A volte capita di perdersi cose importanti, le cerchi dappertutto ma non c'è verso di trovarle. Sono cose che capitano, per distrazione!
Il bello - o il brutto, dipende come al solito dalle circostanze - è che la vita prende un'altra piega per via di una sciagurata sbadataggine!
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
martedì 29 marzo 2011
mercoledì 23 marzo 2011
La normalità della guerra
«Ed eccoci qua.
L’ottavo anniversario di “dominio rapido” e dell’invasione in Iraq. Dieci anni in Afghanistan.
La guerra è così normale, così banale, che noi semplicemente l’accettiamo - come controllare il bollettino meteo giornaliero - nuvoloso, con possibilità di malinconia e di morte.
L’ottavo anniversario di “dominio rapido” e dell’invasione in Iraq. Dieci anni in Afghanistan.
La guerra è così normale, così banale, che noi semplicemente l’accettiamo - come controllare il bollettino meteo giornaliero - nuvoloso, con possibilità di malinconia e di morte.
martedì 22 marzo 2011
Casi umani
"Il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi e grazie a questa morte tragica la loro anima è volata al cielo prima del tempo perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire."
A dirlo è Roberto De Mattei (già ospite di questo blog), vicepresidente del CNR, su Radio Maria. Le parole sono di monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro, parole che De Mattei fa sue. Ho appreso la notizia dal blog Bioetica ma la trovate anche su LaStampa.it. Già il governatore della provincia di Tokio aveva detto che lo tsunami era "una punizione dal cielo", poi si è scusato con la popolazione.
Da parte mia dico soltanto che il dottor Pangloss, con la sua teologocosmoscemologia, sarebbe stato più credibile.
Voltaire non ha insegnato nulla a questa gente e, dovesse esistere, persino Dio si guarderebbe dal dare prova della propria esistenza per la vergogna d'aver creato simili soggetti.
E pensare che basterebbe il silenzio per sentire dignitosamente il dolore degli altri e il proprio anziché cercare spiegazioni facili per colmare l'incolmabile.
A dirlo è Roberto De Mattei (già ospite di questo blog), vicepresidente del CNR, su Radio Maria. Le parole sono di monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro, parole che De Mattei fa sue. Ho appreso la notizia dal blog Bioetica ma la trovate anche su LaStampa.it. Già il governatore della provincia di Tokio aveva detto che lo tsunami era "una punizione dal cielo", poi si è scusato con la popolazione.
Da parte mia dico soltanto che il dottor Pangloss, con la sua teologocosmoscemologia, sarebbe stato più credibile.
Voltaire non ha insegnato nulla a questa gente e, dovesse esistere, persino Dio si guarderebbe dal dare prova della propria esistenza per la vergogna d'aver creato simili soggetti.
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| Silhouette di François-Marie Arouet, noto come Voltaire |
E pensare che basterebbe il silenzio per sentire dignitosamente il dolore degli altri e il proprio anziché cercare spiegazioni facili per colmare l'incolmabile.
lunedì 21 marzo 2011
Il gioco delle possibilità incompiute
So di poterlo fare! Nell'apertura di possibilità accessibili c'è la tensione del nostro agire ma sempre più spesso l'agire resta timido tentativo di accesso e la visita non avviene.
Ci dotiamo di oggetti per comunicare, muoverci, visitare mondi lontani. La tecnologia più avanzata è al servizio delle possibilità ma poi non sappiamo cosa dire, non sappiamo dove andare, diamo uno sguardo distratto a quei mondi possibili e restiamo soddisfatti della possibilità di poter agire.
Ma facciamo realmente qualcosa? O restiamo immobili, sulla soglia di quelle possibilità, contenti unicamente della possibilità di agire?
I nostri preziosi strumenti della comunicazione non rendono meno difficile la comunicazione di quanto sentiamo e, quel che è peggio, ci fanno dimenticare quanto sia difficile comunicare.
Ci piace così tanto la nostra tecnologia che abbiamo dimenticato a cosa potesse servirci.
L'agire resta nascosto dietro i suoi strumenti.
