Parlavo qualche giorno fa della creazione dell'universo. Nominavo Bach, Beethoven, ...mah! Follie! follie! delirio vano è questo! Devo ammettere che all'epoca ero piuttosto giovane e non ho buona memoria per cui sono andato a tentoni. Prima di chiarire il dubbio, e non ho tanta premura di farlo, possiamo prendere per buona questa versione della genesi che sembra di prima mano. A sentire l'autore è un racconto ispirato, e francamente non ho elementi per dubitarne.
Nell'opera buffa Guccini non si dedicò solo ai temi sacri! Da attento osservatore dei costumi sociali già nel 1973 aveva narrato di carriere ottenute con 'sacrifici' discutibili. Il cantautore pensava a carriere facili nel mondo dello spettacolo, non osava immaginare carriere politiche magari a capo di ministeri. All'epoca nessuno aveva ancora "portato nella politica la moralità" ma, per buttarla di nuovo sul sacro, perchè mettere limiti alla provvidenza?
Se volete ascoltare l'opera buffa vi auguro lo stesso divertimento che provai io quando riuscii a trovare questa cassetta che sembrava introvabile. Lo ricordo bene, era l'87 ed era il mio primo anno all'Università e girai tutti i negozi di musica di Lecce per trovare quella cassetta. Arrivai a casa che era ormai tardi e mi misi all'ascolto. Ah! quella notte non la smettevo più di ridere, per fortuna non c'era nessuno nei paraggi della mia stanza, anche se dal giorno dopo ho notato un certo scetticismo negli sguardi dei miei compagni! Non me lo sono mai spiegato!
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
martedì 29 settembre 2009
lunedì 28 settembre 2009
Trova le differenze

Sono due giorni che cerco le differenze, sono convinto che debbano essercene ancora alcune ma non riesco più a scorgerle!
"Quando hai una bella faccia tosta, quello basta, allora quasi tutto è permesso, assolutamente tutto, hai la maggioranza con te ed è la maggioranza che decide quel che è folle e quello che non lo è.", Viaggio al termine della notte, L.F. Cèline.
giovedì 24 settembre 2009
La musica di Dio
Non ricordo se fu Cioran a dire che mentre Dio creava l'universo ascoltava Bach. Può essere, non posso dirmi esperto di musica come Cioran. Diciamo che vedo la cosa in maniera più sanguigna e come Schroeder di Schulz ho una venerazione per Beethoven.
Si dice che Schulz avesse pensato a Bach come idolo del suo personaggio ma preferì Beethoven perchè "suonava più buffo"!
Da parte mia, se devo pensare ad una creazione ex nihilo, non posso fare a meno di pensare ai primi minuti della corale. Un tremolio incerto, quasi un cercare gli accordi giusti, emerge un'idea vaga, prende forma, esplode, si fa impetuosa, non si arresta più e Dio quasi ne perde il controllo, di tanto in tanto si sofferma, si chiede se fa bene a continuare. Se il Dio di Bach è perfetto, limpido, impeccabile, quello di Beethoven lavora nell'incertezza, nel dubbio. Il Dio di Bach è sereno, imperturbabile quello di Beethoven è impetuoso, un torrente in piena, dilaniato dal suo stesso impeto, a volte sembra di vederlo esausto, distrutto dalla fatica della sua stessa creazione.
Adoro di Beethoven i suoi crescendo vertiginosi che all'improvviso si arrestano diffondendo intorno un silenzio esanime. Alcuni dei crescendo a mio avviso più belli sono presenti nel monumentale 4° movimento dell'eroica.
Il crescendo comincia con un soffio e raggiunge la sua apoteosi in poco più di un minuto, improvvisamente si arresta, quasi senza fiato. Lo stesso motivo è richiamato poco dopo e diventa ancora più teso. Nel giro di una manciata di secondi Beethoven ci trascina ad altezze che mozzano il fiato. Ho sempre immaginato questo brano come un'immensa scala a chiocciola, ripidissima, che porta in alto, in alto, ad altezze vertiginose, a velocità folli, fino alla tensione più spasmodica dei violini, le corde sembrano quasi rompersi e infine, dopo l'estrema fatica, la caduta.
