"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
sabato 27 ottobre 2012
Memoria spietata
O memoria spietata, che hai tu fatto
del mio paese?
Un paese di spettri
dove nulla è mutato fuor che i vivi
che usurpano il posto dei morti.
Qui tutto è fermo, incantato,
nel mio ricordo.
Anche il vento.
Quante volte, o paese mio nativo,
in te venni a cercare
ciò che più m'appartiene e ciò che ho perso.
Quel vento antico, quelle antiche voci,
e gli odori e le stagioni
d'un tempo, ahimè, vissuto.
Vincenzo Cardarelli, 1887-1959.
martedì 23 ottobre 2012
Scienza e Politica
La sentenza del Tribunale dell'Aquila che ha condannato a sei anni sette componenti della Commissione Grandi Rischi sta facendo discutere la comunità scientifica. Non entrerò nel merito della sentenza, non ne conosco i termini e attendo di leggere le motivazioni, tuttavia posso dire che la sentenza, giusta o sbagliata che sia, debba far riflettere in direzioni diverse da quelle che la discussione sta prendendo, possibilmente volando un po' più alto delle solidarietà di rito o delle manifestazioni di soddisfazione perché adesso si avrebbero i "colpevoli".
C'è chi parla di processo alla Scienza, c'è chi esulta per la condanna. Ripeto, non sta a me giudicare la sentenza che peraltro potrebbe essere rovesciata dai successivi gradi di giudizio. Conosco i fatti come qualunque cittadino che legge i giornali e a quei fatti e alle impressioni che mi hanno suscitato mi atterrò, nel tentativo di suggerire qualche spunto di riflessione che non mi pare di aver ravvisato negli articoli che ho letto.
Luciano Maiani, l'attuale presidente della Commissione grandi rischi, si è dimesso perché non ritiene ci siano le condizioni per lavorare serenamente. Giuseppe Zamberletti, afferma che ''Il rischio è che gli scienziati non se la sentano più di esprimere liberamente il risultato delle proprie conoscenze. Che garanzie hanno che gli studi fatti non possano diventare oggetto di una responsabilità penale? Questo non avviene in nessuna parte del mondo...Il problema - ha rimarcato Zamberletti - è riuscire a dare una normativa che, salvo i casi di dolo o di grave negligenza o colpa, tuteli la ricerca. Adesso si è creato il terrore: se gli esperti esprimono un parere e c'è la minaccia di un procedimento penale, si perde serenità nel giudizio. Ci sono restrizioni che possono frenare la libera ricerca''.
Le affermazioni di Zamberletti non possono essere contestate, le dimissioni di Maiani sono condivisibili. In molti ambiti la scienza non può esprimersi in termini di certezza ma solo in termini di probabilità, gli scienziati lo sanno benissimo. Ha ragione Piergiorgio Odifreddi a dire che c'è un atteggiamento schizofrenico di fronte alla scienza quando da un lato si pretende che sia onnisciente e dall'altro la si ritiene ignorante di fronte al pensiero religioso. La contrapposizione tra pensiero scientifico e religioso, si sa, piace molto a Odifreddi ma facevo notare anche nel suo blog che la contrapposizione tra scienza e religione non è un paradigma universale per spiegare tutto quello che accade nell’ambito scientifico di questo paese. Non nego che quello che scrive Odifreddi sia vero ma lo trovo poco adeguato al caso in questione perché seguendo il consiglio di Occam avrei un’ipotesi più semplice sulla quale riflettere, un'ipotesi che tira in ballo un terzo soggetto tra scienza e religione, ovvero la politica. E’ purtroppo vero che quando serve si confonde la scienza con l’onniscienza ma in questo caso abbiamo il dovere di porci una domanda: le conclusioni della famigerata riunione della Commissione grandi rischi sono state formulate in assoluta autonomia e senza subire pressioni di alcun tipo?
La domanda è doverosa considerando il contenuto dell'intercettazioni telefoniche di Bertolaso pubblicate da la Repubblica.it il 18 gennaio 2012, la telefonata avviene il giorno prima della riunione:
"Sono Guido Bertolaso...". La Stati: "Che onore...". Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". La Stati: "Va benissimo...".
