20 anni fa questo ragazzo fermò da solo una colonna di carriarmati. Era il 5 giugno del 1989, Piazza Tienanmen a Pechino fu il teatro di una sommossa popolare che chiedeva libertà e democrazia. La rivolta fu soffocata nel sangue, ci furono migliaia di morti.
Da allora in Cina è attiva una campagna per cancellare la memoria di quei giorni.
Le nuove generazioni di Pechino, e forse anche in occidente, non sanno nulla di questo 'rivoltoso sconosciuto' ma lui è ancora lì davanti a quei carriarmati. Forse quel ragazzo di 20 fa è ancora vivo, forse no.
Una cosa è certa, il suo gesto è vivo, decisamente vivo. Più vivo di noi che abbiamo l'assoluta certezza di essere vivi.
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
venerdì 5 giugno 2009
giovedì 4 giugno 2009
La luna c'è ancora
SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE (di Pietro Ingrao)
Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.
Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo – quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.
Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista – Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.
Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.
Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.
Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista. Perché il futuro si può ancora scrivere, il 6 e 7 giugno votiamo la lista comunista.
Questo appello di Pietro Ingrao e di altri 200 firmatari è del 22 maggio scorso.
Ci ho pensato, ripensato. Noi di sinistra siamo fatti così, siamo soliti spaccare in quattro un capello, ci chiediamo se votare questa o quell'anima della sinistra. Averne tante a volte può essere un problema e chi ne ha una sola o peggio nessuna può godere di alcuni vantaggi in campo elettorale.
Comunque sia alla fine ho deciso che, con tutta probabilità, resterò senza rappresentanza parlamentare anche in Europa (naturalmente spero di sbagliarmi).
A dire il vero è strano che noi di sinistra ci si interroghi così tanto, già perché, nonostante la dispersione di voti della sinistra, il potere è saldamente nelle nostre mani nell'universo mondo, almeno stando alle fonti di Palazzo Chigi che della faccenda deve essere sicuramente più informato di me!
Abbiamo conquistato tutte le redazioni dei giornali nazionali ed internazionali, non c'è procura della Repubblica dove non ci sia un pericoloso infiltrato comunista, non c'è università che non sia infestata di professori politicizzati di sinistra, non c'è istituzione che non ne abbia nei posti nevralgici, le librerie trasudano di libri scritti da intellettuali di sinistra. Praticamente, in ossequio a Gramsci, abbiamo realizzato una solida egemonia culturale su tutto il pianeta.
In realtà abbiamo disseminato gente di sinistra ovunque che votare per questo o quel partito, anche di destra per dire una assurdità, sarebbe praticamente indifferente. Comunque vanno le cose comandiamo noi e se la crisi sociale, ambientale, economica può sembrare il risultato di un neoliberismo senza freni di stampo capitalista lo abbiamo fatto per ingannare chi non è abituato a leggere attentamente tra le pieghe della storia!
Carissimo Pietro, volevi la luna, per tutta la tua lunga vita è stata a guardare, indifferente come sempre alle vicende umane. Di questi tempi non si sa più desiderare la luna, non sono in tanti a sapere che si può ancora desiderarla ma lei è ancora lì, indifferente come sempre, forse a farci credere che fino a quando ci saremo continuerà a sussurrare che 'il futuro si può ancora scrivere'. Grazie Pietro per averci fatto sentire ancora quel sussurro.
Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.
Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo – quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.
Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista – Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.
Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.
Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.
Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista. Perché il futuro si può ancora scrivere, il 6 e 7 giugno votiamo la lista comunista.
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Questo appello di Pietro Ingrao e di altri 200 firmatari è del 22 maggio scorso.
Ci ho pensato, ripensato. Noi di sinistra siamo fatti così, siamo soliti spaccare in quattro un capello, ci chiediamo se votare questa o quell'anima della sinistra. Averne tante a volte può essere un problema e chi ne ha una sola o peggio nessuna può godere di alcuni vantaggi in campo elettorale.
Comunque sia alla fine ho deciso che, con tutta probabilità, resterò senza rappresentanza parlamentare anche in Europa (naturalmente spero di sbagliarmi).
