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sabato 7 luglio 2012

Inattese antitesi

Giornata al mare, a Ostia. Porto con me La religione del mio tempo di Pier Paolo Pasolini, triste accostamento ma inevitabile per quei giochi delle per niente libere associazioni che a volte il pensiero si prende l'ardire di fare. La religione del mio tempo, epopea dell'antica modernità, danza di laceranti antitesi che cantano la "misera grandezza" e la "povera lietezza" di un'Italia intrisa di "sgomento entusiasmo", smaniosa di "ossesse speranze". Le antitesi di Pasolini segnano abissi tra una parola e l'altra e caderci dentro è inevitabile...

...poi, tornando da Ostia capita di passare per un quartiere di Roma tappezzato di cartelloni come questo:


e quando vedi l'accostamento di certi nomi a "idee e proposte" capisci che le antitesi di Pasolini non osano raggiungere quelle vertiginose vette.
Complimenti all'autore dei manifesti, mettere insieme quel quartetto di nomi con "idee e proposte" rivela un inatteso senso poetico, una padronanza assoluta e indiscutibile della figura retorica dell'antitesi.
Nelle antitesi di Pasolini si rimane intrappolati, davanti a queste si resta muti!

***


Ché qualcos'altro, ancora, brucia il cuore:
fuoco, anche questo, di cui io, vile,
non vorrei parlare: come di un dolore
troppo interiore e misero, per dire
l'interiore e misera grandezza
che pure ha in sé ogni nostro dolore.

Il desiderio di poter contare
sul pane, almeno, e un po' di povera lietezza.
Ma preme senza vita l'ansia che più serve
a stare in vita... Quanta vita mi ha tolto
l'essere stato per anni un triste
disoccupato, una smarrita vittima
di ossesse speranze. Quanta vita
l'essere corso ogni mattina tra resse
affamate, da una povera casa, perduta
nella periferia, a una povera scuola
perduta in altra periferia: fatica
che accetta solo chi è preso alla gola,
e ogni forma dell'esistenza gli è nemica.

Ah, il vecchio autobus delle sette, fermo
al capolinea di Rebibbia, tra due
baracche, un piccolo grattacielo, solo
nel sapore del gelo o dell'afa...
Quelle facce dei passeggeri
quotidiani, come in libera uscita
da tristi caserme, dignitosi e seri
nella finta vivacità di borghesi
che mascherava la dura, l'antica
loro paura di poveri onesti.

Era loro la mattina che bruciava,
sul verde dei campi di legumi intorno
all'Aniene, l'oro del giorno,
risvegliando l'odore dei rifiuti,
spargendo una luce pura come uno sguardo
divino, sulle file delle mozze casette,
assopite insieme nel cielo già caldo...
Quella corsa sfiatata tra le strette
aree da costruzione, le prodaie bruciate,
la lunga Tiburtina... Quelle file di operai,
disoccupati, ladri, che scendevano
ancora unti del grigio sudore
dei letti - dove dormivano da piedi
coi nipoti - in camerette sporche
di polvere come carrozzoni, biechi e gai...
Quella periferia tagliata in lotti
tutti uguali, assorbiti dal sole
troppo caldo, tra cave abbandonate,
rotti argini, tuguri, fabbrichette...

Pier Paolo Pasolini. Da La ricchezza (1955-59). In La religione del mio tempo.

2 commenti:

  1. Lo scenario fisico è cambiato, molto. La situazione di questa italietta è invece divenuta talmente caotica che non riesco a immaginare come Pasolini oggi la descriverebbe. In questa sua poesia c'è una vena di speranza, "come carrozzoni, biechi e gai...", quasi un senso di appagamento per quel pochissimo che il momento storico passava.
    Quel manifesto la dice lunga su come siamo finiti; e sapere che oltre questi c'è di peggio, non è affatto consolante.
    Buona domenica, Antonio, e buoni bagni.

    RispondiElimina
  2. gattonero oggi pensavo a quanto avrebbe potuto ancora dare Pasolini eppure forte, fortissima, è la mia sensazione che avesse già visto tutto anzitempo, è quasi una ferma consapevolezza la mia. Dei grandi poeti Pasolini è quello che più di chiunque ha incarnato la dimensione profetica e per questo credo che avrebbe avuto poco da aggiungere a quanto aveva già detto. Quel manifesto non è altro che un'altra espressione di quella miseria che Pasolini ha mostrato fino alla fine, una miseria che ha perso la sua dimensione periferica per assurgere a centralità, che non è più anarchica per farsi classe dirigente, ma in definitiva una sorta di evoluzione di quella miseria. Pasolini aveva visto tutto.
    Buona domenica anche a te e grazie per il commento.

    RispondiElimina

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