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mercoledì 31 dicembre 2025

Il tempo dei lombrichi


I lombrichi scavano tunnel,
non conoscono confini da attraversare.
I lombrichi scavano lunghi tunnel,
senza nomi per ogni tappa,
né direzioni da seguire.
I lombrichi scavano gomitoli, 
annodano sentieri, intrecciano percorsi.

Noi usciamo da anni vecchi,
entriamo in anni nuovi,
come lombrichi nei loro tunnel.
Numeri per indicare gli anni,
consequenziali, stranamente interi.
Ingannati dal miraggio di strade dritte,
saltiamo oceani infiniti in una notte,
decimali grani di polvere ignorati.

Dissodare il tempo è nostro compito.
I lombrichi lo fanno con la terra,
senza rumore del loro passaggio,
senza lasciarsi dietro numeri,
consequenziali, stranamente interi.
I lombrichi non ignorano la polvere,
sanno scavare gomitoli di tempo.

venerdì 12 settembre 2025

Quanto manca alla catastrofe?

Quanto manca alla catastrofe?
Quanto manca perché la cenere
copra i nostri corpi e li lasci intatti,
senza posteri che vogliano scoprirli?
È già caduta la cenere o stiamo sognando?

Nessuno inventerà la tecnica per fare il calco
di corpi sepolti dal tempo,
immobili, in un gesto eterno.
Nessuno racconterà la cronaca,
secondo per secondo,
della distruzione di una Pompei
eretta solo per noi.

I libri di storia non raccontano storie.
Per questo,
a volte,
ci lasciamo cullare dalla ninna nanna
che la cenere piroclastica
non sia mai caduta.

mercoledì 29 novembre 2023

Collassi da evitare


Una renault twingo bianca fa retromarcia,
non guardo la targa, è bianca e mi basta.
Il sangue ingrana la marcia, tempo e ragione sospesi.
Calma, a piedi ho tutto il tempo di capire chi guida.

Aspetta, non voglio vedere,
se non saprò, tutto è possibile.
Passo avanti senza voltarmi,
lascio irrisolta l'equazione,
mi consola evitare un collasso probabilistico.

sabato 25 novembre 2023

Origine

Quando soffiasti nella tromba di sangue

la particella di terra divenne viva,

alte note riempirono l'universo di musica e pianto.

Voltò lo sguardo il nato dal volto solcato di dolore

in cerca di nuvole dorate e luce tre volte santa.

Millenni inutili non cancellarono il volto che urlava.

...............

Presto la terra viva fu raggelata

perché conobbe la morte.

Donna madre, quando sarai perdonata

per aver dato la vita?

Forse solo quando saprai perdonarti

un peccato mai commesso.

Nella foto: Cruor di Renata Rampazzi, al museo Bilotta, 25 novembre 2020.

martedì 14 novembre 2023

Qui si tessono altri cieli

Qui si tessono altri cieli, tele di ragno reggono muri cadenti e cardi fanno guardia a fortezze inesistenti. Tra una pozza e l'altra, deriva di ignoti continenti, passano i fantasmi con il cuore in mano e una bestemmia rimasta tra i denti.



 

Il contorno degli eventi

Tracciare con le mani il contorno degli eventi,
questo serve quando il cielo si fa scuro.
Mettere ordine nel tumulto silenzioso,
parlare con la parte più profonda di sé
con l'ostinata certezza di essere un altro,
sentire le dita del vento sulla pelle
e distogliere in tempo lo sguardo
da una foglia che muore
per non svelare la propria assenza.
Questo è esserci, nonostante tutto.

sabato 14 ottobre 2023

Malallegria

Ché la storia è freddo nelle ossa e luce che acceca.
Non è dei semplici la vita facile,
è già tanto morire che sapere per cosa è privilegio di pochi,
muore di stenti l'anima bella perché non sa leggere
l'ordine di assedio che un dio scrisse con altra mano.
Arredi e suppellettili nell'obitorio della terra,
qualcuno dirà che avevano storie da raccontare
ma è un sognatore, un reietto, un criminale: diffidate!
Le mosche daranno lezioni di sopravvivenza alle prossime vittime,
confortate da malallegria e pane duro per i denti.

lunedì 4 settembre 2023

Itinerario salentino et al

 Qui si comincia dalla pietra!