A dire il vero è strano che noi di sinistra ci si interroghi così tanto, già perché, nonostante la dispersione di voti della sinistra, il potere è saldamente nelle nostre mani nell'universo mondo, almeno stando alle fonti di Palazzo Chigi che della faccenda deve essere sicuramente più informato di me!
Abbiamo conquistato tutte le redazioni dei giornali nazionali ed internazionali, non c'è procura della Repubblica dove non ci sia un pericoloso infiltrato comunista, non c'è università che non sia infestata di professori politicizzati di sinistra, non c'è istituzione che non ne abbia nei posti nevralgici, le librerie trasudano di libri scritti da intellettuali di sinistra. Praticamente, in ossequio a Gramsci, abbiamo realizzato una solida egemonia culturale su tutto il pianeta.
In realtà abbiamo disseminato gente di sinistra ovunque che votare per questo o quel partito, anche di destra per dire una assurdità, sarebbe praticamente indifferente. Comunque vanno le cose comandiamo noi e se la crisi sociale, ambientale, economica può sembrare il risultato di un neoliberismo senza freni di stampo capitalista lo abbiamo fatto per ingannare chi non è abituato a leggere attentamente tra le pieghe della storia!
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Carissimo Pietro, volevi la luna, per tutta la tua lunga vita è stata a guardare, indifferente come sempre alle vicende umane. Di questi tempi non si sa più desiderare la luna, non sono in tanti a sapere che si può ancora desiderarla ma lei è ancora lì, indifferente come sempre, forse a farci credere che fino a quando ci saremo continuerà a sussurrare che 'il futuro si può ancora scrivere'. Grazie Pietro per averci fatto sentire ancora quel sussurro.
mercoledì 3 giugno 2009
Il mezzo secolo brevissimo in Italia
Anni '50, ottimismo spaventato e temperato dai ricordi della guerra che operavano un ‘correttore’ alla naturale espansività dell’uomo.
Anni '60, la memoria vacilla e l’ottimismo perde i freni, a fine decennio la disponibilità di beni materiali non basta a soddisfare le esigenze di espansione culturale, il calderone esplode e il privato diventa politico.
Anni '70, le richieste si estremizzano senza ottenere risultati solidi, il fallimento si riflette sulle richieste di espansione culturale e sulla politica che dovrebbe elaborarle.
Anni '80, scellerata e idiota rimozione della politica, anche dal pubblico.
Anni '90 fino a inizio del nuovo millennio, consolidamento della rimozione cominciata nel decennio precedente, rovesciamento dello slogan degli anni della contestazione, il politico è privato e un ruminante se lo è messo in tasca!
Anni '60, la memoria vacilla e l’ottimismo perde i freni, a fine decennio la disponibilità di beni materiali non basta a soddisfare le esigenze di espansione culturale, il calderone esplode e il privato diventa politico.
Anni '70, le richieste si estremizzano senza ottenere risultati solidi, il fallimento si riflette sulle richieste di espansione culturale e sulla politica che dovrebbe elaborarle.
Anni '80, scellerata e idiota rimozione della politica, anche dal pubblico.
Anni '90 fino a inizio del nuovo millennio, consolidamento della rimozione cominciata nel decennio precedente, rovesciamento dello slogan degli anni della contestazione, il politico è privato e un ruminante se lo è messo in tasca!
lunedì 1 giugno 2009
Presbiopia del passato e miopia del presente
63 anni fa, il 2 giugno del '46, si tenne il referendum che decise del futuro repubblicano dell'Italia e le elezioni dell'Assemblea Costituente che avrebbe scritto la Carta Costituzionale di questo Paese. Partecipò quasi il 90% degli aventi diritto e in quell'occasione votarono per la prima volta in Italia anche le donne.
Altri tempi, l'Italia veniva fuori da una dittatura e da una guerra. La partecipazione politica era appassionata, da qualunque parte ci si schierasse. La gente aveva un sogno da realizzare, doveva chiudere i conti con il passato. Si voleva e si doveva tracciare il cammino per il futuro.
La Costituente composita delle sue anime socialista, comunista, cattolica e liberale scrisse qualcosa di magnifico, maestoso. Non mancarono i compromessi rabberciati, come quello che si legge nel famigerato articolo 7 che sancisce i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, ma la Costituzione italiana resta un documento fondamentale della storia che molti paesi hanno successivamente preso come modello di riferimento. Una Costituzione 'presbite', come la chiamava Calamandrei, che guardava con fatica alle cose prossime ma che vedeva benissimo ciò che era lontano.
