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lunedì 4 novembre 2019

Il dritto, il rovescio e il merito

La camera di Vincent ad Arles
Vincent Van Gogh, 1888
Un signore amava parlare dei suoi successi professionali e della sua sagacia. Non perdeva occasione per parlare della sua bravura a individuare le occasioni favorevoli che lo facessero avanzare nella carriera e nella stima dei suoi colleghi. Un giorno, al bar, mentre parlava con il solito circolo di amici, che lo ascoltavano con ammirazione, di un investimento andato a buon fine per i suoi innegabili meriti si avvicinò uno sconosciuto che poco distante aveva ascoltato quell'appassionato resoconto.
- Mi scusi se mi permetto. Lei non ha mai cambiato le lenzuola al suo letto, vero?
- No, confesso di non averlo mai fatto.
- E quando sua madre lo faceva non l'ha mai aiutata, non ha neanche guardato come faceva?
- No, facevo altro. Ero impegnato a studiare.
- Male, molto male. Avesse imparato a fare il letto saprebbe che per mettere bene la piega del lenzuolo, con i bordi ricamati sulla coperta, bisogna mettere il lenzuolo alla rovescia, con la parte ricamata sotto. All'inizio, mentre dispone il lenzuolo è necessario nascondere il ricamo e solo alla fine, ripiegando il lenzuolo sulla coperta, si vedranno i ricami.
- Sta forse dicendo che per fare bene le cose devo farle alla rovescia?
- No. Sto dicendo che è importante imparare a fare il letto, perché finora altri lo hanno fatto per lei e lei non ha mai neanche visto come si fa. Può servire.

lunedì 30 settembre 2019

di naufragi già scritti

Allegramente si annega
nel mare burrascoso,
aggrappati a un relitto di fortuna
dopo un naufragio
avvenuto decenni prima.



venerdì 20 settembre 2019

spine e raffiche di dolcezza


E infine aranci imbandierati e carichi,
spine e raffiche
di dolcezza nei fichi d’India, uomini
traballanti sui carri
vuoti
per caricare il tufo dalle cave,
col cane morto di sonno.

E stagioni dal becco sottile
di cicogna, che si spulciano il petto,
che prendono pietre da terra
e le buttano più in là.

Vittorio Bodini, La luna dei Borboni, 1952

martedì 17 settembre 2019

Sussurri e asfodeli

Tempo fa qualcuno a radio 3 disse che la differenza tra macerie e ruderi è che le prime tacciono mentre i secondi parlano della loro storia. Forse è così ma prima di tacere le macerie sussurrano. Hanno voce fioca, la possono ascoltare orecchie attente a discernere parole tra frinire di cicale e stormire di foglie. Quello che resta della Masseria Itri, una masseria fortificata dei primi anni del '500, a pochi km da Gallipoli, parla ancora ma sono rimaste poche orecchie ad ascoltare la fremente attività contadina tra quelle mura che dovevano resistere agli assalti dei saraceni che venivano dal mare, visibile dalla torre. Oggi ci chiediamo come potessero reggere quelle fortificazioni così fragili e basse. Quelli che un tempo erano muri alti e invalicabili oggi sono bassi e cadenti, fanno tornare alla memoria un passo del Corvaglia che in Finibusterre scrive "Il muro si difendeva così dalle scalate; ma, più che dell'irto delle spine, si giovava della sua stessa debolezza, essendo forte come certi uomini, da cui bisogna star lontani, perché rovinano addosso a chi li tocca."
Gli archi sorretti dal vento sono un miracolo e gli asfodeli, piante sacre ai greci e ai romani, crescono oggi come ieri, custoditi nella loro antica funzione dal mio dialetto che li chiama "cannilore", come le candele accese in gloria dei defunti di ieri e di oggi, di chi in vita non è stato stato né buono né cattivo ma solo uomo o donna in cerca di un posto dove riposare.


lunedì 16 settembre 2019

Dove tutto è segno d'altro

Dove tutto è segno d'altro
Diana Efesina è fico d'India
di mammelle spinose,
retaggio di domani la dolcezza.


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