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venerdì 3 aprile 2026

Vora

Non capita spesso qui che i canali siano colmi d'acqua. Le nostre vene sono quasi sempre asciutte. Noi non contiamo fiumi o torrenti, salvo battezzare con questi nomi, per celia o risarcimento, rivoli naturali d'erba e sassi o canali di cemento. 

È suono singolare per un salentino lo sciabordio d'acqua che salta i pochi gradini in una vasta pianura. In questa terra l'acqua fa in fretta a svanire, quasi cercando un luogo dove nascondersi o un grembo dove tornare. 

Ogni posto ha un genius loci che parla di chi in quel luogo è nato e cresciuto. Il genius loci dei melissanesi è la vora. La chiamiamo ora. Una voragine enorme, una formazione carsica, direbbero i geologi. Quasi una divinità per me che vengo a renderle omaggio. È nella ora che vanno tutte le acque reflue di questo spicchio di Salento. Qui tutta la pioggia di questi giorni sarà inghiottita in poche ore. Resterà un pantano per qualche giorno, poi neppure quello. La memoria, quella sì, resterà a lungo, delle voci festanti di bambini e bambine che salivano sulle tavole da cucina rivoltate, a farne barche improvvisate, legate a riva con una fune. Non c'ero ancora, eppure li vedo quei naviganti in un mare che presto sarà asciutto. Salutano da lontano e aspettano la prossima pioggia. Non sanno ancora delle carcasse di elettrodomestici abbandonati nei campi, che la ora ha chiamato, quasi per mostrarceli. Per gridare al mondo la nostra vergogna.

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