Per invitare quanti volessero recarsi al notariato per rilevare quelle poesie riporto la poesia in romanesco che mi è stata donata.
La voce romana
Un tipo se stava a divertì
a scombinà tutto a la riversa
fosse l'interpretazione sua de na controversia
quanno immantinente 'n mezzo ar pubblico
se fece avanti 'n giudizio
mo rimetti tutto a posto:
defilato non ne volle più sapere.
Forse questi versi non saranno entusiasmanti ma a me piacciono e mi piaceva soprattutto ascoltare quel signore mentre parlava di un notariato molto importante che nella mia mente assumeva i contorni del castello di Kafka. Mi piaceva che quel signore fosse lì, con il suo foglietto, con una poesia che aveva composto per essere venduta per pochi spiccioli.
Questo episodio mi ha fatto ricordare qualcosa avvenuta molti anni fa. Nel 1987, quando ero appena iscritto all'Università, tra noi giovani matricole si parlava di un tipo strano che vendeva le sue poesie per cento lire agli angoli delle strade di Lecce. Si diceva fosse balbuziente ed era facile incontrarlo sulle scale dell'ateneo, a pochi passi da Porta Napoli. Qualcuno diceva fosse molto bravo, altri pensavano fosse solo un contadino un po' sciroccato. Io passavo tutte le mattine per l'ateneo per andare a prendere il pulman che mi portava a Villa Tresca, dove si tenevano le lezioni ma non ho mai avuto la fortuna di incontrare quel tipo strano.
Quel tipo strano di cui parlavamo, giovani e ignoranti come pecore, era Antonio Leonardo Verri, un poeta e romanziere che ha animato la vita letteraria della provincia di Lecce dalla fine degli anni '70.
Adesso che so chi era quel tipo strano non è più possibile incontrarlo mentre distribuisce le sue poesie per le strade di Lecce per cento lire perché nel 1993 un incidente stradale lo ha portato via prima che riuscisse a chiudere il mondo in un libro.
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| Antonio Leonardo Verri |
Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
ai politici, gabellieri d'allegria,
a chi ha perso l'aria di studente spaesato
a chi ha svenduto lo stupore di un tempo
le ribalte del non previsto,
ai sindacalisti, ai capitani d'industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete
..."disarmateli" se potete!
(al diavolo le eccedenze, poeti
le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli ...
al diavolo, al diavolo ...)
Disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto!)
fatevi anche voi un gazebo oblungo
chiudeteci le loro parole di merda
i loro umori, i loro figli, il denaro
il broncio delle loro donne, le loro albe livide.
Spedite fogli di poesia, poeti
dateli in cambio di poche lire
insultate il damerino, l'accademico borioso
la distinzione delle sue idee
la sua lunga morte,
fatevi poi dare un teatro, un qualcosa
raccontateci le cose più idiote
svestitevi, ubriacatevi, pisciate all'angolo del locale
combinate poi anche voi un manifesto
cannibale nell'oscurità
riparlate di morte, dite delle baracche
schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia
delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca
della marza per l'innesto
della tramontana greca che viene dalla Russia
del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia)
dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!).
Osteggiate i Capitoli Metropolitani, poeti
i vizi del culto, le dame in veletta, "i venditori di tappeti"
i direttori che si stupiscono, i direttori di qualcosa,
i burocrati, i falsi meridionalisti
(e un po' anche i veri) i surrogati
le menzogne vendute in codici, l'urgenza dei giorni sfatti,
non alzatevi in piedi per nessuno, poeti
...se mai adorate la madre e il miglio stompato
le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane.
Ecco. Fate solo quel che v'incanta!
Fate fogli di poesia, poeti
vendeteli e poi ricominciate.
Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
fatevi un gazebo oblungo, amate
gli sciocchi artisti beoni, i buffoni
le loro rivolte senza senso
le tenerezze di morte, i cieli di prugna
le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del corpo
i misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti
vendeteli per poche lire!
Antonio Leonardo Verri (Caprarica di Lecce, 22 febbraio 1949 – 9 maggio 1993)

