Ieri (21 maggio 2007) sono stati presentati alla Fiera di Roma i risultati di un’indagine promossa dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con il Comune di Roma, l’indagine era rivolta ai bambini per verificarne il bisogno di sicurezza, i risultati dell’indagine dicono che per strada i Carabinieri rassicurano di più dei genitori, la cronista del Tg2 che ha dato la notizia ha commentato che i risultati dell’indagine “sono confortanti, perché denotano una crescente fiducia nell’Arma”. Questi sono i risultati, non troppo latenti, di una famiglia costruita ormai all’insegna di un’etica da mulino bianco sostenuta dalla solida cultura dei baci perugina.
Eppure non è passato molto tempo da che i genitori erano il punto di riferimento per la sicurezza dei bambini. Tempi andati! Ora la famiglia assediata da alibi potentissimi quali la società senza valori non ha altra soluzione che affidarsi ai Carabinieri. Quel senso di sicurezza che prima di inerirsi ai pericoli della società era direttamente connesso con le paure dell’anima ed il desiderio di affetto che solo genitori e nonni potevano dare si è evoluto rendendo i bambini orfani anzitempo ma cittadini perfetti!
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
domenica 15 maggio 2011
venerdì 13 maggio 2011
La banalità del bene
Nel 1963 Hannah Arendt ha insegnato a tutti «...la lezione della spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male» con il resoconto del processo all'aguzzino nazista Adolf Heichmann, avvenuto a Gerusalemme nel 1961. Durante le udienze Heichmann non riusciva a capire di cosa lo si accusasse, dopo tutto lui era un cittadino modello e non aveva fatto altro che rispettare le leggi del proprio paese.
In questi giorni, dopo l'uccisione di Osama bin Laden, ho ripensato spesso a quel libro della Arendt. Ci ho pensato in relazione alle manifestazioni di esultanza che buona parte del mondo ha mostrato alla notizia della morte del terrorista. Ne scrivo adesso, dopo qualche giorno, perché... non sto mai sulla notizia!
In questi giorni, dopo l'uccisione di Osama bin Laden, ho ripensato spesso a quel libro della Arendt. Ci ho pensato in relazione alle manifestazioni di esultanza che buona parte del mondo ha mostrato alla notizia della morte del terrorista. Ne scrivo adesso, dopo qualche giorno, perché... non sto mai sulla notizia!
domenica 8 maggio 2011
La tovaglia
Le dicevano: - Bambina!
che tu non lasci mai stesa,
dalla sera alla mattina,
ma porta dove l'hai presa,
la tovaglia bianca, appena
ch'è terminata la cena!
Bada, che vengono i morti!
i tristi, i pallidi morti!
Entrano, ansimano muti.
Ognuno è tanto mai stanco!
E si fermano seduti
la notte intorno a quel bianco.
Stanno lì sino al domani,
col capo tra le due mani,
senza che nulla si senta,
sotto la lampada spenta. -
E` già grande la bambina:
la casa regge, e lavora:
fa il bucato e la cucina,
fa tutto al modo d'allora.
Pensa a tutto, ma non pensa
a sparecchiare la mensa.
Lascia che vengano i morti,
i buoni, i poveri morti.
Oh! la notte nera nera,
di vento, d'acqua, di neve,
lascia ch'entrino da sera,
col loro anelito lieve;
che alla mensa torno torno
riposino fino a giorno,
cercando fatti lontani
col capo tra le due mani.
Dalla sera alla mattina,
cercando cose lontane,
stanno fissi, a fronte china,
su qualche bricia di pane,
e volendo ricordare,
bevono lagrime amare.
Oh! non ricordano i morti,
i cari, i cari suoi morti!
- Pane, sì... pane si chiama,
che noi spezzammo concordi:
ricordate?... E` tela, a dama:
ce n'era tanta: ricordi?...
Queste?... Queste sono due,
come le vostre e le tue,
due nostre lagrime amare
cadute nel ricordare! -
Giovanni Pascoli, La tovaglia, in I canti di Castelvecchio, 1903.
giovedì 5 maggio 2011
Rivelazioni
| da la Repubblica |
"1Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. 2Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». 3L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. 4La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione." Apocalisse di Giovanni, 17:1-4
PS - Aggiungo questa bellissima ballata di Branduardi e Battiato e ringrazio Garbo per avermela proposta.
domenica 1 maggio 2011
La potatura degli ulivi
I contadini sono sugli alberi d'ulivo, stanno potando i rami più folti. Lungo i filari, ritmici colpi in battere e levare, a volte si fermano a studiare i rami, per colpire bene con l'accetta che l'albero potrebbe soffrirne.
