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venerdì 1 maggio 2026

Buon 1° maggio Angela

Il 26 gennaio 1955 Piero Calamandrei, nel celebre Discorso sulla Costituzione agli studenti milanesi, raccontò la storia di due passeggeri su un bastimento: è notte fonda, il mare è in tempesta, uno corre a svegliare l'altro perché la nave sta affondando. L'altro risponde: "Che me ne importa, non è mica mio il bastimento!". 

Ricordo spesso questo apologo, l'ho ricordato in questi giorni, leggendo i tanti commenti livorosi nei confronti degli attivisti della global sumud flotilla, sequestrati dai militari israeliani in una operazione di pirateria. 

Molti dei commentatori rabbiosi di questi giorni riderebbero dell'indifferenza del personaggio del racconto di Calamandrei, eppure sono proprio come lui. In un mondo in tempesta si girano dall'altra parte, preferiscono non guardare. Si dicono i "normali", invece sono i "grigi", come diceva Primo Levi. Sono gli indifferenti che Gramsci odiava, e io con lui. Quelli che, in cattività, riversano la loro cattiveria su chi vivendo la propria vita mostra loro la gabbia in cui vivono. In cui viviamo tutti, forse.

Il veleno che hanno riversato in rete fa male, soprattutto se riversato su chi ami. "Andate a lavorare" è quanto di più riferibile ricorre in quei commenti, sotteso che si tratti di nullafacenti. Ebbene, oggi il mio buon 1° maggio è per te Angela, perché quello che fai è lavoro. Un lavoro che gran parte di noi, me compreso, può capire solo con la testa, ma per farlo serve essere investiti da una vera e propria vocazione, un fuoco sacro. Ti sei laureata in Scienze Politiche, hai un master in criminologia, hai tutto quello che serve per trovare il lavoro che desidera per te chi ti ama e, a differenza dei cani rabbiosi della rete, sa che non sei nullafacente. Hai scelto di dare tutto il tuo impegno per aiutare gli ultimi, ti spendi per l'integrazione, l'uguaglianza e la giustizia sociale. Con questo spirito ti sei unita alla Global Sumud Flotilla. 

Buon 1° maggio Angela, torna presto ❤️

sabato 25 aprile 2026

W l'Italia liberata

Buon 25 aprile, giorno della liberazione dalla dittatura nazifascista. 🌹

Oggi si celebra la resistenza partigiana, che ha contribuito in maniera decisiva alla liberazione di questo Paese dai criminali di guerra nazisti e dai criminali di guerra della repubblica di Salò. Gli stessi criminali, che amnistiati da un governo democratico, hanno continuato a inoculare il loro veleno nel corpo di questa Nazione, fino a portare i loro nipoti a ricoprire ruoli centrali nelle istituzioni. Il loro intento è scardinare l'apparato democratico dall'interno. Inutile lasciarsi andare a proclami di ingenua fiducia, senza la costante resistenza di chi sente viva la costituzione antifascista ci riusciranno. 

W l'Italia liberata 🇮🇹

venerdì 24 aprile 2026

Il nome giusto delle cose

“Rifarei omaggio ai partigiani e ai caduti di Salò", questo ha detto il signor La Russa. A me piace chiamare le cose con il loro nome. I caduti di Salò sono stati criminali di guerra. Caduti o meno, da quelle file arrivavano i delinquenti che hanno collaborato con i nazisti per le stragi di Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse ardeatine, le stragi di Padule di Fucecchio e altre. Stragi con migliaia di morti civili, compiute con il supporto attivo o la complicità di formazioni fasciste repubblichine, quei "caduti di Salò" che omaggerà domani il signor La Russa. Io non so voi come definite uno che omaggia dei criminali di guerra, caduti o meno. Io ritengo doveroso chiamare le cose con il loro nome. Questo vale anche per uno che omaggia criminali di guerra.

domenica 5 aprile 2026

Raso terra

Credo quia absurdum, credo perché assurdo. È la celebre frase attribuita a Tertulliano, riferita all'inafferrabilità logica della fede e della resurrezione, in particolare. Ma è davvero così inafferrabile la resurrezione? 