Il sublime ha strade insospettabili.


A due passi dall'abisso.

 

I chiodi nei muri sono come i fusi del tombolo. Chi ricorda questa antica tecnica del ricamo? Le ricordo le donne sedute d'estate sulla soglia di casa a prendere il fresco intrecciando fili tra le dita che si passavano i fusi con il virtuosismo di Aracne e la responsabilità di Lachesi. Così i chiodi hanno fili invisibili e mani ignare del disegno li tolgono, li infiggono, intreccio da muro a muro, lento, con la pazienza di chi non sa cosa sia il tempo e lo lascia andare come si lascia andare un passante sconosciuto che si incrocia per strada. Non sappiamo chi sia ma dopo averlo incrociato non possiamo più toglierci dalla testa il chiodo fisso che lui ci conosca.
Ci sono chiodi cui è appesa una vita, anche quando la dicono finita.

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Vengono da lontano,
svegli di buon mattino,
salutano l'alba e la tramontana
che ancora dorme,
negli occhi hanno il mare,
in una mano smeraldi
da sciogliere nell'acqua
nell'altra polvere d'oro
da spargere nei campi.
Che il mare sia cristallo
e il grano zaffiro,
cuori di rubino
battono le ore
al ritmo dell'inganno
che continua a essere vero.


"Guardala, stasera è tra Ugento e Felline, non è tanto lontana. Una di queste sere dobbiamo andarci, non ci metteremo tanto." 

 

Si prevedono geometrie euclidee e temporali sparsi.


Nel mio paese la controra dura a lungo, il tempo è sospeso su una fune e le strade sono vuote, così sembrano a occhi distratti. Lo diresti disabitato non fosse per pochi anziani seduti al bar. Qualcuno si sofferma sugli annunci per informarsi degli ultimi saluti. Si gira per le strade pensando al povero diavolo che ci sta sognando, un po' temendo il suo risveglio.

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Il primo mojito di (e con) papà... non ha prezzo! 💞

Due tipologie di persone che non sopportano Barbie: quelli che sanno che una mela selvatica con un bruco è una mela buona da mangiare (evitando il bruco) e quelli che hanno dimenticato l'esistenza delle mele selvatiche e fanno finta di ricordarle.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 😊

Due tipologie di persone a cui piace Barbie: quelli che hanno capito quali sono le tipologie di persone che non la sopportano (vedi post precedente) e quelli che non riescono proprio a capirlo.
Il resto quando vedrò il film, se lo vedrò. 🤗
 
 
Tutti vi ricordo,
tra le zolle di terra rossa
e gli spicchi di limone.
Siamo rimasti pochi a gustare
il sapore acido dei limoni,
memoria aspra che corrode i denti.
Tutti vi ricordo,
ognuno con una teca tra le mani,
gemme nella brace di San Lorenzo
perché il martirio sia vero.
A tavola dividiamo parole di pane
e di parti prematuri
dopo anni di gestazione.
Un filo di fumo, cresima contadina
di doverosi matrimoni e lividi negati,
unge il viso di lacrime non piante.
Salgono voci da sorgenti sepolte
nella terra che si fa succo di limone.

“Una delle stragi (nazifasciste) più sanguinose della Seconda guerra mondiale (i cui responsabili, va ricordato, non furono solo nazisti, furono anche quei connazionali che per vent'anni avevano instaurato e servito la dittatura fascista al seguito di Benito Mussolini). Una pagina vergognosa della nostra storia (, tragico e prevedibile epilogo di una scellerata alleanza tra regimi liberticidi e violenti,) che tutti gli italiani ricordano con lo stesso dolore e la stessa esecrazione. Onorare la memoria di quei bambini, di quelle donne e di quegli uomini (, riconoscere la connivenza fascista e antipatriottica di quella tragedia) è un nostro dovere affinché tali tragedie non si ripetano in futuro”. Il presidente del Senato della Repubblica, Ignazio Benito La Russa, in occasione del 79° anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. (Tra parentesi integrazioni mie.)


I titoli di questa estate apriranno un nuovo filone del porno!