Naturalmente non posso essere certo della musica ascoltata da Dio durante la creazione dell'universo e se dovessi sbagliarmi, non solo sulla musica, un giorno chiederò!
Si dice che Schulz avesse pensato a Bach come idolo del suo personaggio ma preferì Beethoven perchè "suonava più buffo"!
Da parte mia, se devo pensare ad una creazione ex nihilo, non posso fare a meno di pensare ai primi minuti della corale. Un tremolio incerto, quasi un cercare gli accordi giusti, emerge un'idea vaga, prende forma, esplode, si fa impetuosa, non si arresta più e Dio quasi ne perde il controllo, di tanto in tanto si sofferma, si chiede se fa bene a continuare. Se il Dio di Bach è perfetto, limpido, impeccabile, quello di Beethoven lavora nell'incertezza, nel dubbio. Il Dio di Bach è sereno, imperturbabile quello di Beethoven è impetuoso, un torrente in piena, dilaniato dal suo stesso impeto, a volte sembra di vederlo esausto, distrutto dalla fatica della sua stessa creazione.
Adoro di Beethoven i suoi crescendo vertiginosi che all'improvviso si arrestano diffondendo intorno un silenzio esanime. Alcuni dei crescendo a mio avviso più belli sono presenti nel monumentale 4° movimento dell'eroica.
Il crescendo comincia con un soffio e raggiunge la sua apoteosi in poco più di un minuto, improvvisamente si arresta, quasi senza fiato. Lo stesso motivo è richiamato poco dopo e diventa ancora più teso. Nel giro di una manciata di secondi Beethoven ci trascina ad altezze che mozzano il fiato. Ho sempre immaginato questo brano come un'immensa scala a chiocciola, ripidissima, che porta in alto, in alto, ad altezze vertiginose, a velocità folli, fino alla tensione più spasmodica dei violini, le corde sembrano quasi rompersi e infine, dopo l'estrema fatica, la caduta.
Naturalmente non posso essere certo della musica ascoltata da Dio durante la creazione dell'universo e se dovessi sbagliarmi, non solo sulla musica, un giorno chiederò!
mercoledì 23 settembre 2009
Ci sono morti e morti
Ennesimo giorno con incidenti sul lavoro dalle conseguenze fatali.
Le statistiche dell'INAIL parlano di 2-3 morti al giorno sul lavoro in Italia. Un tasso sufficientemente alto da attivare qualche moto di preoccupazione ma soprattutto quei meccanismi di assuefazione che ci fanno ignorare la vera gravità della faccenda, che ci fanno evitare funerali di Stato per le vittime, che ci fanno evitare solenni cortei per le vie delle città in loro onore, che ci fanno evitare lunghe file alle camere ardenti in attesa di rendere omaggio alle salme, che ci fanno evitare dirette tv per le omelie dei funerali.
L'abitudine è la nostra seconda natura, sosteneva qualcuno. Chissà! sarà per questo che ci secca morire, siamo così abituati a vivere.
Le statistiche dell'INAIL parlano di 2-3 morti al giorno sul lavoro in Italia. Un tasso sufficientemente alto da attivare qualche moto di preoccupazione ma soprattutto quei meccanismi di assuefazione che ci fanno ignorare la vera gravità della faccenda, che ci fanno evitare funerali di Stato per le vittime, che ci fanno evitare solenni cortei per le vie delle città in loro onore, che ci fanno evitare lunghe file alle camere ardenti in attesa di rendere omaggio alle salme, che ci fanno evitare dirette tv per le omelie dei funerali.
L'abitudine è la nostra seconda natura, sosteneva qualcuno. Chissà! sarà per questo che ci secca morire, siamo così abituati a vivere.
martedì 22 settembre 2009
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