Il sorvegliante va avanti e indietro a controllare che il lavoro sia ben eseguito, di tanto in tanto si ferma sotto gli alberi. Mentre il sorvegliante osserva attentamente il lavoro di Mesciu Masi questo si ferma e si sporge dall'albero.
"Cumpare Pippi, lo sai che oggi c'è un tipo qui che non si sta guadagnando neanche l'acqua che berrà?", dice Mesciu Masi.
"Chi è?", chiede Cumpare Pippi.
"Cumpare, lo sai che si dice il peccato ma non il peccatore, fatti un giro, controlla e se guardi bene vedrai che è come ti dico."
Cumpare Pippi si guarda in giro, decide di percorrere il filare per controllare i lavoratori. Si muove lentamente, in silenzio, ma di quello che dice Mesciu Masi non si vede nulla. I contadini sono tutti al lavoro.
Cumpare Pippi torna sotto l'albero di Mesciu Masi.
"Mesciu Masi, io ho controllato, qui stanno lavorando tutti."
"Eppure ti dico che ce n'è uno che non sta facendo niente, guarda bene, ma devi guardare con attenzione.", dice Mesciu Masi.
Cumpare Pippi ritorna sul filare a controllare la potatura, lavorano tutti, nessuno è fermo su quegli alberi, i rami cadono sotto i colpi delle accette.
Con piglio stizzito Cumpare Pippi torna sotto l'albero di Mesciu Masi e dice: "Mesciu Masi, tu mi stai gabbando, qui lavorano tutti."
Mesciu Masi ferma il colpo che stava assestando con l'accetta, si sporge dalla chioma dell'albero, guarda con compassione Cumpare Pippi e gli dice: "Sei tu che non stai facendo niente che noi siamo tutti quassù a lavorare, vai avanti e indietro e neanche te ne sei accorto che l'unico a stare a zonzo sei tu."
Poco distante dall'albero di Mesciu Masi, su un altro ulivo, c'era mio padre.
Buon 1° maggio, buona festa a tutti i lavoratori e buona festa al lavoro, che continui ad essere il fondamento di questa Repubblica.
Il sorvegliante va avanti e indietro a controllare che il lavoro sia ben eseguito, di tanto in tanto si ferma sotto gli alberi. Mentre il sorvegliante osserva attentamente il lavoro di Mesciu Masi questo si ferma e si sporge dall'albero.
"Cumpare Pippi, lo sai che oggi c'è un tipo qui che non si sta guadagnando neanche l'acqua che berrà?", dice Mesciu Masi.
"Chi è?", chiede Cumpare Pippi.
"Cumpare, lo sai che si dice il peccato ma non il peccatore, fatti un giro, controlla e se guardi bene vedrai che è come ti dico."
Cumpare Pippi si guarda in giro, decide di percorrere il filare per controllare i lavoratori. Si muove lentamente, in silenzio, ma di quello che dice Mesciu Masi non si vede nulla. I contadini sono tutti al lavoro.
Cumpare Pippi torna sotto l'albero di Mesciu Masi.
"Mesciu Masi, io ho controllato, qui stanno lavorando tutti."
"Eppure ti dico che ce n'è uno che non sta facendo niente, guarda bene, ma devi guardare con attenzione.", dice Mesciu Masi.
Cumpare Pippi ritorna sul filare a controllare la potatura, lavorano tutti, nessuno è fermo su quegli alberi, i rami cadono sotto i colpi delle accette.
Con piglio stizzito Cumpare Pippi torna sotto l'albero di Mesciu Masi e dice: "Mesciu Masi, tu mi stai gabbando, qui lavorano tutti."
Mesciu Masi ferma il colpo che stava assestando con l'accetta, si sporge dalla chioma dell'albero, guarda con compassione Cumpare Pippi e gli dice: "Sei tu che non stai facendo niente che noi siamo tutti quassù a lavorare, vai avanti e indietro e neanche te ne sei accorto che l'unico a stare a zonzo sei tu."
Poco distante dall'albero di Mesciu Masi, su un altro ulivo, c'era mio padre.
Buon 1° maggio, buona festa a tutti i lavoratori e buona festa al lavoro, che continui ad essere il fondamento di questa Repubblica.
Iscriviti a:
Post (Atom)


