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martedì 8 febbraio 2011

Bordello Italia

Ieri sera ho visto L'infedele di Gad Lerner che si chiedeva "L'Italia non è un bordello?", tra gli ospiti c'era Vittorio Messori.
Immagino che doversi prostituire sia sempre imbarazzante, doverlo fare in latino fa venire il voltastomaco!

***

La bolgia dei simoniaci, Gustave Doré

Nel XIX Canto dell'Inferno Dante tratta il tema della simonia, cioè della colpa di quanti sono dediti alla compravendita di cariche ecclesiastiche o di beni spirituali (p.es. il perdono dei peccati o vendita di indulgenze). Nei versi che riporto Dante risponde a Niccolò III che in vita fu papa e il poeta condanna a stare conficcato a testa in giù, dentro una buca da cui sporgono le gambe tormentate dal fuoco.

***


Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
«Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non "Viemmi retro".

Né Pier né li altri tolsero a Matia
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perdé l'anima ria.

Però ti sta, ché tu se' ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito.

E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,

io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;

quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.

Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;
e che altro è da voi a l'idolatre,
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!»


Dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Inferno, Canto XIX, vv. 89-117.

domenica 6 febbraio 2011

150° dell'Unità d'Italia

Giuseppe Mazzini


"Senza una bella tempesta che spazzi via tutto non c'è speranza. L'aria è inquinata. Le parole hanno perso il loro significato. Si è perduta ogni regola di veridicità e di morale politica." Giuseppe Mazzini, 1857. Cit. in Giancarlo De Cataldo, L'Antitaliano. MicroMega, 8/2010.

giovedì 3 febbraio 2011

All'improvviso

- E' successo così, all'improvviso.
- Cosa significa all'improvviso?

Gradualità, ci vuole gradualità. Abbiamo bisogno di tempo. Non possiamo comprendere eventi troppo rapidi, che accadono senza avvisarci, senza renderci partecipi del disegno che si sta realizzando. Non che ciò che accade rappresenti in alcun modo un disegno ma abbiamo il tenero bisogno di tracciare linee che uniscono i punti e le forme che vediamo chiamiamo disegno.

- Un incidente?
- No, a casa.

Gradualità o qualcosa di estraneo, va bene che sia inatteso ma deve essere estraneo, deve avvenire fuori dalle mura sicure della quotidianità. Serve per convincersi di poter capire.

- Come è successo?
- Te l'ho detto mille volte, il tempo di uscire dalla stanza, rovistare in un cassetto e al rientro...

Spiegare, descrivere tutto. Portare il caos nel recinto, contenerlo, dominarlo in qualche modo. Ripetere, ripetere ogni singola mossa, ogni tappa, mimarla se necessario, ripetere le parole già usate, le impressioni, ripercorrere minuziosamente i pensieri come per ricreare il corso degli eventi, per capire se è sfuggito qualcosa. Ogni volta un dettaglio in più per arrampicarsi in cima agli eventi, pronunciare le parole giuste, lentamente, eseguire ogni gesto, con cura, come a cercare la formula miracolosa o la posizione magica che fa riavvolgere il tempo.

- Non si spiega.

No, non si spiega. Le cose che accadono restano avvolte nelle pieghe del tempo e raccontarle e riraccontarle non le svolge da quell'intreccio ormai inestricabile.

- Eppure doveva esserci qualcosa, un segno, un'avvisaglia.
- Nulla, stava bene.

Si è rotto un filo nella maglia, il tessuto di vite sfilacciate non si ricuce. Non abbiamo fili per ripararlo, solo un fragile impasto di parole e silenzio, per nascondere gli strappi.

"Così va la vita!"

Trophime Bigot o il maestro della candela
(1579-1649/50).
Ragazzo che brucia le ali di un pipistrello.


Grandissima Annarella!


Un sincero grazie a Eleonora che ha pubblicato il filmato di questa donna straordinaria. Annarella, mi ricordi mia nonna che alla soglia dei novant'anni non poteva soffrire il "mascalzone che ride sempre".

Se non ora quando?

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