Allora il dilemma da sciogliere è questo: il parere della Commissione è stato formulato in assoluta indipendenza dalla volontà di "tranquillizzare la gente" espressa da Bertolaso, magari su suggerimento di qualche suo illustre conoscente poco ferrato in tema di sismologia ma molto ottimista per natura? Se ci sono state pressioni per tranquillizzare la gente è legittimo pensare che il parere sarebbe potuto essere maggiormente improntato al principio di precauzione in assenza di tali pressioni?
Se il parere è stato formulato in assoluta autonomia e indipendenza allora ha ragione chi parla di sentenza aberrante, hanno ragione Maiani, Zamberletti e quanti vedono minacciata la possibilità da parte degli scienziati di esprimersi perché si chiedono loro certezze che non possono dare. Se invece il parere è stato dato, sia pure in buona fede, ma sotto una qualche pressione allora siamo di fronte ad una commistione tra scienza e politica che va sanata facendo nascere da questa sentenza un gigantesco dibattito per chiedere assoluta autonomia e terzietà della scienza rispetto alla politica. Un indizio riguardo alla mancanza di autonomia viene da Enzo Boschi che oggi ammette: "Lo scopo della riunione era quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti, l’ho capito dopo" e alla domanda se pensa di essere stato strumentalizzato Boschi risponde: "Non lo so, devo rifletterci."
Da parte mia resta inspiegabile il vizio logico di scienziati che sostengono l'imprevedibilità di un terremoto per prevedere che non accadrà e siccome sono convinto che questo vizio non sia sfuggito a nessuno dei componenti della Commissione grandi rischi allora sono più propenso a pensare che il parere non sia stato indipendente da volontà di "ordine superiore", esigenze politiche, come si dice in questi casi. Quelle stesse esigenze che fanno riempire la bocca di principio di precauzione ad ogni riunione ma che evitano accuratamente di metterlo in pratica perché altrimenti si crea allarme. Meglio un allarme inutile di un'ecatombe e questo atteggiamento dovrebbero chiederlo a gran voce anche i cittadini anziché starnazzare a vuoto quando si annuncia un cataclisma che poi non avviene. La scienza non è certezza, questo bisogna che lo capiamo bene noi cittadini e che lo capiscano i politici e se questi ultimi non lo capiscono allora è dovere degli scienziati sottrarsi a pareri che non rispettano la natura della loro conoscenza, con obiezione di coscienza, con esposti preventivi alla magistratura, con ogni mezzo disponibile.
Bene, detto questo io credo che se la comunità scientifica non sarà in grado di trarre le necessarie conseguenze da questa sentenza in termini di autonomia dalla politica allora va bene che la scienza si estingua in questo paese perché non vedrei alcuna differenza con la più becera religione, per ritornare alla contrapposizione di cui parla Odifreddi.
C'è chi parla di processo alla Scienza, c'è chi esulta per la condanna. Ripeto, non sta a me giudicare la sentenza che peraltro potrebbe essere rovesciata dai successivi gradi di giudizio. Conosco i fatti come qualunque cittadino che legge i giornali e a quei fatti e alle impressioni che mi hanno suscitato mi atterrò, nel tentativo di suggerire qualche spunto di riflessione che non mi pare di aver ravvisato negli articoli che ho letto.
Luciano Maiani, l'attuale presidente della Commissione grandi rischi, si è dimesso perché non ritiene ci siano le condizioni per lavorare serenamente. Giuseppe Zamberletti, afferma che ''Il rischio è che gli scienziati non se la sentano più di esprimere liberamente il risultato delle proprie conoscenze. Che garanzie hanno che gli studi fatti non possano diventare oggetto di una responsabilità penale? Questo non avviene in nessuna parte del mondo...Il problema - ha rimarcato Zamberletti - è riuscire a dare una normativa che, salvo i casi di dolo o di grave negligenza o colpa, tuteli la ricerca. Adesso si è creato il terrore: se gli esperti esprimono un parere e c'è la minaccia di un procedimento penale, si perde serenità nel giudizio. Ci sono restrizioni che possono frenare la libera ricerca''.