Il bello delle mie passeggiate campestri è che torno sempre con le gambe gri(a)ffate e un Magritte buttato lì per caso lo trovo sempre. #salentonocost
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Erano nascosti tra gli alberi d'ulivo, profumavano di capperi e uva. Sono rimasti scoperti come croste sulle ginocchia sbucciate tra i colori d'autunno che autunno non è. È terra rossa di ferro e di fuoco, è madre di figli che non dovevano nascere, cuore spinoso di fichidindia. Guardalo questo Salento, guarda questa terra bruciata, guardala dai miei occhi. Non fidarti di depliant e carta patinata, sono conati di pizzica e tamburello per un ragno che non vive più qui. Se vuoi veramente sentire questa terra devi provare una vertigine di fronte alla morente bellezza di un Galata fatto di pietre, di tempo, di nuvole. È questo il morso del ragno che ancora abita da queste parti. Chi viene morso non si illuda, la danza che un tempo curava oggi non serve più.
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#salento di pomodori ad asciugare al sole, tappeto rosso sulla battigia multicolore.

 
Il richiamo della cupeta, di Jack Salenton 🤗

 

Quest'anno in Salento non c'era un posto dove starsene in pace!
Seguitemi per altri consigli.


Non sono a Dover 🤗 #salento (Falesia di Sant'Andrea, Melendugno)

 

Si vede che ha lo sguardo sveglio dell'intellettuale di destra. 🥴

Qui è così, si va come pendoli spinti da scirocco e tramontana, si oscilla tra ionio e adriatico negandoci perdono e sosta perché il cuore non si fermi a metà strada, tra un'alba e un tramonto. Grazie a #RenataFonte perché per lei questo gioiello è area protetta, la mafia locale l'avrebbe edificato, l'hanno uccisa ma il suo porto è rimasto selvaggio. È doloroso non vedere qui tra i tanti cartelli lungo i viali della pineta qualcuno con il suo volto, la sua storia. Questo è un sacrario ma non tutti lo sanno.

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- Sentinella, cosa fai lassù?
- Sono di vedetta per scorgere l'arrivo degli invasori.
- Non ci sono più invasori.
- Sbagli figliolo. Da secoli non arrivano più dal mare. Nascono qui, parlano la mia e la tua lingua ma non mi vedono, non sanno più dirmi nulla.
- Cosa fai quando li vedi arrivare?
- Nulla possono più le mie armi. A nulla servirebbe il mio grido di allarme. Non ci sono più soldati che risponderebbero alla chiamata.
- Ma allora come sarà possibile fermare l'invasione?
- La loro stessa invasione basterebbe a fermarli. Le buste di rifiuti lungo le strade, gli oggetti gettati nelle campagne, la plastica ovunque. Tutto questo potrebbe bastare a sconfiggere l'orda.
- Sentinella, si fermeranno?
- Ho conosciuto i saraceni, li ho combattuti, sapevo prevedere quanto sarebbe durata una battaglia, quale sarebbe stato l'esito perché noi e i saraceni conoscevamo la differenza tra la vittoria e la sconfitta. I nuovi saraceni ignorano la differenza. Per loro c'è solo una vittoria ottusa per cui non sapranno riconoscere la sconfitta neanche se la vedranno.
- Tu da qui la vedi?
- Questo luogo è rifugio di serpi e fichidindia. Ai tuoi passi volano via i colombi che qui hanno il nido. Il nostro incontro non è che un alito di vento che soffia dal mare. Da qui si vede tutto.

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Poi ci sono loro, i santi sbiaditi in una diruta chiesa di una masseria in rovina che non sono testimoni del passato ma tristi profeti senza voce. Intorno hanno quello che resta degli antichi dèi che qui regnavano. 

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Il miracolo di oggi è la signora dei pasticciotti. Prenotati ieri sera, ritirati stamattina. Sul biglietto aveva scritto: 3 pasticciotti x Rosalba 🌹 

 

A palazzo Risolo di Specchia è in corso una personale di Annalisa Scarcia. Diverse le forme espressive, non tutte entusiasmanti. A mio avviso tra le più riuscite la fotografia, tra queste un fedele ritratto del Salento.

 

Doveva essere il palo a reggere il filo, invece... perdersi nella foresta di simboli è un gioco mortale.

 

Eppure mi tocca invidiare chi non vede la lebbra che consuma questa pietra, una lebbra che si porta dentro da quando era in mare, polvere intorno ai vermi che anche da morti avrebbero morso quel pane giallo di millenni (Cattedrale di Otranto).

