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giovedì 28 maggio 2009

Nuove tecnologie, vecchia maleducazione

Puoi avere tutta la nuova tecnologia della comunicazione che vuoi ma i tuoi contenuti comunicativi quali progressi hanno fatto? Di che pasta sono fatti? La stessa di millenni fa! Hai un nuovo cellulare, ops! un blackberry ma non sarà lui a farti essere una persona migliore.

PS giugno 2014 - Qui c'era un video della deputata Ravetto che durante la trasmissione Ballarò viene esortata da Floris a non inviare sms con il suo cellulare perché crea problemi alle telecamereche e lei risponde "Non è un cellulare, è un blackberry". Il video è stato cancellato da youtube per ragioni di copyright, dicono.

Un celebre slogan pubblicitario ti affascina dicendoti che è tutto intorno a te. Se è così, tu sei al centro dell’attenzione e questo soddisfa il tuo narcisismo, ma ogni centro è, per definizione, immoto e stabilisce relazioni asimmetriche con ciò che lo circonda. Il sole è al centro del suo sistema gravitazionale per via della sua maggiore massa rispetto ai pianeti che gli girano intorno, il problema è se tu sei davvero assimilabile alle stelle!

mercoledì 27 maggio 2009

Quanti regni ci ignorano!


Le nostre percezioni ci informano delle variazioni dell’ambiente che ci circonda. Le viviamo come un riflesso della realtà esterna e le consideriamo dotate di proprietà di integrità e totalità che di fatto non hanno. In presenza di un caminetto dove arde la legna sentiamo caldo, viviamo un esperienza unica, la sentiamo intera, ma i tre canali di informazione (visivo del caminetto, uditivo del crepitio della legna e tattile del caldo) viaggiano su vie sensoriali differenti e senza una opportuna integrazione del nostro sistema cognitivo non saremmo in grado di considerare i tre eventi associati tra loro come un evento unico. In ogni caso non siamo naturalmente dotati della visione infrarossa che ci farà ignorare un rilevante aspetto di quel contesto, non ascolteremo gli infrasuoni emessi durante la combustione della legna né sentiremo la variazione di pressione che l’aria rarefatta dal calore esercita sul nostro corpo. Eppure ci sono organismi che hanno quelle percezioni, vivono di quelle percezioni che noi ignoriamo nella nostra vita quotidiana, e che possiamo conoscere solo con l’ausilio di una idonea strumentazione.

giovedì 21 maggio 2009

Sacro e profano

Con settimane di anticipo, a volte qualche mese, si cominciano a cercare i fiori giusti, quelli con il colore più adatto allo scopo. Essenze che crescono naturalmente e essenze coltivate. Se ne raccolgono decine di varietà, dai colori più diversi. E' stata considerata ogni più sottile sfumatura di rosso, giallo, verde, arancione e tutti i colori che si possono immaginare. Tutto viene dalla terra che dona naturalmente quella profusione di colori o che pazientemente è stata preparata perché quei fiori crescessero con i colori più vividi. Decine di serre sono state dedicate a far crescere una quantità enorme di fiori.

I fiori vengono selezionati e conservati con cura perché siano pronti quando sarà il momento, perché non perdano la loro morbidezza e il loro colore non si affievolisca. Ormai manca poco perché la grande raccolta è fatta in prossimità del momento atteso.

Ogni singolo balcone è adornato con piante e fiori in una gara di bellezza che impreziosisce ancor più questo piccolo borgo medioevale. Quando mancano due o tre giorni i petali dei fiori che sono stati raccolti vengono selezionati e separati con gesti lenti. E' venerdì sera e nelle cantine, per strada, nei viottoli e in ogni casa è un brulicare di attività di mani sapienti. Tutto il paese partecipa al rito della preparazione di un evento straordinario. Per le stradine strette tra le mura medioevali giovani e anziani sono all'opera, alcuni bambini guardano, molti danno una mano sotto l'occhio vigile di chi è più esperto. Con le forbici le diverse foglie e i petali dei fiori vengono tagliati in piccolissimi frammenti, ogni tonalità di colore sarà separata in cassette numerate che verranno conservate al fresco.

Lungo la strada principale del paese, leggermente in salita verso le mura del castello locale, gli uomini cominciano a preparare il lastricato, lo puliscono, lo lavano, prendono le misure. Lungo il percorso di un paio di chilometri montano i tendoni che copriranno la strada da un lato all'altro. La notte di sabato può essere ventosa e nessuno assicura che non pioverà per cui bisogna proteggere la strada da questo rischio. I tendoni sono montati, vengono installate le illuminazioni che faranno luce durante la notte.

E' sabato pomeriggio, per strada, sotto i tendoni l'attività si fa frenetica, dopo aver bagnato il pavimento si stendono le tele di carta disegnate. Ogni area nel disegno è numerata, sono decine di tele che coprono tutto il tragitto della strada principale, alcune sono gigantesche, superano i dieci metri di lunghezza per cinque metri di larghezza. I temi sono religiosi, ai tratti geometrici di alcune fa da contrappunto la morbidezza del disegno di altre. Si vedono le immagini dei pittori rinascimentali, qui il Pinturicchio è di casa e i suoi temi si incontrano facilmente nelle tele e in qualche caso ci sono delle riproduzioni dei suoi dipinti.

