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martedì 22 marzo 2011

Casi umani

"Il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi e grazie a questa morte tragica la loro anima è volata al cielo prima del tempo perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire."

A dirlo è Roberto De Mattei (già ospite di questo blog), vicepresidente del CNR, su Radio Maria. Le parole sono di monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro, parole che De Mattei fa sue. Ho appreso la notizia dal blog Bioetica ma la trovate anche su LaStampa.it. Già il governatore della provincia di Tokio aveva detto che lo tsunami era "una punizione dal cielo", poi si è scusato con la popolazione.

Da parte mia dico soltanto che il dottor Pangloss, con la sua teologocosmoscemologia, sarebbe stato più credibile.
Voltaire non ha insegnato nulla a questa gente e, dovesse esistere, persino Dio si guarderebbe dal dare prova della propria esistenza per la vergogna d'aver creato simili soggetti.

Silhouette di François-Marie Arouet, noto come Voltaire

E pensare che basterebbe il silenzio per sentire dignitosamente il dolore degli altri e il proprio anziché cercare spiegazioni facili per colmare l'incolmabile.

lunedì 21 marzo 2011

Il gioco delle possibilità incompiute

So di poterlo fare! Nell'apertura di possibilità accessibili c'è la tensione del nostro agire ma sempre più spesso l'agire resta timido tentativo di accesso e la visita non avviene.
Ci dotiamo di oggetti per comunicare, muoverci, visitare mondi lontani. La tecnologia più avanzata è al servizio delle possibilità ma poi non sappiamo cosa dire, non sappiamo dove andare, diamo uno sguardo distratto a quei mondi possibili e restiamo soddisfatti della possibilità di poter agire.
Ma facciamo realmente qualcosa? O restiamo immobili, sulla soglia di quelle possibilità, contenti unicamente della possibilità di agire?
I nostri preziosi strumenti della comunicazione non rendono meno difficile la comunicazione di quanto sentiamo e, quel che è peggio, ci fanno dimenticare quanto sia difficile comunicare.
Ci piace così tanto la nostra tecnologia che abbiamo dimenticato a cosa potesse servirci.
L'agire resta nascosto dietro i suoi strumenti.

Jackson Pollock, Blue Poles: N° 11, 1952
National Gallery of Australia, Canberra

"Abramo o un qualsiasi contadino dei tempi antichi moriva «vecchio sazio della vita» poiché si trovava nel ciclo organico della vita, poiché la sua vita, anche per quanto riguarda il suo senso, gli aveva portato alla sera del suo giorno ciò che poteva offrirgli, poiché per lui non rimanevano enigmi che desiderasse risolvere ed egli poteva perciò averne «abbastanza». Ma un uomo civilizzato, il quale è inserito nel processo di progressivo arricchimento della civiltà in fatto di idee, di sapere, di problemi, può diventare sì «stanco della vita», ma non sazio della vita. Di ciò che la vita dello spirito continuamente produce egli coglie soltanto la minima parte, e sempre soltanto qualcosa di provvisorio, mai di definitivo: perciò la morte è per lui un accadimento privo di senso. E poiché la morte è priva di senso, lo è anche la vita della cultura in quanto tale, che proprio in virtù della sua «progressività» priva di senso imprime alla morte un carattere di assurdità." Max Weber, La scienza come professione, Mondadori, 2006, pp. 21-22.

martedì 15 marzo 2011

Cause scatenanti

"Sono tre i reattori nucleari che presentano preoccupanti malfunzionamenti nella centrale di Fukushima Daiichi, in Giappone. I problemi sono nati per la difficoltà a rifornire di energia elettrica i sistemi di sicurezza della centrale. La causa scatenante è stato il gigantesco Tsunami che si è abbattuto sulla costa, in seguito al più intenso terremoto della storia del paese, che ha devastato la regione dove sorge la centrale."

Questo era in evidenza ieri mattina sul sito del Forum Nucleare Italiano, il sito nato per informare e rilanciare l'energia nucleare in Italia.

