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giovedì 12 giugno 2014

Prodotto Interno Laido

Allegoria dell'Europa dedita
alle attività economiche.
Di recente ISTAT ha diffuso il comunicato che a partire dal prossimo settembre verrà adottato dagli Stati dell'Unione europea il nuovo sistema dei conti nazionali e regionali, in altre parole nel calcolo del PIL (Prodotto Interno Lordo) saranno considerate anche attività illegali come traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol).
Per qualche testata è una buona notizia perché la variazione del Pil stimata per l'Italia potrebbe essere tra l’1% e il 2% e questo abbasserebbe il rapporto deficit/Pil, fa niente se si tratta di un Pil criminale, quando si tratta di crescere non si guarda in faccia nessuno e tutta l'Europa parla come un sol uomo!
Altre fonti, distinguono tra attività sommerse ma legali (già conteggiate dai tempi di Craxi, ovviamente!) e attività illegali che faranno parte della nuova contabilità. Considerando queste ultime la variazione potrebbe essere nell'intervallo da 8% a 10%. In tal caso il "beneficio" sul rapporto deficit/Pil sarebbe ancora più evidente, un beneficio da maquillage ma pur sempre un beneficio. Come dire? Un delinquente ben vestito fa sempre la sua bella figura.

Ora, poiché il Pil è il principale indicatore per definire politiche economiche ci si augura che i conti dell'economia legale e quelli dell'economia illegale siano mantenuti separati, anche se niente lo fa presagire, altrimenti verrebbe da chiedersi che tipo di politiche si metteranno in atto per "contrastare" le attività della criminalità organizzata visto il "beneficio economico" che apportano.

Tralascio ogni considerazione di carattere etico che mi farebbe mettere in discussione l'utilizzo del segno positivo nei conti provenienti da attività illecite. Poiché la nuova contabilità sarà adottata dall'intera Europa ho cercato di informarmi sulla faccenda lottando contro i miei stessi pregiudizi! Non ce l'ho fatta, continua a sembrarmi una follia, una gigantesca follia continentale ma io sono ingenuo. E' l'Europa che ce lo chiede! Propongo solo una variazione per i termini sottesi all'acronimo PIL, potrebbero andare bene Prodotto Interno Lurido o Prodotto Interno Laido ma ci sono tante altre opzioni.

martedì 10 giugno 2014

Road to nowhere

Il giorno dopo il mio voto alla lista Tsipras dissi "speriamo di non doverci pentire" a due mie amiche con cui condivido da decenni sogni e delusioni in politica. Quando voti a sinistra le profezie che qualcosa vada a puttane si sprecano!

In breve
atto 1°: la decisione di Barbara Spinelli di mettersi in testa alla lista per poi rinunciare al seggio non mi piaceva affatto, non mi piaceva fin dall'inizio, ad ogni modo era ragionevole che volesse portare il suo contributo e lasciare il seggio al primo non eletto.
atto 2°: l'appoggio di Sel alla lista Tsipras era indirizzato alla creazione di una formazione di sinistra alternativa alle politiche che l'Europa ha portato avanti fino ad ora, anche con il sostegno dei partiti cosiddetti socialdemocratici. Invece il giorno dopo il voto Vendola non ha resistito a manifestare la volontà di far confluire Sel nel PD.
atto 3°: Spinelli cambia idea sul seggio e decide di andare in Europa.

Insomma un tripudio di voltafaccia. Per carità voltafaccia sofferti, ragionati, fondati, raggiunti a fatica con notti insonni da Innominato manzoniano, altrimenti non sarebbero voltafaccia di sinistra!

venerdì 6 giugno 2014

Scegli la tua natura

Sempre natura, se fortuna trova
discorde a sé, com'ogne altra semente
fuor di sua regïon, fa mala prova.

E se 'l mondo là giù ponesse mente
al fondamento che natura pone,
seguendo lui, avria buona la gente.

Ma voi torcete a la religïone
tal che fia nato a cignersi la spada,
e fate re di tal ch'è da sermone;

onde la traccia vostra è fuor di strada.

Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, VIII, vv. 139-148.


Tilda Swinton

Enrico Procentese.

Roma pride 2014

giovedì 5 giugno 2014

Proposta assurda per un paese assurdo

Giovanni Bellini, Allegoria sacra,
c. 1490-1504, part.
Nelle pubbliche amministrazioni si istituisce la figura del concussore, ovvero colui che ha il mandato istituzionale di scuotere l'albero per far cadere i frutti!

Il concussore è tassativamente anonimo. Il concussore, senza regolarità alcuna, tenta di corrompere il soggetto che a diverso titolo partecipa alla res publica, sia esso soggetto privato o cittadino cui sono affidate funzioni pubbliche. L'azione del concussore si estende anche alle attività private.

Qualora il soggetto concusso ceda alle lusinghe del concussore scatta immediatamente l'arresto e la decadenza da qualunque mandato pubblico per almeno vent'anni.

