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martedì 4 luglio 2017

Note(7)

Desideriamo il bene comune come desideriamo una casa, un’automobile o un libro? Nel '700 John Locke riconobbe, con una certa riprovazione, che il piacere individuale è il principio guida del comportamento umano. Nello stesso secolo Adam Smith istituì su questo principio le regole dell’economia così come oggi siamo convinti di conoscerla.
Le successive letture di Locke e Smith, allegre quanto quella che dell’asceta Epicuro ne fa un laido sensista dedito ai piaceri più sconci, sono la regola per un'umanità non avvezza alla complessità dell’esistenza e sempre bramosa di qualcosa a patto che non sia troppo impegnativo ottenere.
Anni fa una campagna pubblicitaria di carburanti poneva l’inquietante domanda se conosciamo le potenzialità del nostro motore, sottintendendo ovviamente di avere il segreto per ottenere le massime prestazioni da quel gioiello della tecnica che con duro lavoro e tanti sacrifici abbiamo acquistato. Quella domanda, inquietante al punto giusto, potrà essere sicuramente soddisfatta mentre altre domande, più inquietanti perché prive di risposta, seguono la strada della rimozione e della banalizzazione.
Di fronte all'assoluta certezza del poco tempo impiegato per raggiungere i 100 all’ora gli insipidi richiami alle antiche virtù non sono che un basso continuo camuffato da contrappunto, richiami stanchi di quel “nano piccolo e brutto” che Walter Benjamin riconosceva già nella teologia dei suoi tempi. Chissà come vedrebbe quel nano oggi! Di fronte al vuoto di domanda sulle potenzialità umane si alzano le starnazzanti risposte delle new age di ogni epoca, consolidate o nascenti, che fioriscono sulle macerie umane, creando mondi e visioni che siano facili surrogati di ciò che ci molesta con la sua imbarazzante evidenza e la sua sconsolante complessità. Di fronte alla titanica impresa si fa quel che si può, in occidente la tradizione religiosa a fronte dell’incapacità a trattare temi etici si gingilla da secoli con raffinati sofismi dottrinali mentre la sua controparte secolare dimentica della politica si intrattiene nelle transazioni economiche, avatar del mercato.
La domanda inevasa è se il bene comune è nell’elenco dei nostri desiderata o non fa parte dei nostri bisogni perché troppo complicato da teorizzare, formalizzare, figuriamoci da praticare. E allora consoliamoci con facili comandamenti, con un buon carburante e del raffinatissimo olio lubrificante che farà rombare il nostro motore evitando di farci ascoltare quel fastidioso ronzio dell’anima che nonostante tutto ci portiamo dietro senza neanche chiedergli il pedaggio.

2 commenti:

  1. nei posti di lavoro ad esempio il NOI è stato sostituti dall'IO da parecchio tempo, questo non riusciamo a capire purtroppo

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    1. Mi hai fatto tornare in mente questo bell'articolo dedicato a Enrico Berlinguer e al suo linguaggio.

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