 

Ci sono luoghi la cui potenza metaforica non consente parole di presentazione. A Patù cripta basiliana di Sant'Elia (XII-XIII secolo) all'ombra di uno stabilimento industriale ormai dismesso.

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Me ne andavo Soleto Soleto per le viuzze...

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La libertà è una cosa bellissima. Uno è persino libero di non capire un cazzo di agricoltura, alimentazione e spesa alimentare senza neanche essere ministro dell'agricoltura! #intelligenzaQIzero 


E il cielo si riversò nel mare perché era stanco di starsene solo lassù, le acque lo chiamavano con voce di sirena e scintille di luce liquida. Vieni, diceva il mare, il tempo di un abbraccio, poi il sole, geloso amante di entrambi, ci dividerà.

 

A Carpignano salentino si passa in pochi metri da una cripta bizantina del X secolo (cripta di Santa Cristina) a una cripta della civiltà dell'olio. Nella prima cripta ci sono affreschi datati fino al 959 e con testimonianze precedenti, alcuni esempi rari e unici nel bacino mediterraneo. Niente foto, imparate a godere con gli occhi, non tutto si può fotografare. Nella seconda cripta un trappitu, ovvero un frantoio ipogeo, dove una guida d'eccezione fa rivivere le fasi di lavorazione dell'olio che dal Salento partiva, tra le altre destinazioni, per alimentare le lucerne d'Europa e con un pensiero neanche troppo azzardato è facile pensare che alcune delle pagine immortali dell'illuminismo siano state scritte sotto la luce figlia dell'olio spremuto dalle bestemmie contadine della mia terra.

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A Serrano il custode del tempo se ne prende cura, il meccanismo è sempre quello dal 1881. Un grazie enorme a Lucia Russo per una giornata particolare di visite e momenti davvero speciali.

foto e video

 

Chi mangia le nostre resta soddisfatto e ne vorrebbe ancora, chi si sta ingozzando di quelle di Georgy & Salvy le vomiterà con gli interessi, salvo i morti di fame zeppi di soldi e quelli contenti di farsi raggirare.


 

Lo sa il cielo, meglio sarebbe lo sapessimo noi, quanta strada abbiamo da fare in Salento ma certamente il nostro modello non è quello di chi costruisce un divertimentificio attrezzato sulle coste per distrarre lo sguardo dei turisti dal mare.

 

E poi c'è lei, la perla barocca, dove il barocco si chiama così per provincialismo, per imitare quello che sta avvenendo o è già avvenuto a Roma. Non fosse per questa provinciale imitazione qui si sarebbe coniato un altro nome per quello stile nato dall'horror vacui, come scrisse Vittorio Bodini. Qui come in Sicilia orientale l'architettura barocca non è movimento, scenografia, spettacolo. Non solo. Qui è anche e soprattutto una invocazione, quasi una bestemmia: ehi tu, guarda cosa facciamo per te e tu cosa fai lassù? 

foto e video


Farsi prestare le parole dal mare non è gioco da ragazzi, tocca avere vene robuste per tenere insieme tutto quel vento che soffia dagli occhi. 


 

È davvero un peccato che la Terra sia piatta! Non fosse per il vento che spinge l'acqua a riva cadrebbe tutta dall'altra parte e il mare si svuoterebbe. 🥴

E non si pensi che si tratta di un miracolato. No, è uno che formando una famiglia tradizionale in relazione extraconiugale con il presidente del consiglio è "incorso in determinate problematiche" come quella di ritrovarsi opinionista senza gli strumenti per formulare opinioni. Del resto se eviti di ubriacarti di popolarità di riflesso eviti anche di considerarti un giornalista. 

 

Dulcis in fundo. E dopo questo che altro fare se non portarsi tutto negli occhi? Nella prima foto, sullo sfondo torre Ospina a Racale, poca distanza da dove sono nato e cresciuto, in primo piano un dolmen. Tra i tre lastroni laterali un menhir adagiato. Non posso escludere che i nonni dei miei nonni dei miei nonni... dei miei nonni... dei miei nonni abbiano toccato queste pietre. Farlo dà i brividi, si scende in un abisso di tempo e risalire non è facile. E poi non sono nemmeno così sicuro che prima ci sia una discesa e dopo una risalita, forse è il rovescio. Alle spalle del dolmen c'è il lastrone superiore, chissà quando è stato rimosso, chissà da chi e chissà perché è su quella lastra di ferro. Spero prima o poi non sparisca da qui per andare in qualche villa di campagna! 



