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domenica 26 luglio 2009

poi esce di scena, con passo lieve

Valse Triste, Jean Sibelius (1865-1957)


Questo valzer fa parte della musica di scena per il dramma Kuolema (Morte) di Arvid Jàrnefeit. Il biografo tedesco di Sibelius, Walter Niemann, dà questa descrizione della scena del dramma che il valzer accompagna:
«È notte. Il figlio dorme, esausto dalla lunga veglia accanto al letto di morte della madre. A poco a poco un bagliore rossastro penetra nella stanza. Nello stesso tempo si ode una musica lontana, dapprima vagamente, ma ben presto distinta come una melodia a tempo di valzer. La donna malata si risveglia e scorge ai piedi del letto una figura soprannaturale che le fa cenno di alzarsi. Ella scende dal letto nella sua lunga veste bianca. La figura fa un altro cenno, e appaiono alcuni spettrali danzatori. La donna è trascinata nella danza, e tenta invano di attirare l'attenzione dei danzatori. Le coppie le scivolano accanto come ombre. Esausta, ricade sul letto. La luce rossa scompare, la musica si interrompe e i danzatori scompaiono come in una nebbia. Ma ella chiama a raccolta tutte le sue forze e riprende a danzare, ancor più selvaggiamente di prima. Di nuovo si ode la musica, le coppie di ombre danzanti ritornano e ruotano intorno a lei. Ella cerca disperatamente di riconoscere i volti che la circondano, ma essi svaniscono tutti davanti ai suoi occhi. Nel tumulto della danza di morte si ode un colpo alla porta. I danzatori scompaiono. Ella vuol fuggire con loro, ma è come se avesse messo radici in quel punto. Un freddo terrore si impadronisce di lei. Non osa guardare verso la porta, ma finalmente si fa forza, si volge lentamente e getta un urlo spaventoso: sulla soglia è apparsa la Morte.»

***

Non conoscevo la storia ed il contesto del Valse Triste, l'ho trovato leggendo questo sito, per me è stato un tuffo nel passato. Ho ascoltato il valzer triste di Sibelius la prima volta, lo ricordo bene, vent'anni fa in una stanza della casa dello studente di Lecce. Eravamo al buio e in religioso silenzio, io e altri tre affiliati alla setta dei falsi poeti non ancora estinti, spero (Raffaele, Alcide, Nico. Chissà, magari leggerete questo post e un giorno o l'altro ci rivedremo).
Ascoltando il valzer quella sera immaginai un balletto, una sorta di coreografia che avrebbe potuto accompagnare quelle note, ed è straordinaria l'assonanza che ora scopro tra quello che pensai e l'idea originale del brano. Sibelius lo aveva suscitato con la sua musica.
Questo è il balletto che immaginai e che si riaffaccia puntualmente alla mente tutte le volte che ascolto Valse triste:
Una danzatrice vestita di stracci neri. Sul palcoscenico decine di ballerini distesi a terra, immobili, in ordine sparso. Lei si muove leggera, si china su ognuno, controlla con cura che siano fermi. E' fiera del suo lavoro, è soddisfatta del risultato. Mentre si muove da un corpo all'altro sente qualcosa, un rumore lontano, un movimento inatteso. Lo avverte con chiarezza, ne è stupita, qualcuno si muove, lo cerca, annusa l'aria, lo trova. Lui le tende la mano, vuole alzarsi, la risposta della danzatrice nera non si fa attendere, è elegante, gli tende la mano con gentilezza e lo aiuta a sollevarsi. Danzano insieme, dapprima dolcemente ma presto la danza diventa spasmodica, lui è affaticato, ha il respiro corto ma non può smettere di danzare, lei non lo consente. La musica si fa frenetica, il cuore dell'uomo non regge più. L'uomo si accascia ormai esanime, la danzatrice nera si china sul suo cuore ormai fermo, poi esce di scena, con passo lieve.

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