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venerdì 3 aprile 2026

Vora

Non capita spesso qui che i canali siano colmi d'acqua. Le nostre vene sono quasi sempre asciutte. Noi non contiamo fiumi o torrenti, salvo battezzare con questi nomi, per celia o risarcimento, rivoli naturali d'erba e sassi o canali di cemento. 

È suono singolare per un salentino lo sciabordio d'acqua che salta i pochi gradini in una vasta pianura. In questa terra l'acqua fa in fretta a svanire, quasi cercando un luogo dove nascondersi o un grembo dove tornare. 

Ogni posto ha un genius loci che parla di chi in quel luogo è nato e cresciuto. Il genius loci dei melissanesi è la vora. La chiamiamo ora. Una voragine enorme, una formazione carsica, direbbero i geologi. Quasi una divinità per me che vengo a renderle omaggio. È nella ora che vanno tutte le acque reflue di questo spicchio di Salento. Qui tutta la pioggia di questi giorni sarà inghiottita in poche ore. Resterà un pantano per qualche giorno, poi neppure quello. La memoria, quella sì, resterà a lungo, delle voci festanti di bambini e bambine che salivano sulle tavole da cucina rivoltate, a farne barche improvvisate, legate a riva con una fune. Non c'ero ancora, eppure li vedo quei naviganti in un mare che presto sarà asciutto. Salutano da lontano e aspettano la prossima pioggia. Non sanno ancora delle carcasse di elettrodomestici abbandonati nei campi, che la ora ha chiamato, quasi per mostrarceli. Per gridare al mondo la nostra vergogna.

sabato 10 gennaio 2026

Zalone tra destra e sinistra

La destra esalta Checco Zalone, perché sarebbe "uno del popolo". Ignorante, scorretto, meschino. Questo è il personaggio di Zalone. Che uno così sia considerato da una parte del popolo uno del popolo è già un problema. Per quella parte di popolo e per l'intero Paese. Lasciando perdere il fatto che quando parliamo di popolo, parliamo sempre di un animale da bestiario medioevale che quasi mai è esistito per davvero, se il popolo è questo e, per ammissione di chi lo dice, è questo, almeno in parte, altrimenti non ci sarebbero le condizioni di esistenza di Zalone, allora diciamo pure che non c'è molto da andar fieri.

La comicità è pur sempre una forma di caricatura, quindi una lente di ingrandimento ("carica", aumenta il peso) di quello che c'è. Se si stabilisce una uguaglianza tra realtà e caricatura, senza alcun ingrandimento, non abbiamo un effetto comico ma una analisi sociologica, quasi scientifica direi.

Su questo assunto c'è chi a sinistra apprezza Zalone. Qui si ravvisa la convinzione che l'attore prenda in giro la destra. Più spesso la cosiddetta intellighenzia di sinistra snobba Zalone, ma questo punto aprirebbe ad altre riflessioni che qui non ho intenzione di fare. L'intellighenzia di sinistra ha già abbastanza problemi a ritrovare le proprie condizioni di esistenza che pensare alle condizioni di esistenza di Zalone la caricherebbe di ulteriori fatiche!

Le due posizioni di apprezzamento di Zalone possono essere entrambe vere o entrambe false, oppure una vera e l'altra falsa. La decidibilità si gioca sul crinale che separa il personaggio dalla persona. Mi spiego. Che posizione assume Luca Medici quando non veste i panni di Checco Zalone? Non ho notizie per rispondere alla domanda, quindi per me la questione dell'apprezzamento di Zalone a destra e sinistra resta indecidibile. Semmai la domanda che mi preme è altra. Non sarà mica che Zalone e Medici coincidono, così come coinciderebbe Zalone con quel popolo declamato dalla destra?

Anche questa domanda resta senza risposta se Luca Medici non interviene sulla questione.

La questione non è nuova. L'abbiamo vista con Sordi. Celebre il "te lo meriti Alberto Sordi" di Nanni Moretti, urlato a uno che sosteneva che "rossi e neri sono tutti uguali". Il nocciolo è lo stesso: il qualunquismo. La metrica e i temi di Sordi e Zalone sono molto diversi. Spesso ho pensato che il giudizio di Moretti fosse ingeneroso. 

Se la questione è prendere posizione, allora dobbiamo cercare quei sussulti di dignità, sia pure traslati nel linguaggio della commedia, che di un personaggio meschino e qualunquista ci fanno capire che c'è altro in quel personaggio e la vasta filmografia di Sordi offre molte occasioni per scorgere quei sussulti. Possiamo dire lo stesso di Zalone? A me è sembrato così in Tolo Tolo. Degli altri film non so dire, oltre la mezz'ora non sono riuscito ad andare.

Se la questione è tenere insieme analisi sociale e comicità, credo che sul tema Carlo Verdone e Antonio Albanese, e Paolo Villaggio prima di loro, abbiano scritto pagine straordinarie, ad oggi insuperate per i miei gusti. Per questi signori e per i loro personaggi nessuno avrebbe dubbi alla domanda su quale sia la loro posizione. E non si tratta di decidere tra posizioni di destra e di sinistra, bensì tra persona civile e selvaggio senza regole.

mercoledì 31 dicembre 2025

Il tempo dei lombrichi


I lombrichi scavano tunnel,
non conoscono confini da attraversare.
I lombrichi scavano lunghi tunnel,
senza nomi per ogni tappa,
né direzioni da seguire.
I lombrichi scavano gomitoli, 
annodano sentieri, intrecciano percorsi.