Le affermazioni di Zamberletti non possono essere contestate, le dimissioni di Maiani sono condivisibili. In molti ambiti la scienza non può esprimersi in termini di certezza ma solo in termini di probabilità, gli scienziati lo sanno benissimo. Ha ragione Piergiorgio Odifreddi a dire che c'è un atteggiamento schizofrenico di fronte alla scienza quando da un lato si pretende che sia onnisciente e dall'altro la si ritiene ignorante di fronte al pensiero religioso. La contrapposizione tra pensiero scientifico e religioso, si sa, piace molto a Odifreddi ma facevo notare anche nel suo blog che la contrapposizione tra scienza e religione non è un paradigma universale per spiegare tutto quello che accade nell’ambito scientifico di questo paese. Non nego che quello che scrive Odifreddi sia vero ma lo trovo poco adeguato al caso in questione perché seguendo il consiglio di Occam avrei un’ipotesi più semplice sulla quale riflettere, un'ipotesi che tira in ballo un terzo soggetto tra scienza e religione, ovvero la politica. E’ purtroppo vero che quando serve si confonde la scienza con l’onniscienza ma in questo caso abbiamo il dovere di porci una domanda: le conclusioni della famigerata riunione della Commissione grandi rischi sono state formulate in assoluta autonomia e senza subire pressioni di alcun tipo?
La domanda è doverosa considerando il contenuto dell'intercettazioni telefoniche di Bertolaso pubblicate da la Repubblica.it il 18 gennaio 2012, la telefonata avviene il giorno prima della riunione:
"Sono Guido Bertolaso...". La Stati: "Che onore...". Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". La Stati: "Va benissimo...".
Allora il dilemma da sciogliere è questo: il parere della Commissione è stato formulato in assoluta indipendenza dalla volontà di "tranquillizzare la gente" espressa da Bertolaso, magari su suggerimento di qualche suo illustre conoscente poco ferrato in tema di sismologia ma molto ottimista per natura? Se ci sono state pressioni per tranquillizzare la gente è legittimo pensare che il parere sarebbe potuto essere maggiormente improntato al principio di precauzione in assenza di tali pressioni?
Se il parere è stato formulato in assoluta autonomia e indipendenza allora ha ragione chi parla di sentenza aberrante, hanno ragione Maiani, Zamberletti e quanti vedono minacciata la possibilità da parte degli scienziati di esprimersi perché si chiedono loro certezze che non possono dare. Se invece il parere è stato dato, sia pure in buona fede, ma sotto una qualche pressione allora siamo di fronte ad una commistione tra scienza e politica che va sanata facendo nascere da questa sentenza un gigantesco dibattito per chiedere assoluta autonomia e terzietà della scienza rispetto alla politica. Un indizio riguardo alla mancanza di autonomia viene da Enzo Boschi che oggi ammette: "Lo scopo della riunione era quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti, l’ho capito dopo" e alla domanda se pensa di essere stato strumentalizzato Boschi risponde: "Non lo so, devo rifletterci."
Da parte mia resta inspiegabile il vizio logico di scienziati che sostengono l'imprevedibilità di un terremoto per prevedere che non accadrà e siccome sono convinto che questo vizio non sia sfuggito a nessuno dei componenti della Commissione grandi rischi allora sono più propenso a pensare che il parere non sia stato indipendente da volontà di "ordine superiore", esigenze politiche, come si dice in questi casi. Quelle stesse esigenze che fanno riempire la bocca di principio di precauzione ad ogni riunione ma che evitano accuratamente di metterlo in pratica perché altrimenti si crea allarme. Meglio un allarme inutile di un'ecatombe e questo atteggiamento dovrebbero chiederlo a gran voce anche i cittadini anziché starnazzare a vuoto quando si annuncia un cataclisma che poi non avviene. La scienza non è certezza, questo bisogna che lo capiamo bene noi cittadini e che lo capiscano i politici e se questi ultimi non lo capiscono allora è dovere degli scienziati sottrarsi a pareri che non rispettano la natura della loro conoscenza, con obiezione di coscienza, con esposti preventivi alla magistratura, con ogni mezzo disponibile.
