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sabato 2 giugno 2018

Santa Terra

Q4 §80. Letteratura e vita nazionale. Plinio ricorda che Timante di Sicione aveva dipinto la scena del sacrificio di Ifigenia effigiando Agamennone velato. Il Lessing, nel Laocoonte, per primo (?) riconobbe in questo artificio non l’incapacità del pittore a rappresentare il dolore del padre, ma il sentimento profondo dell’artista che attraverso gli atteggiamenti più strazianti del volto, non avrebbe saputo dare un’impressione tanto penosa d’infinita mestizia come con questa figura velata, il cui viso è coperto dalla mano. Anche nella pittura pompeiana del sacrifizio d’Ifigenia, diversa per la composizione generale dal dipinto di Timante, la figura di Agamennone è velata.
[...]
Nelle pitture pompeiane esistono altri esempi di figure velate: es. Medea che uccide i figli. La quistione è stata trattata dopo il Lessing, la cui interpretazione non è completamente soddisfacente?
(Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, 1948.)


Una fotografia mostra ciò che di per sé è evidente. Non si danno fotografie che negano l’immagine all’occhio che guarda, non sarebbero fotografie. Eppure sappiamo che la nostra vista non coglie tutto, ci sarà sempre qualcosa che si nega alla vista. Ci sarà sempre, anche in una fotografia, qualcosa che si cela.
Le foto di Giovanna portano in primo piano non ciò che si nega, ché resterà sempre negato, bensì la chiara consapevolezza che ciò che si mostra non può essere tutto quello che vediamo. Se dovessimo tradurre le foto di Giovanna con le parole diremmo che più di ciò che si dice è importante ciò che si tace, non per gioco intellettuale ma per pudore, discrezione, intimità e profondità dell’insondabile emotivo e biografico.
La presenza dell’assente è ingombrante in queste foto e fa tornare alla mente la poesia di Attilio Bertolucci, “Assenza, / più acuta presenza. / Vago pensier di te / vaghi ricordi / turbano l'ora calma / e il dolce sole. / Dolente il petto, / ti porta come una pietra / leggera.”
L’assenza diventa acuminata presenza, si sottrae alla vista eppure la sentiamo con ogni fibra del corpo. Giovanna azzarda un’impresa difficile, fotografare l’assenza e lo fa in maniera rispettosa, perché quell’assenza parli senza essere violata. Giovanna è consapevole del rischio di scontrarsi contro un macigno di cose non dette, si muove con discrezione per non urtare assenze che occupano ogni anfratto dell’anima.
Giovanna entra nel sacrario in punta di piedi, in religioso silenzio. Qui si entra in una galleria di uomini e donne appena cacciati dal giardino incantato e che hanno ormai smesso di chiedersi ragione di tanto dolore. In questa galleria di memorie vediamo volti ammantati di silenzio e il silenzio ha la forma delle foglie della vite, più spesso dell'ulivo, le divinità che da sempre governano i destini dei salentini, anche quando vivono lontano dalla loro terra. Ogni volto è avvolto nel suo sudario di silenzio. Non ci sono silenzi comuni, ognuno ha il suo, ognuno la sua foglia per coprire la vergogna di una vita offesa dalla storia, per velare lo strazio del sommo sacrificio, quello in cui ognuno immola sé stesso. Le foglie coprono i volti in foto rubate nei momenti di festa, volti ritratti in studiate pose di Grazie contadine che si tengono le mani in un intreccio di fatalità, volti di giovani pieni di vita che sfidano il futuro dimenticando per un attimo le sue rappresaglie, volti di eterne matriarche che cullano gli ultimi nati, i soli a non avere ancora il volto coperto.
I volti ritratti da Giovanna non sono volti negati, sono volti insondabili come la terra con cui hanno vissuto in risonanza, come la terra che ha ancora le impronte dei loro sguardi che qui intravediamo. Una terra percorsa da muri a secco di pietre tenute insieme dalle tele dei ragni, da sentieri sterrati come i volti da rughe, mappe segrete di viaggi sempre troppo lontani da casa, mappe ingiallite dal tempo e volti nascosti che oggi abbiamo paura di guardare.

Osservando attentamente queste foto scopriamo che le foglie non sono solo maschere che coprono sancta sanctorum di intimità, forse quelle foglie servono soprattutto per proteggere noi stessi dal terrore che abbiamo di annegare nell'abisso di quei volti.

***

Giovanna Marsano presenta la sua mostra fotografica SANTA TERRA nel contesto del progetto TERRE curato Anna Chiara Anselmi. La mostra sarà inaugurata alle 18:00 di sabato 16 giugno 2018 nella galleria Grafica Campioli a Monterotondo e sarà visitabile da martedì a venerdì dalle dalle 17:00 alle 20:00 fino al 7 luglio. La galleria è nel centro storico di Monterotondo, adiacente a Palazzo Orsini (ora Palazzo Comunale) in Via Vincenzo Bellini, 46, a soli 25 chilometri da Roma.

