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sabato 5 giugno 2010

Sala d'attesa

Facce stravolte dal tempo
attendiamo un medico che tarda a venire.
Giornali incomprensibili,
riviste ormai troppo vecchie
sfogliamo veloci senza interessarci
per dimenticare l'attesa.
Sguardi d'intesa si alzano piano
da pagine colorate,
piene di pubblicità.

venerdì 4 giugno 2010

Educazione civica (riformata)

Ricordo che quando frequentavo la scuola media si insegnava educazione civica e c'era ancora quando ho fatto la scuola superiore, adesso non so se fa ancora parte dei programmi e se sì non riesco proprio ad immaginare con quale faccia gli insegnanti si presentino davanti ai ragazzi a parlare di quelle cose così importanti e così distanti dai modelli disponibili nella vita quotidiana.

Per quanto difficile fosse l'argomento i professori si impegnavano molto per rendere accessibili i principi fondamentali dell'organizzazione dello Stato. Ci parlavano dei diritti, della Costituzione, del Governo e del Parlamento. Ecco! quando ci parlavano del Parlamento ci dicevano che è il posto dove si esercita il potere legislativo, che è rappresentativo di tutti i cittadini di un paese e i parlamentari si riuniscono lì per fare le leggi e discutere degli interessi nazionali. I professori ci dicevano che i parlamentari sono eletti dal popolo e che fanno un lavoro molto importante che riguarda tutti noi, e io naturalmente ci credevo.
Sono passati molti anni da allora e se adesso qualche professore mi dicesse le stesse cose che mi diceva allora penso che perderei la pazienza, gli chiederei se sta mentendo spudoratamente oppure se è talmente cretino da non essersi accorto che le cose non stanno affatto così oppure, magnanimamente penserei che mi sta parlando del mondo delle idee di Platone, povero illuso! Chissà, magari i ragazzi di adesso che pensiamo essere meno educati di quelli di un tempo sono soltanto più svegli e non si fanno più prendere per il naso facendosi raccontare cose che non sono credibili.

E sì, adesso farei davvero molta fatica a capire come si possa far passare per interesse nazionale le conseguenze patite da una famiglia per il sequestro di uno yacht da parte della Finanza tanto da farlo diventare materia di interrogazione parlamentare.
Nella fattispecie l'interrogazione alla Camera, presentata da Pietro Laffranco (ex AN, ora pidiellino), chiede al governo se “non ritenga necessario assumere iniziative immediate per porre riparo alle conseguenze ingiustificatamente patite dai familiari del signor Briatore e per rimediare al danno di immagine arrecato al Paese”. L'iniziativa dell'onorevole Laffranco arriva buona seconda dopo quella analoga del senatore Riccardo Villari (Partito Radicale) presentata al Senato qualche giorno fa.

Sarebbe bello sapere quali iniziative auspicano l'onorevole e il senatore per alleviare le sofferenze della famiglia Briatore e ripristinare i diritti calpestati dai finanzieri con quel brutale arrembaggio degno del feroce Barbanera. Dissequestro immediato dello yacht? Fornitura di yacht di cortesia fino ad accertamenti fiscali avvenuti? Scuse formali della Guardia di Finanza con trasferimento dell'ufficiale che ha operato il sequestro alle isole Cayman? Quale sarà lo strumento normativo invocato dai parlamentari, un'eccezione alle norme vigenti o si scriveranno leggi ad amicus curiae quale naturale evoluzione delle leggi ad personam?

Se all'onorevole Laffranco e al senatore Villari avanza tempo dopo le loro importantissime interrogazioni ci piacerebbe anche proporre a entrambi di presentare un'interrogazione a sé stessi per chiedersi se sono a conoscenza delle conseguenze patite dalle famiglie dove è stato perso il lavoro, ci piacerebbe che Laffranco si chiedesse se i milioni di disoccupati sono un danno all'immagine dell'Italia cui riparare con altrettanta solerzia di quella mostrata per la vicenda dei Briatore, ci piacerebbe che Villari si chiedesse se pensa che sia una questione di diritti lesi anche il lavoro precario, sottopagato e senza garanzie. Ecco, magari l'onorevole e il senatore potrebbero cominciare a porsi queste domande e, chissà, potrebbero trovare persino interessante rivolgerle al governo, tanto per sapere cosa ne pensa la maggioranza che guida il paese!

