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venerdì 14 giugno 2019

Sugli emetici

"La prima classe vomita dove vuole, la seconda sulla terza, la terza su sé stessa", così Majakovskij descriveva il suo viaggio verso l'America nel 1925 sul piroscafo Espagne, 18 giorni sull'oceano Atlantico, navigazione complicata. La considerazione di Majakovskij mi fa pensare ai numerosi personaggi della storia e dell'attualità la cui sola qualità è di essere dei potenti emetici, quei farmaci che stimolano il vomito. La prima classe continua a vomitare dove vuole, come la seconda sulla terza e la terza su sé stessa ma in più parte della seconda viene convinta di poter vomitare sulla prima e parte della terza viene illusa di essere seconda. Se dovessi riassumere le qualità di certi capobastone direi questo. Con questa qualità si può persino arrivare al governo di un paese e alla guida di un popolo convinto che le classi non esistono più.

martedì 11 giugno 2019

Passerai colomba


Passerai colomba
le porte chiuse del dolore
per venire di notte alla luce fioca di una parola
a cercare il tuo principe bambino,
chiederai ragione delle lame di luce e pulviscolo
che dalle serrande trafiggono pomeriggi di clessidre ferme,
chiederai ragione della polvere danzante
che ragione non ha,
su altri mondi lasceremo orme e sguardi,
di altre stagioni coloreremo le attese.
Esausti di risate sul letto di casa,
grande di lunghe pedalate e interminabili giochi,
non avrò risposte per dissetare domande
che ci culleranno
fino al risveglio che non avremo.

giovedì 6 giugno 2019

L'esperimento

Nell'agosto del 1971 nel dipartimento di psicologia dell'università di Stanford Philip Zimbardo condusse un esperimento destinato a rimanere nella storia. Zimbardo era interessato al comportamento degli individui che fanno parte di un gruppo e che hanno un ruolo definito nel contesto del gruppo. In altre parole Zimbardo si chiedeva se il contesto possa condizionare il comportamento di un soggetto facendo assumere tratti estremi e antisociali. Nel panorama della psicologia sociale non era una novità la teoria che gli individui di un gruppo coeso possano perdere l'identità personale e il senso di responsabilità, Zimbardo volle testare la teoria sul piano sperimentale.
Zimbardo concepì il cosiddetto esperimento carcerario. Tramite un annuncio sul giornale universitario furono cercati volontari disponibili a partecipare ad un esperimento. L'annuncio era indirizzato agli studenti dell'università di Stanford e ai volontari sarebbe stato riconosciuto un compenso per tutta la durata dell'esperimento, prevista di due settimane. Di quanti risposero all'annuncio furono arruolati 24 soggetti maschi, scelti tra i più equilibrati, maturi, e meno inclini a comportamenti devianti. L'esperimento consisteva nella simulazione dei comportamenti carcerari con l'assegnazione casuale del ruolo di "guardie" e "detenuti". Quindici "guardie" avrebbero dovuto far rispettare l'ordine a nove "detenuti". Furono disposti i turni e le mansioni. Nel seminterrato dell'istituto fu riprodotto in maniera fedele un carcere di cui Zimbardo sarebbe stato il direttore, comprese le celle di punizione per chi non avesse rispettato le regole stabilite. I prigionieri furono obbligati a indossare divise con un numero impresso, davanti e dietro, un berretto di plastica, e una catena alla caviglia. Dovevano ovviamente attenersi a una rigida serie di regole. Le guardie indossavano uniformi kaki, occhiali a specchio che impedivano ai prigionieri di guardare loro negli occhi, avevano manganello, fischietto, manette, e fu concessa loro ampia discrezionalità circa i metodi da adottare per mantenere l'ordine pur senza dare loro impressione che sarebbero stati consentiti abusi.
Le guardie dovevano solo assicurare il mantenimento dell'ordine circa i turni da rispettare per i pasti, per il riposo, per la passeggiata. Tutti erano perfettamente consapevoli che si trattava di un esperimento, potremmo dire un gioco, eppure dopo solo due giorni si verificarono i primi episodi di violenza. Molti tra quelli che interpretavano il ruolo di guardie iniziarono a intimidire i detenuti, a umiliarli cercando in ogni modo di spezzarne il legame di solidarietà. Le guardie costrinsero i prigionieri a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non avevano il permesso di vuotare, a pulire le latrine a mani nude. A fatica fu contrastato un tentativo di evasione dal carcere. Al quinto giorno i prigionieri mostrarono sintomi di disgregazione individuale e collettiva, avevano un comportamento depresso e passivo, avevano evidenti disturbi emotivi. D'altra parte le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico. Visto lo sviluppo degli eventi l'esperimento doveva essere interrotto, dopo solo sei giorni dal suo inizio. Lo stesso Zimbardo si rese conto che il ruolo di direttore del carcere stava influendo sul suo comportamento perché i maltrattamenti erano per lui solo uno dei risultati possibili di un esperimento e in definitiva si traducevano in un appunto sul suo quaderno. Quei maltrattamenti avrebbero dovuto indurlo a intervenire, a mitigare quello che doveva essere una simulazione ma anche lui aveva un ruolo, quel ruolo che secondo la teoria che voleva testare è causa della deindividualizzazione di un soggetto e in definitiva della sua deumanizzazione. Prendere atto di questa trasformazione, grazie anche a un colloquio con la sua compagna, fu per Zimbardo decisivo per l'interruzione dell'esperimento.
Zimbardo riportò l'esperimento carcerario nel libro L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa? (Raffaello Cortina, 2008). Nel 2001 venne girato il film The Experiment - Cercasi cavie umane che racconta i fatti dell'esperimento. Nel 2010 venne girato un remake del film.