Noi usciamo da anni vecchi,
entriamo in anni nuovi,
come lombrichi nei loro tunnel.
Numeri per indicare gli anni,
consequenziali, stranamente interi.
Ingannati dal miraggio di strade dritte,
saltiamo oceani infiniti in una notte,
decimali grani di polvere ignorati.

Dissodare il tempo è nostro compito.
I lombrichi lo fanno con la terra,
senza rumore del loro passaggio,
senza lasciarsi dietro numeri,
consequenziali, stranamente interi.
I lombrichi non ignorano la polvere,
sanno scavare gomitoli di tempo.

martedì 11 novembre 2025

Di santi e mestieri

Dalle mie parti la distinzione tra sacro e profano è un vezzo degli ultimi duemila anni, troppo pochi per chi ha radici in terreni ben più profondi. È da quelle radici che prendono linfa episodi dove anche il blasfemo è sublime preghiera. A Taviano, pochi chilometri dal mio paese, il santo patrono è San Martino. 
Qui, negli anni di siccità, si usava mettere nella bocca della statua del Santo una sarda salata, perché anche lui sentisse i morsi della sete, come li sentivano i suoi fratelli. Oltre alle preghiere per la pioggia si ricorreva a questa sollecitazione, per ricordare al Santo che toccava a lui intercedere. 
Società antiche, dove ognuno faceva il suo mestiere, e non c'era ragione alcuna perché un santo facesse eccezione. Inutile dire che sono in pochi ormai a ricordare questa tradizione. Il sacro antico è arretrato, ha ceduto il posto al nuovo sacro. Dei mestieri nessuno sa più quale sia il suo, neanche i santi. 
Buona festa di San Martino, buon vino novello.

sabato 11 ottobre 2025

Fatti e narrazione

C'è un personaggio nei vangeli che mi è particolarmente simpatico, forse perché la storia lo ha relegato a un ruolo che non è esattamente quello che lui potrebbe aver vissuto. Simone di Cirene è l'epitome della distanza, spesso abissale, tra i fatti e la narrazione. Se per fatti intendiamo lo scarno messaggio riportato nelle fonti, allora la narrazione è l'esegesi che segue quei fatti. La menzogna può vestirsi di nobili abiti, ma resta menzogna. La verità la sappiamo nuda.

In tre dei quattro vangeli, riporto in fondo i versetti, Simone viene letteralmente costretto dai soldati romani a portare la croce di Gesù fino al Golgota. Solo il vangelo di Giovanni, successivo ai sinottici, dice con puntigliosa precisione che Gesù portò "egli stesso la croce". Quale narrazione è seguita? La gran parte delle rappresentazioni mostra che Gesù porta la croce e al massimo Simone "aiuta"! Sì, sull'aiuto di Simone si è costruito un edificio retorico, per certi versi nobile, ma pur sempre falso. 

Oggi si sta costruendo la narrazione dei fatti di pochi giorni fa. Milioni di persone sono scese in piazza in più punti del mondo. Sono scesi in piazza perché non potevano più sopportare il colpevole silenzio dei propri governi di fronte al genocidio del popolo palestinese. Dopo quella sollevazione popolare, Trump, il principale fornitore di armi a Netanyahu, ha imposto a Netanyahu di fermare la guerra. Nessun altro poteva farlo, è vero. Ed è falso che post hoc, ergo propter hoc, quindi non possiamo onestamente attribuire al sollevamento popolare la causa dell'avvio del processo di pace ma sappiamo riconoscere la disonestà morale e intellettuale delle tante mosche cocchiere che oggi si intestano il merito della pace e incolpano i manifestanti di ieri e i volontari della Global Sumud Flotilla di aver ostacolato quel processo di pace, dicendo persino che sono terroristi quanto Hamas. Questa è la narrazione di questi giorni. Noi che abbiamo manifestato per non tacere di fronte all'orrore avremmo ostacolato quelli che avrebbero operato nel silenzio! Bel rovesciamento per chi fa virtù politica della propria vigliaccheria e del proprio servilismo al potente di turno.

Che sia stato avviato un processo di pace è una buona notizia, vedremo in seguito se si tratta di vero processo di pace, di affare edilizio o di altro inganno sulla pelle dei palestinesi. Intanto già sappiamo quale distanza c'è tra fatti e narrazione.

Un giorno i fatti saranno dimenticati da quasi tutti, eccetto forse quei pochi atei che leggono i vangeli, forse perché trovano simpatici quei personaggi che non hanno mai detto "chi non è con me è contro di me"! (Mt 12,30; Lc 11,23).


Matteo 27,32 Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

Luca 23,26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.

Marco 15,21 Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.

Giovanni 19,17 Presero dunque Gesù; e, portando egli stesso la croce, si avviò verso il luogo detto del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota,

(Versione CEI per i tre sinottici, Nuova riveduta per Giovanni, perché quel "portando egli stesso la croce" merita attenzione.)

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