E' curioso il modo dare spiegazione causale del rischio nucleare in Giappone. Si va a ritroso, con effetto flashback, prima c'è "la difficoltà a rifornire di energia elettrica i sistemi di sicurezza della centrale", poi il gigantesco Tsunami, la causa scatenante.
Mi sono tornate in mente le quattro cause individuate dal maestro di color che sanno e ho pensato che manca la causa materiale: è una centrale nucleare.
Non che tutte le 4 cause di Aristotele siano state esenti da critiche nell'epistemologia successiva, ma mi sembrava che la causa materiale avesse retto alle critiche!

domenica 13 marzo 2011

Quando i luoghi sono simboli

"Il Wisconsin Plan, che era stato elaborato congiuntamente da economisti e politici, comprendeva una legge d'avanguardia sugli impiegati statali, la regolamentazione dei tassi reali delle obbligazioni emesse da imprese pubbliche, un limite ai tassi d'interesse usurai (anche se questo limite era fissato al livello ancora proibitivo del 3,5 per cento al mese, ossia 42 per cento all'anno), il sostegno al movimento sindacale, un'imposta statale sui redditi e infine, nel 1932, un sistema statale di sussidi di disoccupazione. Quest'ultimo ebbe un effetto penetrante su atteggiamenti economici e politici; nient'altro diede un contributo così diretto alla legislazione federale sull'argomento tre anni dopo. E ancora una volta furono Commons e gli economisti del Wisconsin a svolgere una funzione di guida nel progetto federale. [...] Ogni visita alle origini dello Stato assistenziale deve comprendere un rispettoso soggiorno a Madison, nel Wisconsin." John Kenneth Galbraith, Storia dell'economia. Rizzoli, 1988, pp. 239-240.

Racconto questo episodio della storia economica e sociale degli Stati Uniti d'America perché dalla metà di febbraio scorso a Madison si sta consumando una vera e propria rivolta da parte di decine di migliaia di lavoratori pubblici, tra cui veterani di guerra in Iraq, che protestano per una legge promossa e poi approvata dalla maggioranza repubblicana che guida lo Stato del Wisconsin. Manifestazioni fiume, occupazione della sede dell'Assemblea per giorni interi fino alla resistenza passiva per opporsi ad una legge che ridimensiona il potere contrattuale dei lavoratori del settore pubblico. In poche parole, per sanare il disavanzo dello Stato e porre un freno alla crisi economica il governatore repubblicano Scott Walker ha deciso di intervenire sui dipendenti pubblici, aumentando le ritenute fiscali per il fondo pensione e sanitario ed eliminando il diritto alla contrattazione collettiva. Si ritorna ai contratti individuali, si possono contrattare solo i salari, viene negato il diritto allo sciopero, si prevedono sanzioni per quei lavoratori che decidono di partecipare a qualche manifestazione, non si può negoziare né la copertura sanitaria né le pensioni. Questo è quanto si prevede per migliaia di dipendenti pubblici americani - dovrebbe ricordare qualcosa di simile anche qui da noi a testimonianza del fatto che il mondo è proprio piccolo! Per farla ancora più breve, la crisi non la risolve chi l'ha provocata ma chi l'ha subita!
Quelle proteste hanno giustamente preso molta parte della stampa americana, Michael Moore dice che si tratta di una lotta di classe, Naomi Klein parla di un assalto frontale alla democrazia, un economista come Paul Krugman parla di una destra che non vuole risolvere i problemi ma che è solo intenzionata ad imporre una visione di "una società più dura, più diseguale e meno democratica."


Tutto questo accade nel Wisconsin nella più o meno generalizzata indifferenza della stampa italiana. Del resto con il Mediterraneo che brucia, il Giappone inghiottito da un maremoto con il ritorno del terrore nucleare e le "riforme epocali" del più grande leader che l'Italia è stata in grado di partorire nell'ultimo secolo e mezzo non si può certo pretendere di trovare un trafiletto per queste faccende! Ad ogni modo se ne è parlato qui e qui, quando il movimento è nato (16 febbraio), qui poco prima dell'approvazione della legge e qui subito dopo l'approvazione della legge (10 marzo).

Sarà che io amo vedere strani nessi nella storia ma trovo fatalmente significativo che nello Stato del Wisconsin, dove l'America ha visto nascere lo Stato sociale, si stiano facendo le prove per portarlo alla sua fine. Spero fortemente che abbia ragione quel lavoratore in uno dei video della protesta di Madison quando dice "enough is enough" (Quando è troppo è troppo!).