L'esperimento di Philip Zimbardo appartiene a una lunga tradizione della psicologia sociale che ha tra i suoi padri nobili Stanley Milgram (Obbedienza all'autorità. Uno sguardo sperimentale) e le sue radici nel pensiero di Hannah Arendt (La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme). Perché ricordare oggi l'esperimento di Zimbardo? Innanzitutto perché i risultati di quell'esperimento mostrano in maniera possente come la contingenza, il contesto, il ruolo che ciascuno di noi vive in una determinata circostanza, fase storica, società possa trasformarci in qualcosa che mai avremmo pensato di essere [Un tempo si sarebbe messo in evidenza l'approccio storicista di Zimbardo e si sarebbe aperta una discussione infinita tra situazionisti e strutturalisti ma non è più tempo per queste sottigliezze, NdR]. I risultati di quell'esperimento mostrano che l'individuo è una entità tutt'altro che incrollabile e definita una volta per tutte, si tratta piuttosto di un'entità soggetta a fluttuazioni determinate da dinamiche sociali complesse e imprevedibili. Non c'è bisogno di ricorrere alle categorie della sociopatia per scoprire che ciascuno può assumere comportamenti riprovevoli in determinate situazioni. I soggetti di Zimbardo erano di buona estrazione sociale, di cultura medio-alta, erano tutti studenti di Stanford, nessuno aveva disordini del comportamento, eppure nei giorni dell'esperimento diventarono qualcosa di cui si sarebbero pentiti. Successivamente all'esperimento sia le "guardie" sia i "detenuti" ebbero bisogno di diverse sedute per tornare alla normalità e cercare di dimenticare quei maledetti sei giorni.
Ma c'è un altro motivo per cui ripenso all'esperimento di Zimbardo ed perché è mia forte convinzione che da un po' di anni ormai sia in corso un gigantesco esperimento in Italia ad opera di seminatori seriali di odio che traggono profitto elettorale dalla costruzione di un clima di paura. Gente senza la curiosità scientifica di Zimbardo ma guidata unicamente dal proprio arrivismo approfitta degli effetti di una crisi economica che in Italia sta durando da più anni che in altri paesi, approfitta delle crisi di portata mondiale per costruire il proprio ruolo di direttore del carcere assoldando "guardie" in giro per il paese pronte a vessare i "detenuti". In questo caso non c'è la libera volontà di aderire all'esperimento, i ruoli sono assunti di volta in volta in base alle stesse contingenze che contribuiscono a modificare il carattere degli individui. Elementi essenziali per cadere in un ruolo o nell'altro sono le diverse condizioni socioeconomiche di partenza, la sensazione di minaccia di perdere lo status raggiunto a fatica, la disponibilità di servizi sociali, l'esistenza o meno di una rete sociale. Sono indubbiamente importanti altri fattori come il livello di istruzione ma ritengo che questi fattori siano secondari. Più importante di tutto mi sembra l'attività catalizzatrice di soggetti che progettano in maniera sistematica come evocare le più basse pulsioni del corpo sociale indirizzando la rabbia delle "guardie" verso i "detenuti". I "detenuti" cambiano di volta in volta, non sempre sono i deboli, a volte sono i forti, purché lontani! A volte sono i migranti, altre volte i "burocrati di Bruxelles", o il gotha di Bildemberg, non importa, il meccanismo è lo stesso. C'è un nemico fuori che sta minacciando la pace e l'armonia dentro. Sono solleticati quegli stessi meccanismi che nella storia hanno sovrinteso sentimenti di solidarietà e coesione tra i popoli e hanno contribuito alla nascita degli Stati. Cosa c'è di male a dire uniamoci a corte, siam pronti alla morte? Su questo inganno semantico lavorano i vari strateghi della comunicazione che invocano il sovranismo di borgata che oggi impera in Italia. Cosa c'è di male! C'è che a lanciare il grido "alle armi" non sono sempre persone capaci e disinteressate, guidate da ideali di emancipazione e progresso, "armate" degli strumenti della ragione, dell'argomentazione, della dialettica che risponde alle domande in maniera ragionevole ricorrendo a tesi, dimostrazioni, ipotesi, risultati attesi e rischi connessi. Spesso ci sono autentici chiacchieroni che se ne infischiano altamente delle elementari regole dell'argomentazione e delle prove dei fatti. Ecco cosa c'è di male. C'è l'assurda, inconcepibile eppure reiterata difficoltà di riconoscere il ciarlatano che interpreta il pifferaio magico di turno prima di essere trascinati verso la rovina.
Quando questo esperimento finirà, perché finirà, molti italiani avranno bisogno di parecchio tempo per riprendersi dal torpore in cui sono caduti. Quanti hanno dovuto, loro malgrado, attendere il risveglio della maggioranza dei loro concittadini avranno poco tempo per prepararsi al successivo esperimento di deumanizzazione.

