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martedì 4 maggio 2010

Ricorrenze e revisioni

La Chiesa ha dato un contributo fondamentale all'Unità d'Italia (leggere qui per credere).
Nuovi documenti testimoniano che la breccia di Porta Pia fu concordata con Papa Pio IX dopo le insistenti richieste del pontefice inviate in gran segreto al Generale Bixio. Il Generale, come è noto, mal sopportava il tentativo di essere estromesso dalle operazioni militari per la presa di Roma ma mantenne rispettosamente il segreto del suo coinvolgimento direttamente da parte di Papa Mastai Ferretti.
A rivelare i retroscena oggi è la pronipote del Generale che fa luce sui lati oscuri dell'illustre garibaldino. "Il mio avo era un fervente cattolico ma non poteva rivelarsi ai suoi compagni che erano anticlericali profondamente intolleranti", dichiara la pronipote di Bixio che fornisce altri dettagli ancora in ombra della Storia d'Italia: "L'atteggiamento impetuoso del mio prozio era dettato da una immensa sofferenza per il dolore inflitto al Papa dalle truppe garibaldine. Lui si arruolò tra quelle file nel tentativo di limitare i danni che quei bifolchi avrebbero potuto procurare al Santo Padre".
E' ormai chiaro che tra Nino Bixio e il Papa liberale corresse una fitta relazione epistolare dove si profilavano le mosse per la futura Unità d'Italia. In questo scenario assume nuovi contorni la mancata resistenza da parte delle truppe papali durante la presa di Porta Pia e diventa cristallina la celebre frase che Papa Pio IX pronunciò al suo ministro della guerra, inducendolo alla resa: "Ebbene a questo esercito io debbo dare un grande dolore: esso dovrà cedere".
Un ulteriore colpo di scena è arrivato dalle dichiarazioni della pronipote di Papa Mastai Ferretti che dichiara sorprendentemente: "Giovanni Maria simpatizzava per i garibaldini e nutriva un profondo desiderio di partecipare alle loro imprese ma la sua funzione gli impediva di manifestare questo aspetto del suo carattere. Il Sillabo, gli anatemi, erano tutte coperture per non scoprirsi troppo tra le gerarchie vaticane."
Le pronipoti dei due grandi uomini assicurano che ci saranno altre sorprese sulla Storia d'Italia che saranno presto pubblicate nel libro che si accingono a scrivere a quattro mani.


***

In questi giorni mi è capitato di ascoltare, tra gli altri, Luciano Canfora e Giulio Giorello che partecipavano ad una interessante tavola rotonda intorno alla figura di Ipazia, filosofa alessandrina dilaniata nel 415 da una folla di fanatici cristiani per ordine o consenso di Cirillo di Alessandria, un capobranco, una sorta di maschio alfa poi venerato come santo e dottore della Chiesa. Di Ipazia oggi si parla molto per fortuna anche grazie al recente film Agorà di Amenàbar che conto di vedere presto.
Canfora e Giorello ricordano come in alcuni vecchi libri di storia si parli della morte di Ipazia in una baruffa o di quella di Giordano Bruno in un incendio!
Non sorprendiamoci, le falsificazioni della storia non sono certo finite con quei vecchi libri.

2 commenti:

  1. ...mi viene da dire che mai si son fatti gli italiani nè l'Italia unita
    l'Italia è una provincia del vaticano che ha scritto la storia..mentre i partiti sono diventati via via comitati d'affari..fino ad arrivare alle Istituzioni in mano a organizzazioni criminali

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  2. Massimo d'Azeglio disse: "Abbiamo fatto l'Italia. Ora si tratta di fare gli Italiani." Purtroppo il compito del marchese d'Azeglio sembra rimasto in buona parte incompiuto.

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