"Abramo o un qualsiasi contadino dei tempi antichi moriva «vecchio sazio della vita» poiché si trovava nel ciclo organico della vita, poiché la sua vita, anche per quanto riguarda il suo senso, gli aveva portato alla sera del suo giorno ciò che poteva offrirgli, poiché per lui non rimanevano enigmi che desiderasse risolvere ed egli poteva perciò averne «abbastanza». Ma un uomo civilizzato, il quale è inserito nel processo di progressivo arricchimento della civiltà in fatto di idee, di sapere, di problemi, può diventare sì «stanco della vita», ma non sazio della vita. Di ciò che la vita dello spirito continuamente produce egli coglie soltanto la minima parte, e sempre soltanto qualcosa di provvisorio, mai di definitivo: perciò la morte è per lui un accadimento privo di senso. E poiché la morte è priva di senso, lo è anche la vita della cultura in quanto tale, che proprio in virtù della sua «progressività» priva di senso imprime alla morte un carattere di assurdità." Max Weber, La scienza come professione, Mondadori, 2006, pp. 21-22.
Ci dotiamo di oggetti per comunicare, muoverci, visitare mondi lontani. La tecnologia più avanzata è al servizio delle possibilità ma poi non sappiamo cosa dire, non sappiamo dove andare, diamo uno sguardo distratto a quei mondi possibili e restiamo soddisfatti della possibilità di poter agire.
Ma facciamo realmente qualcosa? O restiamo immobili, sulla soglia di quelle possibilità, contenti unicamente della possibilità di agire?
I nostri preziosi strumenti della comunicazione non rendono meno difficile la comunicazione di quanto sentiamo e, quel che è peggio, ci fanno dimenticare quanto sia difficile comunicare.
Ci piace così tanto la nostra tecnologia che abbiamo dimenticato a cosa potesse servirci.
L'agire resta nascosto dietro i suoi strumenti.
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| Jackson Pollock, Blue Poles: N° 11, 1952 National Gallery of Australia, Canberra |
"Abramo o un qualsiasi contadino dei tempi antichi moriva «vecchio sazio della vita» poiché si trovava nel ciclo organico della vita, poiché la sua vita, anche per quanto riguarda il suo senso, gli aveva portato alla sera del suo giorno ciò che poteva offrirgli, poiché per lui non rimanevano enigmi che desiderasse risolvere ed egli poteva perciò averne «abbastanza». Ma un uomo civilizzato, il quale è inserito nel processo di progressivo arricchimento della civiltà in fatto di idee, di sapere, di problemi, può diventare sì «stanco della vita», ma non sazio della vita. Di ciò che la vita dello spirito continuamente produce egli coglie soltanto la minima parte, e sempre soltanto qualcosa di provvisorio, mai di definitivo: perciò la morte è per lui un accadimento privo di senso. E poiché la morte è priva di senso, lo è anche la vita della cultura in quanto tale, che proprio in virtù della sua «progressività» priva di senso imprime alla morte un carattere di assurdità." Max Weber, La scienza come professione, Mondadori, 2006, pp. 21-22.
martedì 15 marzo 2011
Cause scatenanti
"Sono tre i reattori nucleari che presentano preoccupanti malfunzionamenti nella centrale di Fukushima Daiichi, in Giappone. I problemi sono nati per la difficoltà a rifornire di energia elettrica i sistemi di sicurezza della centrale. La causa scatenante è stato il gigantesco Tsunami che si è abbattuto sulla costa, in seguito al più intenso terremoto della storia del paese, che ha devastato la regione dove sorge la centrale."
Questo era in evidenza ieri mattina sul sito del Forum Nucleare Italiano, il sito nato per informare e rilanciare l'energia nucleare in Italia.
E' curioso il modo dare spiegazione causale del rischio nucleare in Giappone. Si va a ritroso, con effetto flashback, prima c'è "la difficoltà a rifornire di energia elettrica i sistemi di sicurezza della centrale", poi il gigantesco Tsunami, la causa scatenante.
Mi sono tornate in mente le quattro cause individuate dal maestro di color che sanno e ho pensato che manca la causa materiale: è una centrale nucleare.
Non che tutte le 4 cause di Aristotele siano state esenti da critiche nell'epistemologia successiva, ma mi sembrava che la causa materiale avesse retto alle critiche!
Questo era in evidenza ieri mattina sul sito del Forum Nucleare Italiano, il sito nato per informare e rilanciare l'energia nucleare in Italia.
E' curioso il modo dare spiegazione causale del rischio nucleare in Giappone. Si va a ritroso, con effetto flashback, prima c'è "la difficoltà a rifornire di energia elettrica i sistemi di sicurezza della centrale", poi il gigantesco Tsunami, la causa scatenante.
Mi sono tornate in mente le quattro cause individuate dal maestro di color che sanno e ho pensato che manca la causa materiale: è una centrale nucleare.
Non che tutte le 4 cause di Aristotele siano state esenti da critiche nell'epistemologia successiva, ma mi sembrava che la causa materiale avesse retto alle critiche!
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