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giovedì 1 novembre 2018

La cattura del gatto [Note (78)]

Vladimir Luxuria vince l’isola dei famosi, qualcuno grida allo scandalo, qualcuno proclama il trionfo sui pregiudizi. Dell’una e dell’altra posizione la cosa imbarazzante e vera è che i mutamenti della nostra ‘modernità’, siano essi conquiste o degenerazioni, passano anche attraverso un reality show. La mia pessimistica perplessità è se ormai passino solo attraverso un reality show.

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Il problema di tutte le ipostasi di Dio, la Natura, la Ragione, la Storia, il Destino, lo stesso Dio, ce lo ha insegnato Karl Popper a proposito del metodo scientifico. Non è la loro dimostrabilità o la loro verificabilità, giacché ognuna di esse può essere dimostrata vera in una qualunque circostanza dato un lasso temporale sufficiente, ma è proprio la loro sottrazione alla falsificazione. Questo non è qualcosa di speculare alla verificabilità, come potrebbe sembrare a una lettura superficiale ma è qualcosa di completamente differente poiché la verificabilità, la non verificabilità e la falsificabilità di una qualunque visione della realtà sono comunque categorie che si sottopongono al confronto, al dialogo, mentre la non falsificabilità vi si sottrae. Data la nostra capacità di percepire e conoscere rilevando i contrasti spaziali e temporali di ciò che osserviamo, il problema, anche di ordine epistemologico, delle spiegazioni non falsificabili è gettare un manto di omogeneità sull’epistéme che impedisce ogni forma di autentico movimento della conoscenza, che di fatto non si muove dalle stesse premesse che hanno dato origine a una spiegazione non falsificabile.

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Oggi, attraverso un banale apparecchio televisivo, un computer o un telefonino, ognuno può vivere esperienze che un tempo erano inimmaginabili, può raggiungere luoghi un tempo lontanissimi. La vita perde la sua corporalità e valica i confini dimensionali della nostra psiche, ci rende virtualmente ubiquitari moltiplicando la nostra presenza. Le esperienze si moltiplicano e scorrono troppo veloci perché qualcosa lasci traccia nei nostri vecchi apparati emotivi. Le tragedie sono solo elettroni che proiettano immagini su uno schermo, nessun autentico dolore è più possibile, l’unica pena del contrappasso permesso resta qualche attacco d’ansia e passeggere sindromi di panico. Il vero dolore distrarrebbe dalla pubblicità che avvolge ogni evento!

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Arnold Gehlen sosteneva che l’uomo è un animale culturale, in altre parole l’uomo non può sottrarsi al vivere il contesto naturale attraverso il filtro della sua stessa cultura. La natura dell’uomo è la sua cultura e la natura per l’uomo è un fatto culturale. Tuttavia appare evidente che ciò, più che un dato di fatto, costituisca lo sforzo dell’uomo, ossia far rimanere la natura un fatto culturale (e la cultura un fatto naturale) e non diventi invece qualcosa che sta al di là della cultura. La cultura trascende i limiti naturali, su questo possiamo essere d’accordo, ma in essi si inscrive e in essi trova i suoi vincoli. Trascendere non è travalicare ma è lanciare lo sguardo oltre i confini del dato senza perderne memoria.

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E’ facile osservare come nei bambini e negli adolescenti sorga la necessità di possedere oggetti perché non soffrano complessi di inferiorità nei confronti dei loro coetanei. In effetti si tratta spesso di un desiderio che si innesca per imitazione. Hegel ci ha insegnato quale sia il valore del possesso al fine del riconoscimento sociale, ma se il bambino ricorre agli oggetti, l’adulto una volta individuatosi si presume sappia ricorrere soprattutto a beni non alienabili.
La società attuale è composta prevalentemente da bambini che non diventano adulti. La crescita economica ha visto tra i suoi “effetti collaterali” il degrado ambientale e relazionale “compensati” dalla disponibilità materiale. Sono in molti a sostenere o a sperare che le crisi economiche siano un fattore determinante per il cambiamento nei nostri stili di vita, le speranze si reggono sull’assunto che la compensazione non funziona più. Da parte mia ho il sospetto che la compensazione funziona ancora e che il massimo che possa accadere è un pianto corale che durerà poco. Il tempo di superare la crisi, come ogni altro animale non sapiens!

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Consumate gente! In tempi di crisi, determinata in fin dei conti dal consumo senza bisogno e senza regole, il consumo ci salverà. Se non basta la liquidità c’è sempre il credito, lo stesso che, una volta rovesciato nella sua immagine speculare, ha determinato la crisi. Qualcuno potrebbe essere perplesso, ma si tratta di banale omeopatia economica! Come facciamo a non capirla?
Eppure c’è qualcosa di assurdamente oggettivo nell’esortazione al consumo, un’oggettività generata ad hoc proprio per non svelare la sua assurdità. Una sorta di verità sociale che abbiamo contribuito, volente o nolente a costruire. Se non consumiamo, leggi «compriamo più di quanto ci serve perché una parte sia “funzionalmente” gettata via», le aziende non producono per cui non avranno bisogno dei lavoratori, che saranno licenziati o messi in cassa integrazione. In questo modo i lavoratori diventano strumenti in mano di pochi che per continuare a guadagnare grandi somme dandone via briciole, generano un contesto di verità in cui i lavoratori non possono fare altro che desiderare il consumo che li consuma.
Questa, in sintesi, è l’oggettività del consumo che risolve i problemi del consumo!

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“Che Carlo Martello fermasse a Tours e Poiters un distaccamento arabo viene registrato con soddisfazione soltanto nei testi scolastici europei; nelle fonti arabe non si dice nulla al riguardo, si era perduta da tempo la visione d’insieme. Anche le crociate furono per i musulmani avvenimenti locali in una regione che anche senza di esse era dilaniata dalle guerre dei piccoli principi; per lungo tempo non si conobbe un’atmosfera da guerra di religione ed esse diventarono un simbolo solo quando nel nostro secolo gli arabi scoprirono i paralleli con il colonialismo europeo e con la politica israeliana di espansione.”
Senza ombra di dubbio lo Spirito della Storia sceglie i posti e i tempi dove manifestarsi, basta aspettare, mettere in moto qualche pensatore occidentale e un’accozzaglia di eventi vengono cuciti dal filo della Ragione!

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