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Quando da piccolo ascoltavo le lezioni di educazione civica ricordo che mi piacevano molto. Sentivo parlare dei parlamentari eletti e pensavo ad una sorta di investitura celeste poi crescendo l'investitura è diventata un laico riconoscimento civile poi, con l'età della ragione e dopo ancora con quella del disincanto, mi viene in mente mio padre e mia madre che, nonostante la naturale diffidenza dei contadini nei confronti del potere, pensano ancora che gli onorevoli e i senatori siano persone rispettabili e ancora non sanno che molti non sono degni di baciargli i piedi.
Peccato!
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mercoledì 2 giugno 2010

Il majority stress

«Niente è più ripugnante della maggioranza: giacché essa consiste in alcuni forti capi, in bricconi che si adattano, in deboli che si assimilano, e nella massa che trotta dietro senza sapere minimamente quello che vuole.» Johann Wolfgang Goethe

«Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.» Berthold Brecht

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"Perché mai, come diceva Simone de Beauvoir, un uomo non si metterebbe mai a scrivere un libro sulla situazione particolare di essere un maschio? Da una domanda come questa muove Franco La Cecla, professore in varie università europee e statunitensi, nel proporre una antropologia del maschio (Modi bruschi. Antropologia del maschio, Eleuthera)." Così comincia la recensione di Gianni Vattimo al libro di Franco La Cecla. La de Beavouir non aveva torto e sul perché mi sono fatto un’idea che cercherò di esporre in estrema sintesi.

Ogni essere vivente è caratterizzato da un insopprimibile desiderio di affermazione, sarà un istinto o una pulsione come pensava Freud, il bisogno di riconoscimento di Hegel, il conatus di Spinoza, chiamatelo come vi pare. Che tale spinta sia oggetto di riflessione cosciente o meno è un dettaglio evolutivo per niente irrilevante. Quando entra in gioco il fattore coscienza le cose si complicano anche se molti umani danno per scontato il fattore coscienziale e proprio per questo non ne fanno gran uso.

Che lo sviluppo psichico di un soggetto sia un lento e continuo processo di ricerca di soluzioni alle domande che insorgono nel contesto esperito è nozione abbastanza generica da non temere smentita, quello che è controverso sono le modalità di questo sviluppo. Parto dalla premessa che una percezione è tale in quanto emergenza di differenze, difformità o incongruenze, elementi che si staccano da uno sfondo psichico che fornisce il contesto alle attività cognitive. Le "emergenze" a loro volta modificano lo sfondo che accoglie nuove "emergenze". Questo processo di continua modifica dello sfondo psichico è in definitiva il modo in cui si costruisce un paesaggio mentale attraverso il quale entriamo in contatto con quanto ci circonda e lo conosciamo. Per quanto ne so questo tipo di approccio è riconducibile al transazionismo o transazionalismo, in altre parole un evento psicologico deriva dall'attiva partecipazione all'evento stesso, da una transazione continua tra ambiente e organismo. Non vorrei farmi prendere la mano che poi divago e scivolo nel costruttivismo ma questo approccio è interessante perché spiega l'unicità degli sfondi psichici negli individui o quanto meno l'estrema improbabilità che ve ne siano due uguali. Data la comune storia evolutiva degli esseri umani, è ragionevole considerare quei fattori comuni che, ad una scala maggiore di quella individuale, comportano la formazione di alcuni modelli generali di sfondo psichico ma è altrettanto interessante capire come si formino paesaggi psichici differenti e quale sia il ruolo del contesto sociale nella formazione dei paesaggi psichici. Da parte mia penso che un'attenzione particolare meritino gli elementi di dominanza nella formazione dei paesaggi psichici.

Se lo sviluppo di un soggetto avviene in contesti sociali in cui è manifesto uno o più elementi di dominanza in cui il soggetto stesso non si riconosce (maschio / bianco / eterosessuale / cattolico / dotato di visione stereoscopica / etc. etc.) insorgono inevitabilmente domande e istanze di confronto con la collettività da parte del soggetto che a questo punto si riconosce facente parte di una minoranza. Domande che insorgono appunto in seguito alla percezione di una differenza. Per usare l'espressione di prima potrei dire che si tratta di emergenze che si stagliano nel paesaggio psichico del soggetto e lo modificano. Il soggetto che si riconosce in uno status di minoranza, che tra l'altro può essere dominata o discriminata, deve coscientemente rifondarsi nel proprio contesto, in altre parole è costretto a valutare il suo modo di essere e la sua esperienza sul piano coscienziale, e lo deve fare giorno per giorno. Questo soggetto è continuamente impegnato nella realizzazione di un proprio modello psichico di riferimento che nessuno gli ha fornito e che gli viene continuamente contestato, insomma è costretto ad esercitare quelle proprietà di autoanalisi e di autocostruzione che, a mio avviso, hanno un rischio elevatissimo di atrofia sotto la certezza dell’appartenenza ad un gruppo dominante. Questo processo di continua rifondazione va ben oltre i processi di sviluppo e di autoriconoscimento adolescenziali comuni a chiunque e va ben oltre l'età dell'adolescenza. Il soggetto che esperisce l’appartenenza ad una minoranza non può dare nulla per scontato come può succedere a chi fa parte di un gruppo maggioritario o dominante, non può assuefarsi al proprio paesaggio psichico.
L’esito di questa continua rifondazione non è per niente scontato, è un processo faticoso e la fatica può condurre a forme depressive di vario tipo oppure ad una condizione di autoconsapevolezza e maturità interiore che è molto difficile, se non impossibile, notare nei soggetti che si riconoscono in qualche maggioranza. Da qui nasce, per paradosso, la fragilità del dominante.

