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martedì 9 marzo 2010

Interpretazioni

"Il serpente che non può cambiare pelle muore. Lo stesso accade agli spiriti ai quali s'impedisce di cambiare opinione: cessano di essere spiriti." F.W. Nietzsche, Aurora.

Del precedente post si sarebbe detto l'ultimo ma poi è intervenuta una clausola interpretativa! Si potrebbe dire che riprendo a scrivere su questo blog per un cambiamento di opinione ma proprio l'essermi affidato a Nietzsche, che di interpretazioni se ne intendeva, ne fa appunto una interpretazione di quanto precedentemente affermato!

"Contro il positivismo, che si ferma ai fenomeni: «ci sono soltanto fatti», direi: no, proprio i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni." F.W. Nietzsche, Frammenti postumi 1885-1887.

***

Nietzsche afferma che "noi non possiamo constatare alcun fatto «in sé»". In altre parole, non è possibile prescindere dall’elemento valutativo dei fenomeni nel loro accadere, il fatto accade per sé ma ci raggiunge perché c’è una valutazione, il fatto senza valutazione (fatto in sé) non esiste (per noi). Non è il fatto ad essere negato ma la constatazione del fatto senza valutazione. Che un grave lasciato ad una certa altezza in un sistema gravitazionale cada non si possono avere dubbi, ma non si possono avere dubbi neanche sul fatto che il nostro sistema percettivo deve essere predisposto ad una valutazione di alto e basso per poterlo osservare. Da questo a dire che la caduta sia buona o cattiva, la cosa si arricchisce (o si impoverisce) di una valutazione morale e si complica ulteriormente. In definitiva il fatto (per noi) ha sempre una valenza che può toccare aspetti morali ma il fatto morale è e resta un ossimoro. Il fatto morale è una valutazione, per cui è chiaro che non si tratta più di un fatto.
Fuor di dubbio che alcune interpretazioni, come dice Umberto Eco, cozzano con lo "zoccolo duro" che i fatti sono soliti porre e che altre siano ben oltre il limite della decenza. Ma anche questa è un'interpretazione!

3 commenti:

  1. In effetti la percezione che abbiamo del nostro esistere dipende, esclusivamente, direi, dai significati che diamo alle relazioni tra noi e il mondo e tra i costrutti del nostro mondo interiore ed è tutto ciò che possiamo davvero "maneggiare" mentalmente. E in tutto questo sta il senso del vivere, ma il sistema di valori che scegliamo arbitrariamente può tranquillamente consistere nella negazione che il sistema di valori altrui esista!

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  2. il problema è tutto in quel 'tranquillamente', sicuramente può consistere nella negazione dei valori altrui ma non proprio tranquillamente! Io sono convinto che tale negazione comporta sempre infelicità, per chi la opera (infelicità latente) e più ancora per chi la subisce (infelicità manifesta). Mi piacerebbe sapere come il mondo della psicanalisi vede questa faccenda. E' sicuramente un discorso interessante e complicato, dovremmo discutere di empatia ma su questa strada dovremmo essere molto cauti con Nietzsche che sull'argomento non mostrava grande sensibilità. Per fare una facile parafrasi diciamo che aveva una visione poco umana!

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  3. Beh il mio "tranquillamente" era un lancio polemico contro quella che mi sembra l'attuale tendenza involutiva sociale. Ma trovo molto interessante che tu sollevi l'argomento psicologico, dato che per una volta non ci avevo pensato!
    E cmq sono d'accordo con te: se partiamo dal presupposto che ciò che ci da più fastidio degli altri di solito è la personificazione di nostri problemi o difetti oppure l'invidia per una libertà che non ci concediamo (vedi l'omofobia), allora possiamo supporre che la negazione dei diritti altrui corrisponda a una forte infelicità latente. Sì, sono d'accordo.

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