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mercoledì 18 aprile 2012

Quando si dice coerenza e lungimiranza!

«Se si vuole rafforzare il tema della disciplina della finanza pubblica, noi andiamo a nozze. Abbiamo sempre rivendicato una certa intenzione e una certa capacità di tenere in equilibrio la finanza pubblica. Riconosciamo anche che l'articolo 81 per ragioni diverse non l'ha certamente garantito; come si vede, a volte, anche dettare norme in Costituzione non è sufficiente.
Su questo punto ragioniamo, però a due condizioni. In primo luogo, che non si parli di questioni che non esistono in alcun posto al mondo, come il pareggio di bilancio per Costituzione. Noi non intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica. Troviamo, quindi, un ragionamento che abbia le sue flessibilità.
In secondo luogo, che non sia, per favore, un diversivo. Non possiamo passare le giornate a discutere di questa questione, che diventa un tema di scuola, su cui possono esercitarsi i migliori economisti italiani, problematizzando all'infinito. Noi dobbiamo decidere. Dobbiamo decidere e vi invito a farlo con rapidità. Noi verremo con le nostre proposte.
» Pierluigi Bersani, Discorso alla Camera dei Deputati, 11 agosto 2011.

Ieri il PD ha dato il suo voto favorevole a "castrarci di ogni possibile politica economica". E' evidente che per Bersani e per l'allegra brigata che rappresenta il sostegno o l'opposizione ad un tema così importante come il pareggio di bilancio dipende da chi occupa la presidenza del consiglio dei ministri!

Il pareggio in bilancio è entrato in Costituzione. Una riforma folle ed epocale passa nel silenzio più indecente di commentatori ed analisti.  Il pensiero di Keynes è diventato fuori legge, lo stesso pensiero che tirò fuori gli USA e il mondo dal pantano della Grande Depressione del '29.
Dagli Stati Uniti arriva una voce autorevole come quella di Paul Krugman che parla di suicidio economico per l'Europa, da noi invece si discute dei soldi rubati da quattro straccioni padani. Dal codazzo di giornalai italiani esperti in raccolta fondi pubblicitari si distingue il Manifesto, come al solito.


5 commenti:

  1. Sono assolutamente d'accordo col post. Quanto accaduto è una catastrofe. Chi sostituirà questa classe politica inetta e cialtrona dovrà ora non più solo ripristinare il rispetto della costituzione, ma, prima di poter risanare l'economia e la società devastate dalla corruzione berlusconista, anche ripristinare lo stesso dettato costituzionale, perché questo strumento indispensabile ora non è più utilizzabile. Di fatto si è trattato di un vero colpo di stato.

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  2. Credo poco alle politiche automatiche di crescita attraverso il potenziamento del debito perché credo poco nella stessa possibilità di crescita all'infinito. Ma considero lo stesso questa modifica dell'art. 81 assurda ed anche contraddittoria. Nello stesso articolo rinnovato si prevede che in caso di disastro si possa non arrivare al pareggio "fasi avverse del ciclo economico" : ma siamo già al disastro. Infine fare un debito per costruire un'opera specifica che darà risultati è un buon viatico per il superamento dello stesso debito; ad esempio tutte le opere necessarie a raggiungere una autonomia energetica portano nei fatti a una prospettiva di miglioramento della bilancia dei pagamenti.

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  3. la porta è aperta per il sig Bersani... si accomodi.

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  4. Desmond il ripristino del dettato costituzionale è il senso della proposta che fa Gianni Ferrara nell'articolo del Manifesto che ho citato.

    Francesco, la parola crescita eccita molti ninfomani della politica io non ne sono un fan. Keynes può essere letto in chiave contemporanea considerando i limiti della crescita, cosa che non era chiaramente contemplata ai tempi di Keynes. Possiamo parlare di crescita in termini di qualità della vita, in termini di servizi culturali e quant'altro. Quello che è stato messo al bando è uno strumento essenziale che in passato è stato usato male, come dire: siccome il bisturi può tagliare la gola, aboliamolo. Ecco quali coglioni siedono in Parlamento.

    Ernest, se l'invito venisse accolto temo che poi verrebbe una direzione persino peggiore in quel partito arlecchino.

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  5. Ormai siamo al delirio generalizzato. E chi non delira viene guardato male dai deliranti.

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