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domenica 20 settembre 2009

Sinistra moderata

Secondo il prof. Brunetta la sinistra prepara il colpo di Stato. Si possono leggere alcuni estratti della raffinata analisi dell'insigne economista in questo articolo. Come al solito l'eloquio è colto ed elaborato, mai sopra le righe e soprattutto forbito ed educato. La complessità delle argomentazioni potrebbe far sfuggire il nesso con l'attuale quadro politico del paese ma il fine pensatore ci ha abituati ad una visione ampia, che si proietta verso il futuro, incurante delle inezie che popolano la politica nostrana ormai adusa ad un linguaggio scurrile e irrispettoso. Il prof. Brunetta vola alto, a discapito di una élite che naviga a vista e che è ormai logorata dal malcostume e dall'incapacità di distinguere tra interesse pubblico e voglie private, una élite avvezza ai proclami ed alla disperata ricerca dei consensi con frasi ad effetto e scarsa lungimiranza.
Sicuramente il paese beneficerebbe non poco se un simile pensatore potesse occupare un posto di rilievo nel governo, magari potrebbe porre rimedio ai devastanti effetti dell'azione politica di un suo omonimo.

***

Paolo Ferrero chiede per il ministro "l'antidoping", definendo le sue dichiarazioni "perfettamente in linea con un governo para-fascista, xenofobo e razzista, degno di annoverare uno come Brunetta nella propria compagine".

Questa è la prova che la cosiddetta sinistra radicale è sempre più moderata, altrimenti avrebbe chiesto l'antirabbica!

giovedì 17 settembre 2009

Non gridate più

Cessate d'uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell'erba,
Lieta dove non passa l'uomo.

Giuseppe Ungaretti

***

Non vorrei sentire le urla della retorica, quelle gridate sottovoce, le urla dell'orgoglio nazionale, dell'eroismo, della patria, del cordoglio. Non vorrei sentire il silenzio ipocrita del dolore che affratella tutti. Quel dolore che si ostenta per essere dimenticato il giorno dopo.
Il paese si è dissetato di sangue. Possiamo dirci italiani fino alla prossima sorsata.

martedì 15 settembre 2009

Il citaredo

Un sonator di cetra da strapazzo cantava tutto il giorno tra le ben cementate pareti di una stanza, e poiché queste riecheggiavano i suoni, si immaginò d’avere una bella voce potente. Montatosi così la testa, decise che era il caso di affrontare anche il teatro. Ma, giunto sul palcoscenico, cantò veramente da cane e fu cacciato via a sassate.
Così ci sono degli oratori che, fin che si esercitano nelle scuole fanno bella figura, ma, quando affrontano la vita pubblica, si scopre che non valgono nulla.Esopo.

Apollo citaredo

A volte l’entusiasmo cela solo un provincialismo macabro, se poi sorgesse il sospetto che si tratti di volgare cortigianeria nei confronti del potente di turno il quadro sarebbe ancora più desolante. Celebriamo pure i lieti eventi ma arricchire le tragedie di orpelli per incensamenti propagandistici e false dimostrazioni di efficienza è davvero disgustoso (leggi qui e qui).

lunedì 14 settembre 2009

La turpe voglia

"poi chiusa la soglia do sfogo alla mia turpe voglia... ascolto Bach!" Mi sono sempre piaciuti questi versi della canzone Via Paolo Fabbri 43 di Francesco Guccini. L'ascoltavo quando ancora non ci capivo niente, piacevolmente trascinato da mia zia di cinque anni più grande di me e nel pieno della sua scoperta di un mondo da cambiare. Quel fiume denso e lento di parole che non capivo mi travolgeva. Adesso, a diversi anni di distanza anch'io dopo una giornata difficile chiudo la soglia e do sfogo alla mia turpe voglia.

Amo le variazioni Goldberg di Bach e le interpretazioni di Glenn Gould e per quanto possa sembrare assurdo, non so dire se ascolto di più Bach o Gould quando ascolto le variazioni. Sì, perchè Gould dà qualcosa di particolare alla musica che suona. I tasti del pianoforte nelle mani di Gould diventano cristalli puri che si rompono al contatto con le dita del pianista, il suono che ne emerge è un improvviso scoppio che si spegne immediatamente, ogni nota è immersa in un oceano di silenzio. Gould non usa mai il pedale per gettare un ponte tra le note ma solo per fare intravedere lo sforzo delle note di raggiungersi, senza mai riuscirci. Per quanto le sue esecuzioni siano estremamente veloci, quasi spasmodiche all'inizio della sua carriera, ogni nota è circondata da un abisso che la separa dalle altre, ogni nota urla la disperata solitudine della sua purezza e sembra quasi non avere alcun legame con le note che la precedono e che la succedono, salvo il legame che l'autore ha desiderato per loro e che io, ascoltatore, non posso fare a meno di percorrere. L'emozione, tutta particolare, della musica di Gould mi costringe a percorrere quella strada da una nota all'altra saltando tutte le volte l'abisso di silenzio che le separa.
Ascoltare Glenn Gould è un'esperienza fisica e alla fine non so distinguere se ho ascoltato la musica sullo sfondo del silenzio o il contrario. Gould suona il silenzio che l'udito percorre saltando di nota in nota.

Questa esecuzione delle Variazioni Goldberg è del 1981, ad un anno dalla morte del grande pianista, forse il più grande. Aveva 50 anni quando fu colpito da un ictus.


Nel video che segue c'è l'esecuzione del 1955. Due esecuzioni assolutamente differenti, non solo per il tempo che le distingue. Nell'esecuzione del 1955 sentiamo la rapidità di un fulmine su una tastiera vittima del suo pianista alla ricerca frenetica del suono perfetto. Con l'esecuzione del 1981 Gould raggiunse quella "specie di quiete autunnale" che tanto desiderava.

sabato 12 settembre 2009

Il complotto

"Noi sappiamo aspettare", dice mio nonno. Ha 80 anni, mi ha insegnato l'arte dell'attesa, io ho la metà dei suoi anni ed ho ancora tanto da imparare. L'attesa non è una cosa che viene naturale, non si può attendere alla leggera, non basta stare seduti. L'attesa chiede partecipazione, l'attesa vuole partecipazione. A volte serve a volte no, ma è importante che la partecipazione ci sia.

Al 50° post di questo blog auspicavo la caduta di Berlusconi, anche se a me sta più a cuore la caduta del berlusconismo. Avevo pensato ad un termine temporale più ampio di quanto non si prospetti adesso, al 100° post.

Chissà magari a breve potremo davvero ringraziare il grande complottatore, il tempo.
"Noi sappiamo aspettare" e presto o tardi questo "sistema" di non pensiero cadrà.

Già, perchè la domanda adesso è più evidente che mai, per quanto tempo ancora questo paese potrà accettare di essere governato da "un personaggio improprio", come lo definisce El Pais? Questo paese è disposto a perdere anche quel poco di credibilità di cui ancora dispone nei confronti degli altri Stati democratici? Per quanto tempo l'Italia potrà fare la corte a Putin, Gheddafi e Ahkmadinejad offendendo gli USA di oggi e l'Europa? Poi vengono le domande sulla mignottocrazia, quelle che fino all'altro ieri avevano divertito il presidente del consiglio e che oggi lo stanno distruggendo.

In 150 anni sono passate tante cose, nei prossimi 150 altrettante ne passeranno.
"Noi sappiamo aspettare." Prima toccherà a Berlusconi, poi dopo un paio di generazioni o forse di più, passerà anche il berlusconismo, e del "miglior politico" degli ultimi 150 anni resterà poco o niente.

"Noi sappiamo aspettare."
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