Bene, detto questo io credo che se la comunità scientifica non sarà in grado di trarre le necessarie conseguenze da questa sentenza in termini di autonomia dalla politica allora va bene che la scienza si estingua in questo paese perché non vedrei alcuna differenza con la più becera religione, per ritornare alla contrapposizione di cui parla Odifreddi.
lunedì 22 ottobre 2012
Il fantasma di Tom Joad
Spesso mi sono chiesto a cosa serve un blog. Mi sono dato tante risposte, nessuna che mi abbia soddisfatto davvero, in definitiva un blog è una versione aggiornata di quel bisogno antico di far sentire la propria voce. Lo stesso vecchio furore che preme da sempre e continuerà a premere, maledizione.
Un uomo ad Arezzo vive nella sua auto perché ha perso il lavoro, la casa. Si chiama Gianluca, la crisi gli ha portato via tutto. La sua voce è il blog con il quale ha deciso di raccontare la propria vita. Il fantasma di Tom Joad è il suo blog, leggetelo, leggetelo attentamente. In questo articolo trovate la sua storia. Se pensate di aver bisogno di quello che fa scrivetegli, se conoscete qualcuno che possa aiutarlo in questo senso fate girare la voce, allora forse potremo dire che i nostri blog saranno serviti a qualcosa.
Un uomo ad Arezzo vive nella sua auto perché ha perso il lavoro, la casa. Si chiama Gianluca, la crisi gli ha portato via tutto. La sua voce è il blog con il quale ha deciso di raccontare la propria vita. Il fantasma di Tom Joad è il suo blog, leggetelo, leggetelo attentamente. In questo articolo trovate la sua storia. Se pensate di aver bisogno di quello che fa scrivetegli, se conoscete qualcuno che possa aiutarlo in questo senso fate girare la voce, allora forse potremo dire che i nostri blog saranno serviti a qualcosa.
sabato 20 ottobre 2012
Lei non sa chi sono io!
...e neanche mi interessa.
Mi piacerebbe che tutti i titoli venissero aboliti, proprio tutti. Potrebbe essere l'unico modo perché un imbecille resti un imbecille. Non che i titoli nascondano l'imbecille, anzi a volte lo esaltano. L'imbecille porta a garanzia della propria imbecillità i titoli di cui si fregia, perché quasi sempre l'imbecille ha uno smisurato bisogno di fregiarsi dei propri titoli, come per celare la propria imbecillità. Qui l'imbecille sbaglia perché l'imbecillità è una condizione che precede il titolo, l'imbecillità è sostanza il titolo è accidente, anche se spesso si viene sfiorati dall'idea che alcuni accidenti siano indissolubilmente legati alla sostanza. Mah, va a capire come funzionano certe cose!
Neanche ricordo più perché ho scritto queste considerazioni.
In realtà volevo solo riportare questa notizia che non ha alcuna relazione con quanto ho scritto: "Durante un incontro sull'allarme rifiuti tossici, il sacerdote anticamorra (e antidiscarica) don Maurizio Patriciello si rivolge a Carmela Pagano, prefetto di Caserta, chiamandola "signora". Scatenando l'ira del prefetto di Napoli Andrea De Martino" (Repubblica.it)
Per vedere come il parroco abbia "mancato di rispetto alle istituzioni" guardate il video contenuto in questo articolo.
A mio avviso il rispetto delle istituzioni comincia dal rispetto dei cittadini, se poi i soggetti che ricoprono incarichi istituzionali evitassero di fare figure penose le istituzioni ne guadagnerebbero in rispetto oltre modo.
Mi piacerebbe che tutti i titoli venissero aboliti, proprio tutti. Potrebbe essere l'unico modo perché un imbecille resti un imbecille. Non che i titoli nascondano l'imbecille, anzi a volte lo esaltano. L'imbecille porta a garanzia della propria imbecillità i titoli di cui si fregia, perché quasi sempre l'imbecille ha uno smisurato bisogno di fregiarsi dei propri titoli, come per celare la propria imbecillità. Qui l'imbecille sbaglia perché l'imbecillità è una condizione che precede il titolo, l'imbecillità è sostanza il titolo è accidente, anche se spesso si viene sfiorati dall'idea che alcuni accidenti siano indissolubilmente legati alla sostanza. Mah, va a capire come funzionano certe cose!
