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giovedì 8 luglio 2010

Occulti segreti

Ho sempre amato le quartine di Omar Khayyàm (1048–1131), il mistico blasfemo, il poeta peccatore, il tessitore di tende che sussurra all'orecchio 'occulti segreti' che altri poeti avevano colto da tempo.
Nelle quartine di Khayyàm riecheggia il carpe diem di Orazio (65 a.c.-8 a.c.) «Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già fuggito./ Cogli l'attimo, fiduciosa il meno possibile nel domani.» Altri dopo di loro hanno svelato gli stessi occulti segreti, altri continueranno a farlo ma quei segreti continueranno a rimanere occulti.

Molti anni fa uno di cui non ricordo più il nome e il volto mi disse «...così, come bimbi che giocano a passarsi la palla l'un l'altro, sono i poeti».

Di seguito propongo alcune delle quartine che considero più belle, ingrato esercizio con Khayyàm. La numerazione è quella della traduzione italiana delle Rubaiyyàt di Francesco Gabrieli nel 1944. L'ultima quartina, con il numero 29, fa parte della prima edizione delle Rubaiyyàt tradotte in inglese da Edward J. Fitzgerald nel 1859.


39
Bevi il vino, ché assai dormirai sottoterra
senza amici e compagni, senza confidenti e consorti.
Bada, non dire a nessuno questo occulto segreto:
ogni tulipano avvizzito non rifiorirà mai più.

60
Cos'è tutto questo affannarsi per il denaro, e tormentarsi per questo mondo?
Hai mai visto qualcuno che sia vissuto in eterno?
Questi uno o due soffi di vita che sono nel tuo corpo, sono un imprestito:
con cosa d'imprestito, a mo' d'imprestito bisogna vivere.

83
In cima a un edifizio ho visto un individuo
che pestava l'argilla e la trattava senza riguardo,
e quell'argilla in suo linguaggio ineffabile gli disse:
"Piano, ché (anche tu) come me sarai molto (un giorno) pestato!"

100
Io bevo il vino, e per chiunque è come me persona degna
il mio berlo è ben lieve (e lecita) cosa.
Iddio ha conosciuto ab aeterno il mio bere il vino:
se non lo bevessi, la scienza di Dio sarebbe ignoranza!

120
E' l'ora della gioia; sorgi, o leggiadro garzone,
e riempi di vino questa coppa cristallina,
ché questo attimo d'imprestito, in quest'angolo (del mondo) caduco
molto tu cercherai ancora, ma non ritroverai più.

134
Guardati da un precetto da cui nasce l'assurdo.
Come può il corpo venire a contesa con lo spirito?
Il mio corpo che anela al vino, e il divieto del devoto che gli tien dietro,
in una parola, equivalgono al "inclina (la coppa), e non versare (il liquido che essa contiene)!".

172
Per un po', nell'infanzia, fummo presso un maestro,
per un po' fummo poi lieti della nostra stessa maestria;
vedi in ultima conclusione che ci è capitato:
siamo venuti come l'acqua, e siamo partiti come il vento.

261
All'orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
"Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine."

300
Sul tappeto della terra veggo dei dormienti.
Sotto la terra vedo dei sepolti.
Per quanto guardi già per la distesa del Nulla,
veggo solo un via vai di chi viene e di chi va.

29
Venni in questo universo, il perché non sapendo,
nè il donde, com'acqua che scorre volente o nolente,
e da esso uscirò come vento nel deserto
che soffia volente o nolente, non so verso dove.

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