Giovanna Marsano nella presentazione del suo progetto SANTA TERRA scrive:
«Esiste, ancora, un mondo nel quale il cielo scandisce il tempo e “le stagioni scorrono sulla fatica contadina”, un mondo nel quale, donne e uomini vivono la loro vita in simbiosi con quella della vite, degli ulivi, dei frutti e delle piante, come plasmati dalla stessa terra. Una sorta di giardino dell’Eden in cui il patto con la natura non è ancora stato rotto.
In tanti hanno calpestato quei campi, tante mani hanno toccato quei tronchi.
Se solo quel silenzio potesse parlare racconterebbe di lacrime, sudore, preoccupazioni, racconterebbe di vita, di morte e dell’instancabile lavoro di tutti coloro che vivono la terra tra odio e amore.
Gli uomini e le donne di “Santa Terra”, vogliono essere, simbolicamente, tutti gli uomini e tutte le donne del Sud, le maschere nascondono la loro identità, lasciando intravedere solo lo sguardo, ma svelano la loro essenza e il legame ombelicale che li unisce alla terra.
“Santa Terra” vuole essere un omaggio a loro, al loro lavoro e ai loro occhi pieni di albe e tramonti che non hanno conosciuto altro tempo se non quello della terra.»


giovedì 31 maggio 2018

Santa Terra

Vi parlerò di questo progetto di Giovanna Marsano che a breve sarà oggetto di una mostra. Intanto potete vedere alcune foto di Santa Terra.


giovedì 24 maggio 2018

Anniversari

Pochi giorni fa è stato il bicentenario della nascita di Marx. Avrei voluto scrivere un post per l'occasione, altri impegni me lo hanno impedito. In ritardo ricordo questo tanka di un paio di anni fa per questo immenso e disperato pensatore.


Tristi profeti
anelavano lotta
consapevole.

Incoscienza di classe
ora sbanda la storia.

Nient'altro da aggiungere


Un po' di storia non guasta mai.

giovedì 10 maggio 2018

Giusto per essere chiari


Conversazioni in facebook


Quando all'ospedale non c'è posto per un ricovero, quando le attese sono interminabili sappiate che la colpa è di chi non paga le tasse, la colpa è dei tanti professionisti dell'evasione e dell'elusione fiscale: commercialisti, avvocati, dottori, notai, commercianti... e tutti quelli che prendono 1000 e fatturano 100. Non ho mai sopportato le lamentele perché si pagano troppe tasse, se siete tra quelli cancellatemi dai vostri contatti, altrimenti lo faccio io al primo post sbagliato.
Inizio modulo

x Antonio, ricordo tempo fa venne nel mio studio una persona di una di quelle religioni che passano per impeccabili . La prima osservazione fu: non sono un evasore fiscale né voglio diventarlo, facciamo le cose per bene. Chissà che impressione devo avergli fatto davanti a un esordio così. Va bene, risposi, stia tranquillo. Giugno dell'anno dopo. Dichiarazione dei redditi. Reddito dichiarato 21.000 euro circa. Irpef, Irap e contributi: 9.800 euro. Parcella dello studio: 1.800. Poi Imu tari tari inail tasse camerali, regionali comunali: 1500. Poi ci sono gli acconti: 9800 euro altri. Gli occhi erano ormai fuori dalle orbite. Ma io non ho guadagnato tanto. Lo so, ma è così. Mi avete detto che volete fare le cose per bene. Non si può fare niente? Ah beh, allora incominciamo daccapo.

Antonio Caputo Ho fatto il libero professionista per cinque anni prima di essere dipendente, ho fatturato tutto, neanche un centesimo in nero, ho pagato il dovuto, quello che è restato è restato e mi è bastato. Discorso chiuso.

x Mi dispiacerebbe perdere il contatto con una delle poche persone che è dotata di un ottimo lessico e capace di esprimere pensieri degni di attenzione.

Antonio Caputo Ti ringrazio dell'apprezzamento che ricambio perché provo lo stesso piacere a leggere i tuoi interventi ma non esiterei a rinunciare a quel piacere se scorgessi una giustificazione della elusione o della evasione. La tassazione è elevata perché si evade non viceversa, su questo non transigo.

x È normale dialettica discutere anche di questi argomenti. Rispetto le tua idee ma mi permetto di aggiungere che la ragione potrebbe essere nel mezzo. Scusami se ho risposto ancora ma l'argomento costituisce per me motivo di studio non solo professionale ma anche sociale fino a toccare aspetti etologici da una vita. Chiudo qui e buona serata

Antonio Caputo Per quanto mi riguarda l'argomento è di carattere squisitamente etico prima che economico, l'etologia centra poco, nessun animale accumula risorse con la stessa avidità dei sapiens.

x parlo dell'etologia umana ovviamente. Immergermi in questo mare per me è un invito a nozze. Comincerei dall'egoismo erroneamente ritenuto un peccato ....