giovedì 16 maggio 2019

Camminano le donne

Camminano le donne,
con il culo grosso e il seno di malva,
mostrano la strada ai figli di nessuno
e tengono per mano un dolore da crescere.
Camminano le donne
sulle parole che lastricano strade sconosciute
e i sentieri nudi di storie antiche.
Camminano le donne,
con le spalle larghe,
partoriscono il mondo
nella borsa della spesa
e si mordono le labbra al sole
di tavole imbandite di pane e rose.

giovedì 9 maggio 2019

A domanda rispondo

“Quindi, secondo voi, gli elettori della Lega, che sono il 35% degli italiani, sono un misto di stupidi, razzisti, fascisti, evasori fiscali e trogloditi?” Salvini, ieri sera a Otto e mezzo

Andiamo con ordine.
1) Stupidi. Carlo Maria Cipolla sosteneva che gli stupidi sono distribuiti in tutte le categorie sociali, da quelle meno istruite ai premi Nobel. Non si vede ragione per cui gli stupidi non debbano esserci anche nella Lega e soprattutto nulla di quanto ha scritto Carlo Maria Cipolla esclude ipotesi su eventuali fenomeni di concentrazione degli stupidi in un solo partito pur rimanendo equamente ripartiti nelle rispettive categorie sociali. La storia è generosa di casi simili.
2) Razzisti, fascisti. Li metto insieme per comodità, spesso i razzisti sono fascisti e quasi sempre i fascisti sono razzisti. Razzismo e fascismo costituiscono un fondo inconscio e primigenio, quasi un rigurgito dell'evoluzione biologica di quando vivevamo in clan e tribù. Le forme di convivenza civile delle società complesse dovrebbero emancipare da questi retaggi ma è anche vero che la complessità non gestita adeguatamente può far riaffiorare conflitti e antiche soluzioni. Peggio quando la complesstità è gestita da chi trae vantaggio da sentimenti di rabbia e paura alimentandoli per proprio tornaconto con sistematicità chirurgica.
3) Evasori fiscali. In Italia abbiamo il record dell'evasione fiscale. Un esercito di parassiti sociali che vivono sulle spalle dei pochi che pagano le tasse. Preoccupanti stime dicono che a pagare lo stato sociale è un quarto della popolazione, il resto o è sotto soglia e va aiutato oppure è un parassita e va eliminato. Ovvio che in un paese simile una proposta come la flat tax che fa pagare poco gli evasori è vista con favore.
4) Trogloditi. Un po' vale quanto detto al punto 2. Senza la continua coltivazione della buona educazione, della cultura e dei dispositivi di civile convivenza, ovvero della politica non è peregrino pensare che diventi altamente probabile, se non sicura, una regressione allo stato del troglodita. Se qualcuno coltiva uno stato prepolitico di conflitto tribale con un nemico al giorno appellandosi a criteri che nulla hanno a che fare con lo stato di diritto allora la regressione allo stato di troglodita diventa anche un obiettivo scientemente perseguito.

Concludendo la risposta alla domanda di Salvini è sì! Chi vota Lega è "un misto di stupidi, razzisti, fascisti, evasori fiscali e trogloditi", con l'aggravante che la riduzione dell'elettorato a questa condizione è perseguita in maniera mirata solleticando gli istinti più beceri che ognuno di noi porta con sè, quale eredità di un passato che a guardare bene abbiamo davanti.
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