Un articolo su tutti, il più alto a mio avviso, merita di essere letto con lentezza, le sue parole soppesate, assaporate, perchè si abbia la misura degli ideali che si volevano costruire.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
63 anni dopo ne abbiamo fatta di strada.
Guardiamo fiduciosi al futuro, la prossima oretta non tarderà ad arrivare!
Altri tempi, l'Italia veniva fuori da una dittatura e da una guerra. La partecipazione politica era appassionata, da qualunque parte ci si schierasse. La gente aveva un sogno da realizzare, doveva chiudere i conti con il passato. Si voleva e si doveva tracciare il cammino per il futuro.
La Costituente composita delle sue anime socialista, comunista, cattolica e liberale scrisse qualcosa di magnifico, maestoso. Non mancarono i compromessi rabberciati, come quello che si legge nel famigerato articolo 7 che sancisce i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, ma la Costituzione italiana resta un documento fondamentale della storia che molti paesi hanno successivamente preso come modello di riferimento. Una Costituzione 'presbite', come la chiamava Calamandrei, che guardava con fatica alle cose prossime ma che vedeva benissimo ciò che era lontano.
Un articolo su tutti, il più alto a mio avviso, merita di essere letto con lentezza, le sue parole soppesate, assaporate, perchè si abbia la misura degli ideali che si volevano costruire.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
63 anni dopo ne abbiamo fatta di strada.
Guardiamo fiduciosi al futuro, la prossima oretta non tarderà ad arrivare!
venerdì 29 maggio 2009
Pubblico e privato
Ieri sera su Rete4 è stato trasmesso Gli intoccabili, il bel film di Brian De Palma del 1987. E' la storia di Al Capone e del gruppo di agenti federali che riuscì ad inchiodarlo per evasione fiscale. Mentre guardavo il film ho pensato ai possibili retroscena privati della vita del famoso gangster che ovviamente il film non prendeva in considerazione. Una scena in particolare mi ha fatto pensare a quei retroscena. E' quando l'agente Ness, preso dalla collera perché uno dei suoi collaboratori è stato appena ucciso dagli uomini del gangster, affronta Capone mentre sta scendendo da una scalinata circondato dai suoi accoliti. L'agente lo insulta e Capone si infuria dicendo "Come ti permetti di parlami così davanti a mio figlio?".
Ho pensato che nonostante la sua attività, diciamo così, pubblica Al Capone dovesse essere particolarmente affettuoso con con suo figlio. Data la sua origine italiana doveva essere particolarmente legato alla sua famiglia, e in effetti aveva un concetto abbastanza ampio di famiglia, purché fosse la sua. Potremmo infatti obiettare che le sue attenzioni fossero indirizzate solo alla sua famiglia e non certamente ad una idea di Stato ma comunque di un fatto possiamo essere ragionevolmente certi, Al Capone doveva essere un padre amorevole e suo figlio doveva essere sicuramente fiero di lui. Un uomo potente, rispettato, temuto e certamente il figlio non poteva essere dello stesso avviso di quanti lo considerassero un malfattore. Ciononostante dubito che molta gente farebbe educare i propri figli da un padre così, se non altro perché non si tratterebbe dei figli di Capone!
Ho pensato che nonostante la sua attività, diciamo così, pubblica Al Capone dovesse essere particolarmente affettuoso con con suo figlio. Data la sua origine italiana doveva essere particolarmente legato alla sua famiglia, e in effetti aveva un concetto abbastanza ampio di famiglia, purché fosse la sua. Potremmo infatti obiettare che le sue attenzioni fossero indirizzate solo alla sua famiglia e non certamente ad una idea di Stato ma comunque di un fatto possiamo essere ragionevolmente certi, Al Capone doveva essere un padre amorevole e suo figlio doveva essere sicuramente fiero di lui. Un uomo potente, rispettato, temuto e certamente il figlio non poteva essere dello stesso avviso di quanti lo considerassero un malfattore. Ciononostante dubito che molta gente farebbe educare i propri figli da un padre così, se non altro perché non si tratterebbe dei figli di Capone!
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