martedì 10 dicembre 2013

Cambio verso

Ripartirà il trito refrain berlusconiano, poi grillino e ora renziano del lasciamolo lavorare, diamogli una possibilità, siete i soliti pessimisti e tutto perché non si legge non dico tra le righe ma neanche le righe più fumose, ci vuole esercizio a vedere nel fumo, scritte per annebbiare la vista a tutti per non prendere impegni con nessuno che altrimenti si dividerebbe il fronte della vittoria che conta più dell’oggetto conteso. Diritti civili? Ci pensiamo dopo. Uguaglianza? Non essere ideologico. “Tanto par bella la lode del vincere, indipendentemente dalla cagione, dallo scopo per cui si combatta!” diceva Manzoni, "Vincere e vinceremo", diceva un altro, meno letterato, tempo dopo. Già vedo un deja vu, unica lungimiranza nel paese del girotondo, mi preparo alle accuse di disfatta perché non ho tifato a sufficienza, perché non ci ho creduto fino in fondo al mirabile progetto, come se avendo l’obiettivo di percorrere la distanza da A a B mi accorgessi mio malgrado che l’errore è sempre stato voler testardamente raggiungere B e non tornare ad A, cambiando verso, appunto.

4 commenti:

  1. Di buono, caro Antonio, c'è solo che questo cambio di scena, forse, porterà via quelli che hanno portato la sinistra a questa vittoria chiamata Renzi (che piaceva e piace al centro destra). Doppiamente responsabili, quelli del PD: aver distrutto e aver generato. Non sono nostalgico, in politica, di simboli, dogmi che inchiodano quando c'è bisogno di schiodare, e, d'altra parte, non vedo in quest'acclamazione, che non ho aiutato, un nuovo che scombini tutto, a partire dal linguaggio che deve sempre rassicurare. Civati sarebbe stato meglio, ma che parlo delle cose degli altri alle quali non ho partecipato? La sinistra rimasta è fatta di resti, appunto, di avanzi che non bastano a soddisfare nessuno. Digiunerò

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  2. Caro Vincenzo, per prendere in parola lo slogan di Renzi e il titolo del post sarebbe bastato scriverlo con dei grugniti e sarebbe stato già abbastanza, gli italiani amano i versi dallo slogan in giù, i discorsi "troppo complicati" mettono ansia. Lascia perdere la sinistra, questa sconosciuta, che è da tempo che non si fa vedere nel PD, semmai il mio interesse per quel partito, che non ho mai votato, è tutto genealogico ma come sottolinea Alessandro Robecchi adesso cade anche quel legame.
    Non si tratta di nostalgia, si tratta di vedere che c'è un passaggio di mano da un manipolo di incompetenti della vecchia guardia, che si estinguano anche fisicamente, ad un boyscout dalla battuta facile, dalle frasi a effetto e dall'argomentazione stitica. Sarà che sono affezionato al vecchio verso, quello degli umani dotati di ragione, per questo non sopporto chi come Renzi non distingue l'argomentazione dalle metafisicherie o dalle frasi a effetto e slogan che nel mio sistema linguistico vengono poco dopo grugniti, nitriti, ruggiti, muggiti e via versificando. Dalle mie parti se qualcuno dice faccio qualcosa, la prima domanda che viene rivolta e "come?" e se non rispondi in maniera convincente vieni considerato uno che spara balle. E' ignobile che gente candidata a reggere le sorti del paese non si esponga mai al "come?", né vedo giornalisti all'orizzonte capaci di tale arditezza! E' anche per questo che ci ritroviamo ai posti di comando personaggi da talk show (il caso di Polverini docet che senza Floris che la invitava a Ballarò ogni settimana stava ancora a fare finta di essere una sindacalista). Tant'è, l'occasione è persa, anch'io preferivo Civati, ma ha vinto uno "che si compiace di un’estetica da cafone del terzo millennio", come lo definisce Luigi Castaldi. Vincenzo saremo in tanti a digiunare, magari godendo nelle prossime gite a Firenze persino di un orologio "bello e che funziona" sulla Torre di Arnolfo che Renzi, forte del consenso ricevuto, potrà far sostituire senza "discussioni filosofiche" sul tema!

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    1. C'è un prima e un dopo-Renzi. E quel prima deve essere annientato non solo nello spazio ma anche nel tempo.

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  3. Civati - di cui pure io non sono stata votante, avendo scelto Cuperlo - non poteva vincere per il suo peccato originale, che è appunto quello di sembrare una persona senziente e ragionante. Qui, se fai vedere che hai due idee articolate tra loro da un minimo di logica, ormai sei visto con sospetto e schifato come la peste. Su Renzi io mi attesto all'efficacissimo ritratto che ne fa Castaldi e che anche tu citi. Non credo nemmeno alla fola degli infiltrati berlusconiani alle primarie: questi non si sono infiltrati, ci sono andati proprio entusiasti. Qui non c'è un deficit democratico, non c'è proprio più un demos.

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