Quando il sole è ormai prossimo al tramonto e l'aria diventa fresca vengono portate sotto ogni tendone centinaia di scatole numerate, contengono i petali e le foglie tagliuzzate la sera prima. Decine di persone sotto ciascun tendone riempiranno le aree numerate della tela con il colore corrispondente. E' un lavoro certosino, rigorosamente manuale, alcuni lavorano con le pinzette. Si procede di centimetro in centimetro con la lentezza più solenne, eppure su quei disegni qualcuno litiga per il colore giusto, qualche bestemmia scappa ma quando le mani si posano su quelle tele per disporre i petali tutto rallenta. Gesti lenti seguono i contorni delle figure, le foglie e i petali dei fiori sono diventati in molti casi una polvere che viene distribuita come il sale, con lo stesso movimento attento a non metterne troppo dove non serve o troppo poco dove deve esserci. Il lavoro durerà per tutta la notte sotto la luce artificiale che è stata montata nei tendoni, e dovrà essere terminato per la mattina presto. Sembra incredibile che si possa riuscire a portare a termine questo lavoro titanico eppure la gente che ci lavora sa che dovrà farcela prima che la mattina una commissione di giudici cominci il giro per valutare la qualità delle opere e assegni i premi alle varie squadre. Sì, perché sotto ogni tendone si fa un lavoro di squadra e in tutto il paese ci sono decine di squadre, ognuna con la sua opera originale preparata con molto anticipo e segretamente custodita fino a quella sera. Il premio è ambito, ognuno spera di vincerlo, ma la sua importanza non è nel valore economico, è poco più che una cifra simbolica e non ripagherebbe nemmeno un terzo dei fiori usati da ciascuna squadra.

La mattina presto all'alba qualche opera è già completa, per altre continua la febbrile corsa per terminare il lavoro. Si cominciano a smontare i tendoni, restano le pesanti impalcature che dovranno essere rimosse da decine di uomini. Le impalcature dovranno essere sollevate perché non tocchino le opere che hanno protetto fino a quel momento, durante la rimozione lo sforzo è enorme e la delicatezza che l'operazione richiede porta i nervi alle stelle, qualche santo viene chiamato in terra e la cosa suona particolarmente blasfema in questa domenica del Corpus Domini ma la gente tutta intorno capisce benissimo la tensione e non si notano sguardi di rimprovero verso chi si è fatto scappare una bestemmia. Una volta tolte tutte le impalcature si scopre il miracolo che si è compiuto durante la notte fino agli ultimi minuti di questa mattina. Sulla strada principale del paese, lungo un percorso di due chilometri si stende un tappeto di opere ricamate con i frammenti di petali e di foglie. Opere meravigliose, l'occhio viene trascinato in un turbine vertiginoso di tratti di raffinatissima complessità. Nulla è concesso alla banalità, c'è la ricerca del tratto più elegante, la resa del chiaro-scuro più delicato, i rilievi delle figure che sembrano emergere dalla superficie. Ogni squadra ha il suo tratto di originalità e anche le squadre più giovani non lasciano nulla al caso. La commissione passerà in fretta, guarderanno le opere, faranno decine di foto, annoteranno le loro valutazioni, ma la commissione deve sbrigarsi, perché queste opere attendevano loro ma non è per loro che sono state fatte. Tra qualche minuto uscirà dalla chiesa la processione in onore del Corpus Domini.

La processione ha il vescovo in testa e la gente al suo seguito. La processione passerà per la via principale e camminerà lentamente su quel tappeto di opere meravigliose distruggendolo completamente, ogni traccia di quei preziosi disegni verrà cancellata al passaggio della processione.

Dopo la fatica per realizzarle quelle opere sono state lì sulla strada, una volta completate, per non più di un'ora o due. E se non ci si alza presto la mattina, molto presto, di tutta quella meraviglia si rischia di vedere solo un lunghissimo tappeto di petali tritati sparsi sulla strada principale del paese, un mucchio di polvere colorata informe e senza alcun significato.

***

Tutto questo accade ogni anno a Spello, un bellissimo paesino medioevale dell'Umbria, in occasione del Corpus Domini. Io e Vito ci siamo stati l'anno scorso, non sapevamo nulla dell'infiorata di Spello. Volevamo vedere la Cappella Baglioni del Pinturicchio ma abbiamo avuto la fortuna di assistere anche a questo evento meraviglioso. E' stata una vera fortuna trovare posto in agriturismo perché in quest'occasione il paese si riempie di gente che viene da tutte le parti d'Italia e che prenota con qualche anticipo un posto per dormire.


