delle patate.
C - Sarà, ma c'è qualcosa che non mi convince. Alla fine della fiera vendo patate e se io pago i vostri servizi devo alzare il loro costo.
A - Certo, altrimenti come girerebbe l'economia?
B - Già, come girerebbe altrimenti?
C - Come girerebbe?!
A - Ci dia ascolto, il costo dei servizi si riflette nel prezzo del prodotto con un incremento di utile per lei.
C - Non capisco come.
A - Lo sa che lei fa quasi tenerezza? Glielo spiego io, i servizi sono attività ad alto tasso di formazione, per questo valgono molto, e se nel valore dei prodotti che lei coltiva ci mette i servizi che offriamo noi è chiaro che il valore del prodotto aumenta.
C - Eh sì, l'alto tasso di formazione, non ci avevo pensato.
A - Il problema è che voi contadini non riuscite a capire che non c'è solo la patata, c'è anche il marketing, la pubblicità, la certificazione di qualità del prodotto, insomma tutta una costellazione di servizi...
C - Mio figlio me lo dice che il trasporto, l'imballaggio, la distribuzione nei supermercati e tutte quelle cose lì aggiungono costo alle patate.
A - Per carità, non facciamo confusione.
B - Sì eh, non confondiamo le cose. I nostri servizi non sono da confondere con il trasporto, gli imballaggi, la distribuzione, quella è tutta roba vecchia, roba da settore terziario che non è più sostenibile, inquina e peggiora la qualità della vita, noi invece facciamo parte della nuova generazione, siamo quelli del settore terziario avanzato e addirittura del settore quaternario, noi siamo attenti all'ambiente. Noi puntiamo alla società dei beni immateriali.
C - Queste cose io non le so ma sapete che vi dico? Mi avete convinto! E siccome mi siete simpatici vi invito a pranzo. Oggi, neanche a farla apposta, abbiamo  patate a tavola.
B - Accettiamo con vero piacere, così abbiamo modo di continuare la nostra conversazione sulla dematerializzazione dell'economia.
C - Certo, anzi mi pare che molti concetti mi sono già chiari.
A - Chissà come saranno buone le sue patate.
Il contadino serve piatti a tavola, solo il suo è fumante.
A/B - Ma il nostro piatto è vuoto!
C - Mi spiace, oggi non si riesce a dematerializzare di più, magari in futuro con il progresso e il vostro aiuto!

***

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885. Museo Van Gogh, Amsterdam.

***

Questo dialogo immaginario nasce dall'osservazione che il contributo dell'agricoltura al reddito nazionale diventa sempre meno rilevante, nonostante si continui testardamente a consumare prodotti della terra a tavola! Nel 1960 l'agricoltura contribuiva a formare il 14,8% del reddito nazionale,  nel 1990 era il 3,1% e nel 2009 ha rappresentato  l'1,6%, mentre l'industria passava dal 37,9% del 1960 al 31,7% del 1992 e al 22,5% del 2009. Negli stessi anni i servizi - il cosiddetto settore terziario - costituivano il 47,3%, il 65,2% e il 65,8% (Istat). 

Non voglio banalizzare discorsi complicati come l'economia dei servizi (leggi anche qui) o la dematerializzazione dell'economia (non intendo la dematerializzazione dei documenti bensì la riduzione dei consumi di beni materiali a favore di beni immateriali) ma questo post nasce proprio in risposta ad una banalizzazione di quei discorsi (consiglio Stefano Zamagni per una lettura certamente non banale dell'economia dei beni immateriali e relazionali). Sono convinto che un discorso serio sullo sviluppo dell'economia non possa prescindere da una attenta distinzione tra i servizi da sviluppare e da una altrettanto attenta distinzione tra le materie da ridurre.
Non tutti i servizi aumentano il benessere, non tutta la materia comporta malessere...

...c'è qui una sospettosa assonanza con la duale visione tra spirito e corpo che mi solletica non poco, ma è tardi per passare dall'economia all'antropologia o alla sociologia delle religioni - è ora di pranzo e certe priorità non vanno trascurate!

***

La specie dell'abuso ha abusato così tanto delle cose materiali che l'invenzione dell'immateriale appare come la soluzione all'hýbris. Così per consumare correttamente il pane si organizzano corsi di formazione, studi di corretta alimentazione, cliniche dimagranti, palestre dove si apprezza il valore culturale del cibo e si insegna la convivialità.
Un universo di servizi intorno ad un pezzo di pane. E' proprio vero, l'uomo non vive di solo pane!

2 commenti:

  1. L'esito è ovvio, il contadino è il sale della terra e ha sale nella zucca.
    Ma un pezzo di pane è sempre un pezzo di pane. Magari lo chiediamo a chi non ne ha mai avuto.
    Che chi ne fa una gestione intellettuale non lo sa manco fare a mani nude e morirebbe di fame, ma solo per incapacità sua.

    RispondiElimina
  2. eh già! adoro i grandi edifici dell'intelletto ma ho timore che li si stia costruendo senza fondamenta.

    RispondiElimina

Adoro lo scambio di opinioni e i commenti mi fanno molto piacere ma se stai scrivendo qualcosa che riterrò offensivo o di cattivo gusto allora il commento non avrà risposta e sarà cancellato.
Per evitare spam la moderazione è attiva solo per post di più di 30 giorni.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...