Neanche ricordo più perché ho scritto queste considerazioni.
In realtà volevo solo riportare questa notizia che non ha alcuna relazione con quanto ho scritto: "Durante un incontro sull'allarme rifiuti tossici, il sacerdote anticamorra (e antidiscarica) don Maurizio Patriciello si rivolge a Carmela Pagano, prefetto di Caserta, chiamandola "signora". Scatenando l'ira del prefetto di Napoli Andrea De Martino" (Repubblica.it)
Per vedere come il parroco abbia "mancato di rispetto alle istituzioni" guardate il video contenuto in questo articolo.
A mio avviso il rispetto delle istituzioni comincia dal rispetto dei cittadini, se poi i soggetti che ricoprono incarichi istituzionali evitassero di fare figure penose le istituzioni ne guadagnerebbero in rispetto oltre modo.
giovedì 18 ottobre 2012
Adorazione
Curva nera di tempo
genuflessa intorno al Dio dell'olio
nell'ora dell'adorazione.
Donne rotonde come il mondo
raccolgono olive
per la luce dei morti
e il pane dei vivi.
Non molto tempo fa, la foto è del 72 se ricordo bene, la raccolta delle olive era opera delle donne, gli uomini erano tra i rami, pettinavano con i rastrelli i ramoscelli per far cadere le olive che non erano andate giù da sole. Intorno all'albero si realizzava un'ara circolare e partendo dall'esterno le donne raccoglievano con le mani le olive, le fitte e le cijare (le fitte sono quelle più dense sotto l'albero, le cijare sono quelle più sparse). Non c'erano le reti, quelle sono venute dopo, le "reti poste intorno dai contadini a sposare se stessi a loro", immagine meravigliosa di Fabrizio, la raccolta avveniva ancora a mano e in molti posti del mio Salento continua ad essere così. Poi è venuto il tradimento, la raccolta non è più uno sposalizio con l'albero, ancor meno un'adorazione. Si stendono le reti, una macchina fa tremare gli alberi, li scuote, le olive cadono, si avvolgono le reti. Fine.
Fimmine fimmine ca sciati alle ulie
cujiti e fitte e puru le cijare
E' la strofa di una variante della canzone che ho messo in questo post.
Un uomo del Sud
come immagina Dio
se non come storto olivo
e perenne rovina?
Vittorio Bodini, Inediti 1949-1960. In Tutte le poesie a cura di Oreste Macrì. Ed. Besa, 2010.
Oggi in Salento si potrebbe consumare l'ennesimo scempio, la domanda che si poneva Bodini non ha più l'attesa risposta. Nel cuore del basso Salento, in Puglia, tra i comuni di Maglie e Otranto si vuole costruire un'autostrada. Quei comuni sono già serviti da una strada statale ampia e scorrevole a due corsie. Costruire l'autostrada significa passare sopra secoli di storia, sradicare migliaia di ulivi secolari, molti sono millenari.
Cosa io pensi della democrazia del click è cosa nota tra chi legge questo blog ma ad ogni modo gli strumenti vanno usati. In rete c'è una petizione promossa su Avaaz.org che chiede:
«Al Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio al Consiglio dei Ministri e a tutto il Parlamento.
Col presente appello-petizione si vuole chiedere di fermare la folle e insavia costruzione della mega autostrada a 4 corsie nel cuore del basso Salento fra i comuni pugliesi di Maglie e Otranto. Oltre 8000 ulivi ed essenze di pregio da estirpare sono la misura arborea di un'ecatombe intollerabile che prevede un simile martirio di territorio e la dissipazione e scempio di preziosissime e innumerevoli testimonianze della civiltà greco-romana e cristiana e del lavoro millenario della nostra civiltà contadina. Le nostre firme chiedono l'intervento per salvare, ora, l'entroterra otrantino e quindi con una moratoria di tutti, tanti, i previsti progetti di iper-ampliamento autostradale, di strade esistenti e fermare la costruzione di altre strade fortemente impattanti e certamente ridondanti per l'intera Puglia salentina e salvare il suo unico e meraviglioso mosaico paesaggistico storico naturale impregnato di cultura e mitologia.»