E' assurdo, lo so, ma dieci anni di questa cura in Italia e per un po' ci togliamo di torno i morti di fame in doppiopetto.

giovedì 29 maggio 2014

La negazione della madre

alfabeta2 è una delle poche perle del panorama editoriale italiano. Rivista di politica, letteratura, arte. Non c'e articolo che non susciti attenzione. Quello che propongo mi è piaciuto particolarmente perché apre una riflessione che accennerò appena. La nostra storia, la nostra cultura è intessuta della vexata quaestio tra materia e spirito, tra corpo e anima, tra res extensa e res cogitans, chiamatela come vi pare, io voglio intenzionalmente semplificare la faccenda e la traduco in opposizione tra madre e padre.
L’articolo di Borghi a mio avviso richiama la negazione della radice materiale della storia e della cultura (immateriale anche quella!). L’articolo parla della negazione della mater, della madre cui rimanda la materia. La negazione c’è anche oggi che il materialismo è stato messo in vetrina per farne la “teologia dominante”, come dice qualcuno, ma quello dominante oggi non è il materialismo di cui parla Borghi. E' un materialismo svilito e schernito, un orpello "immateriale" messo in vetrina per meglio negare quello che sta alla radice. Madre, femmina, corpo rimandano a una temporalità, a una finitezza che il padre, maschio, spirito non ha mai potuto e saputo sopportare.


Il materialismo (a)storico
Carlo Antonio Borghi

Il benculturalismo universalista e globalista dell’UNESCO confida e pontifica su una categoria culturale che definisce immateriale. Dando corpo a questa balzana definizione l’Ente ha colpito anche in Sardegna. Alla fine del 2013 ha attribuito la sua medaglia di patrimonio dell’umanità alla Faradda della città di Sassari.

Patrimonio orale immateriale. La Faradda consiste nella discesa dei cosiddetti candareri, grandi macchine a spalla portate per strada grazie alla baldanza di molti uomini muscolati e allenati alla bisogna. Ogni candeliere è una alta e grossa colonna di legno che, in quanto cero votivo, rappresenta un gremio o corporazione d’arte e mestieri. Otto candelieri per otto gremi: mercanti, massai, sarti, muratori, calzolai, ortolani, conciatori e pastori. Partono da piazza Castello e corrono quasi a rotta di collo verso la chiesa di Santa Maria in Betlem. Ogni tot i portatori si fermano e fanno danzare il gran candeliere votivo.

La Faradda ogni 14 di agosto celebra la fine della peste del 1652. Cosa c’è di immateriale in una calata dionisiaca resa possibile solo dalla possanza fisica di tanti uomini?! La cultura, anche quella che si fonda sulla devozione popolare e tradizionale, è tutta materiale e materialista. Il popolo canta, applaude, incita e alla fine festeggia con abbondanti libagioni e danze bacchiche. Anche una supplica, una preghiera o un ex voto rivolti a questo o quel santo sono atti materiali e concreti. La cultura è materia prima che fatica, suda, sfama e disseta. Per l’UNESCO invece tanta parte della cultura incarnata nell’umanità è memorabile in quanto immateriale e incorporea. Sassari ora si ritrova repertoriata in quella categoria immaterialista.

Anche a Cagliari la festa e la processione votiva del 1° maggio intitolata a Sant’Efisio avrà prossimamente lo stesso riconoscimento. L’incartamento benculturalista è già sulle scrivanie dei funzionari dell’UNESCO. Anche in questo caso e da quasi 400 anni, si celebra in pompa magna il caso di una terribile epidemia di peste che mise in ginocchio la città nel 1656. Costumi sardi multicolori provenienti da ogni contrada e villaggio, carri a buoi carichi di bellezze ingioiellate e cavalli bardati a festa sfilano per ore e ore occupando i quartieri storici della città. Trionfi di dolciumi in pasta di mandorla e di ricotta allietano e confortano decine di migliaia di spettatori. Birra, vino e malvasia scorrono a fiumi. I fumi degli arrosti si alzano verso il cielo oscurando i fumi della vicina città petrolchimica chiamata Saras. Tutto immateriale, compresa la fitta infiorata di petali di rosa che accompagna il passaggio del santo guerriero e martire dioclezianeo.

Altrettanto immateriale doveva essere stata la peste epidemica che in quel 1656 si portò via migliaia di corpi di cittadini appestati e affamati dalla carestia. Quella del 1° maggio è la processione votiva più lunga del Mediterraneo: 40 chilometri di pellegrinaggio dalla città fino a Nora, luogo del martirio del santo e da lì altrettanti 40 chilometri di rientro in città. Del resto Cagliari vanta la spiaggia urbana più lunga dello stesso Mediterraneo: 8 chilometri di Poetto. Tutto immateriale. Tutto trasfigurato. Tutto fantasmatico. Seguendo quest’ordine delle cose culturali immateriali anche i Promessi Sposi o La Peste di Albert Camus sarebbero esempi di cultura letteraria immateriale e sulfurea. Il materialismo storico si sa cosa è stato e cosa ancora è.

Per l’UNESCO esiste un immaterialismo storico da santificare subito ma solo loro sanno di cosa possa trattarsi. Intanto Madonna pensa a un remake di se stessa: Living in a (im)material world and I am a (im)material girl you know that we are living in a (im)material world and I am a (im)material girl.
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