"Ogni visita alle origini dello Stato assistenziale [negli USA, nota mia] deve comprendere un rispettoso soggiorno a Madison, nel Wisconsin", diceva Galbraith.

sabato 12 marzo 2011

Tra i due abissi

Delle cose presenti e di quelle a venire. Quante le une, quante le altre, impossibile saperlo. Di questa impossibilità risuonava la corda che Blaise Pascal vedeva tesa tra l'abisso del nulla e quello del tutto.
«Quanti regni ci ignorano!»[1] dice il frammento 221 dei Pensieri, lo stesso frammento che colpì l’infinito Borges in una delle sue inquisizioni [2]. Il veggente cieco non amava Pascal, non so dargli torto. «Questi,» dice Borges di Pascal, «quando manifesta in parole incorruttibili il disordine e la miseria, è uno degli uomini più patetici della storia d’Europa; quando applica alle arti apologetiche il calcolo delle probabilità, uno dei più vani e frivoli.»[3]

Il mio sbrigativo epiteto di biscazziere dell'ignoto da straccio qual è diventa raffinato arazzo tessuto con la prosa di Borges. Eppure mi trattengo volentieri sui pensieri di Pascal proprio perché, come dice Borges, «Non la grandezza del Creatore ma la grandezza della Creazione commuove Pascal»[4]. Di fronte a quel silenzio eterno Pascal provava sgomento: «inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che m’ignorano, io mi spavento e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani»[5], lo terrorizzava non potersi vedere in nessun altro dove, in nessun altro quando se non qui ed ora.

Se l'infinito creato atterriva Pascal, l'infinito non ancora creato lo meravigliava, non poteva tradire tutti i regni possibili Pascal rimanendo ancorato ai soli che gli erano noti e sapeva benissimo che le «leggi naturali, riconosciute in ogni paese» non sono altro che un povero strumento di potere nelle mani di chi non sopporta il mutamento. «Ho veduto tutti i paesi e gli uomini cambiare; e così dopo molti cambiamenti di giudizio nei confronti della vera giustizia, mi sono convinto che la nostra natura non è se non continuo mutamento, e da allora non ho più mutato [giudizio]. E se mutassi ancora, confermerei con ciò la mia opinione.»[6] «...Su che cosa fonderà l'uomo l'economia del mondo che pretende di governare? Sul capriccio del singolo? Quale confusione! Sulla giustizia? La ignora. [...] nulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti qualità con il mutare del clima. Tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza; un meridiano decide della verità; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano; il diritto ha le sue epoche; l'entrata di Saturno nel Leone segna l'origine di questo o quel crimine. Singolare giustizia, che ha per confine un fiume! Verità al di qua dei Pirenei, errore di là.»[7]

Povero Pascal, non gli bastò restare sgomento quando scorse l’uomo teso «tra i due abissi dell’infinito e del nulla […] egualmente incapace d’intendere il nulla donde è tratto e l’infinito che lo inghiotte»[8]. Consapevole di non poter colmare quei due abissi si illuse di poterli congiungere con una scommessa. Ma era la condizione umana l’abisso che guardava con maggior sgomento l'autore dell'apologia incompiuta, l’abisso in mezzo agli abissi: «Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla, qualcosa di mezzo tra il tutto e il nulla.»[9] Più che ignorare l’infinito è l’essere ignorato dall’infinito che atterriva l’autore dei Pensieri, perché, in definitiva l’universo non può sapere nulla di quella fragile canna capace di pensare, infinito a sua volta e suo malgrado, ignorato dagli infiniti possibili regni. «L'uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa. […] Ma, quand'anche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe pur sempre più nobile di quel che lo uccide, perché sa di morire, e conosce la superiorità che l'universo ha su di lui; mentre l'universo non ne sa nulla. Tutta la nostra dignità sta, dunque, nel pensiero.»[10]

Tempo fa titolai un post con il frammento 221 di Pascal «Quanti regni ci ignorano!», nessun cenno facevo all’autore dei Pensieri eppure il post voleva essere una riflessione sui ‘regni’ che sappiamo vedere e un'invito a guardare verso la soglia del non ancora. Quanto ad eventuali regni che ci guardano o meno non so dire, credo che facesse parte della sottile presunzione di Pascal «perché è certo che non si può concepire un tal disegno senza una presunzione o una capacità infinite, come la natura.»[11] e forse Pascal poteva permettersi l'una e l'altra.


[1] B. Pascal, Pensieri. Traduzione di Paolo Serini. Frammento 221. Einaudi 1962.
[2] J.L. Borges, Altre inquisizioni. Feltrinelli, 1963, pp. 99-101
[3] J.L. Borges, op. cit. p. 100
[4] Ibidem
[5] B. Pascal, op. cit. Frammento 220
[6] B. Pascal, op. cit. Frammento 300
[7] B. Pascal, op. cit. Frammento 301
[8] B. Pascal, op. cit. Frammento 223
[9] Ibidem
[10] B. Pascal, op. cit. Frammento 377
[11] B. Pascal, op. cit. Frammento 223
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