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lunedì 23 gennaio 2017

La tela dei ragni

Un ragno tesse la sua tela tra i sassi per tenerli insieme, per fermarne i crolli. E' il suo modo di arginare il tempo. Non conviene ingaggiare lotte con il tempo. Si perde sempre. Meglio farselo amico.

La signora della bottega di Pinzi Pinzuti a Abbadia San Salvatore ha il suo personale rapporto con il tempo.


L'ingresso alla bottega è nascosto dietro alberi di mandarini piantati nei vasi di coccio, scale di legno e anfore. Una barriera per proteggersi da visitatori frettolosi.


Nella bottega si passa per uno stretto corridoio, non più di uno per volta. Ai lati scaffali colmi di oggetti accatastati, bambole e vecchie teiere, antichi giocattoli e cartoline.


E' metafora della vita la bottega, ripostiglio di ricordi ammonticchiati che devi fare attenzione, evitare movimenti bruschi che potrebbero causare crolli disastrosi. Occorre muoversi con cautela in questi casi, ogni scaffale potrebbe cadere e rimettere insieme i pezzi non è cosa da niente.


Qui non si accumulano oggetti, qui si accumula tempo e tra questi oggetti il tempo si prende tempo, torna sui suoi passi... entra un bambino, viene da lontano, "ha detto la mamma di darmi un chilo di pane", l'ago della bilancia rossa si muove esatto e dopo qualche oscillazione si ferma sempre dopo il chilo.


"Ah ma io sono così disordinata", dice la signora della bottega. Non si può accumulare tempo mantenendo l'ordine. Parla a bassa voce la signora, per non disturbare il suo eccelso ospite che curiosa tra gli scaffali.


Il passo della signora è lento. Per prendere un barattolo si allunga con il braccio tenendosi in equilibrio al vecchio orologio a pendolo. Volti di vecchie bambole la guardano ansiose che riprenda la sua posizione.


Chi viene qui non deve avere fretta, perché non porta bene mettere fretta al tempo e tra questi scaffali, in mezzo ai mucchi di  oggetti accatastati il tempo, l'eccelso ospite, si intrattiene divertito tra antichi registratori di cassa e fisarmoniche in attesa che qualcuno ricordi come suonavano.


Sul bancone, tra tazze sbreccate e il vecchio registratore di cassa, sono impilate le forme di pecorino che la signora taglia per offrirle in assaggio.


"Quando uscite ricordate di bere un po' di liquore alla crema di castagne. E' buono, lo facciamo noi." Lungo il corridoio c'è una bottiglia di liquore e dei bicchierini, puoi servirti da solo e assaporare quella crema prima di uscire dalla bottega e tornare sulla strada.


Non porta bene portare fretta al tempo, potrebbe fuggire via e qui troveresti solo vino, olio, formaggi e conserve locali, prodotti buonissimi, ma non troveresti più il tempo. Fuggirebbe a nascondersi tra le crepe dei muri, dove i ragni saprebbero vederlo mentre rompe le loro tele, per gioco.

5 commenti:

  1. davvero bello, d'altri tempi direi

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  2. Un testo molto poetico con una struggente e commovente malinconia.
    Un abbraccio a te e a tutte le persone i cui sentimenti e sacrifici sono intessuti nella tela dei ragni.
    Nou

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  3. Magico.
    Un lusso di questi tempi.
    Un lusso che, invece, bisogna permettersi.

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  4. Il ragno di cui scrivi mi ricorda il katechon, la misteriosa "forza frenante" di cui scrive Paolo nella II lettera ai Tessalonicesi.

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  5. Grazie dei vostri commenti. Ernest, Berica, c'è più tempo che vita, dice sempre mio padre e così diceva anche mio nonno. Nou, grazie del tuo commento, la tela è fatta proprio di quello che dici. HIV i miei ragni sono più modesti del katechon di Paolo, tessono tele per frenare apocalissi quotidiane e sono consapevoli che le loro tele non freneranno proprio un bel nulla ma devono tesserle comunque. I miei ragni non fanno proseliti e tanto meno fondano religioni. E' una bella associazione la tua.

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