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domenica 11 marzo 2018

Note sparse e fuori tempo

Sono grato alla mia inquietudine adolescenziale perché alimenta ancora oggi la mia curiosità, la mia costante attenzione alle domande più che alle risposte. Non che queste ultime non mi interessino, anzi, ma diciamo che alle domande riconosco uno statuto morale superiore perché nascono sempre dai bisogni. Il problema nasce quando con la soddisfazione dei bisogni, attraverso le risposte, ci allontaniamo dallo stato di bisogno. La rimozione dello stato di bisogno fa di noi delle brutte persone perché perdiamo ogni empatia con chi ancora ha bisogno, e in qualche modo rinneghiamo noi stessi. Questo è accaduto alla classe media, ci siamo allontanati dallo stato di bisogno, lo abbiamo dimenticato in fretta, avevamo fretta di dimenticare padri, madri, nonni, gli stessi padri, madri e nonni hanno rimosso il loro passato ma loro ne avevano diritto, noi no, noi siamo della generazione che non ha alcun diritto di rimuovere un bel niente del passato, anzi abbiamo il sacrosanto dovere di averlo ben presente. Non ho una gran considerazione della classe media, vedo troppi parvenu, troppi satrapi che avrebbero conquistato finalmente un ruolo di supremazia e che ambiscono solo a esercitarlo, magari ammantandosi di apparente benevolenza.

Nel mio Salento abbiamo una figura proverbiale che ha la forza del precetto morale ed è quella del maiale sazio, u porcu bbinchiatu. Il maiale sazio è il protagonista del proverbio u porcu bbinchiatu ota a pila sutta susu. Il maiale sazio rivolta il truogolo. Il maiale, una volta satollo, non riconosce più il valore del cibo e lo schiaccia, travolge la pila che lo contiene. E' accaduto questo alla classe media, prima motore di emancipazione, come ogni ceto borghese, successivamente si è allontanata dal proprio stato di bisogno, lo ha rimosso, e, oltre a perdere contatto con le proprie origini, ha perso contatto con chi continua ad avere bisogno. Il ceto borghese, una volta diventato classe media costituisce un freno alle richieste di emancipazione sociale. Da volano di sviluppo la borghesia si è convertita in un cuscinetto per disinnescare i conflitti tra classe alta e classe bassa. La classe media è modello concettuale e categoria morale. Il rinnovo della tessera di appartenenza al club della classe media è assicurato dal moderatismo che garantisce la posizione acquisita e l'arresto di ogni via di fuga dal valore medio, termine di normalità.

Il cuscinetto assicurato dalla classe media non è garanzia duratura di assenza di conflitti sociali. C'è un livello di disuguaglianza oltre il quale gli equilibri sociali non reggono più. Il collante sociale è sempre una qualche forma di equità. Le disuguaglianze sociali sono di diversa natura. La disuguaglianza economica è solo quella più facilmente misurabile e su questo fronte c'è un crescente divario tra ricchi e poveri, sia in termini di redditi che in termini di ricchezza. Il livello di disuguaglianza è cresciuto negli anni della crisi economica e questo è un fattore di ulteriore aumento del senso di ingiustizia. Cominciamo ad assistere allo scricchiolamento del sistema? Forse ma con connotati meno che rassicuranti. La classe emergente non sfugge al paradigma del consumo, il movente non è l'emancipazione politica e sociale bensì la smania di partecipare al banchetto del consumo. E' stato così anche in passato? Ci sono motivi per dubitarne. C'è un modo per verificarlo: valutare il peso delle richieste di natura economica nelle rivendicazioni sociali. Le politiche redistributive e le richieste economiche avevano un ruolo significativo ma erano parallele alle rivendicazioni di partecipazione, democrazia, riconoscimento sociale. La redistribuzione era politica multidimensionale, aveva connotati economici ma anche urbanistici e estetici. Le politiche redistributive non si traducevano esclusivamente in termini reddituali ma principalmente in termini di servizi.

Oggi la rivendicazione di maggior peso sociale per ridurre le diseguaglianze è il reddito di cittadinanza. Questa misura si muove nel contesto delle politiche di stampo neoliberista che obbediscono al criterio di dare all'individuo quanto si ritiene indispensabile perché poi possa provvedere ai suoi bisogni. Nessuna sorpresa che questa misura trovi consenso e diffusione nell'Europa egemonizzata dalla monocultura liberista. In un contesto di smantellamento dello stato sociale, di privatizzazione dei servizi, il reddito di cittadinanza è una versione più generosa dei bonus per la spesa. E' una forma di redistribuzione della ricchezza priva della funzione pedagogica delle politiche redistributive che puntano all'inclusione universale ai "servizi di cittadinanza".

Nell'epoca della post storia condizione di esistenza è la perpetuazione della funzionalità tecnica utile ad assicurare continui innalzamenti degli obiettivi di produzione e consumo. Fini e mezzi perdono i confini, il fine diventa mezzo e viceversa, purché si mantenga il moto perpetuo nella maniera più efficiente possibile. Nel corso di queste trasformazioni la classe media svanisce, si disperde, smette di essere una categoria politica e sociale. Nemesi della storia, nella post storia anche la classe media ha esaurito la sua spinta propulsiva per il progresso. La vecchia classe media non esiste più, lo stesso concetto di classe media non esiste più. Sarà sostituito da un nuovo concetto di classe media, utile a descrivere la nuova classe media che sostituisce la vecchia.

2 commenti:

  1. io credo che le classi esistano ancora, inutile che continuino a direi che non ci sono più, hanno solo cambiato nome ma le differenze ci sono, più o meno marcate a seconda delle zone. A Genova ad esempio ci sono quartieri di ricchi, quelli dove si trova un po' di tutto e quelli popolari e via di seguito.
    Se vogliamo poi parlare dell'accesso all'istruzione direi che siamo ancora molto indietro
    un saluto

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  2. Marco Revelli ha scritto un libro dal significativo titolo: "La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi". C'è sempre bisogno di adeguare al mondo le categorie che usiamo per capire il mondo e non viceversa ma da un po' di tempo siamo stati presi dalla frenesia del post e siamo diventati post categoriali, con il risultato che non sappiamo più come capire il mondo che intanto va avanti con il pilota automatico, come ebbe a dire qualche anno fa un illustre economista! Un saluto a te.

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