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lunedì 21 maggio 2012

Storia recente e paranoia

In questi giorni, dopo i fatti terribili di Brindisi, ho letto molti articoli, post, interventi. La gran parte delle cose che ho letto si dividono tra tesi complottiste ai limiti della paranoia e i più melensi inviti al silenzio e al raccoglimento.
Poiché ho sempre assegnato alle domande un primato filosofico sulle risposte preferisco le domande alle asserzioni infondate e ai richiami censori di quanti mostrano una particolare dedizione al silenzio più per scarsa padronanza del pensiero e della parola che per disposizione morale.

Quando sarà possibile in questo paese pensare che un fatto tremendo come quello di Brindisi sia solo il gesto di un folle? Questo naturalmente non ridurrebbe l’efferatezza della tragedia ma le implicazioni politiche e sociali sarebbero decisamente meno devastanti. Quando sarà ragionevolmente possibile in questo paese escludere per palese infondatezza le più pindariche ricostruzioni di stragismo e relegare queste spiegazioni alla psichiatria?
Questo è un paese la cui storia recente è disseminata di stragi pilotate e depistate, di bombe alle stazioni, sui treni, nelle banche, di vittime ignare e di giudici che saltano in aria, di fatti sanguinosi restati impuniti, fatti che sembrano scattare come un meccanismo ad orologeria ogni volta che si profila all'orizzonte una dissoluzione degli apparati dello Stato, sia ad opera di opposte fazioni politiche, come negli anni settanta, sia per l’azione investigativa di giudici come Falcone e Borsellino negli anni novanta, sia per una crisi economica devastante come quella dei nostri giorni.
Le stragi del passato “dovevano” avere come effetto finale proprio la ricompattazione del tessuto sociale in fibrillazione intorno ad un comune obiettivo, intorno ad un comune nemico. Quale modo migliore per soffocare il dissenso? Calcoli, si trattava di calcoli, in alcuni casi si trattava di soffocare un conflitto, in altri di prevenire un compromesso indesiderato, in altri casi bisognava fermare indagini pericolose. Le vittime erano il prezzo a breve termine per ristabilire un ordine a lungo termine che altrimenti si sarebbe incrinato. Vittime che ad oggi non hanno visto un briciolo di giustizia, anzi spesso i parenti delle vittime sono stati addirittura chiamati a sostenere le spese giudiziarie. Giustizia non è stata fatta perché giustizia non doveva essere fatta, non per malfunzionamento della giustizia. Allora mi chiedo, a fronte di questa storia tremenda come si possono considerare le tesi complottiste che solitamente non mi piacciono e che si diffondono per spiegare un atto di terrore come quello accaduto a Brindisi che ha ucciso una ragazza di 16 anni, ferito gravemente altre ragazze e che poteva essere una carneficina? Dato il contesto della storia nazionale sarebbe troppo banale e liberatorio liquidare quelle tesi come allucinatorie e paranoidi, non perché siano necessariamente o probabilmente vere o plausibili ma perché in Italia conta più il contesto genetico di tali tesi rispetto al loro contenuto di verità.
Questo è un paese in cui persino i forestali hanno tentato un golpe, un comico non ci sarebbe mai arrivato! Allora la domanda è: le tesi stragiste sono soltanto manifestazioni paranoidi oppure, qui in Italia, sono la chiara espressione di una democrazia incompiuta? Il diffuso ricorso a tesi complottiste non denota che i cittadini di questo paese si sentono abissalmente distanti dallo Stato ed estranei allo Stato nel quale dovrebbero riconoscersi?
Questo mi chiedo e per quanto io assegni alle domande un primato epistemologico e persino morale sulle risposte non posso nascondermi che le domande, quando sono sensate, esigono una risposta.

I rappresentanti delle istituzioni dovrebbero porsi queste domande. Invitare al cordoglio è doveroso, salvo quando diventa un mero esercizio retorico.

9 commenti:

  1. questo storicamente è un paese senza risposte, e quando le trova di solito le cancella o le nasconde

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  2. Io azzardo sia paese di galleggiate annodate contrite saccenti e sole risposte

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  3. "tentare, nuoce" sarà anche come dici tu, che sia un paese di sole risposte. Il problema è che se le risposte non conseguono logicamente alle domande si tratta nella migliore delle ipotesi di masturbazioni cerebrali, se ne vedono fin troppe in giro.

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  4. Essicchessì; e la gabban per estro, inventiva, creatività, fantasia ad arte e da penisola; mentre son pippe all'aroma del concettuale

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  5. una democrazia mai compiuta!!!