Vi prego firmate la petizione.
Chi non è salentino può chiedere con questa petizione di salvare quegli alberi, chi è salentino, se ancora ricorda qualcuno inginocchiato sotto quegli alberi, allora dovrà fare di tutto per impedire la costruzione di una autostrada inutile e dannosa.
| Raccoglitrici di olive, Agro di Melendugno, 1973. Photo Sacchetto Luigi - AFIAP Didascalia aggiunta il 31-12-2012. |
Curva nera di tempo
genuflessa intorno al Dio dell'olio
nell'ora dell'adorazione.
Donne rotonde come il mondo
raccolgono olive
per la luce dei morti
e il pane dei vivi.
Non molto tempo fa, la foto è del 72 se ricordo bene, la raccolta delle olive era opera delle donne, gli uomini erano tra i rami, pettinavano con i rastrelli i ramoscelli per far cadere le olive che non erano andate giù da sole. Intorno all'albero si realizzava un'ara circolare e partendo dall'esterno le donne raccoglievano con le mani le olive, le fitte e le cijare (le fitte sono quelle più dense sotto l'albero, le cijare sono quelle più sparse). Non c'erano le reti, quelle sono venute dopo, le "reti poste intorno dai contadini a sposare se stessi a loro", immagine meravigliosa di Fabrizio, la raccolta avveniva ancora a mano e in molti posti del mio Salento continua ad essere così. Poi è venuto il tradimento, la raccolta non è più uno sposalizio con l'albero, ancor meno un'adorazione. Si stendono le reti, una macchina fa tremare gli alberi, li scuote, le olive cadono, si avvolgono le reti. Fine.
Fimmine fimmine ca sciati alle ulie
cujiti e fitte e puru le cijare
E' la strofa di una variante della canzone che ho messo in questo post.
Un uomo del Sud
come immagina Dio
se non come storto olivo
e perenne rovina?
Vittorio Bodini, Inediti 1949-1960. In Tutte le poesie a cura di Oreste Macrì. Ed. Besa, 2010.
Oggi in Salento si potrebbe consumare l'ennesimo scempio, la domanda che si poneva Bodini non ha più l'attesa risposta. Nel cuore del basso Salento, in Puglia, tra i comuni di Maglie e Otranto si vuole costruire un'autostrada. Quei comuni sono già serviti da una strada statale ampia e scorrevole a due corsie. Costruire l'autostrada significa passare sopra secoli di storia, sradicare migliaia di ulivi secolari, molti sono millenari.
Cosa io pensi della democrazia del click è cosa nota tra chi legge questo blog ma ad ogni modo gli strumenti vanno usati. In rete c'è una petizione promossa su Avaaz.org che chiede:
«Al Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio al Consiglio dei Ministri e a tutto il Parlamento.
Col presente appello-petizione si vuole chiedere di fermare la folle e insavia costruzione della mega autostrada a 4 corsie nel cuore del basso Salento fra i comuni pugliesi di Maglie e Otranto. Oltre 8000 ulivi ed essenze di pregio da estirpare sono la misura arborea di un'ecatombe intollerabile che prevede un simile martirio di territorio e la dissipazione e scempio di preziosissime e innumerevoli testimonianze della civiltà greco-romana e cristiana e del lavoro millenario della nostra civiltà contadina. Le nostre firme chiedono l'intervento per salvare, ora, l'entroterra otrantino e quindi con una moratoria di tutti, tanti, i previsti progetti di iper-ampliamento autostradale, di strade esistenti e fermare la costruzione di altre strade fortemente impattanti e certamente ridondanti per l'intera Puglia salentina e salvare il suo unico e meraviglioso mosaico paesaggistico storico naturale impregnato di cultura e mitologia.»
Vi prego firmate la petizione.
Chi non è salentino può chiedere con questa petizione di salvare quegli alberi, chi è salentino, se ancora ricorda qualcuno inginocchiato sotto quegli alberi, allora dovrà fare di tutto per impedire la costruzione di una autostrada inutile e dannosa.
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