L'evento materiale può rimanere inafferrabile alla ragione, ma questa inafferrabilità è irrilevante a fronte della necessità antropologica della resurrezione. È questa necessità che rende la resurrezione qualcosa di umano. La resurrezione del divino è un fatto squisitamente umano. Meschinamente umano, direi. La storia delle religioni ne è piena. Il cristianesimo non ha alcun primato su questo terreno. Lascio alle menti eccelse come quella di Kierkegaard i voli sublimi sulle ali di un concetto tanto ricco. Io resto qui, raso terra, e penso con sgomento a quanto di consolatorio e assolutorio c'è nella resurrezione. E penso che i bambini di Gaza non torneranno mai più, penso che nessuna vittima di nessuna guerra tornerà e che non c'è resurrezione che possa alleviare colpe e silenzi. Resto qui, raso terra, a pensare che neanche Cristo sarebbe voluto risorgere in un mondo che si serve della resurrezione per sconfiggere quella morte che dà con tanta libertà. Resto qui, raso terra, a pensare che la morte non è affatto sconfitta quando trova così tanto grano da mietere.

sabato 10 gennaio 2026

Zalone tra destra e sinistra

La destra esalta Checco Zalone, perché sarebbe "uno del popolo". Ignorante, scorretto, meschino. Questo è il personaggio di Zalone. Che uno così sia considerato da una parte del popolo uno del popolo è già un problema. Per quella parte di popolo e per l'intero Paese. Lasciando perdere il fatto che quando parliamo di popolo, parliamo sempre di un animale da bestiario medioevale che quasi mai è esistito per davvero, se il popolo è questo e, per ammissione di chi lo dice, è questo, almeno in parte, altrimenti non ci sarebbero le condizioni di esistenza di Zalone, allora diciamo pure che non c'è molto da andar fieri.

La comicità è pur sempre una forma di caricatura, quindi una lente di ingrandimento ("carica", aumenta il peso) di quello che c'è. Se si stabilisce una uguaglianza tra realtà e caricatura, senza alcun ingrandimento, non abbiamo un effetto comico ma una analisi sociologica, quasi scientifica direi.

Su questo assunto c'è chi a sinistra apprezza Zalone. Qui si ravvisa la convinzione che l'attore prenda in giro la destra. Più spesso la cosiddetta intellighenzia di sinistra snobba Zalone, ma questo punto aprirebbe ad altre riflessioni che qui non ho intenzione di fare. L'intellighenzia di sinistra ha già abbastanza problemi a ritrovare le proprie condizioni di esistenza che pensare alle condizioni di esistenza di Zalone la caricherebbe di ulteriori fatiche!

Le due posizioni di apprezzamento di Zalone possono essere entrambe vere o entrambe false, oppure una vera e l'altra falsa. La decidibilità si gioca sul crinale che separa il personaggio dalla persona. Mi spiego. Che posizione assume Luca Medici quando non veste i panni di Checco Zalone? Non ho notizie per rispondere alla domanda, quindi per me la questione dell'apprezzamento di Zalone a destra e sinistra resta indecidibile. Semmai la domanda che mi preme è altra. Non sarà mica che Zalone e Medici coincidono, così come coinciderebbe Zalone con quel popolo declamato dalla destra?

Anche questa domanda resta senza risposta se Luca Medici non interviene sulla questione.

La questione non è nuova. L'abbiamo vista con Sordi. Celebre il "te lo meriti Alberto Sordi" di Nanni Moretti, urlato a uno che sosteneva che "rossi e neri sono tutti uguali". Il nocciolo è lo stesso: il qualunquismo. La metrica e i temi di Sordi e Zalone sono molto diversi. Spesso ho pensato che il giudizio di Moretti fosse ingeneroso. 

Se la questione è prendere posizione, allora dobbiamo cercare quei sussulti di dignità, sia pure traslati nel linguaggio della commedia, che di un personaggio meschino e qualunquista ci fanno capire che c'è altro in quel personaggio e la vasta filmografia di Sordi offre molte occasioni per scorgere quei sussulti. Possiamo dire lo stesso di Zalone? A me è sembrato così in Tolo Tolo. Degli altri film non so dire, oltre la mezz'ora non sono riuscito ad andare.

Se la questione è tenere insieme analisi sociale e comicità, credo che sul tema Carlo Verdone e Antonio Albanese, e Paolo Villaggio prima di loro, abbiano scritto pagine straordinarie, ad oggi insuperate per i miei gusti. Per questi signori e per i loro personaggi nessuno avrebbe dubbi alla domanda su quale sia la loro posizione. E non si tratta di decidere tra posizioni di destra e di sinistra, bensì tra persona civile e selvaggio senza regole.

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