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domenica 28 aprile 2013

Senza titolo

Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinse nel 1898 la fiumana, una tela enorme che restò incompiuta. In quella tela stava sviluppando il tema che poi trovò piena realizzazione tre anni dopo nel Quarto Stato, una tela ancora più grande della prima. Nella fiumana le figure, di dimensioni reali quelle in primo piano, non sono ancora delineate e i contorni restano indefiniti.


Nel Quarto Stato la folla che avanza ha tratti netti, ogni figura ha un suo peso, una sua consistenza. Nella fiumana alcune figure sono appena accennate, alcune sono ombre trasparenti.


E' sconcertante come, a poco più di un secolo di distanza, sembri che il Quarto Stato anziché succedere alla fiumana sia il quadro che la precede. Le figure dapprima definite perdono consistenza, sbiadiscono e alla fine non resterà di loro più alcuna traccia.


12 commenti:

  1. Verissimo!!!...e bravissimo per la giusta correlazione!!...buona domenica!!

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  2. Bell'accostamento.
    Mi auguro che sparisca del tutto.
    Cristiana

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  3. Io mi sento fra la folla che sbiadisce per inconsistenza rispetto al potere. Resta l'emanazione di un dolore che sale.
    Accostamento acuto. Rende lo stato della situazione attuale.

    Un abbraccio

    Nou

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  4. Quanto mi piace il Quarto Stato! Quando uscì il film Novecento lo vidi a volte con rabbia ed altre
    commuovendomi.
    Nella mia stanza ho, appeso su mezza parete, un grande post di quella tela che mio figlio mi lasciò quando si sposò trent'anni fa.
    Spesso me lo guardo.
    Un saluto,
    aldo.

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  5. mi sento una di quelle figure sbiadite ... spero tanto in quella donna con il bambino in braccio

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  6. Io non mi sento affatto sbiadire mio malgrado, no no. Anzi, è una mia precisa volontà dissolvermi. Non voglio avere niente a che fare con i miei connazionali: non mi sento parte di una comunità, non sento più alcun sentimento di appartenenza. E' una sensazione che mi accompagna ormai da anni, ma che si è fatta fortissima negli ultimi tempi, credo stavolta ormai senza ritorno. Acutissima osservazione, Antonio, sintesi folgorante, grande post.

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  7. Sono ripassato per comunicarti che ho inserito il link del tuo blog nella Passeggiata tra i blog suggeriti da arpa eolica. http://arpaeolica.blogspot.it/ Buon primo maggio

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    1. Grazie Francesco, è un pensiero gradito il tuo. Buon primo maggio anche a te e agli altri viandanti della rete che si sono fermati qui.

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  8. Che neanche un critico d'arte avrebbe fatto queste osservazioni. Ci hai preso in pieno.

    Ah, ho visto per la prima volta il Quarto Stato al Museo del Novecento qui a Milano.

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    1. Alberto, pochi passi da lì e alla pinacoteca di Brera c'è la fiumana. A presto.

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  9. Non mi stupisce, invece, io ci vedo il precariato, l'intercambiabilità, il personal consumer occidentale schedato, prevedibile, insoddisfatto, vagamente depresso o dalla personalità indefinita, che si definisce attraverso ciò che possiede. Condivido la tua solidarietà alla Kyenge, si sarà già resa conto in che Paese del cavolo è diventata ministro già fin da subito, quando l'annunciatore del Quirinale chiedeva come si pronunciasse il suo nome, pensa a quale professionalità possediamo, pensa che un tizio simile guadagnerà di più di tanti che lavorano seriamente e si impegnano in ciò che fanno.
    E poi, Luca Zaia, il razzismo in giacca e cravatta, forse peggiore di quello di Borghezio, che almeno lo valuti subito per ciò che è.
    Ciao

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    1. Garbo, è vero che le masse popolari hanno cambiato forma e natura ma quello che oggi le distingue è il fatto di non riconoscersi più tra di loro, il precario se la prende con il pensionato, il consumatore con il contadino, l'operaio con il professionista a progetto, l'immancabile cretino se la prende con i neri e tutti quanti d'accordo contro i cinesi! Non è più tempo di coscienza di classe e non perché non esistano più le classi, è la coscienza ad essere stata snaturata, le classi moltiplicate e ognuno ha avuto il suo pezzo di torta, ognuno è in qualche modo proprietario di qualcosa che non vuole e non può perdere, ognuno è in qualche modo investito di una soggettività che non lascia margini alle categorie sociali. Non ci sono più soltanto le catene da perdere e le rivoluzioni, caro Garbo, si fanno a stomaco vuoto e con la testa piena. All'orizzonte non vedo nessuna delle due condizioni, non per un numero significativo di persone. Un saluto.

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