Già! La fragilità del dominante dovuta ad una sorta di majority stress. Perché se il cosiddetto minority stress - studiato su soggetti omosessuali ma che meriterebbe di essere esteso a tutte le categorie sociali minoritarie - comporta una fragilità per fattori prevalentemente estrinseci al soggetto, lo stress cui è sottoposto il soggetto dominante, senza peraltro saperlo, è tutto intrinseco al suo angusto paesaggio psichico. Questo esile individuo, che spesso si affatica per mostrare una forza che non gli appartiene per davvero, che arranca in tutti i modi per reggere con i denti una convinzione che non ha mai veramente elaborato, che si sente minacciato al primo soffio di vento, che si ammanta di una normalità tanto rassicurante quanto ridicola, questo soggetto non può vedere scosse le poche certezze che ha trovato precostituite, certezze che non sono state da lui fondate e mai si è sognato di mettere in discussione se non in quella fase comune a tutti che è l’adolescenza che nel suo caso è stata un'occasione perduta o, peggio, dimenticata. Ça va sans dire che questo soggetto deve muoversi necessariamente in branco per sentirsi sicuro delle sue posizioni - sia chiaro, che il branco abbia un riconoscimento istituzionale o meno non è rilevante per i meccanismi psichici ma è una faccenda relativa solo alla condizione economica del soggetto.

Per questo le minoranze di tutti i tipi, che non siano tentate dal diventare maggioranza, devono essere comprensive nei confronti delle rispettive maggioranze, aiutandole a trovare un ambito di minoranza (e ce n'è per tutti) in cui potersi riconoscere, un paesaggio in cui imparare a porre domande a sé stessi e scoprire che le domande superano di gran lunga le risposte. Ma, mi raccomando, è opportuno farlo con delicatezza, senza fare troppo male a quelle deboli creature. Si sa che svegliare di soprassalto i sonnambuli può avere conseguenze fatali!

***

«Ma i moralisti han chiuso i bar / E le morali han chiuso i vostri cuori / E spento i vostri ardori / è bello, ritornar normalità / è facile tornare con le tante / stanche pecore bianche. / Scusate, non mi lego a questa schiera: / morrò pecora nera.», Francesco Guccini, Canzone di notte n. 2, 1976.

«Sà cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sà che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...e quindi...», Nanni Moretti, Caro Diario, 1993.

«Vaffanculo alla maggioranza!», Roberto Benigni, Il mostro, 1994.

venerdì 28 maggio 2010

Le riforme lubrificate

Non aggiungo niente di mio, prendo solo ampi stralci di un bellissimo articolo di Umberto Eco sulle riforme della maggioranza e molto altro. L'articolo è stato pubblicato su L'Espresso on line e sul settimanale. Da quest'ultimo ho ripreso le frasi scritte in blu perché nel sito c'è un refuso. Naturalmente raccomando vivamente di leggere l'articolo per intero.

"È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.
[...]
In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale ("Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti") ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche ("Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore").
[...]
Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di protestare, hanno l'impressione di sottostare ad un arbitrio. Ma è la nozione di colpo di Stato che è con lui cambiata.
Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.
[...]
Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.
"

(27 maggio 2010)

giovedì 27 maggio 2010

Lezioni di morale

A futura memoria:

"In politica penso di avere portato una nuova visione morale, che non è solo quella di non rubare per sè o per il partito, ci mancherebbe, ma è soprattutto quella di mantenere la parola data agli elettori realizzando gli impegni assunti con il programma elettorale. Su questo, nessuno può darmi lezioni. E sfido chiunque ad affermare il contrario." Silvio Berlusconi, 20 maggio 2010.

Devo ammettere che la frase lascia un po' spiazzati e in effetti qualche commento incredulo l'ha suscitato in più di qualcuno.
Il 20 maggio scrissi su facebook: «Berlusconi: "Nessuno mi può dare lezioni di morale". Inutile provarci, si tratta di una impresa titanica e senza alcuna speranza di riuscita!»
Il giorno dopo qualcuno inviò al forum di Spinoza.it: «Berlusconi: "Nessuno può darmi lezioni di morale". Servirebbe?»

Ma la migliore risposta alla boutade ha dovuto attendere qualche giorno e secondo me è questa.

Immagine che ho scoperto oggi e che ho preso in prestito da http://starwalls.blogspot.com/

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