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venerdì 23 gennaio 2009

Lettere non corrisposte

Palazzo Vidoni-Caffarelli

Il 12 gennaio scorso ho spedito all'indirizzo mail del ministro Brunetta (disponibile sul sito del Ministero della Funzione Pubblica) questa lettera. Inutile dire che, ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.
Non è la prima volta che scrivo a qualcuno senza ricevere risposta, potrebbe essere dovuto ai molti impegni dei destinatari!


Egr. Prof. Brunetta,

le Sue dichiarazioni sulla qualità del lavoro pubblico e sul senso di appartenenza dei lavoratori ("Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l'impiegato al catasto, i professori, i burocrati no") oltre a scatenare acceso, quanto dannoso, dibattito hanno il pregio di rivelare buone letture. Tuttavia, la trasposizione giornalistica non sempre consente di capire appieno quale sia la profondità di comprensione delle stesse. Le analisi di autori come R. Sennett, che mi pare di scorgere nelle sue dichiarazioni, meritano sicuramente di essere conosciute da chi ha l’onere e l’onore di governare un paese ma la loro complessità non consente semplificazioni declamatorie che, oltre a snaturarne la portata, possono paradossalmente portare a politiche il cui esito potrebbe essere opposto al miglioramento dell’efficienza del lavoro nel settore pubblico che Lei vuole perseguire.

Chi si dedica alla riflessione politica rimanendo immune alle sirene del facile consenso sa che la democrazia fa continuamente i conti con il principio di organizzazione gerarchica, solo apparentemente antinomico con la democrazia stessa. Dico apparentemente perchè l’antinomia si risolve, o si stempera, con il principio di responsabilità che nella piramide gerarchica cresce sempre più, man mano che ci si allontana dalla base. Base che ovviamente non è priva di responsabilità ma che, se si è dotati di onestà intellettuale, deve essere considerata nel contesto che la distingue dal proprio vertice.

Se l’efficienza, a lei particolarmente cara, si misura nel rapporto tra un obiettivo e il suo raggiungimento, la responsabilità si valuta nello scarto che c’è tra gli obiettivi, comunque raggiunti, ed il loro senso, ed è in questo impegnativo magma che dobbiamo muoverci se non vogliamo rimanere intrappolati nel criterio dell’efficienza che ha valore a valle di ogni azione ma che in nessun modo politicamente onesto può essere esteso a monte della stessa. Se quanto dico è vero allora occorre chiedersi quale scarto si sia stabilito nel settore pubblico e nel settore privato, al quale Lei non manca di richiamarsi come modello, quale distanza (non solo fisica ma di senso, appunto) ha separato la base dal suo vertice e chi abbia la responsabilità di tale distanza nel settore pubblico.

Ora, di quella piramide che evoco, Lei attualmente occupa il vertice per il settore pubblico, lascio a Lei le considerazioni riguardo alla abissale distanza che c’è tra le funzionali (forse) ma comode politiche di incremento dell’efficienza e le complesse politiche di incremento del senso di partecipazione alla cosa comune.

Cordiali saluti
Antonio Caputo, Roma

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