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domenica 15 aprile 2012

Come as you are

“Il Gesù più sovversivo e dissacrante che avete mai incontrato. Ma soprattutto il più divertente.” Così dice la fascetta che presenta il romanzo di John Niven, A volte ritorno, pubblicato da Einaudi qualche mese fa.
Un libro spassosissimo. Dio si concede una settimana di vacanza ma la settimana di Dio corrisponde a più di 400 anni sulla Terra e al suo rientro trova un mondo in declino, la gente si ammazza, si venderebbe per un po’ di soldi e uno straccio di carriera. E’ un Dio particolare quello di cui racconta Niven, non disdegna farsi una canna ogni tanto, adora i tipi effeminati, ha un occhio particolare per i suicidi e non ha risorse “soprannaturali” per mettere a posto le cose sulla Terra. Niente miracoli, niente superpoteri, niente stronzate tipo onniscienza, onnipotenza e roba simile, solo la possibilità di mandare un messaggio, il solo messaggio che aveva affidato all’umanità fin dai tempi di Mosè. “Fate i bravi”, questo era il messaggio, solo che Mosè ci ha messo di suo e il messaggio originale s'è trasformato in dieci comandamenti e le interpretazioni si sono moltiplicate fino alla nausea. Per non parlare di come è andata l’ultima volta che ha mandato giù suo figlio. Il messaggio il ragazzo l’aveva dato e lo aveva dato fedelmente ma poi le interpretazioni si sono moltiplicate e l’umanità ha ripreso a scannarsi come prima, proprio su quelle interpretazioni. Non c’è altro da fare, bisogna rimandare giù Gesù per rinfrescare il messaggio, il solito messaggio: fate i bravi. Gesù, contro voglia, torna sulla terra con lo stesso nome della volta prima: Gesù Cristo e dirà di essere il figlio di Dio mandato per dare il suo messaggio.
Gesù è un fricchettone straordinario, linguaggio poco elegante, suona la chitarra elettrica da Dio, canta in maniera sublime, si strafa di canne, beve birre a più non posso e ha un fascino irresistibile. I suoi amici sono froci, ex puttane, reduci di guerra, tossici, potenziali assassini, possibili suicidi e disperati della terra oggi come duemila anni fa.
L’unico modo per mandare un messaggio al mondo nel 2011 è partecipare ad un reality show. Gesù, spinto dai suoi amici, partecipa a American popstar dove incontra gente che venderebbe tre volte la madre per soldi e carriera e soprattutto incontra gente che non capisce un cazzo di musica e ciancia con lui di valori cristiani. A stento Gesù si trattiene dal far notare che né lui ne suo padre hanno mai detto simili puttanate e tanto meno pretendono di essere adorati.
La storia di Gesù Cristo è nota ma quella di Niven è raccontata a tempo di rock, di vero rock, quello che piace anche agli appassionati di musica classica come me. Il Gesù di Niven suona in continuazione e non sopporta canzonette del cazzo, stronzate alla Britney Spears tanto per intenderci. I suoi riferimenti sono Hendrix, Doors, Pavement, Neil Young, Simon & Garfunkel, Nirvana per dirne solo alcuni. Il romanzo, fitto di musica che ti viene voglia di scoprire e ascoltare, è straordinario perché dal registro scanzonato di Niven emerge ancora più chiara e terribile la tragedia dell’umanità dove spesso capita che “il figlio di Dio si rannicchia per terra e incassa una gragnuola di pugni e calci, mentre nell’aria incandescente si avvicina l’urlo delle sirene.” Un Gesù che io non ho trovato affatto “sovversivo e dissacrante” come recita la fascetta che un marketing idiota ha appioppato sul libro di Niven.
Leggendo il romanzo di Niven è difficile che non tornino in mente altri grandi libri che ho letto in passato: L’ultima tentazione di Nikos Kazantzakis, Il mondo creato di Franco Ferrucci, Il vangelo secondo Gesù di Josè Saramago. Il libro di John Niven è più scherzoso e leggero dei libri straordinari che ho citato ma, possiamo starne certi, a molti “cristiani” non piacerà come non sono piaciuti quegli altri.

Un’ultima cosa. Quando sento il rumore provenire dalle cuffiette infilate nelle orecchie di qualcuno con roba terribile fatta di tecno idiota penso che ciò sia possibile solo se non c'è nulla che ponga ostacolo tra un orecchio e l'altro ma, credetemi, il rock dei Nirvana lo puoi sentire solo ad alto volume e non con le cuffie ma con un buon stereo che ti faccia ascoltare la chitarra di Kurt Cobain con tutto il corpo.

3 commenti:

  1. Dopo una presentazione così stimolante di un libro,non si può che procurarselo.
    Grazie, mi piace già.
    Cristiana

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