 

Qualche suggerimento per Giambruni in fiore:
1. Se eviti di uscire di casa eviti anche che i ladri te la svaligino.
2. Se eviti di dare retta ai truffatori eviti anche di essere truffato.
3. Se eviti di votare sparaballe eviti anche che al governo ci vadano bugiardi incalliti.
4. Se eviti di guidare eviti anche di fare incidenti.
5. Se eviti di immergerti in mare eviti anche di annegare.
6. Se eviti di bere acqua eviti anche di pisciare.
6. Se eviti di .... eviti anche ...
Dai anche tu un suggerimento al Giambruno senza idee.


Tra le divinità più antiche della mitologia romana ci sono Abeona e Adeona, dee protettrici della partenza e del ritorno. Dei figli in particolare, da e verso la casa dei genitori. Da tempo le dee non ricevono più invocazioni. Solo il mare, con le sue onde, continua a rivolgere loro insistenti, costanti preghiere d'acqua. I figli del mare ascoltano a malincuore il canto, per non morire fanno finta che siano solo onde e vento.

venerdì 13 gennaio 2023

Inganno del rimosso

Il sole sorge presto sul mio piatto di cicoria,
albeggia appena nel villaggio dall'altra parte della notte,
per ascoltare l'impasto di suoni nel vortice della luna
mi basterà bere il calice colmo di miele e ortica.
Con i sensi ancora rubri di vento napoletano
soffio vetro di farina e incandescente memoria.

Saliremo in cima al monte dell'abbazia promessa,
il cocchio è trainato dal cavallo imbizzarrito,
ora al galoppo scatenato, ora fermo come un masso,
ora goffo più di un pinguino inciampa e torna indietro.
Ha il passo del tempo che rintocca nella mia testa.

Gli basta desiderare strade sconosciute
per dimenticare quelle già percorse.
E in questo inganno del rimosso
il mondo si prepara al nuovo giorno,
quando tutto deve ancora accadere.
È questa la tragedia dell'eterno ritorno?

Come il bimbo sulla spiaggia
che costruisce castelli di sabbia,
l'onda li porta via e tornano i giorni nascosti
tra le pieghe della risacca.

venerdì 2 dicembre 2022

Senza titolo


Seguivo il corso d'acqua che sapevo di lontana sorgente,
lo seguivo con il fiuto del cane randagio
e l'istinto selvatico del tempo.
Guardavo quello specchio d'acqua
alla luce di una luna macellata
Sapevo d'esser nato con lei,
scorrevo, si può dire, nelle sue vene.
Non è stato facile seguirla quando si faceva sotterranea,
sentivo il suo corso con i sensi tesi,
corpo e orecchio a terra per ascoltare le vibrazioni del mio sangue
e scorgere lontano il punto esatto della nuova risalita.
Ho imparato a non perdere di vista le sue anse tortuose,
come abbracci tra stagioni di magra e piene impetuose.
Un giorno qualunque la corsa si è fatta affannosa,
da vicino un giorno come tanti, tagliente come pochi da lontano
un giorno che decide il prima e il dopo,
una lama che recide la vita dalla morte.
...
L'acqua s'è inselvata,
l'ho persa e l'ho ritrovata
e poi ancora persa.
Nell'ora rapace del tramonto l'acqua è scomparsa,
ovunque volgo lo sguardo è un rivolo tra foglie macere.
...

La sorgente è lontana.
Basterà metà del sangue  per risalire la corrente?
Una voce nella notte avverte:
sei teca di tempo sommerso,
affiora in superficie tuo malgrado
quando di notte vivi vite lunghe un verso.