La distruzione di quelle opere così belle può lasciare sconcertati eppure si tratta di un rito magnifico dove la distruzione dell'opera è parte integrante e significativa della cerimonia stessa, senza quella distruzione mancherebbe l'atto sacrificale (che rende sacro, che assegna al sacro). Quello che avviene a Spello è un vero e proprio potlatch, dove la ricerca del prestigio e del riconoscimento collettivo si intreccia ineluttabilmente con la distruzione dell'opera realizzata. Ed è proprio quella distruzione che consegna l'opera al sacro.


Io non leggo questo evento in termini religiosi come molti elementi potrebbero far pensare, la festa del Corpus Domini, la processione, i temi religiosi delle opere. Ci sono troppi elementi che non si adeguano a una simile lettura, sebbene non la escludano, la ricerca del prestigio per il proprio gruppo, la serrata competizione tra le squadre e non ultimo qualche accorata bestemmia. L'esigenza di partecipazione a un avvenimento collettivo, il bisogno di sacrificare quelle opere, quella corale affermazione della propria esistenza che si leva nella creazione delle opere e che continua e si conclude nella loro distruzione si prestano a altre letture che potrebbero precedere quella esclusivamente religiosa che a questo punto ne deriverebbe. Sono convinto che il significato di questo evento vada ricercato altrove, forse lì troveremmo anche la fonte del sentimento religioso.
Se la lettura di questa manifestazione fosse solo di ordine religioso, che si consuma nel rapporto Uomo-Dio, diventerebbe più difficile capire il bisogno di riconoscimento collettivo tra uomo e uomo che si manifesta nella gara e che precede e condiziona il sacrificio al divino. Bisogno che non è marginale ma costitutivo dell'infiorata di Spello.

Le opere sono sacrificate al divino ma prima ancora il sacrificio si consuma tra le persone che partecipano a quell'esperienza, nell'inderogabile esigenza di affermare la loro esistenza, nella cura per ogni minimo dettaglio e nella resa di fronte a un'opera che non può durare ma che mentre si realizza fornisce l'indubitabile certezza della propria e dell'altrui esistenza. Il valore non è nelle opere realizzate ma nella partecipazione alla loro realizzazione.
Umberto Eco, nel Pendolo di Foucault, scrive «C'era un tale, forse Rubinstein, che quando gli avevano chiesto se credeva in Dio aveva risposto: "Oh no, io credo... in qualcosa di molto più grande..." Ma c'era un altro (forse Chesterton?) che aveva detto: da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano più a nulla, credono a tutto.»

Ad ogni modo leggetela come vi pare ma vi consiglio caldamente di vivere questo evento a Spello. La prossima infiorata sarà il 13 e 14 giugno. Potete dargli il significato che volete ma sarà sicuramente un'esperienza indimenticabile.

mercoledì 20 maggio 2009

La forza mite

Centinaia di uomini armati, stretti nelle loro divise militari, addestrati ad ogni pericolo, pronti ad affrontare ogni circostanza, temono questa donna. Una donna così esile. Lei sa che non potrebbe fare male ad un fiore, eppure quegli uomini la temono.

Lei li guarda, come in un quadro di Vermeer. Vede quegli uomini che hanno bisogno di saperla prigioniera
per sentirsi al sicuro nelle loro divise, con le loro armi, sicuri della loro preparazione militare.
Vede centinaia di uomini prigionieri della paura. Sa che è stata lei ad imprigionarli, senza privarli per un solo giorno della convinzione di essere liberi. Una donna senza armi, senza divisa, senza alcuna preparazione militare.

***
Aung San Suu Kyi è prigioniera di carcerieri che temono la sua forza. Una forza mite, che non ha bisogno della sopraffazione per manifestarsi. Quegli uomini saranno sempre più deboli di lei. Lei lo sa, loro no.
Attende pazientemente che lo capiscano. Attende pazientemente che tutti noi lo capiamo.


PS 30-08-2018 - La storia trabocca di sorprese, quando pensi di averla afferrata ti sfugge di mano, come una biscia. Questo post è superato, annullato, schiacchiato, travolto dalla storia recente di Aung San Suu Kyi e dal suo ruolo passivo e spesso di giustificazione dell'esercito birmano nella persecuzione dei Rohingya. Difficile il ruolo di potere, difficile capire se questa donna sta evitando il peggio, difficile continuare a sostenere oggi quanto sostenuto nel post qualche anno fa.

lunedì 18 maggio 2009

Il regno di Cupido e di Dioniso

«Per Martin è un giorno come tutti gli altri. Come al solito si è alzato prima di sua moglie, si è messo davanti allo specchio e si è fatto la barba. Lo ha fatto accuratamente, senza trascurare la minima parte del viso. Poi, come ogni mattina, ha mangiato le sue uova, senza lasciarne neanche una briciola. E ha guardato il notiziario alla televisione. Il mondo per Martin è semplice, come può esserlo per ciascuno di noi. Ma quando sua moglie alza gli occhi verso di lui vede tutt'altra cosa: vede un uomo che ha la metà destra del viso perfettamente rasata, mentre l'altra metà è ispida, trascurata. E Martin ha mangiato solo le uova che si trovavano nella parte destra del piatto, mentre quelle a sinistra sono rimaste intatte.» Dal sito di Le Scienze.
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