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giovedì 22 marzo 2018

Luca, rivisto e corretto

Benoît Ducos, colpevole di aver aiutato
una donna incinta e la sua famiglia
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e pensò di aiutarlo. Il Samaritano era uomo ligio alla legge e la legge imponeva di aiutare solo chi era in possesso di regolari documenti. Il Samaritano si avvicinò all'uomo ferito, rovistò nella borsa di questi in cerca dei documenti di identità e cittadinanza e non trovandoli decise di rispettare quanto la legge gli imponeva. L'uomo malmenato dai briganti morì dopo poche ore. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Non saprei». Gesù gli disse: «Neanche io».

2 commenti:

  1. Secondo me esseri umani non si nasce, lo si diventa, e siccome è dispendioso e faticoso rimanere umani, non è detto che chi è giunto all’umanità una volta lo rimanga per sempre: non è un’acquisizione stabile, ma l’acquisizione più incerta e precaria che ha raggiunto la vita su questo pianeta, basta un nulla per ritornare inumani, e magari restarvi.
    Essere umani significa riuscire a vedere l’altro non come un oggetto da usare, su cui esercitare un potere, da possedere, da controllare, a cui chiedere conferme su chi siamo, con cui confrontarci, ma come un soggetto, un altro da me, uno come me, diverso da me, senza che questa diversità abbia connotati di valore.
    Se io disteso sulla strada da Gerusalemme per Gerico vedo un israelita, e io sono un samaritano, non vedo perché dovrei fermarmi, e lo stesso avviene se io sono ricco e lui è povero, se lui è un fariseo e io un levita, se io sono nato in quella terra e lui è straniero, se io ho i documenti in regola e lui no … ma se io vedo un uomo, come me, che è stato aggredito, proprio come avrei potuto essere aggredito io al suo posto, se capisco che la sua sopravvivenza dipende solo da me, e non posso aiutarlo a casa sua, allora non posso non soccorrerlo.
    Il finale del tuo racconto, della tua personale riscrittura del vangelo di Luca, strappa un sorriso amarissimo, perché dice la verità, un’amara verità, non è facile essere umani, non è facile essere samaritani, è più facile pensare a se stessi e non immischiarsi, per paura, per grettezza, per meschinità d’animo, perché l’altro è solo un oggetto.
    Ma se ci circondiamo di oggetti, diventiamo oggetti a nostra volta, se usiamo gli altri, se esercitiamo solo un potere, se li rendiamo funzionali a noi, diventiamo a nostra volta oggetti per gli altri, facciamo si che ci usino in funzione dei loro scopi e dei loro desideri, non si può sfuggire all’oggettivazione e al funzionalismo, che diventano così globali.
    Nella necropoli di Saqquara, in Egitto, venne rinvenuta una stele che rappresenta un uomo seduto che osserva accanto ad un occhio, su essa stava scritto:” il soggetto, che come l’occhio vede tutto ma non vede se stesso, si determina interamente negli oggetti visti”, in sostanza è il motto hegeliano che ci vuole un’autocoscienza per riconoscere un’altra autocoscienza … solo se puoi accettare che l’altro è un altro, senza sentirtene minacciato, puoi far sorgere la tua soggettività … è non è facile, perché usando le parole di Sartre: “L'enfer, c'est les autres”.
    Un abbraccio

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  2. Quando diciamo esseri umani carichiamo quell’aggettivo di connotati morali che non dovremmo dare per scontati. Per sommo paradosso il termine che dovrebbe servire per essere vicini alla terra viene usato per elevarsene. È un modo per distanziarci dalla storia remota di quando non eravamo ancora umani ma come dici tu diventare umani è un percorso e lo è anche a scale più fini di quella evolutiva. La nostra socialità è un momento in un contesto storico mutevole, non solo per l’individuo ma per la stessa collettività. La nostra socialità non è solo risultato evolutivo, è anche determinazione storica.
    Quello che è successo alla guida alpina è un fatto mostruoso che apre una voragine nel concetto di socialità, qualcosa di paradigmatico e tremendo ed è ancora più mostruoso che il caso non abbia avuto risonanza di sdegno e orrore. Un uomo aiuta una donna incinta e per questo viene messo sotto accusa e rischia una condanna a 5 anni di galera. Significa che un intero paese si è dato norme legittime ma illecite, significa che un’intera comunità ha dimenticato i fondamenti etici da cui sorge la stessa attività normativa. Non è meno grave che sia accaduto in un altro paese, da noi il reato di clandestinità è un monstrum giuridico e etico che ha fatto scuola. Quel signore avrebbe dovuto lasciare morire quella donna, per legge! Ebbene si pretenda che venga messo per iscritto, così almeno sappiamo cosa siamo diventati. Forse c’è bisogno di una nuova evangelizzazione, quella vecchia ormai è fuori corso, c’è bisogno di un nuovo messia. Ma i nuovi messia ci sono già, si chiamano trump, erdogan, salvini, orbàn, putin… messia per niente diversi da vecchi messia cui non si è mancato di correre dietro, salvo arrivare nell’abisso e ripetere i salvifici mantra del mai più.
    Sì Garbo, “essere umani significa riuscire a vedere l’altro non come un oggetto da usare” ma in un mondo-mercato dove tutto è merce deperibile e oggetto sostituibile il solo ruolo dell’essere umano è quello di consumatore, consumatore di oggetti e di altri consumatori in un’orgia antropofagica dove il solo scopo è restare l’ultimo oggetto da mangiare. Ne abbiamo avuto di tempo per capire cosa stavamo diventando, ne abbiamo avute di occasioni. Il ‘900 è stato un secolo generoso di occasioni per capirlo. Sartre ci aveva avvertiti e il suo avvertimento andava letto insieme a quello di Lévinas con il suo riconoscimento dell’altro come continua alterità in cui cercarsi, è facile leggere Lévinas in quella stele di Saqqara. Non era nelle nostre corde ascoltare quei pensatori. Il loro secolo è lontano e dimenticato... continuiamo a veleggiare verso il solido nulla con i nostri cellulari carichi di minuti da spendere per stare connessi con il mondo, fino a quando c’è. Un abbraccio a te.

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