E si va a capo
dimenticando di prendere fiato.

sabato 19 novembre 2022

Scolio

Al risveglio ho da donarti un abito,
l'ho cucito con filo d'assenza,
i silenzi tra le maglie lo fanno prezioso.
Provalo,
serve cuore di piombo per indossarlo
e polmoni di palombaro.
Vedrai,
ti starà a pennello,
lo indossa chi sa tuffarsi in acque scure
per seguire le correnti del mare
che invisibili muovono le acque.
A forza di pratica si diventa bravi
a rammendare giorni strappati
con filo dei sempre e ago dei mai
che basta un niente per perdere tutto,
resta quello che non c'è.
Mi consola sapere
che nel prossimo risveglio
nulla ricorderò 
di 'questo lume di luna tra i rami'.

* il verso in corsivo è di Nietzsche, peraltro nella traduzione di Colli, Montinari che preferisco a quella in foto, di Giametta.



mercoledì 28 settembre 2022

Vienimi a cercare

Vienimi a cercare nell'erba alta,
parleremo della stagione atroce
e di brezze fuori tempo,
di quando ti aspettavo a scuola,
sudato per la poca corsa.

Parleremo delle notti bianche
per la fame della tua voce
e taceremo come sapevamo fare
quando le parole non bastavano.

Vienimi a cercare nelle pagine vuote
in attesa di parole che non arrivano.

domenica 28 agosto 2022

Via della luce


In via della luce c'è leggera maretta

la linea dell'orizzonte solleva il velo

il tuo occhio non squarci il cielo

cammina lento, non avere fretta.

sabato 27 agosto 2022

Quasi un divertissement

Mi piacerebbe renderla cantabile ma c'è da lavorarci un bel po'.

***


Nella baia della bufera oggi è caccia grossa 

pescatori di frodo, lunghi arpioni, punta d'ossa.

Nella baia della bufera muoviamo guerra a mostri e abissi,

fatale passatempo, liquore di magia nera e ordinarie apocalissi.

Quando nasce un bambino lo battezziamo nei barili di veleno,

copri la pelle di squame, lascialo dormire nel fieno,

tre immersioni dalla polena nella terza notte di luna piena.

Se il bimbo piange è brutto segno,

malaugurio per tutto il regno.

Correte gente, il bimbo è silente 

è nato nel mar della bufera

chi ha ingoiato tutto il veleno in una sera.

Verso di ramarro, sangue di fuggiasca,

al tramonto parliamo con i morti 

e andiamo di notte dove spinge la burrasca,

al buio pesto non vediamo scogli e torti,

navigare tra secche e ragioni di tutti è pratica antica,

approdare nei porti di una costa sconosciuta,

dove soffia fortunale toccare le tue coste è fatica.

Domani prenderemo di nuovo il mare,

ci guiderà il bambino che non pianse 

oggi è un uomo, sa cosa fare.

La zingara felice, faccia rugosa,

dice di partire alle prime luci dell'alba feroce.

Ai remi fratelli miei, 

l'orizzonte chiama a gran voce,

non torneremo come fa il salmone,

voleremo via in una bolla di sapone.

Nella baia della bufera c'è sempre tempesta

da lontano vedi calma piatta 

ma non è facile arrivare sotto costa.

Chi la vede dal mare aperto gode il chiar di luna

noi che navighiamo quelle acque 

per salvare la vita invochiamo fortuna.

Diffidiamo della felicità come di cosa insana 

sulle coste rabbiose cantiamo versi d'amore,

all'arrembaggio compagni d'onore, 

nella schiuma fitta di fata morgana.

mercoledì 17 agosto 2022

Ho visto la barca salpare


Ho visto la barca salpare 

dal porto delle rose,

ha preso il mare 

dopo il naufragio del mattino.

A bordo il nocchiere, 

una bambina e altri sopravvissuti.

Nessuno di loro sapeva andare per mare, 

il nocchiere meno di tutti.

Sono saliti in barca come capita,

Incastrando i corpi e le anime 

senza regole, senza cortesia,

con i gomiti piantati nei fianchi 

e volti doloranti.

Sono andati via ignorando la rotta,

"affondare è peccato", questo solo dicevano.

Hanno attraversato un mare nero

per svanire dall'orizzonte con un sorriso

e uno straccio per bandiera,

dorsi di animali fantastici affioravano dalle onde,

ossa d'altri tempi o pietre galleggianti.


Sulla soglia degli occhi del nocchiere

spuntava un diamante di sale 

e una domanda muta alla bambina:

Sei felice?

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