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venerdì 6 febbraio 2009

Sciacallaggio d'urgenza e scontro istituzionale

La decretazione in casi "straordinari di necessità e d'urgenza" è sancita dalla Costituzione ed è affidata alla responsabilità del Governo (art. 77). Ma nei casi in cui l'obiettivo di un decreto d'urgenza fosse in contrasto con sentenze passate in giudicato della Suprema Corte, inerenti gli stessi obiettivi del decreto, cadono le condizioni per la decretazione d'urgenza, oltre quelle di costituzionalità.

L'incostituzionalità di un eventuale decreto del governo, che ordinasse di proseguire l'alimentazione di Eluana Englaro, è stata chiarita oggi dal Capo dello Stato prima che il decreto venisse varato ed era chiaro che si sarebbe aperto un conflitto tra poteri dello Stato in presenza di tale decreto. Ma il decreto è stato varato ugualmente dallo stizzito Berlusconi che ha manifestato tutto il suo piccato disappunto per l'intervento del Presidente Napolitano sull'eventuale decretazione d'urgenza. Ha parlato di irritualità, uno che fa "cucù" alla Merkel, dà del kapò a Schulz, dice di aver dovuto fare il play-boy con la presidente finlandese, che Obama è abbronzato, fa le corna nelle foto di rito, ecc. ecc. Parla di irritualità!!!
L'esito di questo 'scatto d'orgoglio' è la prosecuzione dell'agonia di Eluana e l'apertura di un conflitto senza precedenti nella storia italiana tra Quirinale e Governo.

A chi soffre di priapismo dell'io, non basta camuffarsi da penitente in crisi di coscienza per celare il delirio di onnipotenza. La divisione dei poteri della democrazia è sempre stata un problema di chi concepisce il potere solo in termini di decisionismo. La triste vicenda degli Englaro si traduce in una ghiotta occasione per dare avvio ad uno scontro istituzionale che rafforzerà il potere esecutivo, indebolendo di conseguenza quello legislativo e quello degli organi di controllo dell'azione legislativa ed esecutiva. Non è un caso di coscienza, di etica, per il quale penso sia più rispettoso il silenzio, è un caso di sciacallaggio politico che casca a pennello nelle mani di chi non ha alcun scrupolo a servirsene.

Complimenti al Vaticano che in merito a regole democratiche non ha mai mostrato grande esperienza ed affinità, fatta salva la grande riflessione del Concilio Vaticano II, sbandierato a parole quanto avversato nei fatti. Vaticano che esulta di fronte a quella che fa passare come una questione di coscienza e si dice deluso dal Presidente Napolitano. Che il caso Englaro non fosse un problema di coscienza e di fede neanche per loro lo sanno solo i credenti in Dio, quelli che pensano sul serio che ci sia un Dio in cielo che accoglie le sue creature. Per la gerarchia ecclesiatica, invece, si tratta di triviale potere terreno, più carnale che mai, di potere sui corpi e sulla volontà che li fa muovere, per cui non smentisce la sua storia, ricca di alleanze strategiche con lo sciacallo di turno, alleanze che non hanno mai posto problemi di conflitto con la più importante delle virtù.

E complimenti anche a Di Pietro che nella foga di chiedere una maggiore incisività del Presidente Napolitano sui temi della giustizia, richiesta peraltro del tutto condivisibile, lo ha fatto in modo da indebolirne la figura, permettendo di mostrare il Capo dello Stato come facilmente attaccabile a chi non aspettava l'occasione per farlo.

Complimenti, questa volta sul serio, a quanti capiscono quale sia l'enorme importanza di un simbolo del Paese, a quanti fino a ieri, anche tra i miei carissimi amici, dicevano con sufficienza "il Presidente della Repubblica non ha poteri!" e che oggi capiscono che pur non avendo poteri, come si crede, rappresenta la garanzia delle regole costitutive di questo Paese. Il potere inteso solo nei suoi connotati esecutivi è pura forza, ma il potere è anche e soprattutto condizione di potenza, nel senso aristotelico del termine, possibilità di creare nuovi spazi di realtà, ed il potere del Presidente della Repubblica è il contesto in cui si realizza la condizione della democrazia. Tocchiamo questa sfera del potere, cedendo tutto alla prima, e non si parlerà più di democrazia in questo paese.

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