Antonio Caputo Data la mia formazione parlare di etologia è un piacevole intrattenimento anche per concordare sui disguidi più o meno morali dell'egoismo, tuttavia abbasserei il livello suggerendo di porre attenzione a quelle che sono le dinamiche dei cosiddetti parassiti "intelligenti" che per continuare ad esistere non portano a morte l'ospite. Se il corpo sociale è l'ospite e l'evasore è il parassita lascio a te ogni considerazione se il parassita è da considerare intelligente o no.

x L’evasione fiscale, grave problema economico e sociale, è uno degli argomenti più discussi e chiacchierati, buono per la discussione da bar e addirittura perfetto per una manciata di righe da scrivere sui programmi elettorali che rimangono uguali da elezione a elezione. Il risultato di questa chiacchiera continua è che le cose appaiono immutabili, cause e dimensioni del fenomeno si perpetuano nel tempo e con loro le interpretazioni e gli schieramenti di opinione. Le questioni di principio servono a poco perché l’evasione fiscale è un fenomeno di massa legato soprattutto alle disfunzioni dell’amministrazione pubblica e della struttura del nostro sistema produttivo, nonché alla cultura e alla storia del nostro paese. Eppure le strategie antievasione in Italia ci sono tutte, studi di settore, redditometro, spesometro, risparmiometro, indagini bancarie e finanziarie, sparito il segreto bancario i canali di raccolta dell’evasione sono a disposizione dell’amministrazione finanziaria a portata di un click, verifica fiscale e controlli, strumenti deflattivi del contenzioso. Gli strumenti più efficaci, redditometro e indagini bancarie e finanziarie, non sono utilizzati per volontà politica. Perché? Pensate che se tutti pagassero le tasse i problemi economici e sociali si risolverebbero di colpo? Neanche per sogno. Sarebbe come mettere acqua in uno colapasta e pretendere di riempirlo. Allora? Chiudiamo tutti i buchi, ridimensioniamo il livello di tassazione fiscale e previdenziale e poi puntiamo la pistola alla tempia dell’evasore. Tre interventi in ordine di realizzazione. Ma essendo impossibile il primo, sono irrealizzabili i successivi. Ergo, l’evasione fiscale è destinata a rimanere ancora per molto tempo il vero inferno italiano, ma non per tutti. Tragedia e commedia. Un campionario surreale di giochi di prestigio conosciuti e nello stesso tempo ignorati da chi dovrebbe agire per cancellarli. Risultato: conviviamo con la tassazione più alta e arrogante del mondo dove un contribuente onesto può solo espatriare e dove lo Stato è incapace di rendere servizi adeguati al prelievo imposto perché vittima di una macchina burocratica e dispersiva. E’ quest’ultimo il vero problema, non l’evasione che si dissolverebbe subito se si trovasse la soluzione al primo.

Antonio Caputo Di solito, quando le posizioni sono distanti, si dice questa discussione non ci porterà lontano. Io penso il contrario. Temo che in un bar mi troverei in desolante minoranza ma tutto sommato va bene così, quando percorro una strada, quando vedo un ospedale o una scuola pubblici, un tribunale, quando vedo tutto quello che è pubblico sono fiero di aver contribuito a realizzarlo. Ne vedo i malfunzionamenti e gli sprechi e rivendico il diritto di vederli risolti senza pensare che si tratti di un meschino alibi per non pagare le tasse. Sì, questa discussione ci ha portati lontano.

Il mio contatto facebook con x finisce qui, ogni suo intervento mi risulterebbe sgradito e non userei giri di parole per farlo presente.


Se anche il Movimento 5 Stelle difende gli evasori fiscali. Questo è un tema che non si tocca in un paese dall'evasione record in Europa. L'evasore-parassita viene compreso, capito, giustificato. L'evasore-vampiro è un poveretto che lavora per lo stato, per la cosa pubblica, per le strade pubbliche, per le scuole, gli ospedali, la giustizia, il controllo ambientale, la tutela del patrimonio artistico, la ricerca. Insomma, dove si è mai visto che uno lavora per queste cose? Ripeto quanto detto giorni fa, se tra i miei contatti c'è qualcuno che "comprende" l'evasione, che pensa che è un argomento delicato per non pagare le tasse, mi cancelli dai contatti. Non mi piacciono i parassiti e non faccio niente per essere simpatico ai parassiti.
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