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  6. "sembrano scattare come un meccanismo ad orologeria ogni volta che si profila all'orizzonte una dissoluzione degli apparati dello Stato"

    le stragi degli anni '70-80 sarebbero state causare del tentativo di dissoluzione dello Stato?
    Ma questa e´fantascienza!

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  7. Simone, tutt'al più si tratterebbe di fantapolitica ma in questo paese la fantapolitica ha provocato tragedie concretissime. Si può andare ancora più indietro nel tempo seguendo quel filo, almeno fino a Portella della Ginestra. La dissoluzione degli apparati dello Stato di cui parlo ha cambiato natura nel tempo e forse per completezza avrei dovuto parlare di apparati al soldo della mafia o di altri "alleati" ma ho dato per scontato che una conoscenza della storia di questo paese fosse sufficiente a colmare le lacune di un post scritto velocemente. Per quanto riguarda la dissoluzione che intravedo oggi, che spero non abbia alcun legame con i fatti terroristici recenti (gambizzazione di Adinolfi e bomba di Brindisi che ha ucciso Melissa) né ci sono elementi oggettivi per stabilire tale legame, si tratta di una dissoluzione determinata da malcontento sociale, da disparità economiche che rischiano di diventare insostenibili, da caduta della fiducia nelle istituzioni e nella stessa democrazia, è una dissoluzione diversa da quella vissuta in Italia dal dopoguerra ma che non è priva di tremende analogie nella storia, probabilmente ancora più preoccupanti.

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  8. Tutte le stragi, da Portella in poi, sono state assegnate alle varie frange criminali, di volta in volta 'arruolate' per dare concretezza alle voci che le indicavano come responsabili.
    Voci che non venivano dal basso: erano fatte cadere ed alimentate da chi aveva interesse a presentarle come verità.
    Verità di Stato, mai portate a completamento; sminuzzate e fornite con il contagocce per far lavorare i media, secretate dalla Ragion di Stato quando qualcuno si avvicinava troppo alla famosa Verità.
    Tutte hanno seguito lo stesso percorso, di copertura e distorsione.
    Pensando a Portella: il rifiuto di eseguire l'autopsia delle vittime, per capire di chi diavolo erano i proiettili che le avevano uccise, non è partito dalla mafia, che dopo la strage non aveva più nulla da perdere.
    Tu dici di Brindisi: il pazzoide può far comodo, e sicuramente sarebbe più 'accettabile' che altre interpretazioni.
    Però il terreno per pensare ad altro è ormai una strada asfaltata, e i responsabili delle indagini (e i media debitamente foraggiati) non si può dire che facciano del loro meglio per fare chiarezza.
    Intanto: una videocamera ha inquadrato un tizio in transito; le riprese sono finite subito sui giornali e sulle televisioni, oltre ai network, prima ancora di essere esaminate dagli inquirenti; che hanno subito chiarito trattarsi di un italiano, indicato l'età, un lieve difetto a una mano (forse coperto dal segreto istruttorio, non hanno dato il numero delle scarpe); mi chiedevo come mai indicazioni così precise fossero finite alla stampa, e avevo pensato alla ricerca del 'corvo' (oggi particolarmente in auge grazie al Vaticano) che aveva dato in pasto agli avvoltoi materiale che avrebbe dovuto essere segretissimo ai fini delle indagini; il procuratore Grasso: "Nessuno è responsabile di questa fuga di notizie, che peraltro ha ostacolato gravemente le indagini"; fermo di un sospettato, rilasciato subito poiché chiaramente estraneo; ieri, mi pare, il preside della scuola ai tiggì: "Ci sono fotogrammi inediti sulla vicenda"; oggi quei fotogrammi non sono più inediti.
    Sempre a favore dei media, iniziando dal(la) ministro dell'interno, al procuratore Grasso, al procuratore di Brindisi e altri inquirenti spiccioli, a rotazione dichiarano le loro personali valutazioni; grasso che cola per chi su queste campa.
    E tante verità non saranno mai LA verità.
    Ecco perché pensare ad un pazzoide diventa difficile; o costui, nel compiere il gesto, aveva messo in conto l'inettitudine (eufemismo) degli inquirenti, o si tratta di un pazzoide che in realtà pazzoide non è.
    A quella strada asfaltata che dicevo, temo bisognerà aggiungere il casello di Brindisi.

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  9. Gattonero, benvenuto in questo blog. Spero che tu ti sbagli su Brindisi. Nel post sottolineavo proprio quanto sia asfaltata la strada in Italia per queste interpretazioni, per usare la tua metafora. Vedremo tra venti-quarant'anni, se ancora ci saremo.

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